IL PONTE SUL FOSSATO DELLE CONCHE

IL PONTE SUL FOSSATO DELLE CONCHE


Disegno del 1847 di Pasquale Mattej

Molto probabilmente non vedremo mai piu’ questo ponte disegnato dal Mattej , oggetto di numerose mie ricerche assieme a Jeanpierre Maggiacomo nella zona di Acervara-Taliente a Formia.

Ritengo quasi certo che il manufatto disegnato dal Mattej sia stato sostituito nel 1890 circa da un ponte moderno sulla tratta ferroviaria Sparanise-Formia-Gaeta.

Il luogo è stato individuato nel lato ovest della proprietà relativa alla Clinica Costa e al di sopra di una villa appartenuta all’artista Pino Daniele .

È proprio in questo luogo che il toponimo Fossato delle Conche (detto anche Canale delle Conche) diventa Fossato di Taliente e poi Via Taliente dove era la dimora e lo studio discografico dell’Artista Pino Daniele che si era trasferito a Formia.

Si è giunti a queste determinazioni , dopo la visione dei luoghi resa possibile grazie alla cortesia di un amico proprietario di un terreno adiacente.
Lo stato attuale dei luoghi é molto simile al disegno del nostro concittadino.

Ritengo pertanto che sia stato raggiunto lo stesso luogo dove Pasquale Mattej si è fermato per immortalare sul suo taccuino il ponte di cui alla foto 1 , con le cinque caprette e il pastorello.

Si trattava quindi di un ponte pedonale che serviva a superare un profondo canale scavato dalle acque provenienti dalle ” Suarete ” ( Sughereto) e a collegare tra loro le zone collinari di Pagnano, S. Maria La Noce, Arvito, S. Remigio , Acervara e Piroli .

Sicuramente doveva esistere un altro ponte pedonale sul Fossato di Rialto, anch’esso rifatto e utilizzato nella tratta ferroviaria già citata situato all’uscita della galleria di Castellone lato Gaeta.

Raffaele Capolino

CASTELLONE DI FORMIA

CASTELLONE DI FORMIAfb_img_1548870275415

Questo fabbricato di cinque piani in Via Gradoni del Duomo, ancora oggi adibito a civile abitazione, presenta una facciata appartenuta ad una cinta muraria romana del periodo repubblicano.

Chi vi abita, a ragione, può dire di avere una casa con una parete esterna costruita ben oltre duemila anni fa !!

La foto è di Fausto Forcina.

Raffaele Capolino

POLIORAMA PITTORESCO – P.MATTEJ TESEO E IL MINOTAURO MOSAICO TROVATO A CASTELLONE DI FORMIA

POLIORAMA PITTORESCO – P.MATTEJ
TESEO E IL MINOTAURO
MOSAICO TROVATO A CASTELLONE DI FORMIA

Il “Poliorama Pittoresco” ( foto 1 e 2), fu un settimanale del Regno delle due Sicilie , nato nel 1836 e pubblicato ininterrottamente fino al 1860, quando scomparve il Regno Borbonico di Francesco II con l’assedio di Gaeta e la resa firmata a Formia nella ex Villa Reale Caposele.

Era un settimanale di notizie di ogni genere e P.Mattej , appena ventiquattrenne , vi collaborò nella sezione storico-archeologica dal 1837 al 1860.

Tra le tante cose scritte pubblicò due articoli sul mosaico policromo ” Teseo e il minotauro ” trovato a Formia ( foto 3) presentando ovviamente un suo disegno ( foto 4 ) , non essendo ancora stato inventato il miglior modo per produrre ottime fotografie.

Nel primo articolo pubblicò il suo disegno descrivendo i luoghi e narrando le modalità con cui fu rinvenuto il mosaico policromo tuttora conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli .

Così scrisse il Mattej:

” fu escavato nel recinto di specioso giardino nell’interno di Castellone a poca distanza dalla Villa di Caposele” .

Affermo’ altresì:

” se il ferro non curante del contadino avesse saputo meglio rispettarlo sì che mi fosse pervenuto intero, oh ! quanto mi sarebbe stato più gradito” .

In pratica ad ogni ritrovamento di reperti storici nel nostro territorio , il primo ad essere informato era il nostro Mattej che si preoccupava di disegnarli prontamente e renderli pubblici, seguito spesso dal Principe di Caposele che, se riusciva ad acquistarli, li raccoglieva e li custodiva nella sua Villa Caposele diventata Villa Reale nel 1852.

In un secondo articolo il Mattej si preoccupo’ di fare un confronto tra il mosaico Formiano ed altri due ( foto 5 e 6) con lo stesso tema trovati a Pompei e sempre conservato al Museo di Napoli
Ovviamente poté solo pubblicare il suo disegno ( foto 4 ) non potendo disporre di fotografie di quelli rinvenuti a Pompei e da lui opportunamente visionati al Museo Archeologico di Napoli.

Scrisse il Mattej .

