COME È NATO IL TOPONIMO “BORSALE” DI CASTELLONE A FORMIA

COME È NATO IL TOPONIMO “BORSALE” DI CASTELLONE A FORMIA

Circa tre anni fa, feci un articolo sulle origini del toponimo “Borsale” di Formia.
Una recente ricerca mi ha portato a sapere che anche l’Anfiteatro romano di Capua , verso la fine del nono secolo, veniva chiamato in vari modi – Berolais, Berelais, Colosso, Anfiteatro, Arena – da Erchemperto , monaco Cassinese di origine Longobarda.

Il toponimo Berolais ebbe poi corruzioni diversificate in svariate città d’Italia, nelle vicinanze di teatri e anfiteatri di epoca romana , diventando : Berelais , Borlase, Borsale (a Formia), Perlasio, Perolassi ( a Verona) , Perolascio ( a Lucca), Vorlasci, Perilasio , e Virilassi ( a Minturno).

A proposito di Minturno , lo storico Angelo De Santis ci riferisce che la località oggi chiamata Virilassi, compare nel 1266 citata ” dicitur Borlasii”.

Quindi, possiamo dire con certezza, che il nostro toponimo “Borsale” deriva da una parola longobarda che serviva a definire un anfiteatro o un teatro.

Ripropongo il mio articolo di tre anni fa, il cui contenuto è confermato da quanto sopra detto.

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Il ” Borsale” è un ampio giardino di Castellone incastonato tra la Torre Ottagonale ad est , il Teatro Romano a sud e il complesso religioso di S. Erasmo ad ovest .

Nulla è stato mai detto o scritto sulle origini di questo termine per cui non esiste, al momento , alcuna ipotesi che possa farci capire come sia nata la parola Borsale.

L’amico Salvatore Cardillo mi ha segnalato un recente studio del 2O16 del Prof. Francesco Ferruti : Il contributo della toponomastica all’archeologia classica, medievale e industriale.

Il Ferruti rileva nel suo studio che :

“A Formia il colle al quale si appoggia la cavea del Teatro è detto ” Borsale ” , un toponimo che costituisce con tutta evidenza la metatesi di ” Borlase ” .

In effetti i termini ” Borlase – Berolais (latinizzato in Perilasium) – Perilasio – Perlasio – Virilassi ” sono stati riscontrati in più parti d’Italia in zone prossime ad anfiteatri e teatri costruiti dai Romani.

Il Ferruti fa derivare queste parole da ” bera-laika ” un termine usato da popolazioni germaniche e longobarde per indicare uno spiazzo riservato al combattimento degli orsi all’interno di anfiteatri romani costruiti nei loro territori.
Sappiamo che queste popolazioni hanno poi occupato diverse parti dell’impero romano d’Occidente a partire dal quinto secolo d.C.

Lo stesso autore ritiene che molti spettacoli gladiatorii o di venationes con belve , in situazioni di anfiteatri rovinati e resi inagibili dal tempo, avvenivano anche nei Teatri , per cui le fonti tardoantiche e medievali hanno attribuito erroneamente il nome di anfiteatro al teatro , cosa che è successo anche nel caso di Formia .

” La Passio del martire S. Erasmo , composta nel 1118-1119 dal monaco Giovanni Cajetani detto Coniulo da Gaeta , divenuto poi Papa Gelasio ll , ricorda la deposizione del corpo del Santo Vescovo – iuxta amphiteatrum – nel 303 , intendendo in realtà riferirsi al Teatro.”

È successo quindi che in uno di questi spettacoli, presso il teatro di Formia , sia stato martirizzato S.Erasmo dai romani e lo stesso teatro fu chiamato anfiteatro , dopo ottocento anni , in narrazioni fatte da scrittori di generazioni successive e popoli diversi.

Il termine Perilasium ha pure significato di ” spazio aperto usato a pascolo ” , per cui è pensabile che il nostro “Borsale ” sia stato un ” vivarium” , una riserva per animali destinati ai giochi gladiatorii organizzati nel vicino Teatro.

Questo è quanto rilevato in questo studio del Ferruti che, letto con attenzione , è ancora più convincente di questa mia semplificata narrazione .

Devo comunque riconoscere che le ipotesi del Ferruti sono tasselli che si incastrano a meraviglia con quanto da noi conosciuto e con lo stato dei luoghi a noi noti.

Il nostro Borsale è citato più volte nel Codex Diplomaticus Cajetanus e , soprattutto, nei manoscritti e documenti dell’Abbazia di S. Erasmo di Formia .

