ANTICHITÀ ROMANE A VINDICIO DI FORMIA

ANTICHITÀ ROMANE A VINDICIO DI FORMIA

La prima foto documenta la prosecuzione, verso ovest, del muro del quadriportico di epoca romana di Villa Lamberti (foto n. 2) in località Vindicio a Formia.

Questo tratto di muro ( foto n. 1), alto più di quattro metri, appartiene ad altra proprietà privata contigua a quella del Lamberti, è visibile da Via Cinquanta, un piccolo tratturo, che collega la Flacca Nuova con il litorale di Vindicio, in prossimità dello sbocco a mare del Torrente Pontone.

Il muro è in opus quasi reticolato del periodo romano, mentre la vasca potrebbe essere stata aggiunta in anni a noi più vicini.

Si ritiene, pertanto , che anche questa porzione di muro possa aver fatto parte della Villa di Cicerone nel Formianum.

La foto n. 2 è di Fausto Forcina

Raffaele Capolino

CISTERNONE ROMANO DI CASTELLONE DEL 1′ SEC. a. C.

CISTERNONE ROMANO DI CASTELLONE DEL 1′ SEC. a. C.


Un ‘antica Cisterna urbana romana che fu con molta probabilità , per più di un secolo, la più grande al mondo

Se non fosse stato per Pasquale Mattei, che fu il primo a parlarne nel 1860, avendo raccolto testimonianze di alcuni cittadini di Castellone che scesero nel Cisternone , molto probabilmente ora non starei a scrivere questo post.
Dopo Pasquale Mattei, fu il Podestà di Formia Felice Tonetti, negli anni ’30 dello scorso secolo, a scendere a più di dieci metri sotto le fondamenta di numerosi fabbricati di Castellone, per visionare la Cisterna monumentale ora chiamata Cisternone.

Pochi sanno che negli anni in cui si verificarono questi due eventi, quello che è ora il solaio del Cisternone, era totalmente sovrastato dagli stessi fabbricati di oggi più altri undici (alcuni di grandi dimensioni) distrutti da bombardamenti degli alleati nel maggio del 1944. Così e’ nata quella che noi chiamiamo Piazza Castello.
Questo per dire che le difficoltà di penetrazione ed esplorazione della cisterna ai tempi del Mattei e del Tonetti,in un labirinto di fabbricati, erano senza dubbio superiori a quelle vissute durante i lavori di svuotamento e pulitura avvenute una quindicina di anni fa.

Abbiamo potuto conoscere così la forma insolita del manufatto ipogeo che a noi di Formia piace pensare possa essere stato progettato addirittura da Marco Vitruvio Pollione che era considerato il massimo esperto di strutture idrauliche .
Le sue misure:
Mq 1.200 – altezza mt 7,5. – capacità MC 7.000 – lato più lungo mt 64,90. – larghezza max mt 25. – 53 pilastri centrali per tre navate più altri 36 pilastri addossati alle pareti perimetrali. Il suo funzionamento sembra essere durato almeno fino alla metà del 1800 e serviva, forse, anche ad alimentare la più piccola cisterna borbonica d Piazza S. Teresa di mq 250 circa.
Il fatto che questa struttura sia stata progettata ipogea, cioè sotterranea, scaturisce da una motivazione tecnica.Le cisterne sotterranee sono ovviamente più idonee a sopportare le spinte laterali di una grande massa d’acqua che nel nostro caso è pari a 7.000 metri cubi .

Viene spesso fatto un raffronto tra questa struttura con altre due similari e si dice che la nostra Cisterna sia la più antica e la terza al mondo dopo quella di Yerbatan a Istanbul e la Piscina Mirabile di Bacoli al Miseno.
Il raffronto dimensionale e architettonico con la Cisterna monumentale di Yerbatan costruita nel 5′ sec. dc (600 anni di distanza temporale dopo la struttura di Formia) non ha alcun senso.

