AMEDEO MAIURI ( 1886 – 1963) IN UNA SUA CURIOSA E IRONICA DISSERTAZIONE ” SULL’ INQUILINO” DI TRE SITI ARCHEOLOGICI DEL NOSTRO TERRITORIO

AMEDEO MAIURI ( 1886 – 1963) IN UNA SUA CURIOSA E IRONICA DISSERTAZIONE ” SULL’ INQUILINO” DI TRE SITI ARCHEOLOGICI DEL NOSTRO TERRITORIO

Fu soprintendente ai siti archeologici della Campania negli anni ’20 – ’30 – 40 scorso secolo ed è ricordato come direttore di trentasette anni di scavi consecutivi a Pompei.

Così scrisse nel suo volume : Passeggiate campane – capitolo : Innanzi alla Tomba di Cicerone

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” Il somaro è il naturale abitatore di grandi mausolei sperduti e abbandonati e abita anche qui in tombe illustri: il mausoleo di Lucio Sempronio Atratino, la tomba di Cicerone, il sepolcro di Galba.

Sfida impavido ordinanze di sfratto, mandati di comparizione e multe in contumacia con la stessa paziente tolleranza con cui sopporta bastonate sotto un carico pesante.Ed io non so scandalizzarmene.

È l’animale che meglio sa adeguarsi alla severità claustrale d’una cella funeraria : ha una sua malinconica e rude selvatichezza che non deve renderlo sgradito allo spirito dei trapassati.

Nel silenzio del sepolcro il lento sgranocchiare delle pannocchie di granturco gli concilia il sonno e la meditazione, e, se di tanto in tanto qualche impetuoso raglio d’amore gli esce dai precordi, è come il grido d’un esule lanciato dal chiuso della prigione “

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Una simpatica disquisizione straricca di ” ironia e humour ” riguardante:

  • Il Sepolcro di Cicerone a Formia
  • Il Mausoleo di Atratino a Gaeta
  • Il Sepolcro di Galba a Monte S.Biagio

Raffaele Capolino

UN INEDITO DOCUMENTO DEL 1814 NARRA UN EPISODIO VISSUTO DA UN NOSTRO CONCITTADINO DI “LA COMUNE DI FORMIA”.

UN INEDITO DOCUMENTO DEL 1814 NARRA UN EPISODIO VISSUTO DA UN NOSTRO CONCITTADINO DI “LA COMUNE DI FORMIA”.

È un raro documento, se non addirittura l’unico pervenutoci, di questo primo Comune di Formia , nato nel 1799 come è descritto nella Colonna della Libertà posizionata davanti alla Fontana delle Cinque Cannelle.

È una copia di un biglietto d’uscita da un ospedale militare di Napoli redatto il 30 gennaio 1814 per tal Erasmo Antonio Perrone , coscritto nativo di Mola di Gaeta , provincia di Terra di Lavoro , entrato in ospedale il 25 novembre 1813 e uscito il 29 gennaio 1814.

Si tratta di un lasciapassare militare per il nostro concittadino Erasmo Antonio Perrone , dichiarato il 26 gennaio 1814 inabile al servizio militare dal Ministro della Guerra, per il ricongiungimento con i suoi a Mola di Gaeta e con promessa di una indennità che sarebbe stata dopo decisa dal distretto militare di Capua.

L’atto con tanto di timbro di ” La Comune di Formia – Mola e Castellone ” , copia di un documento originale conservato negli atti dello stato civile , è firmato da tal Claudiano D’Elia Economo Curato con annotazioni finali illeggibili ( si legge bene solo : Stanislao ).

Si tratta di un documento dei primi anni di autonomia amministrativa , con ripresa del nome di Formia dopo oltre mille anni , grazie alla ventata di libertà pervenutaci dai Francesi nel 1799 anche se osteggiata dai Borbonici, sempre contrari alle modifiche amministrative territoriali.

Altro evento storico avvenne nel 1819 con la costituzione del Comune di Castellone e Mola che confermò in modo definitivo l’acquisita autonomia amministrativa .

Dell’impronta del timbro ne ho già parlato il 27 maggio 2017 ma non pubblicai il testo del documento che, come già detto, assieme alla Colonna della Libertà, rappresentano le uniche testimonianze di questa entità amministrativa sorta nel 1799.

Sarebbe bello riprodurre questo documento in forma cartacea antichizzata , trattandosi di un periodo poco conosciuto.

