GIOVANNI CICCONE ( 1923 – 2002 ) Artista Formiano Una sua breve biografia.

GIOVANNI CICCONE ( 1923 – 2002 )
Artista Formiano
Una sua breve biografia.

Formiano di nascita e di vita.

Compì gli studi classici e teologici a Salerno e a Viterbo.

Fin dal 1955 fu Professore incaricato e abilitato all’insegnamento del disegno in scuole medie e superiori.

Fino al 1965 insegnò come professore di ruolo di educazione artistica anche nelle scuole medie , per le quali consegui’ il titolo ordinario nel 1969.

Raggiunse, nel 1972, il ruolo a cattedra di docente di disegno e storia dell’arte per il licei scientifici e istituti magistrali.

Assegnato ad un istituto di Benevento, preferì rimanere nella Scuola Media Marco Vitruvio Pollione di Formia fino al pensionamento avvenuto nel 1988.

Per la “sua Formia” , già nel 1952 partecipò alla creazione dell’associazione sportiva per pallacanestro e scherma “Mola Sport” , passata poi alla società Fabiani.

Nel 1963 fu tra i soci fondatori della “Associazione Artisti Pasquale Mattej, nel 1973 della Sede di Formia dell’Archeoclub d’Italia e nel 1978 della “Associazione Centro Studi Archeologici P.Mattej”

Ha scritto su Formia numerosi saggi a contenuto storico-archeologico su Gazzetta di Gaeta (1976) , Guida Formia Archeologica (1977) , Rivista Formia Turismo ( 1989-91) , nei volumi del Lunario Romano (1996, 1997,1998) e fu componente per diversi anni del Comitato per i festeggiamenti in onore di S.Giovanni Battista.

Negli ultimi anni si dedicò maggiormente alle tecniche di riproduzione grafica.

I suoi disegni sono serviti ad impreziosire il Dizionario del dialetto Formiano, scritto da Giovanni Bove e Giuseppe Centola nel dicembre del 2003 , quando già era scomparso , pianto dalla sua consorte Vanda Morucci, e dal suo unico figlio Salvatore, mio grande amico architetto e uno dei massimi esperti della storia del territorio e dei monumenti di Formia.

“Di carattere timido e modesto – come scrive suo figlio Salvatore – raramente esponeva le sue opere anteponendo l’interesse verso la sua famiglia e il suo lavoro di educatore e preferendo coltivare l’arte in un segreto dialogo interiore” .

Io posso dire con orgoglio di avere avuto , per diversi anni, la possibilità di conoscerlo e godere della sua amicizia.

Dalle sue opere , molte pubblicate da me nei giorni scorsi, viene fuori tutto il suo amore per i luoghi che lo hanno visto nascere e verso i quali ha riversato tutta la sua passione artistica.

Giovanni Ciccone è stato un esempio perfetto di ” cittadino innamorato di Formia”.

(cliccare una sola volta sulla prima foto per leggere le due didascalie )

Raffaele Capolino

UN DIPINTO AD OLIO DEL MATTEJ

UN DIPINTO AD OLIO DEL MATTEJFB_IMG_1498337942859

Questo dipinto di Pasquale Mattej (1813 – 1879) e’ stato oggetto di un mio post alcuni mesi fa.
Mi è capitato di leggere in un manoscritto del Mattej la descrizione di quanto da lui stesso abilmente dipinto.

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” Abramo già vecchio volendo dar moglie ad Isacco commetteva ad un Eleuzaro suo fidato familiare d’imprendere un viaggio , perché una donna avesse ritrovata di forme avvenenti e degna della sua parentela .
Il fidato messaggiero trovavasi dopo alquanti giorni di camino presso la Città di Nacor, là dove propriamente esisteva una Fonte , a cui le donzelle della città venivano ad attingere l’acqua, e l’accorto servo tra costoro statuiva di prescegliere la futura sposa in quella che cortese alla sua richiesta gli avesse offerto da bere a se e ai suoi camelli: Rebecca la bellissima figliola di Batuele per tal misteriosa pratica fu la prediletta e divenne moglie d’Isacco”

È una seconda firma su tale straordinario dipinto ad olio del nostro Artista Formiano.