È un raffronto tra una struttura realizzata in una piccola cittadina e quella costruita nella Capitale Orientale di un impero che copriva la maggior parte del mondo occidentale di allora.

Interessante è invece il confronto con la Piscina Mirabile di Bacoli , perché ha un legame storico che accomuna il Sinus Formianus al Golfo del Miseno.

La Piscina Mirabile fu costruita nel 1′ sec. dc, quando la Flotta romana del Tirreno, su decisione di Augusto nei primi anni del suo impero, fu spostata dal Sinus Formianus alla zona del Miseno, pensando di avere approdi sicuri nei laghi di Averno e Lucrino.
Questo trasferimento fu graduale, durò quasi un secolo e terminò tragicamente per 200 navi distrutte quasi tutte da una tempesta di mare proprio mentre si trasferivano da Formia al Miseno nel 62 dc durante il periodo di Nerone, come narrato da Tacito e Strabone (ved. mio post del 14/10/15)

La gradualità del trasferimento era collegata alle opere portuali da compiere, alla costruzione della Cisterna ipogea( chiamata poi dai nostri contemporanei Piscina Mirabile) e alla realizzazione , non certamente facile, di 100 km di acquedotto, in parte all’aperto in parte sotterraneo, per captare le acque del Serino nel Sannio e convogliarle nella costruenda Cisterna di Bacoli.
Quest’ultima fu in pratica costruita, con sistemi più evoluti , ma sempre sul prototipo di quella di Formia.
Le sue misure sono : Altezza pilastri a sezione cruciforme mt 15 – forma rettangolare lato lungo mt 70 e lato corto mt. 25 – capacità MC 12.000
Le dimensioni perimetrali sono pari a quelle di Formia, ma con un’altezza maggiore ed esecuzione più facile in quanto scavata nel tufo.

Quindi la nostra Cisterna che è la più antica delle tre, per più di un secolo, fu una delle Cisterne romane urbane più grandi al mondo, se non addirittura la più grande.
Questa risultanze storica fara’ sbalordire parecchie persone ma è proprio così. Molti si chiederanno perché un’opera così immensa fu costruita proprio a Formia. Ovviamente serviva per distribuire l’acqua alle numerose domus costruite da ricchi e nobili romani. Ma la sua funzione pubblica più importante credo sia stato l’approvvigionamento idrico per la Flotta romana Tirrenica che stazionò nel Sinus Formianus fino al 62 dc cosi’ come fu necessario costruirne un’altra quasi di identiche dimensioni a Bacoli.

Il nesso storico che lega Formia al Miseno sta sia per il posizionamento della Flotta romana che fu trasferita da Formia al Miseno fino all’epoca di Diocleziano, sia perche’ per il mondo romano , laddove fosse dislocata la Flotta navale doveva esserci necessariamente una cisterna di grandi dimensioni proprio come il Cisternone e la Piscina Mirabile.

Come poi fecero i romani a costruire a Formia una simile gigantesca struttura idraulica sotterranea, resta un mistero ancora da scoprire.
Considerando lo spessore del solaio, delle fondazioni e delle mura perimetrali della struttura, non ci vuole molto a capire che fu necessario estrarre da una buca profonda almeno 15 metri , ben 20.000 mc di materiale dall’Arce di Castellone che sta a 58 metri sul livello del mare.
Dove fu poi trasferito questa enorme massa di materiale , anche questo fa parte del mistero.