Raffaele Capolino

LA DIVA PAULINA E L’IMPERATORE MASSIMINO IL TRACE IN UNA BASE ONORARIA DI FORMIA

LA DIVA PAULINA E L’IMPERATORE MASSIMINO IL TRACE IN UNA BASE ONORARIA DI FORMIA

La base onoraria in Piazza della Vittoria sotto il Palazzo Comunale risulta abrasa e solo all’ultimo rigo e’ possibile leggere la scritta :

           FORMIANI PUBLICE 

Eppure, da alcune lettere appena visibili, esperti epigrafisti hanno potuto leggere quanto appare nella foto n. 6

Si tratta di una dedica del popolo Formiano alla Diva Cecilia Paulina Pia Augusta , moglie di Massimino il Trace ( 173 – 238 ) che fu imperatore di Roma dal 235 al 238. d.C. subentrato ad Alessandro Severo .

In una nota tratta dagli Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei rinvenuta tra i documenti del Fondo Bove presso l’Archivio Storico di Formia, Umberto Cozzoli scrive :

” Non è da escludere che Paulina , come è riferito da Ammiano, abbia effettivamente esercitato un’azione moderatrice , e il fatto che le tre dediche finora note , di Atina, di Formiae e di Paestum, provengano da una zona geograficamente ben circoscritta, fa pensare che in questa parte d’Italia si avesse qualche motivo di gratitudine nei confronti dell’imperatrice “

In buona sostanza, questa dedica del popolo Formiano a Paulina ha importanza storica per smentire le accuse di una presunta attività persecutoria del marito Imperatore Massimino contro i Cristiani.

Erodiano riporta che Massimino spogliò i templi degli dei pagani e non parla mai di persecuzioni contro i cristiani.

Alcuni storici antichi riportano anche che Paulina fu uccisa dall’ imperatore ma come dice Umberto Cozzoli :

” il testo Formiano fa cadere tali ipotesi , mostrando che ella , essendo ricordata come diva , fu consacrata quando Massimino era ancora in vita , riconosciuto quale imperatore, e il suo nome , come quelli del marito e del figlio, fu colpito dalla abolitio memoriae. “

Particolare curioso è anche che Massimino il Trace, alto cm. 241 come ricorda Erodiano nella sua Historia Augusta , è passato alla storia per essere stato il più alto degli imperatori romani .

Fu pastore di greggi e poi soldato sotto Settimio Severo. Per le sue doti di lottatore, fu scelto come guardia del corpo Imperiale fino a succedere ad Alessandro Severo.
Quest’ultimo fu assassinato nel 235 a seguito di congiura organizzata dallo stesso Massimino.

Altro particolare è che Massimino non mise mai piedi a Roma e fu assassinato, per questioni militari, il 10 maggio 238 dai suoi legionari presso Aquileia , insieme a suo figlio Gaio Giulio Vero Massimo. Durò tre anni il regno del ciclope arrivato dalla Tracia che dette i natali anche al gladiatore ribelle Spartaco.
Fu uno degli uomini più alti della storia umana.

Il reperto Formiano misura cm. 116 , larghezza cm. 71 , spessore cm. 58 ed è quasi all’ingresso del Palazzo comunale.

La lettura dell’iscrizione , per quanto non agevole , è indubbia . Si tratta , come già detto, di una dedica da parte della città di Formia a una Diva Paulina , ricordata quale moglie dell’imperatore Massimino il Trace e madre di Giulio Vero Massimo, tutti e tre menzionati nell’iscrizione .

Credo che pochi sapessero quanto sopra scritto , contenuto in un marmo apparentemente ” muto ” , di cui non si sa, purtroppo, né il luogo né la data del rinvenimento.

Raffaele Capolino

L’ISCRIZIONE MURALE DI EPOCA ROMANA IN VIA MAMURRA A CASTELLONE – FORMIA

L’ISCRIZIONE MURALE DI EPOCA ROMANA IN VIA MAMURRA A CASTELLONE – FORMIA

Finalmente possiamo leggere il contenuto di questa iscrizione che ha interessato molti studiosi come Lidio Gasperini, Heikki Solin, Nicoletta Cassieri, Gian Luca Gregori e Mario Chighine.

Grazie a Mario Chighine, che fece un rilievo e, soprattutto, un calco nel 1994, Nicoletta Cassieri e Gian Luca Gregori hanno potuto realizzare uno studio presentato ad un Convegno all’Università di Macerata nel ricordo di Lidio Gasperini, interessato allo studio di questa epigrafe ma che non ebbe il tempo per completarlo.

Si tratta di un elenco di nomi di una trentina di soldati romani scritti in vernice rossa in una superficie di parete delimitata da una cornice dello stesso colore.