Questo il testo del mio post:

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L’ODISSEA DI UN DIPINTO DI PASQUALE MATTEJ ( Formia 1813 – Napoli 1879)
Ritornò in Italia, dal continente asiatico, dopo oltre un secolo.

Agli inizi del 1900 questo dipinto fu acquistato in una galleria di Firenze da una nobildonna francese che , qualche anno dopo , promessa in sposa al Presidente del Bali , partì da Parigi portando con sé, tra le altre cose, questo dipinto dal quale non volle separarsi.

A nozze avvenute il prezioso quadro fu sistemato nel Palazzo Presidenziale di Bali , in Indonesia, dove rimase per oltre cento anni.

Con la morte della nobildonna e del suo coniuge, il dipinto fu venduto da un loro figlio ad un mercante d’arte di Bali che , avendo letto sul dipinto il nome dell’autore , si mise in contatto via ” internet ” , pochi anni fa, con un collezionista italiano estimatore delle opere del Mattej.

Il mercante di Bali aveva individuato la strada giusta perché la trattativa instaurata arrivò a conclusione con soddisfazione reciproca dei contraenti.

Fu così che questo dipinto, olio su tela di 68 x 90 cm con titolo ” Rebecca incontra Eliezer al pozzo di Nacor ” firmato “Mattej 1850″, finì di andare in giro per il mondo e poté ritornare in Italia e far parte di una collezione privata .

Si tratta di un’opera interessante e rara per il suo contenuto biblico, a noi sconosciuta fino a qualche anno fa , e prodotta dal pittore Formiano nel suo periodo più fecondo.

Raffigura l’incontro di Rebecca , figlia di Rachele e promessa in sposa ad Isacco , con un servo di Abramo ” Eliezer ” incaricato di condurre la donna nella dimora del suo futuro sposo.

Raffaele Capolino

CASTELLONE DI GAETA – anno 1809 DISTRETTO DI GAETA – PROVINCIA DI TERRA DI LAVORO ATTI DELLO STATO CIVILE REGISTRO DEGLI ATTI DELLE NASCITE , ED ADOZIONI RIFORMA NAPOLEONICA

CASTELLONE DI GAETA – anno 1809
DISTRETTO DI GAETA – PROVINCIA DI TERRA DI LAVORO
ATTI DELLO STATO CIVILE
REGISTRO DEGLI ATTI DELLE NASCITE , ED ADOZIONI
RIFORMA NAPOLEONICA

Provincia di Terra di Lavoro – Università di Castellone di Gaeta

Con l’avvento Napoleonico del 1799, Castellone e Mola vissero un periodo di libertà e di innovazioni , in special modo sulla nuova regolamentazione imposta dai Francesi sugli atti e sulle incombenze relative agli atti dello stato civile .

Quando Giuseppe Bonaparte prese il potere nel Regno delle due Sicilie, fu emanato un decreto nel maggio del 1806 che fu l’inizio della riforma delle strutture burocratiche dell’amministrazione frazionando quello che era stato il Governo Centrale Borbonico in Ministeri.

Prima di questo Real decreto del 1806 e di quello successivo del 29 ottobre 1808, tutte le incombenze dello stato civile ,nel periodo borbonico, erano in pratica espletate dalle strutture religiose.

I Parroci registravano, sui libri delle loro Chiese , le nascite, i matrimoni, e i decessi che avevano anche valenza ” civile “.

In pratica la gestione della storia civile, sociale, giuridica e politica, era demandata alla Chiesa che aveva anche l’obbligo di catalogazione e conservazione degli stessi documenti.

Con l’arrivo in Italia di Napoleone, suo fratello Giuseppe e suo cognato Gioacchino Murat ex gestore di alberghi , molte cose cambiarono e dal 1 ‘ gennaio 1809 furono introdotti diversi provvedimenti, innovativi per l’epoca, cosi’ riassunti:

– Le nascite dovevano essere annotate in un Registro con pagine ” cifrate” dal Presidente del Tribunale della Provincia di Terra di Lavoro.