Raffaele Capolino

LA TRAGICA FINE DI UN AMICO DI MARCO TULLIO CICERONE

LA TRAGICA FINE DI UN AMICO DI MARCO TULLIO CICERONE


Episodio citato da Plinio il Vecchio

Stiamo parlando di Lucio Aelio Lamia, della Gens Lamia, una famiglia originaria di Formia e famosa a Roma per almeno tre generazioni .
La mitologia romana riteneva predetta famiglia discendente dall’antico re di Formia : Lamo

Antichi nomi della nostra città sono : Hormiae – Telepilo ( così la chiama scherzosamente Cicerone in una sua lettera ad Attico) – Lamia – Lestrigonia .
E il re dei lestrigoni era proprio questo antenato dei Lamia : Lamo , ritenuto figlio di Poseidone

Il padre di Lucio Aelio Lamia, affetto da una deformazione scheletrica , affidò il figlio a Cicerone per ricevere educazione , cultura e capacità politica .
Così il giovane Lucio Aelio Lamia divenne senatore nominato da Cesare, ricoprì la carica di Edile e fu anche Pretore.

Aveva a Formia molte proprietà ereditate dai suoi avi , a Roma sull’Esquilino erano famosi i suoi ” Horti Lamiani ” che divennero in epoca successiva di proprietà dell’imperatore Tiberio.

Fu tale la sua amicizia con Cicerone che, quando quest’ultimo nel 58 a.C. fu condannato all’esilio , non solo si attivo’ per aiutarlo ma addirittura lo seguì volontariamente nell’esilio . Per questo atto subì una condanna dal Senato di Roma per aver offeso le leggi romane .

Anch’egli subì la confisca di sue proprietà immobiliari al pari di Cicerone che fu privato della proprietà della casa romana al Palatino , della villa del Tuscolo e di quella di Formia.

Cicerone lo nomina più volte nelle sue numerose epistole ai familiari e ad Attico.

Dopo la morte di Cicerone a Formia nel 43 a.C. , ne raccolse il cadavere mutilato e lo seppellì in un sepolcro provvisorio.

Nel 42 a.C., da poco tempo eletto Pretore, ebbe un malore che lo colpì gravemente fino al punto di essere considerato morto . Si trattava invece di una morte apparente , ma nessuno se ne accorse.

Fu deposto sulla pira e, solo alle prime fiamme, si riprese gridando come un forsennato , ma fu troppo tardi e finì così la sua vita terrena tra le grida disperate dei suoi congiunti.

Il figlio di Lucio Aelio Lamia , con lo stesso nome del padre , intorno all’anno 30 a.C. , grazie al perdono di Augusto e assieme al figlio di Cicerone, curò la costruzione a Formia di quel sepolcro che oggi chiamiamo Tomba di Cicerone , posto sul margine dell’Appia Antica e sul terreno che fu di proprietà dello stesso Oratore.

Il fenomeno della morte apparente era abbastanza diffuso tanto che Valerio Massimo e Plinio il vecchio , oltre a questa di Lucio Lamia, riportano altri otto casi tra cui quello del console Aviola , di Ermotimo di Clazomene e di Gaio Elio Tuberone che , pur tra le fiamme della pira funebre, riuscì a salvarsi miracolosamente.

Cicerone così scrisse di Lucio Aelio Lamia : Vir summo splendore, summa gratia, magnificentissimo munere Aedilitatis

( Molti particolari sono tratti dal libro : La Gens Aelia Lamia – scritto da Paola Brandizzi Vittucci Edizioni Phasar 2016 )

Raffaele Capolino

L’EPIGRAFE ROMANA SOTTO LA TORRE DI CASTELLONE A FORMIA

L’EPIGRAFE ROMANA SOTTO LA TORRE DI CASTELLONE A FORMIA

Questa antichissima iscrizione è detta : Epigrafe dei tre Edili : Cemoleius, Statius e Paccius.

Gli Aediles erano magistrati con specifiche funzioni che, nel periodo repubblicano governavano nelle Civitas romane.

Nel nostro caso, come scritto nell’epigrafe, questi tre Edili fecero costruire alcune porte nell’Arce di Castellone, una di queste porte è di sicuro quella che sta alla base romana della stessa Torre Ottagonale e medioevale del XlV secolo.

Altre porte potrebbero essere quella sotto la Torre dell’orologio e quella che da Via della Torretta porta a Via Gradoni del Duomo.