L’iscrizione, che occupa una spazio alto cm 180 e largo cm 85, ha lettere alte tra i 6 e i 5 cm.

Quasi tutti i militi elencati recano il loro grado o la loro specializzazione e curiosamente hanno tutti il gentilizio abbreviato in VAL che sta per Valerius.

Si fanno varie ipotesi tra cui quella di appartenenza ad un contingente situato a Formia con funzioni di controllo, sicurezza e sorveglianza del complesso di ville imperiali presenti fin dall’età Giulio-Claudia nel comprensorio Fundi – Formiae – Caieta.

Altra ipotesi vede questo gruppo di legionari, tutti appartenenti alla Gens Valeria, collegati al dio Mitra, per ulteriori particolari osservati in passato sulla stessa parete, ma oggi non più visibili.

Ai lati della iscrizione in rosso ci sarebbero state le immagini di Caute e Cautopane, divinata’ secondarie collegate al dio Mitra e forse anche alla dea Cibele, quest’ultima ritrovata nel Formianum e attualmente esposta al Museo Carlsberg di Copenaghen.

Un elenco di nominativi con gentilizi e cognomi che si aggiungono a quelli già conosciuti per altre epigrafi e con ulteriore arricchimento della storia romana che ha interessato il territorio del Formianum.

I cognomi sono in prevalenza latini, ma non mancano cognomi grecanici e forse anche barbarici.

Parliamo di legionari centurioni, cornicularius, actarius, tesserarius ed altri.

Sempre sulla mia pagina, è stato pubblicato il link completo di questo meraviglioso studio ad opera di Nicoletta Cassieri e Gian Luca Gregori.

Raffaele Capolino

Il RE FERDINANDO II E IL POPOLO FORMIANO

Il RE FERDINANDO II E IL POPOLO FORMIANO
Cronaca di una festività in onore di S.Erasmo con passaggio e sosta nella Real Villa Caposele di Formia

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Addì, domenica 8 giugno 1856 .
Poche festività come quella che si celebra ogni anno in Castellone di Gaeta, nella ricorrenza di questo giorno dedicato al suo speciale protettore S.Erasmo, possono annoverarsi nel regno.
Al fasto degli apprestamenti fattizii concorre in questo, come in nessun altro luogo, la pompa della natura che abbella e compisce ogni sforzo dell’arte.

Non è chi ignori quali benefici largiva la provvidenza a questa contrada , che in riva ad un mare delizioso, specchia nelle onde i suoi giardini pensili profumati eternamente dal cedro e dall’arancio , e sa ispirare al pennello le più belle creazioni.

Tra archi di trionfo e portici infiorati, tra lo sparo dei fuochi pirotecnici, la statua del martire protettore procede in atto di benedire , per quelle stesse vie che una volta venivano irrigate dal suo sangue.
Questa benedizione è reclamata ogni anno dagli agricoltori , dai marinai, dagli artigiani e dai trafficanti , le quattro classi in cui per un avanzo di antichissimo costume si divide la popolazione.

Spettacolo commoventissimo offrono le navi mercantili del paese cui è voto di trovarsi, come un solenne convegno, alla pia cerimonia.
Pavesate a festa , esse aspettano il santo protettore.

Esultanti al suo apparire , odi allora intuonar cantici festivi fra concerti musicali alternati dallo sparo dei loro pezzi da fuoco.Tanta gioia , come per elettrica energia, si comunica nelle strade stivate da una massa rifluente e che abbaglia pel variopinto di tutti i colori dell’iride.

Sono le vestimenta con cui si parano le contadine dei paesi circostanti , e sopra tutto quelle di Castellone.
La leggiadria di cui han fama queste figlie di Formia vieppiù si accresce in tal giorno pel vago e bizzarro modo onde esse acconciano il loro capo e pel sopraccarico dei monili e dei vezzi di cui di adornano il petto ed il collo.

La processione, come nei passati anni , ha traversato oggi la Real Villa di Caposele, dove genuflessa insieme a tutta la augusta famiglia l’attendea S. M. il Re.
La stessa S. M. con la Real consorte e le L.A.R. il duca di Calabria e gli altri principi loro figlioli si è recata quindi nella parrocchiale Chiesa , ove ricevuta la benedizione del Santissimo, ha piamente ascoltato l’orazione panegirica pronunziata da un sacerdote del luogo medesimo.

Venuta la sera, si è dato termine alla festa con luminarie, con musiche militari e con fuochi artifiziali, i quali riflettendo il loro magico apparato su la superficie del mare , offrivano il più vago spettacolo con la duplice illusione prodotta nelle acque divampanti siccome per fantastico incendio.

