IL DIALETTO FORMIANO ( secondo di tre post) Parole riveniente dal latino, dal greco e dall’arabo

IL DIALETTO FORMIANO
( secondo di tre post)
Parole riveniente dal latino, dal greco e dall’araboFB_IMG_1596171765842

Dal latino:

CASU (formaggio) caseus
TESTA (vaso) testa-testae
CERASA (ciliegia) cerasum
MO’ (subito) mox

Dal greco :

FASULO faselos
SCAROGNA diuscaris
CANNATA (boccale) cinoche
CATARRO catarroia
TIANO (tegame) teganon
PETRUSINO (prezzemolo) petroselinon
PORTUALLO (arancia) portokalos
MESALE mesalion
PUTECA (bottega) apotheca
CANTERO (vaso da notte) khantaros
CRESOMMOLA chrysonmelon
(albicocca)

Dall’arabo :

MAMMALUCCO mamluk
NDRAGUMANO targiuman
SCIALLE shal
ZIRO (recipiente) zir
SCIABBICA (tipo di pesca) shabaka
FUSTAGNA (tipo di stoffa) fostato
SURBETTA (tipo di gelato) sarbat
ZAFFERANO zafaran
ZUCCHERO sukkar
SERRACCHIO (tipo di Sega) sarraqa

Come già detto nel post precedente, mi sono limitato alle parole che ho sentito, da bambino e nella gioventù, dai miei genitori e dai miei nonni materni che usavano parlare in dialetto formiano.

Raffaele Capolino

IL DIALETTO DI FORMIA Parole pervenuteci dalla cultura francese

IL DIALETTO DI FORMIA
Parole pervenuteci dalla cultura franceseFB_IMG_1596084377571

Sono parole che ho estratto dai miei ricordi familiari, principalmente da mia madre e dai miei nonni che usavano spesso parlare in dialetto formiano.
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SARVIETTA (tovagliolo) da serviette
MUSTACCIO (baffo) ” moustache
TULETTA (comodino) ” toilette
SPINGULA(spilla) ” espingle
POSTIERE (portalettere) ” postier
MILORDO (ricco signore) ” milord
SCIARABALLO(carrozza) ” char a banc
MARMITTA (vaso di rame) ” marmite
FRANFELLICC (bimbo vivace) ” franfeluche
CUNZOLA (mobile) ” consolle
COMMO’ (mobile) ” commode
CEMMENERA (camino) ” chemine’
BUTTEGLIA (bottiglia) ” bouteille
ARENGA (aringa ) ” hareng
BUFFE’ (credenza) ” buffet
AMPRESSA (velocemente) ” empresse
PUMMAROLA (pomodoro) ” pommed’amour
BUATTA (lattina) ” boite
BRILOCCO (ciondolo) ” breloque
BRIOSCIA (cornetto) ” brioche
SANFASO’ (senza criterio) ” sans facon
BOMBO’ (dolce di zucchero) ” bon bon
BLUSA (camicetta) ” blouse
A BONORA (felicemente) ” bonheur
ALLUMARE (accendere) ” alumer
BASCUGLIA (bilancia) ” bascule
MUCCHERA (velo copricapo) ” mouchoir

Ho potuto appurare, con enorme sorpresa, che nessuna di queste parole del nostro dialetto è citata nel testo di Pasquale Mattej – Studii sul dialetto di Formia, unica foto del presente articolo.
Un lavoro, come afferma lo stesso autore, redatto in un mese e 17 giorni ( dal 29 aprile al 17 giugno del 1873)
In questo testo, in un tempo così ristretto e a pochi anni dalla sua morte, il Mattej non riuscì a dar sfogo alla sua proverbiale precisione e pignoleria.
Cosa analoga capitò al Mattej, quando scrisse nel 1870 “Corbellerie, rime e prose scherzevoli “, un testo di oltre 300 pagine che ho letto interamente in una notte in cui avrei fatto bene se avessi deciso di dormire.

Scrivere questo articolo mi ha permesso di tornare indietro nel tempo, nei primi anni del dopoguerra vissuti, da tutti, in tante difficoltà, ma con tanta semplicità e tanta voglia di cambiare in meglio le condizioni di vita di quel momento storico.
La situazione attuale fa pensare, purtroppo, che non non siamo stati in grado di realizzare tutte quelle aspirazioni di miglior vita.

