LA GALLERIA ” VITRUVIUS ” A FORMIA

LA GALLERIA ” VITRUVIUS ” A FORMIA

Ho ricordi bellissimi legati a questa galleria che, chissà per quale motivo, non ha avuto la fortuna che il suo proprietario avrebbe sperato.

La galleria nacque da un’idea di Annibale Mesolella, un mio amico da sempre che era conosciuto con il nome di Ciro , forse per distinguersi dal padre che pure si chiamava Annibale .

Era mio coetaneo ed è stato un mio compagno di scuola delle elementari.

Ci conoscemmo all’età di sette/otto anni quando la sua famiglia si trasferì a Formia provenendo da una cittadina del Casertano.

Negli anni ’70 del secolo scorso iniziò i lavori alla Galleria ” Vitruvius ” e, conoscendo la mia passione per la storia dei luoghi , mi invitò a visitare il cantiere e in particolare gli angoli più interessanti dal punto di vista archeologico.

Non esisteva allora il cellulare e non mi fu possibile fare foto.

Ma ricordo ancora bene ciò che c’era nel piano più sottoposto.

Resti murari romani di ogni epoca, dal tardo periodo repubblicano alle opere laterizie e in reticolato del II secolo d.C .

Ampie parti di pavimento in cocciopesto con decorazioni in piccolissime tessere bianche, mosaici e ambienti con sistemi di riscaldamento tramite aria calda in doppie pareti e sotto il pavimento.

Chiare tracce di “calidarium” di un impianto termale di una domus appartenuta a famiglie romane di alto rango oppure a Terme pubbliche.

Voci di popolo riferiscono di un tunnel di epoca romana che si collegava con il ” Balneum” sul litorale sottostante chiamato “Sarinola “, toponimo riconducibile alle “saline” .

Mi è capitato pochi giorni fa di rivedere il logo che lui creò , incrociando la ” M ” del suo cognome e la ” V ” di Vitruvio all’ingresso laterale della Galleria ( foto 1)

Ciao Annibale , amico indimenticabile! !!!!
Anche tu, come me , hai conosciuto il dolore per la perdita prematura di un Figlio !!!

Buon Natale!!!!

Raffaele Capolino

CICERONE E LA SUA ” FORMIANITA’ “

CICERONE E LA SUA ” FORMIANITA’ “FB_IMG_1514068426983.jpg

Scrive Plutarco in ” Vita di Cicerone ” :

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“”” Pare che il primo membro della famiglia ad essere soprannominato Cicerone sia stato persona d’importanza; per questo i suoi discendenti non rifiutarono l’appellativo , anzi lo conservarono con ogni riguardo , senza curarsi di chi li derideva ( ed erano in molti).

In latino, infatti, cicer significa cece: quell’antenato sembra che avesse sulla punta del naso un’escrescenza carnosa , aperta in mezzo proprio come un cece , da cui gli sarebbe derivato il soprannome.

Quando il nostro Cicerone, soggetto di questo scritto, agli esordi della carriera aspirava alla sua prima carica, i suoi amici gli consigliarono di rifiutare l’appellativo e di mutarlo con un altro; ma lui , con la spavalderia propria dei giovani , rispose che avrebbe lottato per dimostrare che il nome Cicerone poteva valere più degli Scauri o dei Catuli.

Durante la sua Questura in Sicilia , poi , consacrò agli dei un oggetto d’argento, su cui fece includere i suoi due primi nomi , Marco e Tullio; al posto del terzo, invece, ordinò per scherzo all’artista di raffigurare un cece. Questo è quanto si tramanda a proposito del nome. “””

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Quanto sopra scritto e’ esattamente riferito da Plutarco ( 45 – 120 d C.) che nacque meno di un secolo dopo la morte di Cicerone.

Cicerone era quindi sicuro che con la sua cultura e le sue capacità sarebbe diventato più famoso della Gens Scauro e della Gens Catulo.

Ma chi erano ” gli Scauri e i Catuli ” citati da Plutarco ?

Chi , come Cicerone, amava villeggiare a Formia non poteva non conoscere queste due nobili famiglie che vantavano familiari giunti al Consolato nel periodo Repubblicano.

