HELVIUS MANCIAM , ORATORE FORMIANO

HELVIUS MANCIAM , ORATORE FORMIANO
Vissuto di sicuro fino al ’55 ac e
contemporaneo di Cicerone e Pompeo Magno

Insieme agli oratori Marco Tullio Cicerone e Quinto Aurelio Simmaco, abbiamo avuto a Formiae romana un altro oratore : Helvius Manciam appartenente alla Gens Helvia ben attestata a Formia.

Di quest’ultimo oratore figlio di un liberto, da tanti storici definito ” formiano di nascita”, conosciamo due episodi in cui sono coinvolti i contemporanei Cicerone e Pompeo Magno.

È cosa nota che dei tre oratori sopra citati , Cicerone nacque ad Arpino e Simmaco a Roma, mentre il terzo , Elvio Mancia , essendo nativo di Formiae è addirittura un nostro concittadino a tutti gli effetti.

L’episodio che riguarda Pompeo Magno è il più interessante , perché ci mostra la grinta e il coraggio di Elvio Mancia di fronte a Pompeo ( 106 – 48 ac) che nel ’55 era l’ uomo più potente al mondo , anche perché fu marito,dal ”59 al ’54, di Giulia, la figlia di Cesare.

Ecco cosa fece Elvio Mancia, raccontato da Valerio Massimo in “Memorabilium”.
Nel ’55 ac davanti a tre censori appena nominati : P.Servilio , Vatia Isauricus e M.Valerio Messalla, Elvio Mancia accusava in tribunale ,con riferimento alla Legge Clodia, L. Scribonio Libone che era il suocero del secondo figlio di Pompeo, Sesto che fu senatore fino al ’35 e console nel ’34.
Tra l’altro, Scribonio Libone era anche fratello di Scribonia , futura moglie di Ottaviano , ciò che fa capire di che pasta fosse fatto questo nostro concittadino di duemila e più anni fa, figlio di un liberto e in avanzata età, per mettersi a contrastare i più potenti personaggi di quel momento.

Pompeo , volendo proteggere il
consuocero Libone , accusato da Mancia , trattò quest’ultimo con disprezzo per i suoi natali e per la sua avanzata età dicendogli in pratica che era un morto vivente venuto dagli inferi per accusare una persona onesta.

Al che l’oratore , con molto spirito , rispose. ” ….. si è vero , vengo dagli inferi dove ho incontrato sanguinanti persone che ti avevano anche aiutato ma che furono da te fatte trucidare come Bruto, Carbone e Gneo Enobarbo……. Vidi il pretore Perperna esecrare la tua crudeltà e li sentii tutti ad una voce gridare contro di te, che senza condanna fosti loro carnefice.”

Insomma un valoroso e ardimentoso oratore che non aveva paura dei potenti e che affronto’ Pompeo a viso aperto, forse proprio in una basilica di Formia dove molti storici ipotizzano diverse proprietà immobiliari di Pompeo.

Cicerone nel suo ” De Oratore ” parla di un incontro con Elvio Mancia, in cui lo scherni’ come fece Pompeo dicendogli:
” Adesso ti mostro come sei fatto” e Mancia rispose ” Mostramelo, prego”
Scrive Cicerone :
“Gli mostrai col dito un Gallo dipinto su uno scudo cimbrico di Mario, vicino alle Botteghe Nuove, che si contorceva , con la lingua di fuori e le gote cascanti.Tutti si misero a ridere , perché Mancia gli somigliava perfettamente”

Un comportamento imperdonabile di Cicerone per far piacere a Pompeo, essendo venuto a conoscenza di quanto successo davanti ai tre Censori.

Cicerone in una lettera ad Attico ( 2, 13,2) scritta da Formia così si espresse:

“Se verrai in questa Telepilo dei Lestrigoni , intendo dire Formia, sentirai come freme la gente . Quanta rabbia c’è!!! Quanto è odiato il nostro Pompeo Magno!!!

Forse si riferiva proprio all’episodio , probabilmente avvenuto nelle nostre terre , tra il potente Pompeo Magno e il coraggioso e sanguigno nostro concittadino , Oratore Formiano Helvius Manciam, un altro personaggio finora conosciuto solo a pochissimi appassionati della storia di Formia romana.

Molto bello è il frammento latino di Helvius Mancia della sua orazione contro Pompeo , che ci è pervenuto integralmente e che riporto in latino:
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” Non mentiris Pompei: venio enim ab inferis, in L.Libonem accusator venio. Sed , dum illic moror , vidi cruentum Cn. Domitium Ahenobarbum deflentem, quod, summo genere natus, integerrimae vitae, amantissimus patriae, in ipso iuventae flore tuo iussu esset occisus; vidi pari claritate conspicuum M. Brutum ferro laceratum, querentem id sibi prius perfidia, deinde etiam crudelitate tua accidisse; vidi C. Carbone acerrimum pueritiae tuae bonorumque Patria tui defensorem in tertio consulatu catenis, quas tu ei inici iusseras, vinctum, obtestantem se adversus omne fas ac nefas , cum in summo esset imperio , a te equite Romano trucidatum. Vidi eodem habitu et quiritatu praetorium virum Perpennam saevitiam tuam execrantem , omnesque eos una voce indigna ntes, quod indemnati sub te adulescentulo carnifice occidissent.”
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Anche chi non ha studiato il latino, dopo aver letto la prima parte di questo mio post , è in grado di capire il contenuto di questa bella requisitoria del nostro concittadino Elvio Mancia ( Helvius Manciam ), contro il grande, ma prepotente , Pompeo.

Il testo completo è, comunque, nell’ultima foto allegata a questo post.

Questo brano in latino, per la sua bellezza espositiva e per il riferimento a un concittadino-oratore di Formia Romana, dovrebbe essere studiato e tradotto da tutti gli studenti degli istituti classici della nostra Città di Formia

Raffaele Capolino

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