Questa iscrizione fu scoperta grazie ad un muratore che abitava nel primo piano della Torre e che da un foro era disceso nel piano inferiore dove si trovava iscritta su un grande masso della parete lato ovest.

Il muratore riferì il particolare al ventisettenne Pasquale Mattej che, ” munito di lampada e con un congegno di doppie scale”, volle scendere anch’egli a vederla e a disegnarla il 21 agosto del 1840.
L’apertura attuale lato nord a quel tempo non era neppure visibile, in quanto coperta da mura medievali che furono abbattute nei primi anni del secolo scorso.

L’iscrizione è tuttora visibile all’interno del vano terraneo della Torre di Castellone.

Ogni epigrafe è una pagina di storia che ci racconta fatti avvenuti in passato.

La storia è stata ricostruita proprio grazie a epigrafi, a monumenti, a testi antichi, a monete e a qualsiasi oggetto pervenuto dal passato.

La foto della Torre è di Fausto Forcina.

Raffaele Capolino

L’IMPONENZA E LA BELLEZZA DI UN PALAZZO DI FORMIA

L’IMPONENZA E LA BELLEZZA DI UN PALAZZO DI FORMIA

Palazzo Miele è stato costruito nel 1926 dalla famiglia Miele, precisamente dal papà di Angelo Miele, ingegnere aerospaziale che partecipò alla missione lunare Apollo 11 e Franco Miele, un famoso critico d’arte e pittore.

Si dice che sia stato il primo fabbricato di Formia costruito con la tecnica del cemento armato e dotato di due scale di accesso.

È di una bellezza straordinaria, con particolari che afferiscono al periodo del Regno d’Italia in quegli anni con un vasto impero coloniale costituito dalla Libia, Eritrea, Etiopia, e Somalia.

L’ultimo evento bellico ha devastato il lato est che fu, purtroppo, ricostruito in modo approssimato.

Resta, comunque, un bellissimo palazzo con sembianze molto simili ad una reggia.

Le foto più antiche sono del collezionista Simone Trano che ringrazio per la sua disponibilità dimostratami, tra l’altro, in più occasioni.

Raffaele Capolino

CICERONE E LA SUA ” FORMIANITA’ “

CICERONE E LA SUA ” FORMIANITA’ “Screenshot_20191223_002839.jpg

Scrive Plutarco in ” Vita di Cicerone ” :

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“”” Pare che il primo membro della famiglia ad essere soprannominato Cicerone sia stato persona d’importanza; per questo i suoi discendenti non rifiutarono l’appellativo , anzi lo conservarono con ogni riguardo , senza curarsi di chi li derideva ( ed erano in molti).

In latino, infatti, cicer significa cece: quell’antenato sembra che avesse sulla punta del naso un’escrescenza carnosa , aperta in mezzo proprio come un cece , da cui gli sarebbe derivato il soprannome.

Quando il nostro Cicerone, soggetto di questo scritto, agli esordi della carriera aspirava alla sua prima carica, i suoi amici gli consigliarono di rifiutare l’appellativo e di mutarlo con un altro; ma lui , con la spavalderia propria dei giovani , rispose che avrebbe lottato per dimostrare che il nome Cicerone poteva valere più degli Scauri o dei Catuli.

Durante la sua Questura in Sicilia , poi , consacrò agli dei un oggetto d’argento, su cui fece includere i suoi due primi nomi , Marco e Tullio; al posto del terzo, invece, ordinò per scherzo all’artista di raffigurare un cece. Questo è quanto si tramanda a proposito del nome. “””

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Quanto sopra scritto e’ esattamente riferito da Plutarco ( 45 – 120 d C.) che nacque un secolo dopo la morte di Cicerone.

Cicerone era quindi sicuro che con la sua cultura e le sue capacità sarebbe diventato più famoso della Gens Scauro e della Gens Catulo.