La Gens ” Scauro” era una nobile e ricca famiglia di militari di cui il più famoso fu Marco Emilio Scauro sepolto a Pompei. La Gens ” Catulo” era ben attestata nel Formiano tant’è che Cicerone, in una sua lettera, parla del suo confinante a Formia ” Sebosio, quello amico di Catulo”
Non a caso , nel nostro Museo Archeologico sono conservate due lastre funerarie legate tra loro e dedicate a Gaio Cesio Catulo e ad un cagnolino scolpito dato che il soprannome “Catulo ” significa proprio ” cagnolino”. Uno dei rari casi di monumento funebre con ” immagine onomastica” come fu definita dall’epigrafista Lidio Gasperini nell’articolo sul Formianum VI 1998 pag. 53.( questa sepoltura sarà oggetto di un mio prossimo post)

La ” Formianita’ ” di Marco Tullio Cicerone è quindi anche corroborata da questi confronti e da queste amicizie che inevitabilmente avvennero anche per motivi professionali ( orazione Pro- Aemilio Scauro in un processo per concussione ) .

Cicerone , quando acquisto’ la Villa di Formia intorno all’anno ’70 a.C. , sapeva che avrebbe potuto conoscere personaggi importanti e forse anche Pompeo Magno ( 106 – 48 a C) da molti studiosi considerato proprietario di immobili nel ” Formiano” frequentato , tra l’altro , anche da Scipione l’Africano come riporta Tito Livio e Gesualdo.

A Formia poté conoscere Lucio Munazio Planco che difese in un processo di corruzione e Lucio Calpurnio Bestia che difese per sei volte in quanto accusato anch’egli per brogli elettorali .
Quest’ultimo era il padre adottivo di Lucio Sempronio Atratino ( proprio quello del Mausoleo Atratino ) che , politicamente legato a Cesare , denunciò, assieme a Publio Clodio, l’amico e allievo di Cicerone: Marco Celio Rufo ( una sua villa a Formia) ottimamente difeso con l’orazione ” ciceroniana” Pro- Caelio.
Anche l’orazione Pro-Murena fu scritta da Cicerone per difendere questo personaggio Formiano suo amico, accusato di brogli in una elezione, e che divenne poi suocero di Mecenate in quanto consorte di sua figlia Terenzia.

Cicerone scrisse ad Attico che la sua dimora di Formia era diventata un “Tribunale” con una lunga fila di clienti e potenti personaggi romani a chiedere di essere ricevuti.
“Non villam habeo sed basilicam” così scrisse al suo amico.

Cicerone sapeva quindi che Formia era frequentata dagli uomini più potenti di Roma e che anche Omero scrisse versi per raccontare episodi formiani vissuti da Ulisse .
Virgilio poi, contemporaneo di Cicerone, vi collochera’ una tappa del viaggio di Enea.

Gli amici di Arpino valutino bene anche il contenuto di questo post prima di dare sfogo alle loro inopportune e sciocche discussioni sul cartello ” Formia città di Cicerone ” .

Nel ’49 a.C. , durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo, Cicerone soggiorno’ diversi mesi a Formia , dove ricevette la visita di Cesare.
Altro episodio importante è la visita di Cesare ” Dux ” avvenuta a Formia nel ’45 sempre nella dimora di Cicerone, come comunicato ad Attico e narrato da Erasmo Gesualdo.

Quando nel ’43 Cicerone, trovandosi nella Villa del Tuscolo seppe della sua condanna a morte decisa dal Triumvirato in seduta su un’isola fluviale vicino Bologna, pensò di riparare nella sua villa di Formia da dove sarebbe partito via mare per la Grecia. Fu sfortunato perche’ in quei primi giorni di dicembre un vento proveniente da est , che oggi è chiamato ” Grecale” e che durava anche allora due/tre giorni come adesso, impedì la partenza resa difficoltosa anche dalle vele quadre latine di quei tempi.

Gli antenati degli amici di Arpino hanno visto nascere questo grande Oratore , ma i nostri avi lo hanno visto in vita e morire nelle nostre terre che conservano, non uno, ma ben due sepolcri riferibili alla sua famiglia.

Raffaele Capolino

LA PORTA DEI FRANCESI DI MOLA DI FORMIA IN UNA RARA IMMAGINE FOTOGRAFICA DELLA SUA DISTRUZIONE.

LA PORTA DEI FRANCESI DI MOLA DI FORMIA IN UNA RARA IMMAGINE FOTOGRAFICA DELLA SUA DISTRUZIONE.

La foto 3 è una rara immagine che mostra la distruzione di questa bellissima porta di Mola, detta dei Francesi o Porta dell’orologio.

La foto è ripresa dal lato est e mostra l’arcata già demolita in parte, assieme ai fabbricati retrostanti per costruire, nel 1931, il tracciato di Via Emanuele Filiberto.