Nei prossimi giorni posterò altre parole del nostro dialetto formiano, rivenienti dalla cultura greco-latina e dagli altri popoli che ci hanno occupato negli ultimi 1500 anni, in particolare : arabi e spagnoli.

Stavo dimenticando di dirvi che a questi miei ricordi, potete aggiungere nei commenti altri francesismi da voi conosciuti.

Raffaele Capolino

IL ” PRIVILEGIO REALE DELLA CATENA” CONCESSO ALLA CASA DEL MATTEJ A MOLA – FORMIA

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” PRIVILEGIO REALE DELLA CATENA” CONCESSO ALLA CASA DEL MATTEJ A MOLA – FORMIA

Il padre del Mattej, Don Simone, ospito’ nella sua casa di Mola per una notte il Re di Napoli Ferdinando IV di passaggio per andare al Congresso di Vienna del 1815. Allora il piccolo Pasquale aveva appena due anni.

Aver concesso il pernottamento al Re, che di ritorno da Vienna assunse il nome di Ferdinando I Re delle due Sicilie, determinò il diritto automatico della ” Catena ” che era un privilegio spettante alle abitazioni dove aveva alloggiato il Re.
In pratica con questo privilegio ( foto n. 4) l’abitazione di Don Simone Mattej era parificata alla residenza Reale .Nessuno poteva entrare in quella abitazione contraddistinta dalla presenza di una catena , se non previa autorizzazione del Re . Una sorta di “zona franca reale”.

Vi aiuto a leggere il Decreto Reale di Ferdinando I di cui alla foto n. 4

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” Verificata la supplica rassegnata da D. Simone Mattheis domiciliato in Mola di Gaeta

Sulla proposizione del nostro Segretario di Stato Ministro di Grazia e Giustizia

Abbiamo di risoluto di decretare e decretiamo quanto segue:

Art. 1

Concediamo per grazia speciale a D. Simone Mattheis il privilegio di poter porre la catena alla porta della casa di sua abitazionene in Mola di Gaeta per memoria di aver ivi soggiornato la Nostra Real Persona nel transito da noi fatto per l’additato Comune.
Questo privilegio sarà in perpetuo inerente alla detta Casa .
Art. 2
………………………………………… per l’esecuzione di tale decreto ognuno è incaricato per la parte che lo riguarda ………

Firmato : FERDINANDO

F.to Ministro Grazia e Giustizia.
Tomassi

F.to Segr. di Stato Ministro Cancelliere
Tommasi

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In effetti la catena era posta su un cippo all’ingresso del portone lato est come si vede nella foto n. 2 relativa al disegno dello stesso nostro Artista concittadino.

Un ladro che fosse entrato nella casa del Mattej sarebbe stato punito come se fosse entrato nella casa del Re . Neppure agenti di polizia potevano entrarci senza la preventiva autorizzazione Reale.

Scrive Renato Lefevre ” in un disegno del Mattej si osserva chiaramente la catena avvolta ad un cippo presso l’ingresso ” .Si riferiva al disegno di foto 4.
Il “cippo con catena ” di Mola cessò la sua ” funzione ” con la caduta dei Borbone nel 1861 e fu visibile fino a tutto il 1944 quando il Palazzo Mattej ando’ distrutto dall’ultimo evento bellico.
Fu consentito agli eredi del Mattej di ricostruire l’edificio in posizione più arretrata per creare una piazza più ampia e per consentire un accesso con scala tra la Piazza del Mercato e Via della Conca.

Peccato sia andato perso il ” cippo con la catena ” il cui significato era ignoto a quasi tutti nel periodo prebellico!!!!!!!

Alcune foto e notizie sono prese dal libro di Giorgio Ottaviani ” Pasquale Mattej ” Editore Caramanica 2006.

Raffaele Capolino

FORMIA 1923 Ritrovamenti archeologici durante lo sterro per la costruzione del Regio Liceo Ginnasio

FORMIA 1923
Ritrovamenti archeologici durante lo sterro per la costruzione del Regio Liceo Ginnasio

Da un verbale conservato all’Archivio Storico di Formia , sappiamo che il terreno interessato per la costruzione dell’edificio scolastico, distrutto durante l’ultima grande guerra , era di proprietà della famiglia Di Fava e di Lucchesi Carolina.