Ma chi erano ” gli Scauri e i Catuli ” citati da Plutarco ?

Chi , come Cicerone, amava villeggiare a Formia non poteva non conoscere queste due nobili famiglie che vantavano familiari giunti al Consolato nel periodo Repubblicano.

La Gens ” Scauro” era una nobile e ricca famiglia di militari di cui il più famoso fu Marco Emilio Scauro sepolto a Pompei. La Gens ” Catulo” era ben attestata nel Formiano tant’è che Cicerone, in una sua lettera, parla del suo confinante a Formia ” Sebosio, quello amico di Catulo”
Non a caso , nel nostro Museo Archeologico sono conservate due lastre funerarie legate tra loro e dedicate a Gaio Cesio Catulo e ad un cagnolino scolpito dato che il soprannome “Catulo ” significa proprio ” cagnolino”. Uno dei rari casi di monumento funebre con ” immagine onomastica” come fu definita dall’epigrafista Lidio Gasperini nell’articolo sul Formianum VI 1998 pag. 53.

La ” Formianita’ ” di Marco Tullio Cicerone è quindi anche corroborata da questi confronti e da queste amicizie che inevitabilmente avvennero anche per motivi professionali ( orazione Pro- Aemilio Scauro in un processo per concussione ) .

Cicerone , quando acquisto’ la Villa di Formia intorno all’anno ’70 a.C. , sapeva che avrebbe potuto conoscere personaggi importanti e forse anche Pompeo Magno ( 106 – 48 a C) da molti studiosi considerato proprietario di immobili nel ” Formiano” frequentato , tra l’altro , anche da Scipione l’Africano, come riporta Tito Livio e Gesualdo, e da Lucio Afranio che fu Console nel 60 a. C. assieme a Pompeo.

A Formia poté conoscere Lucio Munazio Planco che difese in un processo di corruzione e Lucio Calpurnio Bestia che difese per sei volte in quanto accusato anch’egli per brogli elettorali .
Quest’ultimo era il padre adottivo di Lucio Sempronio Atratino ( proprio quello del Mausoleo Atratino ) che , politicamente legato a Cesare , denunciò, assieme a Publio Clodio, l’amico e allievo di Cicerone: Marco Celio Rufo ( una sua villa a Formia) ottimamente difeso con l’orazione ” ciceroniana” Pro- Caelio.
Anche l’orazione Pro-Murena fu scritta da Cicerone per difendere questo personaggio Formiano suo amico, accusato di brogli in una elezione, e che divenne poi cognato di Mecenate che sposò sua sorella per adozione : Terenzia, detta anche Terentilla.

Cicerone scrisse ad Attico che la sua dimora di Formia era diventata un “Tribunale” con una lunga fila di clienti e potenti personaggi romani a chiedere di essere ricevuti.
” Basilicam habeo, non villam, frequentia Formianorum….. ” così scrisse al suo amico.

Cicerone sapeva quindi che Formia era frequentata dagli uomini più potenti di Roma e che anche Omero scrisse versi per raccontare episodi formiani vissuti da Ulisse .
Virgilio poi, contemporaneo di Cicerone, vi collochera’ una tappa del viaggio di Enea.

Nel ’49 a.C. , durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo, Cicerone soggiorno’ diversi mesi a Formia , dove ricevette la visita di Cesare.
Altro episodio importante è la visita di Cesare ” Dux ” avvenuta a Formia nel ’45 sempre nella dimora di Cicerone, come comunicato ad Attico e narrato da Erasmo Gesualdo.

Quando nel ’43 Cicerone, trovandosi nella Villa del Tuscolo, seppe della sua condanna a morte decisa dal Triumvirato in seduta su un’isola fluviale vicino Bologna, pensò di riparare nella sua villa di Formia da dove sarebbe partito via mare per la Grecia. Fu sfortunato perche’ in quei primi giorni di dicembre un vento proveniente da est , che oggi è chiamato ” Grecale” e che durava anche allora due/tre giorni come adesso, impedì la partenza resa difficoltosa anche dalle vele quadre latine di quei tempi.