Raffaele Capolino

NINFEO DI VILLA REAL CAPOSELE E AREA ARCHEOLOGICA DEL BORSALE

NINFEO DI VILLA REAL CAPOSELE E AREA ARCHEOLOGICA DEL BORSALE

Tratto da un articolo degli “Atti della Reale Accademia di archeologia” del 1870

Si descrivono luoghi della Villa Caposele e resti che ritengo siano quelli delle Scuole Elementari di Rialto che sono proprio dirimpetto alla Real Villa Caposele, in pratica l’area del Borsale di Castellone.
Una narrazione che ci trasferisce situazioni nuove relativamente a questi due siti archeologici della nostra città.

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“Sotto i giardini della magnifica Villa di Caposele a Formia erano moltissimi fabbricati, i quali si estendevano dove più, dove meno nel mare; la quale delizia acquistata dalla Real Casa, si volle da questa ristaurare e riformarsi; a quale oggetto scavando man mano nella parte orientale di quei giardini, poco al di sopra del livello del mare si rinvenne un grandioso edificio a due piani con corridoi, stanze e gallerie, dove ancora si osservavano pilastri e cornici in stucco colorati, ed in mezzo di questa nobile abitazione fu rinvenuto quasi intatto un grazioso e bellissimo ninfeo, le cui volte sostenute da quattro colonne, non che pareti dipinte a verdetto con paesini, pesci e mostri marini l’abbellivano; e nelle tre principali di esse una vasca per ciascuna ad uso di bagno rivestita di marmo si vedeva; e quella di mezzo che prospettava l’ingresso che dava sui giardini era costeggiata da due piccole stanze , delle quali quella a dritta stimata ad uso di spogliatoio, ed in quella a sinistra una scala metteva agli appartamenti superiori, i quali trovaronsi in tale stato di conservazione che appena fornitili delle imposte ed altri accessori indispensabili, furono tosto abitati, come tutto l’estesissimo spazio che dal Ninfeo si estendeva fino al mare , un di giardini , ad orti e giardini fu restituito.

Ma di questo sontuoso palagio, di questi lunghi fabbricati non all’intutto ingoiati dal mare , qual fu il ricco Signore? a quel uso addetti erano? tutti l’ignorano: vaghe ed incerte congetture li dicono di Cicerone.

Dirimpetto alla descritta Villa, intercettando la regia strada che mena a Fondi, si eleva una collina , la quale per quattro e più moggia è ricca di regolari piantagioni di olivi, e questi messi come in tanti alveari di regolari scaglioni e paralleli, i quali costrutti erano da una fabbrica a secco di ogni specie di marmi , di cornici, di mattoni, di pavimenti e di pezzi di musaico.

Questo spettacolo di antiche ruine avrebbe commosso anche un selvaggio; considerando solo quali e quanti monumenti si erano dovuti distruggere per formare da tali avanzi così estesi a quell’oliveto: talché un giorno mi vi condussi insieme col fu valoroso Architetto Rizzi per ritrarre in disegno colorato, almeno per memoria, un pezzo di musaico di circa un mezzo metro che si affacciava da quelle macerie, nelle quali un’altra parte restava incastrata fra le tortuose radici di un vecchio ulivo.
Esso rappresentava un meandro a diversi colori forse fregio di qualche gran pavimento a musaico figurato.

E qui lascio le opere della romana architettura, ché impossibile sarebbe voler tutte quelle enumerare, che da per ogni dove coprono il territorio di Gaeta e Formia “

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L’architetto Rizzi citato, altro non è che Ulisse Rizzi che fu Soprintendente agli scavi di Paestum negli anni 1859/1860

I resti archeologici descritti si riferiscono al Ninfeo Minore restaurato dai Borbone dopo l’acquisizione, nel 1852, da parte di Ferdinando ll , Re del Regno delle due Sicilie.

Il mosaico di cui si parla è il “Teseo e il Minotauro” , trovato al Borsale, dipinto dal Mattej e attualmente conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Il presente articolo è stato realizzato con la collaborazione di Michele De Santis .

Raffaele Capolino

IL CENTRO DI FORMIA NEL 1850, VISTO DAL MAREDisegno di Pasquale Mattej

IL CENTRO DI FORMIA NEL 1850, VISTO DAL MARE
Disegno di Pasquale Mattej

Tramite il Mattej possiamo ammirare oggi un tratto di costa, priva di abitazioni private, tra i due borghi di Castellone e Mola che, insieme, nel 1820 dettero vita ad un unico comune con propria autonomia amministrativa, con Gaeta città capo distretto e Caserta capoluogo di provincia.

Questo disegno del Mattej è particolare perché oltre a riportare i Criptoportici, detti comunemente Grotte di S. Erasmo, ci permette di ammirare quello che noi oggi chiamiamo muro di Nerva, ma che lo stesso Mattej chiamava all’epoca : Grande Muraglia.