– Su questo Registro, tenuto dalle autorità civili, veniva fatto obbligo di annotare gli eventi di nascite,matrimoni e decessi di tutti i residenti e non solo della città.
Questo fa capire che, nel periodo borbonico pregresso, ad esempio un decesso a Castellone di un appartenente ad altra città non veniva registrato in alcun registro né civile ,né religioso.

– Per i morti che prima venivano tumulati in fosse comuni all’interno delle stesse Chiese Parrocchiali, fu disposto la tumulazione in cimiteri da costruire al di fuori della cinta muraria di ogni città.

– Alcuni registri , a fine anno , dovevano essere duplicati con una copia da rimettere alla struttura amministrativa superiore.

In effetti questo Regolamento Napoleonico sullo Stato Civile rimase anche dopo che i Borbonici ripresero il potere nel Regno delle due Sicilie, protraendosi fino ai giorni nostri con piccole modifiche avvenute solamente negli ultimi decenni ( divorzio, modifiche in materia di matrimoni, affidamenti, regime dei beni patrimoniali, cambiamenti di nome e di cognome , ecc. )

Questo è quello che ho potuto approfondire in forza di questo unico documento riguardante il nostro territorio ,messomi gentilmente a disposizione da un amico FB.

Questo documento mi ha dato la possibilità di raccontare le introduzioni legislative innovative sugli atti dello Stato Civile di duecento anni fa , riguardanti i nostri antenati appartenuti alla : Università di Castellone di Gaeta.

(Università era il termine usato a quei tempi, sostituito poi con la parola più appropriata e più moderna “comunità “.)

Il secondo documento, che riguarda altro comune, è stato postato solo per la sua nitidezza grafica e per dimostrare l’unicità della legislazione per l’ intero Regno delle due Sicilie.

Raffaele Capolino

I DATI ANAGRAFICI DEL SOLDATINO BORBONICO DI CASTELLONE ” SALVATORE FILOSA” CHE PARTECIPO’ ALLA PRIMA GUERRA D’INDIPENDENZA DONANDO LA SUA VITA ALL’ITALIA.

I DATI ANAGRAFICI DEL SOLDATINO BORBONICO DI CASTELLONE ” SALVATORE FILOSA” CHE PARTECIPO’ ALLA PRIMA GUERRA D’INDIPENDENZA DONANDO LA SUA VITA ALL’ITALIA.


(Terza e ultima parte)

Le ricerche anagrafiche non furono facili , i tre documenti da me rinvenuti all’Archivio Storico del Comune di Formia ne indicavano solo la paternità( Valentino ) e la madre ( M. Giovanna Purificato).

Pensai che solo a venti anni circa si potessero fare le stesse scelte fatte da Salvatore, per cui erano da esaminare per la ricerca nelle due Parrocchie di Mola e Castellone, i nati in un arco di tempo tra il 1820 e il 1840 .

Alla Parrocchia di Mola l’indagine fu negativa, ma in quella di Castellone riuscii ad individuare il giorno di battesimo , anche grazie alla disponibilità di Don Antonio Punzo, ex Parroco della Chiesa di S.Erasmo.

Si è potuto così dare una ” concretezza anagrafica ” alla figura del Soldatino Formiano: Salvatore Filosa che fu il 169′ nato dell’anno 1825 nella Comunità di Castellone.

Questo è quello che risulta dall’annotazione battesimale:

Salvatore Filosa , nacque a Castellone il 26 dicembre 1825, alla ora settima dai coniugi Valentino, figlio di Gregorio, e Maria Giovanna Purificato, figlia di Giuseppe.

I padrini furono Nicola Forcina , figlio di Erasmo , e Vittoria Nocella , figlia di Stefano .

Ostetrica : Maria Merenda

Parroco officiante il battesimo : Don Angelo Forcina

A 168 anni dalla sua morte in battaglia siamo riusciti ad dare estremi anagrafici ad un nostro concittadino che nel 1848 offri’ la sua vita per il popolo Italiano combattendo contro lo straniero invasore di regioni da lui forse mai conosciute prima.