Nella foto sono ben visibili due fabbricati in Via Caposelice che si riscontrano nella foto 2.

Buona parte dei fabbricati del quartiere di Mola fu abbattuta per consentire la costruzione di una via nuova.

Furono intersecate tre vie : Via dei provenzali, Via Maiorino e Via dell’orto del Re.

In pratica successe la stessa cosa che si verificò a Roma , forse proprio negli stessi anni, per la costruzione di Via della Conciliazione con abbattimento di buona parte del caratteristico e antico Borgo Pio.

Era previsto un tracciato diverso della strada a monte che fu scartato comportando, in tal modo, la scomparsa per sempre di un bel monumento simbolo di MOLA che subì anche la distruzione di buona parte del borgo.

Raffaele Capolino

P. S. Cliccare le immagini per leggere le didascalie

MURA PREROMANE CON ARCO A TUTTO SESTO IN ZONA PALOMBARA A CASTELLONORATO DI FORMIA

MURA PREROMANE CON ARCO A TUTTO SESTO IN ZONA PALOMBARA A CASTELLONORATO DI FORMIA

Queste mura lunghe circa 40 metri rappresentano il tratto più lungo di antiche opere conservate nel territorio di Formia.
Sono alte 4 metri ed hanno nella parte centrale un accesso ad arco a tutto sesto largo mt 1,25 con altezza di 3 metri e profondità di 6 metri.
Lo spessore del muro è di un metro circa.
Da quanto riferitomi dai residenti del luogo, doveva essere una sorta di sostruzione dei luoghi propedeutica ad una costruzione di una villa di cui esistono tracce nel piano di campagna retrostante e superiore certamente e ovviamente più visibili nel passato.

Come alcuni tratti di mura ciclopiche romane e preromane di Formia , anche queste giacciono in uno stato di abbandono documentato anche dal fatto che con il passare degli anni si ravvisano sempre più cedimenti e smottamenti. La chiave di volta dell’arco-tunnel si è abbassata di trenta centimetri insieme all’elemento affiancato lato Maranola.

Le mura di cui ci interessiamo adesso sono state studiate da un nostro concittadino Arch.Salvatore Ciccone che le classifica di terza maniera e riferibili al V sec. Ac.

Uno studioso romano venuto appositamente da Roma per osservarle ,come riferito da chi è sul posto, le ha posizionate ad un periodo ancora più antico, e riferibili quindi a popoli Volsci, Pelasgi, Aurunci o forse addirittura a popoli Etruschi che hanno trasferito ai Romani la tecnica dell’arco a tutto sesto e senza calce , cosa che avvenne anche in fatto di costruzione di ponti. Ma della presenza di Etruschi a Formia non se n’e’ mai parlato anche se alcune zone più a sud di Formia in realtà sono state interessate da una colonizzazione etrusca.

Molti popoli si sono avvicendati in questo nostro territorio caratterizzato da panorama e clima ineguagliabili. Ma l’elemento che più attirava i popoli che vi vissero fu a mio parere il gran numero di sorgenti di acqua (almeno cinque) cosa difficile da trovare in altri luoghi.

I romani sono stati, fin dai primi anni della loro occupazione del nostro territorio, sempre impressionati dalla grandiosità delle mura megalitiche di Formia e da altre costruzioni sempre in opera poligonale. Ricordiamoci che Tito Livio parlava di “Formiana Saxa” quando i romani speravano di incastrare Annibale nel nostro litorale nel secondo secolo ac.
Tra gli anni 1930 e 1950 gli studiosi Formiani Mario Di Fava e Tommaso Testa localizzarono ventiquattro insediamenti di mura poligonali nel territorio Formiano. Oggi grazie agli approfondimenti e agli studi di Salvatore Ciccone gli insediamenti sono diventati una trentina.

Potremmo anche relazionarci alla mitologia greca che riferisce di giganti antropofagi chiamati Lestrigoni che avrebbero stazionato nel nostro territorio.La parola Lestrigone in greco significa “lavoratore e tagliatore di pietre” e questo riferimento mi fa ritornare bambino quando a Castellone, come molti di voi ,ci si divertiva a giocare a “strigola” su un terreno battuto e in piano.
La “strigola” era una pietra liscia da almeno un lato ed è una parola che ha molta assonanza con la parola “Lestrigone” oltre al fatto che entrambi
i termini si riferiscono a pietre lavorate. .Che sia una parola che ci perviene dai nostri antenati nel corso dei millenni?Particolare molto curioso anche perché è un termine popolare esclusivo del nostro ambito territoriale formiano. Pensare che possano essere stati i Lestrigoni a costruire queste mura ed altre , è semplicemente affascinante non solo per noi ma anche per coloro che vengono a visitare i nostri tesori archeologici.
Tutto quanto sopra scritto meriterebbe di essere approfondito da forze giovani con passioni storico-archelogiche-mitologiche.

