TESTA BARBATA FORMIANA AL BRITISH MUSEUM

TESTA BARBATA FORMIANA AL BRITISH MUSEUM

Ho scritto già in passato di questo reperto di Formia che ora è esposto al British Museum di Londra.

L’ amico Marco Ceci aggiunge ulteriori particolari a questo straordinario reperto formiano disegnato dal Mattej.

Sappiamo adesso che fu Alessandro Castellani, l’antiquario romano che comprò da un formiano il reperto per rivenderlo al British Museum.
Per fortuna un suo nipote ha interrotto questa sciagurata esportazione di reperti, con una donazione allo stato italiano di un gran numero di reperti accumulati dal nonno Alessandro.

Vi invito a leggere, qui appresso, l’articolo di Marco Ceci che ringrazio per questi interessanti aggiornamenti .

Raffaele Capolino

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La Testa in marmo di una statua formiana del I sec a.c. al British Museum

Fu trovata a Formia questa testa di marmo proveniente da una statua, intatta, fatta esclusione per un danneggiamento al naso ed alla parte posteriore della testa. Gli occhi sono scavati come se i bulbi fossero costituiti da altro materiale. La testa potrebbe rappresentare uno dei più anziani dell’Olimpo come Zeus o Poseidone, o forse anche Dioniso. In alternativa potrebbe essere l’immagine di un poeta o di un eroe mitico. Il British Museum di Londra la acquisisce da Alessandro Castellani nel 1873. Il Castellani , orafo, antiquario e collezionista romano è stato nell’ottocento uno dei principali commercianti di beni archeologici , acquisendo da privati innumerevoli pezzi e rivendendoli ai principali musei europei tra i tanti il Louvre , il Pergamon Museum di Berlino ed su tutti il British. Nonostante le centinaia di pezzi venduti da Alessandro Castellani di arte etrusca, greca e romana a distanza di alcuni decenni dalla sua morte, nel 1919 il nipote Alfredo Castellani era ancora in possesso di oltre 6000 oggetti tra collezioni di vasi , bronzi ,terracotte, gioielli e monete che donò interamente allo stato italiano !

Immagini soggette al copyright del British Museum

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IL CIRCOLO UNIVERSITARIO DI FORMIA

IL CIRCOLO UNIVERSITARIO DI FORMIA


Ricordi di gioventù……… ed altro

Molti lo ricordano ancora attivo negli anni ’60 -‘ 70 – ’80.

La sede fu ricavata nel dopoguerra dalla ristrutturazione dei frontali ambienti di questa foto degli anni’ 50, sottostanti a un marciapiede di Via Vitruvio.

Era raggiungibile da Piazza della Vittoria attraverso una scaletta che portava ad un grande slargo detto “La palestra” dove era ancora in piedi un’altissima asta portabandiera che recava in cima un’aquila fascista.

Due precisi elementi dell’imponente edificio scolastico del Real Ginnasio-Liceo la cui costruzione avvenne dal 1923 al 1927 e che andò completamente distrutto nell’ultimo conflitto bellico.

L’ area della “Palestra” era a quei tempi un deposito di numerosi e notevoli reperti di epoca romana mentre lo spazio centrale era utilizzato per la sosta di autobus e pesanti mezzi di trasporto.

Nessuno poteva immaginare che dai locali del Circolo Universitario sarebbe stato possibile raggiungere facilmente bellissimi ambienti di una domus romana rinvenuti successivamente al di sotto dell’adiacente Via Vitruvio ( ved. foto)

Bastava abbattere la parete lato nord del Circolo Universitario senza aspettare il rinvenimento nel 1999 di tre ambienti del II sec. a. C. con decorazioni parietali a finto marmo e pavimentazioni a cocciopesto e mosaici geometrici.

Sarebbe stata l’unica possibilità per evitarne il riseppellimento e poter trasferire ai posteri resti romani di grandissimo pregio.

Oggi la loro visione attraverso immagini fotografiche procura a noi tutti una piacevole sensazione mista, purtroppo, a tanta rabbia !!!!!