“Il gruppo principale di Teseo col Minotauro in questo mosaico pompejano è similissimo a quello del Formiano, e di più presenta ben conservati i piedi de’ combattenti che sono perduti nell’altro……………..La somiglianza tra esso ed il Formiano li fa credere entrambi copie di un originale celebre.”

” Maggior somiglianza col Formiano ha un mosaico scoverto già in Chieti ( l’antico Teate de’ Marruccini) ( Ved. foto in sezione commenti) e pubblicato dall’Allegranza ”

In realtà il nostro mosaico somiglia moltissimo a quello pompeiano ( foto 5) anche se le immagini sono speculari.

Altra somiglianza è con la foto 6 e, ancor più , alla foto in sezione commenti riguardante un mosaico trovato a Chieti, come riferitoci dal nostro concittadino.

Pertanto sono giuste le parole del Mattej che riconduce il nostro reperto , i due di Pompei e quello di Chieti , ad un originale celebre, forse greco, riprodotto da artigiani mosaicisti in epoche successive.

Raffaele Capolino

LA SPIAGGIA DI MARINA DI CASTELLONE CON LE MURA MEGALITICHE E I QUATTRO NINFEI ROMANI CON STUCCHI DEL PRIMO SEC. AC

LA SPIAGGIA DI MARINA DI CASTELLONE CON LE MURA MEGALITICHE E I QUATTRO NINFEI ROMANI CON STUCCHI DEL PRIMO SEC. AC

Al centro di Formia , raggiungibile da Largo Marina, c’è una meravigliosa spiaggia di sabbia finissima per una lunghezza di circa cento metri.
Prima degli anni cinquanta dello scorso secolo erano tre le spiagge al centro di Formia oltre quelle periferiche di Vindicio e del litorale orientale.
Con la costruzione della Flacca , vero e proprio sbarramento sul mare e grave sciagura per Formia , ne abbiamo perse due di spiagge inserite all’interno della nostra città : La spiaggia di Sarinola ( o Salinola ) e la spiaggia di Mola.
È rimasta questa graziosa spiaggetta ora con sabbia ma che nel passato , come ben ricordo , era disseminata di ciottoli e sassolini.
Anche la qualità delle acque sembra buona dopo la immissione della cloaca di Castellone nell’impianto fognario primario che porta al depuratore alla zona ex Enaoli.
L’accesso a questo piccolo litorale è problematico.Occorre passare ,e con pericolo , tra le barche in rimessaggio di un cantiere navale che si avvale di una specifica concessione. Non è chiaro, in questo caso specifico, se i titolari del cantiere sono obbligati o meno a lasciare un varco per l’accesso ad una spiaggia pubblica raggiungibile a piedi ” solo ” da Largo Marina. Come sappiamo , tutti i concessionari di arenili sono tenuti per legge a consentire a chiunque l’accesso alla battigia e al mare.
Sarebbe opportuno che il Comune si occupasse di questo problema e consentisse a chiunque di potersi godere una spiaggia al centro di Formia.
Non credo siano molte le città in Italia ad avere una spiaggia raggiungibile a piedi e a poche decine di metri dal centro urbano.

Sul lato monte è visibile ,e in buono stato, uno splendido muro megalitico con grossi blocchi calcarei e di arenaria collocati senza malta.Alcuni risultano lavorati al fine di consentire tra loro un migliore incastro.(ved. foto)
Anche dalle foto in supporto di questo post sono visibili due massi con due lettere scolpite in modo egregio anche se credo siano state eseguite in tempi a noi vicini. Una ” T ” e una ” P “.
Nella parte orientale e più vicina al muro romano di Nerva , quattro ambienti ,con soffitti a botte, di epoca romana del primo secolo ac, addossati alle mura ciclopiche prima menzionate con evidenti funzioni balneari collegati al mare e all’uso della spiaggia e appartenenti ad una villa marittima che doveva insistere nella parte superiore con evidenti tracce a nord della stessa Flacca e nelle vicinanze del Muro di Nerva. La proprietà di questi ambienti, adesso abbandonati, sembra risalire alla nota Famiglia Colagrosso di Formia.
Uno solo di questi ambienti è provvisto di una volta con meravigliosi stucchi con evidenti e prominenti rilievi floreali e militari .L’intera struttura , utilizzata saltuariamente anche da persone indigenti e senza tetto specie nel periodo estivo, è sottostante ad un’area attualmente adibita a parcheggio pubblico che si affaccia sulla spiaggia.
Chiaramente le condizioni delle mura , e in particolare degli stucchi, risentono delle infiltrazioni di acqua dall’alto , per cui questo tesoro archeologico , per nulla protetto e senza un ‘adeguata manutenzione, sta andando in malora proprio come avvenuto all”Epitaffio medioevale a Rialto e all’acquedotto romano a Mola.