Non ci resta che conservare questi documenti, questa storia vera e impegnarci a dedicare un giusto ” tributo” a questo giovane nostro “Patriota” soldato:

S A L V A T O R E F I L O S A ( nato a Castellone e Mola nel 1825 – Deceduto in battaglia a Novara(?) nel 1848 )

A Lui vanno dedicati dalla sua Città di nascita i giusti ” O N O R I “.

Sarebbe bello , con il supporto di qualche associazione, fare stampare una semplice ” brochure ” di pochissime pagine con le tre parti di questa storia da distribuire gratuitamente tra le scuole del nostro territorio e per informare anche chi non riesce a seguire Facebook.

(Cliccare una sola volta sulla prima foto per leggerne le relative e sottostanti didascalie )

Raffaele Capolino

LAPIDARIO VILLA RUBINO

LAPIDARIO VILLA RUBINO

La prima foto, risalente a diversi anni fa , ritrae reperti con scritte illeggibili.

Le cinque foto successive più recenti ritraggono gli stessi reperti posizionati allo stesso modo ma con epigrafi più visibili e più facili da leggere .

Molto probabilmente i reperti sono stati sottoposti ad una pulizia per poterne agevolmente leggere le epigrafi così come ci appaiono attualmente.

Si è reso necessario questo mio piccolo aggiuntivo articolo visto che alcuni mi hanno chiesto spiegazioni in merito.

Raffaele Capolino

LAPIDARIO VILLA RUBINO

La prima foto, risalente a diversi anni fa , ritrae reperti con scritte illeggibili.

Le cinque foto successive più recenti ritraggono gli stessi reperti posizionati allo stesso modo ma con epigrafi più visibili e più facili da leggere .

Molto probabilmente i reperti sono stati sottoposti ad una pulizia per poterne agevolmente leggere le epigrafi così come ci appaiono attualmente.

Si è reso necessario questo mio piccolo aggiuntivo articolo visto che alcuni mi hanno chiesto spiegazioni in merito.

Raffaele Capolino

STORIA DI SALVATORE FILOSA DEL COMUNE DI MOLA E CASTELLONE ANNO 1848 Soldato Formiano nella prima guerra di indipendenza (seconda parte)

STORIA DI SALVATORE FILOSA DEL COMUNE DI MOLA E CASTELLONE ANNO 1848
Soldato Formiano nella prima guerra di indipendenza
(seconda parte)

Con il ritiro dei contingenti militari dello Stato Pontificio e del Regno delle due Sicilie, ai quali si aggiunse anche quello del Granducato di Toscana, il Re di Sardegna e Piemonte, Carlo Alberto , si trovò quasi da solo con le sue truppe ad affrontare l’organizzato esercito austriaco al comando del Generale Radetzky .

Un modesto aiuto gli pervenne dalle forze militari del Generale Guglielmo Pepe che trasgredi’ gli ordini di Ferdinando II non ritirandosi dal fronte bellico.

Tra queste truppe si trovava arruolato il nostro soldatino di Castellone, Salvatore Filosa , allora ventitreenne, come risulterà dalla lettura dei registri battesimali
della Parrocchia di S.Ersamo.

La prima battaglia di Custoza , dove non partecipo’ il gen. Pepe, fu vinta con molta facilità da Radetzky che ottenne un’altra vittoria dopo qualche mese a Novara dove combatté anche il Generale Pepe con i suoi 5.000 uomini e dodici cannoni.
Le forze militari italiane in queste due sconfitte subirono la perdita di 3.000 soldati e numerosi prigionieri.

Il generale Pepe riuscì a salvarsi con una parte delle sue truppe e partecipò , con esiti sempre negativi , a battaglie minori in aiuto a Daniele Manin nella difesa della repubblica veneta sempre in opposizione alle invasioni militari austriache.

Dal contenuto della certificazione datata maggio 1864 del Municipio di Formia e dagli sviluppi dei fatti bellici, si evince che la morte del soldato Filosa Salvatore ,con molta probabilità, possa essere avvenuta nella battaglia di Novara che fece registrare il maggior numero di soldati italiani deceduti.