Raffaele Capolino

IL MERAVIGLIOSO TRICLINIO ROMANO DI VINDICIO A FORMIA

IL MERAVIGLIOSO TRICLINIO ROMANO DI VINDICIO A FORMIA


Una pagina inedita della storia romana della nostra città.
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Fu rinvenuto negli anni ’20 del secolo scorso sul litorale di Vindicio in una proprietà appartenuta ad Alessandro Amoroso, divenuta poi proprietà del Cav. Uff. Giovanni Nutini

Gli scavi, eseguiti da Giovanni Spano( 1871 – 1963) – direttore degli scavi di Pompei e professore di antichità pompeiane all’Università di Napoli – portarono alla luce un triclinio riscaldato, confermato dalle strutture “suspensurae” rinvenute, composto da un ambiente rettangolare di Mt 12.30 x 7.00, con abside-ninfeo su lato piccolo disposto ad est.

Le mura , del periodo tardo-repubblicano, avevano uno spessore di mt 0,70 , realizzate in opera incerta di tufo giallo e malta, erano scandite da rientranze decorate da un rivestimento in lastre marmoree di altezza cm 20.

Il triclinio, aperto per il lato lungo a meridione, era stato progettato per avere a vista, mentre si mangiava, l’isola di Pithecussae ( Ischia).

I lavori di costruzione della domus iniziarono nella metà dell’ultimo sec. a.C., cioè nel periodo di Cicerone, Mamurra e Vitruvio, personaggi legati alla città romana di Formiae.
Da storici antichi sappiamo che Mamurra , dopo le guerre galliche, era diventato proprietario di cave di marmi a Luni ( oggi Carrara) e il marmo lunense fu utilizzato per primo da Mamurra nelle sue numerose domus di proprietà.
A Formia, una parte del vasto agro del Mamurrano, è conosciuta ancora oggi con il toponimo :Fontana Luni
Riferimento a marmi lunensi di ” mamurriana ” memoria ?? Chissà!!!

Il pavimento, realizzato in “suspensurae” per il riscaldamento termale, era impreziosito di tessere marmoree di varie grandezze.

Fu sentito anche il parere di Luigi Iacono – colui che studio’ la piscina natatoria ” Dulcis” di Nerva – che la paragono’ a strutture simili da lui viste nell’area flegrea , per godere la visione delle isole partenopee e del Vesuvio.

I primi studiosi , dall’uso abnorme di marmi , hanno pensato che la domus fosse stata realizzata da Mamurra, arricchitosi con le guerre galliche e britanniche al fianco di Giulio Cesare.
Ma i toponimi “mamurrani” e l’epigrafi rinvenute nell’area orientale di Formia, escludono questa ipotesi formulata.

Nel primo secolo d.C. la grande villa subì opere di miglioramento, il pavimento fu sollevato di mt 1,10, forse per avere una migliore e più ampia visione panoramica, e il triclinio, inizialmente rivestito di lastre marmoree e pregiate tessere, fu rivestito da un cementizio a base fittile.
Le pareti e la parte absidata rimase rivestita di marmo alto cm 20.

Così è scritto nella relazione di Giuseppe Spano:
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“…..Il salone era di somma eleganza. Se nulla della decorazione del pavimento, molto, al contrario, si può dire di quella delle pareti. Nel mezzi di quella settentrionale e della parte stretta cioè opposta al vano d’ingresso, evvi una rientranza larga più o meno due metri, della quale , avanzando della parete solo la parte inferiore, non è basato conoscere quale sia stata l’altezza.
Una rientranza analoga si osserva nella parte media e una terza nella estremità destra della parte occidentale…………….
Le pareti di questa sala erano decorate così come quelle che nelle città ellenistiche, soprattutto in Antiochia su l’Oronte, porsero ai pittori decoratori i modelli dei dei cosiddetti primo e secondo stile della pittura decorativa parietale ellenistico-romana .