Bellissima è la rappresentazione grafica della Chiesa di S. Teresa con annesso Monastero dei Carmelitani, la spiaggia di Salinola ( toponimo oggi modificato in Sarinola) e l’immancabile Torre di Mola con probabili tre arcate dell’Acquedotto Romano anche se non perfettamente posizionate.

Sulla collina di S. Antonio è visibile la Chiesa omonima, oggi un rudere all’interno di proprietà private.

Un disegno davvero straordinario con i resti a mare dei moli che delimitavano il porto romano di Formiae.

Non ci stancheremo mai di ringraziare Pasquale Mattej che, con la sua arte e la sua passione, ha saputo trasferirci fatti storici e immagini affascinanti della nostra città.

Raffaele Capolino

ELEMENTI ARCHITETTONICI DI RIVESTIMENTO DEL NOSTRO ANFITEATRO DI FORMIA ???

ELEMENTI ARCHITETTONICI DI RIVESTIMENTO DEL NOSTRO ANFITEATRO DI FORMIA ???

È una domanda che ci siam fatti, io e l’amico Michele De Santis.

È molto probabile che lo siano.
Questi reperti , da epoche remote , sono in giro per ogni angolo e area della nostra città.

È possibile che siano venuti alla luce quando, nel 1756, fu costruito il fabbricato dei “De Leone ” sulle gradinate occidentali dell’anfiteatro formiano.

È strano, purtuttavia, che solo nel decennio amministrativo di Felice Tonetti , dal 1927 al 1936, si incominciò a parlare della presenza a Formia dell’anfiteatro in questione.

Di certo questi reperti, quasi tutti in stile dorico, hanno avuto un utilizzo per il fronte dei più importanti nostri templi di epoca romana , nonché di altre strutture come archi , teatri e anfiteatri .

Ce ne accorgiamo come sono stati ampiamente adoperati nei più importanti anfiteatri romani come il Colosseo e quelli di S.M.Capua Vetere e di Verona ( ved.ultime foto).

In quanto al loro rinvenimento non ci sono pervenute notizie e , fino ad oggi , si è sempre ipotizzato che potessero essere stati elementi di porte della Formia romana.

I reperti oggetto di questo post sono tantissimi.
Le foto si riferiscono solo a quelli conservati in ” Largo L.Purificato ” e al “Parco A.De Curtis”, ma ce ne sono altri al C.O.N.I. di Formia .

Le ultime foto degli anfiteatri non lasciano alcun dubbio sul loro originario utilizzo .
E la nostra città , tra le varie testimonianze di epoca romana , si fregia di avere un anfiteatro ed un teatro.

Non è la prima volta che l’amico Michele De Santis mi segnala sue scoperte, intuizioni e ipotesi.

Grazie al mio lavoro di ricerca storica ed archeologica , nonché di diffusione e promulgazione , molti miei amici sono rimasti “contagiati “.

Almeno questo è un contagio positivo visto i problemi che ci sta procurando il famigerato virus COVID 19.

Raffaele Capolino

FURONO DUE LE TESTE RUBATE AL NOSTRO ANTIQUARIUM DI FORMIA NEL 1988

FURONO DUE LE TESTE RUBATE AL NOSTRO ANTIQUARIUM DI FORMIA NEL 1988

Sappiamo tutto sulla testa di Cicerone che fu rubata nel 1988 dal nostro Antiquarium di Formia.

Ma pochi sanno che , in quella triste notte del 1988, scomparve anche la testa della statua di Ares – dio della guerra – rinvenuta nel 1950 a Formia in Via Rialto in un’area occupata da un impianto termale pubblico.
La statua è alta m. 1,59.

La figura con clamide attorno al collo, è completamente nuda ed è ancorata ad una corazza appoggiata sulla base.
La testa era sormontata da un elmo e volto con fattezze giovanili.

La Dott. ssa Nicoletta Cassieri ci fa sapere che la statua è ispirata all’arte classica greca, espressa in questo caso dallo scultore Alkamenes.

Per la verità, il furto della testa di Ares era anche a me sconosciuto fino a quando non mi sono ritrovata davanti agli occhi l’immagine della seconda foto completa di testa rinvenuta nella banca dati dell’Istituto Archeologico Germanico.