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Quindi era abitudine fare passare la processione e la statua di S.Erasmo nella dimora del Re Ferdinando II !!!!!!

Il Duca di Calabria era Francesco, il figlio di Ferdinando ll, che divenne Re delle due Sicilie nel 1859 con il nome di Francesco ll.

Una narrazione particolareggiata della solenne festività che ho potuto ricercare in questi giorni di festività natalizie e costrizioni anti Covid 19.

La narrazione, che ho trovato, è una “fotografia” di Formia di 165 anni fa.

Una vera e propria poesia per raccontare gli eventi di una giornata particolare.
Anche se l’articolo è lungo vi consiglio di leggerlo e rileggerlo attentamente, come ho fatto io.

È probabile che l’autore di questa narrazione sia stato il nostro Pasquale Mattej. Solo una persona erudita come lui, a conoscenza di ogni piccolo particolare della sua città, poteva scrivere così compiutamente e magnificamente.

Un’altra stupenda pagina di storia dei nostri padri e della nostra città.

Raffaele Capolino

LA PORTA DELL’OROLOGIO A CASTELLONE – FORMIA

LA PORTA DELL’OROLOGIO A CASTELLONE – FORMIA
I miei ricordi dei primi anni del dopoguerra

L’opera pittorica è di Antonio Scotto, pittore Formiano che ci delizia con quest’altro acquerello, dopo quello di Via Traiano di qualche giorno fa.

Quanti ricordi alla vista di questo dipinto che ritrae la parte finale di minor quota di Via della Torre.

Nel primo portale a sinistra abitava ” Tore d’ Galise ” , un abilissimo stagnaro e idraulico che per arrotondare diventò in vecchiaia ” portantino ” in un’agenzia di pompe funebri gestita da Francesco Scipione soprannominato ” Sciabbacc “.
Questo suo ultimo lavoro di ” aiuto necroforo” veniva svolto in coppia con Ernesto, un calzolaio che stava più giù sulla destra, esattamente dove nel dipinto è la donna con la brocca in testa.

Proprio di fronte alla bottega di Ernesto c’era un altro calzolaio di nome Pietruccio.

Ma il calzolaio più noto di Castellone era Benedetto Valerio , un mio zio da parte di madre, che svolgeva l’attività in questo tratto di Via della Torre dipinto da Antonio Scotto , di fronte all’attuale locale che funge da biglietteria del Cisternone Romano.

In pratica , nei primi decenni del dopoguerra, in appena una trentina di metri c’erano ben tre calzolai.

Nel primo portale a destra abitavano le due sorelle Purificato , con soprannome ” Pappaagl’ ” , specializzate nella realizzazione e vendita di scope di strame proveniente dalla collina di S.Maria .

La Chiesa di S. Rocco e’ posizionata un po’ più in basso, appena usciti dalla Porta dell’Orologio che veniva chiamata semplicemente: La Porta .

Oltre questo accesso posto a sud, Castellone aveva altre due porte principali :

  • La porta Nord di S. Erasmo sotto la Torre Ottagonale
  • La porta sud-est della Rampa Capo Castello ( di cui non ci è pervenuta alcuna immagine)

Due porte secondarie sono ancora oggi situate ad ovest su Via Gradoni del Duomo.
Una, a scaloni tuttora esistente , si collega a con Via della Torretta ed un’altra , attualmente non in funzione e sempre da Via Gradoni del Duomo, permetteva l’accesso al borgo murato, attraverso il ” Vico della Torre”.

Questi sono i miei ricordi dei luoghi e dei personaggi citati in questo post provocato da un acquerello del Prof. Antonio Scotto, mio coetaneo che conosco da quasi settanta anni.

A lui vanno elogi e ringraziamenti da parte mia e, certamente, anche da voi che leggete le mie storie di Formia.

Raffaele Capolino

GERARDINO DE MEO

GERARDINO DE MEO
Un nostro emerito concittadino che da anni vive fuori Formia, con precisione a Lugagnano di Sona , nel Veronese.

Da parte di madre ebbe come nonno Andrea Nocella detto “Mandrella” di Castellone e come nonna Maria Franzini detta ” a’ Catara ” di Mola.

Andrea Nocella è in prima fila con il grande cero nella prima foto alla sinistra di Don Antonio Forcina , nel Giubileo del 1950. (Foto n. 2)

I “Mandrella ” erano agricoltori proprietari di terreni nei pressi di Acquatraversa, rientranti nella lottizzazione che vide nascere il Parco Acquazzurra .

I ” Catari ” di Mola erano invece costruttori di botti per vino.