Presso la fontana del ninfeo a forma di abside , fu trovata una testa marmorea di Athena, già parte di una statua. ”

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Giuseppe Spano ipotizza anche la presenza di una ” piscinae ” per allevamento pesci che forse oggi non è più visibile per effetto dell’innalzamento del livello del mare di circa mt 1,50 negli ultimi duemila anni, cosa su cui concordano molti esperti del settore.

Insomma , mi è capitato la fortuna di poter leggere una entusiasmante relazione di dieci fittissime pagine che , certamente , non può essere condensata in poche righe.

Di questa domus e del suo stupendo triclinio, purtroppo, si sono perse le tracce.
Forse è ancora al disotto di una moderna costruzione nel tratto orientale del litorale di Vindicio a Formia.

In proposito rammento un mio articolo di diversi anni fa riguardante un tale che, pressappoco nello stesso luogo del triclinio a Vendicio, nel 1937 trovò nel suo terreno tantissimi tasselli marmorei di diverse forme e varietà , per cui arrivò alla conclusione di aver individuato un laboratorio di epoca romana per la lavorazione dei marmi.
È molto probabile che il ” laboratorio romano” altro non era che il triclinio di cui adesso stiamo parlando.

Ricordo , infine , che un triclinio riscaldato a Formiae, lo ritroviamo nell’episodio di cronaca nera di “Larcio Macedo” narrato da Plinio il Giovane , oggetto di un mio post del passato.

Questo mio odierno articolo è frutto di una ricerca in collaborazione con Michele De Santis .

Le fonti :
– Archivio Tess – Beni culturali
– Accademia reale dei Lincei – Archivio Archeologico

Raffaele Capolino

MEDAGLIE REALIZZATE DA DORA OHLFSEN (1869 – 1948)

MEDAGLIE REALIZZATE DA DORA OHLFSEN (1869 – 1948)

La stessa artista australiana che progettò gratuitamente il Monumento ai Caduti di Piazza della Vittoria a Formia.

La medaglia in bronzo ( foto 1 e 2) fu coniata per celebrare l’intervento delle forze australiane e neozelandesi nella guerra del 15-18.
Altre medaglie della stessa artista-scultrice in foto 3 e foto 4

Il monumento di Formia riporta i nomi dei soldati Formiani caduti nella prima guerra mondiale del 1915-1918 più altre guerre dal 1866 al 1902.

Il modello utilizzato per l’immagine del soldato in bronzo fu il Conte Luigi Tosti di Valminuta, come ci viene riferito dal prof.Giovanni Bove in atti dell’Archivio Storico.

Il nostro monumento venne inaugurato il 18 luglio del 1926 alla presenza del Ministro Pietro Fedele , il Maresciallo A.Diaz , l’On.Luigi Tosti e la Duchessa d’Aosta che ritornò a Formia il 26 novembre dello stesso anno per la inaugurazione del Regio Ginnasio-Liceo “Vitruvio Pollione”.

La Ohlfsen, prima di cimentarsi nella scultura , fu dal 1889 al 1894 un’apprezzata pianista.

Raffaele Capolino

IL “MACCARONARO” Un mestiere tipico di Formia dell’800

IL “MACCARONARO”
Un mestiere tipico di Formia dell’800

Lo ritroviamo in questa attestazione di morte di Donna Carolina Merola , madre naturale di Pasquale Mattej, vedova di Simone Mattej, risposata con Salvatore Scognamiglio, il cui vero cognome era Scognamillo.

Come testimone : Saverio Ardia di Mola di anni settanta e domiciliato a Mola di professione :

Maccaronaro

Siamo nel 1828, precisamente il 21 di novembre, alle ore venti.
Il sindaco del Comune di Castellone e Mola era Giuseppe Rasile Roscio.

Da questo documento sappiamo anche che Carolina Merola era nata a Napoli, figlia di Don Vincenzo e Donna Teresa Miggiarra di Napoli

Raffaele Capolino

UN GOVERNATORE DI DUE PROVINCE ROMANE CHE AVEVA UNA VILLA A FORMIA

UN GOVERNATORE DI DUE PROVINCE ROMANE CHE AVEVA UNA VILLA A FORMIAFB_IMG_1592884775908

Si tratta di Aulo Scanzio Larciano, figlio di Aulo della tribù Aelia, che fu governatore della Dalmazia e della Mauritania Tingitana.