Mi auguro che i miei semplici e modesti post stimolino altre persone ad amare sempre più la storia e le bellezze naturali di questo meraviglioso territorio nel quale abbiamo avuto la fortuna di nascere e di viverci.

Approfitto di questo post per augurare un Buon Natale a tutti i miei amici fb e a tutti gli amici di “Sei di Formia se ……”.

Raffaele Capolino

I TRE SEPOLCRI ROMANI DI PAGNANO (FORMIA ) DISEGNATI DAL MATTEJ NEL 1847 FANNO ANCORA PARTE DEL NOSTRO PATRIMONIO ARCHEOLOGICO

I TRE SEPOLCRI ROMANI DI PAGNANO (FORMIA ) DISEGNATI DAL MATTEJ NEL 1847 FANNO ANCORA PARTE DEL NOSTRO PATRIMONIO ARCHEOLOGICO

 

Contrariamente a quanto scritto nel mio post del 16 settembre scorso i tre sepolcri romani di Pagnano, disegnati da Pasquale Mattej nel marzo del 1847 sono ancora tutti e tre in discrete condizioni e visibili da strada pubblica.

 

Per caso mi sono apparsi in una salita di Pagnano questi tre bellissimi siti posti in una villa privata , in una zona collinare di Formia e con grande meraviglia li ho immediatamente correlati con il disegno del Mattej.

 

Nelle zone collinari di Pagnano e S.Maria La Noce , come già scritto , dovevano esserci diversi sepolcri e conserve d’acqua tutte disegnate dal nostro concittadino.

 

Sarebbe interessante fotografare tutti questi siti, osservati e disegnati dal Mattej, nelle situazioni attuali, ovviamente se ancora in essere.

 

Due delle foto postate si riferiscono a resti di edifici romani , con molta probabilità a conserve d’acqua o sepolcri nella zona collinare di S.Maria La Noce.

 

Raffaele Capolino

L’ISCRIZIONE MURALE DI EPOCA ROMANA IN VIA MAMURRA A CASTELLONE – FORMIA

L’ISCRIZIONE MURALE DI EPOCA ROMANA IN VIA MAMURRA A CASTELLONE – FORMIA

Finalmente possiamo leggere il contenuto di questa iscrizione che ha interessato molti studiosi come Lidio Gasperini, Heikki Solin, Nicoletta Cassieri, Gian Luca Gregori e Mario Chighine.

Grazie a Mario Chighine, che fece un rilievo e, soprattutto, un calco nel 1994, Nicoletta Cassieri e Gian Luca Gregori hanno potuto realizzare uno studio presentato ad un Convegno all’Università di Macerata nel ricordo di Lidio Gasperini interessato allo studio di questa epigrafe che però non ebbe il tempo per completarlo.

Si tratta di un elenco di nomi di una trentina di soldati romani scritti in vernice rossa in una superficie di parete delimitata da una cornice dello stesso colore.

L’iscrizione, che occupa una spazio alto cm 180 e largo cm 85, ha lettere alte tra i 6 e i 5 cm.

Quasi tutti i militi elencati recano il loro grado o la loro specializzazione e curiosamente hanno tutti il gentilizio abbreviato in VAL che sta per Valerius.

Si fanno varie ipotesi tra cui quella di appartenenza ad un contingente situato a Formia con funzioni di controllo, sicurezza e sorveglianza del complesso di ville imperiali presenti fin da età Giulio-Claudia nel comprensorio Fundi – Formiae – Caieta.

Un elenco di nominativi ( con gentilizi e cognomi) che si aggiungono a quelli già conosciuti per altre epigrafi con ulteriore arricchimento della storia romana che ha interessato il territorio del Formianum.

I cognomi sono in prevalenza latini, ma non mancano cognomi grecanici e forse anche barbarici.

Parliamo di legionari centurioni, cornicularius, actarius, tesserarius ed altro.

In data di ieri, sempre sulla mia pagina, è stato pubblicato il link completo di questo meraviglioso studio ad opera di Nicoletta Cassieri e Gian Luca Gregori.