Collaborazione di Michele De Santis
Foto di Fausto Forcina

Raffaele Capolino

DUE EPIGRAFI IN PIAZZETTA MUNICIPIO A FORMIA

DUE EPIGRAFI IN PIAZZETTA MUNICIPIO A FORMIA

Queste due epigrafi, di buona scrittura e ottima conservazione, sono state rinvenute a Formia da Tommaso Testa ,studiate da Marcello Zambelli e pubblicate nella” Seconda Miscellanea Greca e Romana – Iscrizioni di Formia, Gaeta e Itri”

Furono trovate in una casa privata di Formia, usate come parti di una scalinata.

Questi due reperti sono, tuttora, situati alla base dell’ala occidentale del Palazzo Comunale di Formia, all’interno della Piazzetta Municipio con pavimentazione a ciottoli.

Resti di una iscrizione dedicata ad un personaggio di rilievo del periodo romano imperiale o riferita alla municipalità di Formiae romana ? Chissà !!!

Alcune ipotesi :

(s) CIPI (one) oppure (muni ) CIPI (um)

Per l’infelice collocazione, non sono pochi a non averle notate.

Raffaele Capolino

CICERONE E I SUOI ” SERVI LIBRARI”

CICERONE E I SUOI ” SERVI LIBRARI”

Nel 59 a. C. , Cicerone aveva già molte ville, e ogni villa era provvista di biblioteca , per cui erano diversi i servi adibiti alla cura delle raccolte librarie.
Per questi specifici compiti, fin dal 59 a. C , Cicerone utilizzava un liberto di nome Teofrasto, soprannominato Tirannione( avuto in dono da Murena che ne era divenuto proprietario dopo l’assedio di Amiso),al quale volle aggiungere altri due servi librari avuti in prestito da Attico che nella lettera (IV, 5) riceve questi ringraziamenti dal suo amico oratore :
” I tuoi esperti mi hanno abbellito la biblioteca creando scomparti ordinati e aggiungendo etichette che recano i titoli. Vorrei che tu dessi loro una parola di elogio”

I due servi inviati da Attico furono Dionisio e Menofilo, che restarono al servizio di Cicerone per diversi anni.

Dionisio, di sicure origini slave , dopo un inizio di collaborazione positiva e soddisfacente, si rese, successivamente, protagonista di episodi che procurarono non poche preoccupazioni all’oratore.

Nella lettera ad Attico VIII, 5, scritta dal Formiano il 22 febbraio del 49, Cicerone fa sapere al suo amico che Dionisio
“…. si è abbandonato a qualche stranezza per effetto della follia”
“.. non è stato mai più pazzoide come in questa faccenda “
“.. in preda alla collera iniziò a sferrare nell’aria cornate su cornate, aveva vomitato e mandava maledizioni a iosa”

Sempre da Formia, il 24 febbraio del 49 ( lett. VIII, 10) Cicerone comunica ad Attico di aver congedato l’ingrato e inaffidabile Dionisio dal ruolo di insegnante di suo figlio e di suo nipote, pur utilizzandolo ancora come bibliotecario :
” ho voluto metterti al corrente della faccenda e del mio giudizio sull’operato di quell’individuo”

Dionisio si dimostrò così infedele che arrivò finanche a sottrarre a Cicerone molti importanti libri, dandosi alla fuga nella sua terra della Illiria.

Ciò che costrinse Cicerone a scrivere nel 46 a. C. al Governatore Publio Sulpicio Rufo per rintracciare il fuggiasco nella sua provincia Illirica, precisamente a Narona dove era stato segnalato , per il recupero dei libri e per la giusta e sonora punizione al servo fuggitivo.

Nel 45 Cicerone si rivolse anche al console Publio Vatinio che era subentrato a Publio Sulpicio Rufo, come governatore in Dalmazia, detta anche Illiria.

Nella lett. ad fam. V, 11, è scritto :

“….. fallo prigioniero e conducilo nel tuo trionfo. Al diavolo i Dalmati, che ti danno tanti grattacapi “

Vatinio, nel 44 a. C. ( lett. V, 10a) , da Narona in Dalmazia comunica a Cicerone di non essere ancora riuscito ad arrestare Dionisio pur promettendo :
” Ma stai tranquillo che non mi darò per vinto prima o poi riuscirò a stanarlo.Ogni tuo desiderio è per me un ordine “

Con la morte di Cicerone a Formia, avvenuta il 7 dicembre del 43 a. C., di Dionisio, servo infedele che conobbe anche i nostri luoghi, non si seppe più nulla.

(FONTI lett.: Ad Attico IV, 4a – IV, 5 – IV, 8 – VIII,5 – VIII, 4 – VIII,1O. = Ad fam. V, 1Oa – V, 11-XIII, 77)

Raffaele Capolino