Ricoprì la carica di esattore delle tasse di successione, tribuno delle coorti lll Pretoria , X urbana e lV dei vigili.

Centurione anziano della prima coorte fu anche patrono della Colonia Formiana nel ll sec. d. C..

Base e statua sovrapposta, furono volute e finanziate dal Consiglio Cittadino.

Raffaele Capolino

ARCHI DI EPOCA ROMANA Mamurra, Vitruvio, storia, tradizione, raffronti, ipotesi

ARCHI DI EPOCA ROMANA
Mamurra, Vitruvio, storia, tradizione, raffronti, ipotesi

Le prime quattro foto si riferiscono all’arco Romano di Itri a Pagnano, area che faceva parte della Città Romana di Formiae.
La quinta foto è un disegno del 1847 del Mattej riferito allo stesso arco che si dice possa essere appartenuto ad un grande latifondista, forse lo stesso Mamurra proprietario di centinaia di ” jugeri” nel Formianum, come riferito dal poeta Catullo.

Molti riferimenti al personaggio Mamurra, ci pervengono dalle guerre galliche e britanniche di Giulio Cesare in aggiunta ai toponimi – Mamurrano, Momorrano, Mormorano – ancora esistenti per esserci anche pervenuti da Catasti Onciari, vecchi archivi medievali e soprattutto, dal Codex Cajetanus.

Molte epigrafi formiane sono riconducibili a Mamurra e alla Gens Vitruvia , in particolare a M.Vitruvius liberto di Marco.

Le altre foto riguardano un doppio arco di Thibilis , attualmente in Algeria, firmato dall’architetto:
M Vitruvius Mamurra
arcus s p f

Ossia :Marcus Vitruvius Mamurra
arcus sua pecunia fecit

Il doppio arco di Thibilis, attualmente ridotto in una sola arcata ( ultima foto) ci ricorda, a prima vista (specie l’arco scomparso) , lo stile del nostro Arco Romano di Pagnano di Formiae romana ritenuta , da più di duemila anni, luogo di nascita di Mamurra nonché probabile luogo di nascita di Marco Vitruvio del “De Architectura”.

La ricostruzione storica a volte è curiosa.
In alcuni casi, un piccolo riferimento o una debolissima teoria fanno arrivare a conclusioni complicatissime e impensabili.

In certe situazioni , basta un numero preciso di colonne, un particolare tipo di malta o una qualsiasi dislocazione degli ambienti, per attribuire le opere all’architetto che si vuole.

Nel caso nostro, per dimostrare che Mamurra e Vitruvio (forse addirittura identificabili nella stessa persona) abbiano calpestato i nostri luoghi non bastano le iscrizioni trovate, né tutto quanto scritto dagli storici antichi che ci hanno preceduto , né valgono le tradizioni orali da generazioni a generazioni.

Insomma, per far valere le nostre ragioni, dovremmo essere capaci…………….. di esibire i certificati originali di nascita dei due personaggi !!!!!!!

Anche per Marco Tullio Cicerone, nonostante quanto scritto da Tito Livio, Plutarco e tanti altri storici, si vorrebbe da noi di Formia………… non solo l’attestato di morte ma, addirittura, il certificato di specificità funeraria del Mausoleo !!!!!!

Raffaele Capolino

A VENDICE ALL’ARENA 16 febbraio 1847

A VENDICE ALL’ARENA
16 febbraio 1847

FB_IMG_1592597718712Disegno di Pasquale Mattej riguardante una cisterna di epoca romana sormontata da resti di domus.

Come già detto in altre occasioni, fino al primo dopoguerra, il toponimo Vindicio identificava tutta l’area di Formia ad ovest del Ponte di Rialto.

Il Mattej, con questo suo titolo vuole riferirci che il sito da lui disegnato era sul lungomare di Vindicio.

Raffaele Capolino