Raffaele Capolino

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FOLCLORE CASTELLONESE NEGLI ANNI 50/60 SECOLO SCORSO

FOLCLORE CASTELLONESE NEGLI ANNI 50/60 SECOLO SCORSOFB_IMG_1514067415587.jpg

 

Il personaggio sull’asino era vestito completamente di strame/stramma nel lunedì in albis di ogni anno, in queste condizioni , saliva a S. Maria La Noce dove partecipava con gli amici ad un interminabile pranzo innaffiato da abbondante vino.

 

Il ritorno, con lo stesso abbigliamento, avveniva nel primo pomeriggio per raggiungere piazza S. Ermo , dove diventava giudice unico di una gara tra giovani impegnati sul palo della cuccagna guarnito di prosciutti e salami, ma ben unto di grasso per renderne difficile la salita.

 

L’organizzatore principale di questi folcloristichi eventi era l’indimenticabile Quintino, il papà di Augusto Ciccolella .

 

Io stesso ricordo di aver visto più di una volta questo pittoresco personaggio sfilare, sull’asino e in questi abiti inusuali, tra i vicoli di Castellone.

 

L’abbigliamento, cucito dalla moglie e interamente in strame, era un ” completo ” di pantaloni, giacca, cappello e scarpe da far morire d’invidia i migliori sarti dell’epoca.

 

Non credo sapesse leggere, eppure in questa foto lo si vede con un giornale davanti agli occhi.

 

Alcuni mi riferiscono che questi eventi si siano ripetuti per più di una decina d’anni per cui sono sicuro che molti lo ricordano e sapranno

riferirne anche il soprannome.

 

L’immagine è proveniente dal reparto foto del ” Fondo Bove” presso Archivio Storico Comunale di Formia.

Raffaele Capolino

RESTI DI UNA DOMUS ROMANA IN LOCALITÀ CASTAGNETO DI FORMIA

RESTI DI UNA DOMUS ROMANA IN LOCALITÀ CASTAGNETO DI FORMIA


Mura possenti e cisterna fuori terra di grandi dimensioni

Trattasi di resti di una Domus di campagna appartenuta di certo a un grande personaggio vissuto nel nostro territorio , confermato dallo spessore delle mura , di oltre cm 150 , che circondano una cisterna fuori terra di mq 100 circa , per un’altezza di almeno tre metri e per una capacità di circa 300.000 litri . La Domus doveva essere posizionata nei pressi di questa cisterna come evidenziato da resti anche se di minor volume.

La cisterna, come è possibile vedere dalle foto, misura cinque metri per venti con mura su tutti i lati , coperte di ” cocciopesto” e con volta a botte quasi totalmente crollata .

La cisterna veniva alimentata dalla sorgente Funno , ora divenuta un fossato di scolo che dalle colline di Maranola si congiunge, molto probabilmente, al fossato di Acqualonga .
È facile che la stessa cisterna fosse dotata di una copertura con ” impluvium ” per la raccolta anche di acque piovane.

Il doppio approvvigionamento ( sorgente e acque piovane) era molto diffuso al tempo dei romani , condizionato da sorgenti con ridotta portata , ed è riscontrabile anche nella Piscina Mirabile di Baia al Capo Miseno, da me visitata diversi anni fa.

Molti fossati attuali, nel passato romano dovevano essere stati formali di sorgenti di acqua potabile.

Una cisterna così grande e il suo luogo di collocazione fanno pensare ad un’attività rurale organizzata dal proprietario della Domus in un vasto appezzamento di terra , ovviamente con l’aiuto di un nutrito stuolo di collaboratori, per la produzione di vino o per l’allevamento di bestiame, o per entrambe le attività.

Lo spessore delle mura che circondano la mastodontica cisterna è di certo giustificato dalla enorme spinta che doveva sprigionare , a completo riempimento, la massa liquida contenuta da questa cisterna che, chiaramente , doveva servire anche agli usi domestici e ad eventuali giochi d’acqua in un giardino che certamente attorniava la Domus.

Solo un ricco patrizio romano poteva permettersi una proprietà terriera con una cisterna di tali dimensioni.

La struttura fuori terra del manufatto , per le sue grandi dimensioni e per la sua collocazione in un’altura rispetto al frontale litorale marino , potrebbe anche aver avuto una funzione pubblica di fornitura idrica per le ville marittime sottostanti .

Questo è quello che , assieme ai miei amici Tommaso Bosco e Luciano Simione , ho avuto il privilegio di vedere e fotografare , autorizzato dal proprietario del fondo privato , e di poterlo raccontare e condividere con voi.

Raffaele Capolino