Qualcosa si potrebbe fare rapidamente e con poche spese: Pulire i quattro ambienti romani e custodirli con adeguate chiusure, ma permettendone l’accesso al pubblico almeno in determinate occasioni. Infine impermeabilizzare il manto stradale di copertura degli stessi vani e impedirne l’uso per parcheggio auto.
Ovviamente e preventivamente, permettere,come già detto, un facile e sicuro accesso alla spiaggia e al sito archeologico dalla Piazzetta di Largo Marina di Castellone.

Raffaele Capolino

LE DUE ” VENERE” DISEGNATE DAL MATTEJ E LA “VENERE MARINA” AL MUSEO DI NAPOLI

LE DUE ” VENERE” DISEGNATE DAL MATTEJ
E LA “VENERE MARINA” AL MUSEO DI NAPOLI

 

La seconda immagine è la Venere Afrodisia rinvenuta nel 1857 a Formia in uno scavo per fondazioni in proprietà Luigi Capolino, nei pressi della Chiesa S. Teresa.
Su questa immagine ho scritto più articoli.

Ma il primo disegno, sempre del Mattej, a quale Venere e a quali scavi di Formia si riferisce?
È un disegno abbozzato e non rifinito come il secondo , questo è vero, ma si tratta pur sempre di una Venere che esce dal bagno.

La postura di Venere nella prima foto è la stessa di quella della seconda immagine.

Diverso è invece il sostegno che nella seconda foto è a sinistra della Dea ed è un drappo su un vaso, mentre nella prima foto il sostegno è alla destra del nudo femminile e sembra rappresentato da un delfino arrotolato ad una colonnina marmorea.

Quindi a Formia dovevano esserci due templi dedicati alla Venere Afrodisia.
Mi viene in mente quanto scritto dallo stesso Mattej che nei suoi numerosissimi scritti parla anche di un Tempio nella Villa Caposele dedicato proprio alla Dea Venere Afrodisia.

Sappiamo anche che una terza ” Venere marina”, di provenienza Formiana, è custodita attualmente al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. ( foto 3)

Spero che qualcuno possa aggiungere contributi adeguati ed utili, solo così potremmo saperne di più.

Una cosa possiamo dire con certezza .
Il Mattej, di statue di Venere a Formia, ne ha viste due e le ha disegnate entrambe.

Raffaele Capolino

TORSO GIOVANILE CON CLAMIDE , DONATO DAL PITTORE ANTONIO SICUREZZA AL POPOLO DI FORMIA

TORSO GIOVANILE CON CLAMIDE , DONATO DAL PITTORE ANTONIO SICUREZZA AL POPOLO DI FORMIAfb_img_1548658618590

È conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Formia inventariato con il n. 88493.

Marmo bianco Italico , h. m. O,95

Privo della testa , delle braccia e degli arti inferiori.

Il reperto presenta dilavamento e abrasioni in molte parti del corpo per essere stato per secoli sepolto in terreno umido.

Non si conoscono né il luogo né le circostanze del ritrovamento.

È stata un’occasione per me citare e ricordare il Maestro Pittore Antonio Sicurezza che ho conosciuto fin da bambino per lavori edili eseguiti da mio padre Angelo, per suo conto nel “Rifugio di S. Maria La Noce ” a Formia.

Nel primo dopoguerra Antonio Sicurezza si preoccupava di raccogliere reperti archeologici ,salvandoli da sicura distruzione, apponendoli sulla facciata della sua “storica ” dimora di S. Maria La Noce dove sono tuttora visibili .
Nella sezione commenti di questo post e’ visibile una edicola romana usata come architrave di una finestra , del tutto simile ad altra conservata nel Museo Archeologico di Formia.
Il reperto , noto e censito dalle autorità locali e museali, si trova in foto su molti testi storici locali.

Raffaele Capolino

UN PONTE FERROVIARIO DELLA LINEA SPARANISE-FORMIA-GAETA

UN PONTE FERROVIARIO DELLA LINEA SPARANISE-FORMIA-GAETA

Si trova in zona Acqualonga di Formia e fu costruito alla fine del diciannovesimo secolo dal governo sabaudo riprendendo un precedente progetto “borbonico” di ampliamento della rete ferroviaria in Terra di Lavoro.

La linea anche se nata per le somministrazioni militari alla roccaforte di Gaeta, ebbe pure un discreto movimento passeggeri, ma divenne inutile a partire dai primi decenni del ventesimo secolo con la realizzazione della direttissima Roma-Formia-Napoli.

Ora ci sono buone possibilità per un ripristino , nel tratto Formia-Gaeta , sia per il traffico merci che per quello passeggeri.

Raffaele Capolino

UNA VECCHIA FOTO DEGLI ANNI ’60 DELLO SCORSO SECOLO

UNA VECCHIA FOTO DEGLI ANNI ’60 DELLO SCORSO SECOLO

 

Così era esposto, sullo scalone della Biblioteca di Formia, questo gruppo marmoreo di epoca romana.

Si tratta di una statua di un giovanetto, successivamente restaurata ed attualmente esposta nel Museo Archeologico Nazionale di Formia.(foto Sez. Commenti)

La foto è conservata all’Archivio Storico di Formia.

Raffaele Capolino