In una lettera scritta ad Attico, il 19 maggio del 49 a. C., Cicerone scrisse:
“Formia nunc sequimur, eadem nos fortasse furiae persequentur”

“Per il momento mi dirigo a Formia, forse le medesime furie vendicatrici (si riferiva a Cesare e ai suoi soldati) mi seguiranno laggiù”.

In questa occasione, come poi avverrà anche nel ’43, Cicerone aveva forse desiderato di
vivere a Formia gli ultimi istanti della sua vita.

Gli antenati degli amici di Arpino hanno visto nascere questo grande Oratore , ma i nostri avi lo hanno visto in vita e morire nelle nostre terre che conservano, non uno, ma due sepolcri riferibili alla famiglia di Marco Tullio Cicerone.

Raffaele Capolino

VILLA LAMBERTI E VILLA IRLANDA

VILLA LAMBERTI E VILLA IRLANDA

Due ville con imponenti resti di epoca romana sul litorale di Vindicio a Formia, testimoni di uno splendido periodo in cui la nostra città era un angolo di paradiso per le famiglie più ricche di Roma.

Le strutture, entrambe del periodo augusteo e forse realizzate da uno stesso architetto, sono con buona probabilità appartenute a Marcio Filippo e a Marco Tullio Cicerone.

Le immagini riferite a Villa Irlanda risultano ancor più impreziosite da appropriate
vicinanze floreali e arboree.

Questo è un esempio di ciò che Formiae romana era in grado di offrire ai ” VIP” di allora e agli imperatori di Roma.

Raffaele Capolino

L’ISCRIZIONE MURALE DI EPOCA ROMANA IN VIA MAMURRA A CASTELLONE – FORMIA

L’ISCRIZIONE MURALE DI EPOCA ROMANA IN VIA MAMURRA A CASTELLONE – FORMIA

Finalmente possiamo leggere il contenuto di questa iscrizione che ha interessato molti studiosi come Lidio Gasperini, Heikki Solin, Nicoletta Cassieri, Gian Luca Gregori e Mario Chighine.

Grazie a Mario Chighine, che fece un rilievo e, soprattutto, un calco nel 1994, Nicoletta Cassieri e Gian Luca Gregori hanno potuto realizzare uno studio presentato ad un Convegno all’Università di Macerata nel ricordo di Lidio Gasperini interessato allo studio di questa epigrafe che però non ebbe il tempo per completarlo.

Si tratta di un elenco di nomi di una trentina di soldati romani scritti in vernice rossa in una superficie di parete delimitata da una cornice dello stesso colore.

L’iscrizione, che occupa una spazio alto cm 180 e largo cm 85, ha lettere alte tra i 6 e i 5 cm.

Quasi tutti i militi elencati recano il loro grado o la loro specializzazione e curiosamente hanno tutti il gentilizio abbreviato in VAL che sta per Valerius.

Si fanno varie ipotesi tra cui quella di appartenenza ad un contingente situato a Formia con funzioni di controllo, sicurezza e sorveglianza del complesso di ville imperiali presenti fin da età Giulio-Claudia nel comprensorio Fundi – Formiae – Caieta.

Un elenco di nominativi ( con gentilizi e cognomi) che si aggiungono a quelli già conosciuti per altre epigrafi con ulteriore arricchimento della storia romana che ha interessato il territorio del Formianum.

I cognomi sono in prevalenza latini, ma non mancano cognomi grecanici e forse anche barbarici.

Parliamo di legionari centurioni, cornicularius, actarius, tesserarius ed altri.

Sempre sulla mia pagina, è stato pubblicato il link completo di questo meraviglioso studio ad opera di Nicoletta Cassieri e Gian Luca Gregori.

Raffaele Capolino

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