Questo il titolo del verbale sottoscritto il 27 luglio 1923 da Antonio Carotenuto , Assistente della Soprintendenza ai Musei e Scavi :
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” Elenco degli oggetti rinvenuti in diversi lavori di sterro per la costruzione dell’edificio scolastico municipale Via Vitruvio in Formia e trasportati in apposito locale del Municipio”

Si tratta di quindici reperti che descrivo limitandomi alle caratteristiche più importanti.

1 – Statuetta muliebre in marmo bianco ritrovata a mt 1,50 dal piano di campagna, altezza cm 66, vestita di tunica e manto , priva della testa

2 – Trapezoforo in marmo bianco , di altezza cm 48 e larghezza cm 54, in una faccia è scolpita una cornucopia

3 – Trapezoforo in marmo bianco , rinvenuto a poca distanza dal primo , altezza cm 47 largo cm 51 , in rilievo una cornucopia e una grande
foglia.
4 – Frammento d’iscrizione in marmo bianco , cm 49 x 38,5 spessore cm 5

5 – Frammenti d’iscrizione in marmo bianco cm 38,5 x 23,5

6 – Frammenti d’iscrizione in travertino cm 43 x 24

7 – Pezzo di colonna tortile alta cm 43 , diametro cm 24

8 – Tubatura di piombo, rotta in tre pezzi per una lunghezza di m 1,27 , diametro cm 6,5

9 – Frammento di cornice in marmo bianco cm 39 x 19,7 spessore cm 4

10 – Frammento di cornice in marmo bianco rotto in due pezzi per un totale di metri 1,20 x cm 24, spessore cm 4

11 – Pezzo di colonna tortile alta cm 25

12 – Frammento, di colonnina in marmo bianco , decorata di foglie a rilievo, forse sostegno di statuetta , altezza cm 19,5 diametro cm 8,5 , nella parte stretta cm 6 .

13 – Frammento di colonnina tortile in marmo bianco lungi cm 26 diametro cm 10

14 – Pezzo di conduttura di piombo , lungo cm 91 diametro mm 46

15 – Trapezoforo in pietra locale con motivi decorativi molto semplice , altezza cm 60 x cm 55, in basso cm 27

N.B. Degli oggetti ai n. 4 e 15 non si può stabilire il preciso punto ove furono rinvenuti, essi sono stati raccolti sparpagliati nei fondi già di proprietà Di Fava e Lucchesi.

Questo è il sunto di quanto scritto da Antonio Carotenuto

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Tutti e quindici i reperti potrebbero essere provenienti dalla proprietà di Marco Cocceio Nerva della Gens Papiria, COS II ( due volte Console) divenuto Imperatore nel 96 d.C. dopo la morte di Domiziano. Nel 98 d.C. a Nerva subentrò il figlio adottivo Marco Ulpio Traiano .

Raffaele Capolino

FORMIA SPARITA : LA FONTANA ALLA PIAZZA DELL’OLMO

FORMIA SPARITA : LA FONTANA ALLA PIAZZA DELL’OLMO

È menzionata e descritta da Pasquale Mattej in una nota a margine di una pagina di un suo manoscritto riferito ad un periodo che va dal 1866 al 1868 .

Questo è il testo del Mattej :

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” La fontana alla piazza dell’ Olmo che esistiva di costa al muro esterno del giardino Nocella ( già possedimento degli Olivetani) e in cui sorge ora un nuovo casamento levato di pianta, traeva l’acqua dal massimo Acquidotto Formiano , distrutto dal proprietario per impiantarvi le sue nuove costruzioni .

I Monaci avevano quella fonte condotta sui ruderi di un’Antichissimo Ponte , e donata al pubblico uso ed abbenche’ di modeste apparenze, lungamente bene sopperi’ al bisogno , perché traeva dall’ acquidotto antico .

Una tessera marmorea apposta per quella fonte diceva : HOC OPUS FACTUM FUIT ANNO DNI MCCCCCXXII

Ed un’altra tabella ne ricordava una restituzione con queste semplici parole :
A. CONSTANTINO S. FELICE 1773 ”

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Con questo testo, scritto di suo pugno, Pasquale Mattej ci porta a conoscenza della esistenza , fino al diciannovesimo secolo , di cinque elementi a noi sconosciuti:

– Una fontana fatta costruire dai monaci Olivetani nel 1522 in piazza dell’Olmo
– Una iscrizione realizzata dagli stessi monaci
– Altra iscrizione per un restauro della fontana fatto nel 1773 dall’Abate del Monastero di S.Erasmo : Constantino S.Felice
– Un antichissimo ponte nei pressi della fontana.
– Un antico acquedotto che attraversava la zona del Borsale.