Gerardino De Meo dopo una brillante carriera nell’esercito italiano è ora un Generale in pensione con la sua passione fotografica.

Ha partecipato recentemente ad un concorso fotografico organizzato dal popolare settimanale GENTE e , tra diverse migliaia di partecipanti, è risultato vincitore ” ex aequo ” con due altri partecipanti.

La foto vincente, un autoscatto con Gerardino e la moglie Maria, è incorniciata in un cuore con lo sfondo dei Monti Lussari in Friuli .

Ho appreso questa notizia sfogliando il numero di ” GENTE ” di questa settimana ( ved.foto 1 ).

Complimenti Gerardino, amico mio!!!!

Raffaele Capolino

FOTO RARISSIMA DI UN AMBULACRO DI EPOCA ROMANA SOTTO PIAZZA DELLA VITTORIA A FORMIA

FOTO RARISSIMA DI UN AMBULACRO DI EPOCA ROMANA SOTTO PIAZZA DELLA VITTORIA A FORMIA

Ho rinvenuto la prima foto in un fascicolo che fa parte del Fondo Bove, custodito presso l’Archivio Storico Comunale di Formia.

Credo sia una immagine scattata ancor prima degli scavi che hanno interessato predetto sito archeologico formiano.

Molti anni fa solo pochissimi sapevsno come accedere al sito tramite un passaggio sottostante il palazzo Lucciola dell’ex Grand Hotel, lato est.

Parte della volta decorata , deve essersi staccata e rovinata a terra in tanti pezzi che furono raccolti nell’anno 2000 e ricomposti su un supporto con la stessa curvatura della superficie affrescata.

Ciò che è possibile ammirare nel nostro Museo Archeologico Nazionale di Formia ( foto n. 2) e nella relativa guida, dove l’operazione di assemblaggio è descritta, con dovizia di particolari e termini più appropriati, dalla Dott.ssa Nicoletta Cassieri.

Su fondo bianco crema del soffitto sono decorati in forma geometrica tralci di foglie cuoriformi.

All’interno degli spazi, scrive la Cassieri :

“…… si inseriscono delicati motivi animali tratti dal repertorio fantastico e dal mondo naturale.
Al di sotto di una cornice modanata che segna la linea d’imposta della volta, la parete presenta una zona decorata da arbusti con frutti rotondi o bacche.
…… L’affresco può essere riportato al fine lll- inizio lV stile pompeiano e dunque assegnabile all’incirca al terzo venticinquennio del I sec. d. C. “

Questo post vuole essere anche uno stimolo a visitare il Museo Archeologico Nazionale di Formia.
Un museo ricco di pregiatissime statue e reperti del periodo romano sia repubblicano, sia imperiale.

Raffaele Capolino

IMMAGINI DI CASTELLONE DEL 1975

IMMAGINI DI CASTELLONE DEL 1975

Anziani e giovani in Piazza S. Erasmo e Piazza del Castello.

In una foto il volto del Senatore Vittorio Foa (1910 Torino – 2008 Formia) considerato uno dei padri fondatori della Repubblica Italiana.
Nostro concittadino per aver vissuto diversi anni nel Borsale di Castellone.

Riposa nel Cimitero Formiano di Castagneto.

Bellissime foto di Andrea De Meo

Raffaele Capolino

CHI RICONOSCETE IN QUESTA FOTO DEL 1954/55 ?

CHI RICONOSCETE IN QUESTA FOTO DEL 1954/55 ?

È l’immagine di una scolaresca di terza media alla ” Dante Alighieri” di Formia.
Non so come sia capitata tra i documenti del mio archivio.

Riconosco Erasmo Nocella ( che fu mio collega al Banco di Napoli) Erasmo Marciano detto ” Campana ” , Angelo Orlandi e Raffaele Palmaccio .

L’amico Erasmo Marciano mi aggiorna:

Fila in alto da sinistra:

Raffaele Simeone
Pasquale Vezza
Tommaso Minutillo
Armando Pezone
Emilio Casaburi
Lucio Mancini
Pietro Paolo Fredda
Giovanni Merola

Fila centrale da sn.

Giorgio Fargnoli
Erasmo Nocella
???? Solinas
Candido De Santis ??
Prof. Mario Pecorini
Raffaele Palmaccio
Duilio Cardoso
Franco ???
Antonio Pizzo

Prima fila da sn.

Angelo Orlandi
Erasmo Marciano
Giuseppe Petronio
Franco Massese
Arnaldo Notarfonso
Pino Orlandi
Raffaele Tucciarone

Purtroppo Gianni Merola e Giorgio Fargnoli non sono più tra noi

Raffaele Capolino