Allego a questo articolo una fontanella che si trova nella Sacrestia della Chiesa di S.Erasmo , oggetto di un mio precedente post che reca la stessa iscrizione dell’Abate e la stessa data citata ( 1773) dal nostro Pasquale Mattej

Allego altresì un disegno del 1847 del Mattej in cui si vede , proprio nella stessa area del Borsale – Piazza dell’Olmo , un ponte che mi ha sempre incuriosito e che trova adesso una ” collocazione certificata” dallo stesso nostro illustre Concittadino.

Un importante ed inedito tassello della storia della nostra Città.

Foto di Fausto Forcina

Raffaele Capolino

IL CENTRO DI FORMIA NEL 1850, VISTO DAL MARE

IL CENTRO DI FORMIA NEL 1850, VISTO DAL MAREFB_IMG_1595481374932
Disegno di Pasquale Mattej

Tramite il Mattej possiamo ammirare oggi un tratto di costa, priva di abitazioni private, tra i due borghi di Castellone e Mola che, insieme, nel 1820 dettero vita ad un unico comune con propria autonomia amministrativa, con Gaeta città capo distretto e Caserta capoluogo di provincia.

Questo disegno del Mattej è particolare perché oltre a riportare i Criptoportici, detti comunemente Grotte di S. Erasmo, ci permette di ammirare quello che noi oggi chiamiamo muro di Nerva, ma che lo stesso Mattej chiamava all’epoca : Grande Muraglia.

Bellissima è la rappresentazione grafica della Chiesa di S. Teresa con annesso Monastero dei Carmelitani, la spiaggia di Salinola ( toponimo oggi modificato in Sarinola) e l’immancabile Torre di Mola con probabili tre arcate dell’Acquedotto Romano anche se non perfettamente posizionate.

Sulla collina di S. Antonio è visibile la Chiesa omonima, oggi un rudere all’interno di proprietà private.

Un disegno davvero straordinario con i resti a mare dei moli che delimitavano il porto romano di Formiae.

Non ci stancheremo mai di ringraziare Pasquale Mattej che, con la sua arte e la sua passione, ha saputo trasferirci fatti storici e immagini affascinanti della nostra città.

Raffaele Capolino

SEM BENELLI A FORMIA DAL 1920 al 1923 Poeta, scrittore e drammaturgo italiano

SEM BENELLI A FORMIA DAL 1920 al 1923
Poeta, scrittore e drammaturgo italiano

SEM BENELLI

POETA SOLDATO ITALIANISSIMO
IN QUESTA CASA
DIMORÒ DAL 1920 AL 1923
ATTINSE DALLA PURA BELLEZZA DEL NOSTRO CIELO
LE CONCEZIONI IMMORTALI
DI ALÌ ARZIGOGOLO E SANTA PRIMAVERA

Questa targa in pietra serena , attesta che a Formia, precisamente nella palazzina occidentale di Villa Torlonia ( oggi Villa Maria Teresa), Sem Benelli visse dal 1920 al 1923 e qui scrisse i testi delle sue prime opere:

– Ali’ (1921)
– L’arzigogolo (1922)
– La santa primavera ( 1923)

Sempre a Formia in quegli anni, Sem Benelli ( 1877 – 1949) conobbe il giovane Remigio Paone ( 1899 – 1977) , al quale trasferi l’amore per il teatro .

Nacque tra loro un sodalizio che durò, con alterne fortune, fino al 1932 quando Remigio Paone volle, da solo , compiere il primo passo importante della sua carriera di impresario teatrale, ingaggiando Eduardo, Peppino e Titina De Filippo per una serata al Teatro Valle di Roma.

L’opera più famosa di Sem Benelli è ” La cena delle beffe ” più volte trasmessa in TV e proposta in un film con la partecipazione di Amedeo Nazzari che viene ricordato per aver pronunciato più volte la famosa frase-minaccia scritta dal Benelli :

” Chi non beve con me, peste lo colga”

Come dice la targa , Sem Benelli seppe attingere dalla bellezza dei nostri luoghi il giusto spirito per scrivere i suoi primi testi per i suoi lavori teatrali.

Raffaele Capolino