Il testo di questo documento che deve essere stato uno dei primi emessi dalla Città di Formia che riprese il suo antico nome con in Regio decreto del 13 marzo 1862 , è il seguente:

” Municipio di Formia

La Giunta Municipale del Comune suddetto certifica che il nominato FILOSA SALVATORE del fu Valentino e di Giovanna Purificato di questo comune, quando nel 1848 l ‘ Invitto e Glorioso Re Carlo Alberto fece appello ai volontari Italiani per combattere lo straniero per l’ indipendenza della nostra Italia, il Filosa fu uno di questo comune, che accorse alla chiamata sotto i comandi del Generale Pepe. Sventuratamente però rimase vittima de’ suoi giovani sentimenti lasciando la vita nel campo di battaglia.

Certifica inoltre , che la sua madre di ottant’anni circa, rimasta superstite a tutti i suoi figli , vive nella più dura miseria e non ha mezzo alcuno per sovvenire ai bisogni di sua vita.

Dal Palazzo Municipale li’ Maggio 1864
La Giunta
G. Rubino Sindaco
Francesco Agresti
Firma illeggibile
Francesco Zizzi Segretario ”

Questa è la storia del nostro concittadino Salvatore Filosa, morto per i suoi nobili sentimenti di soldato Italiano .

La narrazione è avvenuta sulla scorta dei tre documenti custoditi nell’Archivio Storico “Franco Miele” del Comune di Formia e da miei approfondimenti storici che si incrociano perfettamente con quanto contenuto nei predetti reperti conservati nell ‘Archivio della Torre di Mola.

La terza parte sarà riservata alle mie ricerche che mi hanno consentito di avere tutti i dati anagrafici e notizie sulla nascita di questo nostro coraggioso Soldatino di Formia.

Raffaele Capolino

SALVATORE FILOSA DEL COMUNE DI CASTELLONE E MOLA NEL 1848 SI ARRUOLO’ VOLONTARIO PER DIFENDERE L’ITALIA DEL NORD DAGLI AUSTRIACI

SALVATORE FILOSA DEL COMUNE DI CASTELLONE E MOLA NEL 1848 SI ARRUOLO’ VOLONTARIO PER DIFENDERE L’ITALIA DEL NORD DAGLI AUSTRIACI


Partecipò alla prima guerra di indipendenza

Episodio reale emerso da contenuti di documenti d’archivio incrociati con ricerche e approfondimenti storici

(prima parte)

Prima di narrare i fatti occorre inquadrare il periodo storico in cui essi avvennero e come era diviso il territorio italiano, visibile nella cartina allegata.

Nel settentrione la Lombardia, il Veneto , il Trentino Alto Adige e il Friuli erano sotto l’Impero Austro-ungarico e Carlo Alberto Re di Sardegna , Piemonte e Val ‘Aosta , fece un appello allo Stato Pontificio e al Re delle due Sicilie per mettere in piedi una coalizione militare per respingere gli Austriaci oltre le Alpi in una guerra che poi sarà chiamata , dagli storici: Prima guerra di indipendenza.

Particolare curioso è che i Savoia, i Borbone e gli Asburgo-Lorena erano legati da una ragnatela di matrimoni avvenuti negli anni precedenti tra le stesse dinastie , per cui erano tutti imparentati tra di loro.

All’appello proposto da Carlo Alberto risposero positivamente sia il Papa Pio IX sia Ferdinando II , tant’è che l’intendente Ciardulli con nota del 28 aprile 1848 n. 3223 comunico’ a tutti i comuni della provincia Terra di Lavoro , e quindi anche a Mola e Castellone, che su basi volontarie coloro che ” desiderassero di andare a difendere i dritti della Italia in Lombardia potranno arrollarsi come volontari ne’ reggimenti di linea che partono per quella volta , a condizione di rientrare alle loro case finita la campagna” .

Salvatore Filosa fu Valentino e di madre allora vivente Giovanna Purificato , fu rapidissimo ad arruolarsi finendo sotto i comandi del Generale Guglielmo Pepe che parti’ da Napoli con 5000 soldati e dodici cannoni assieme ad altri generali per altri 11.000 uomini , tutti diretti al settentrione a disposizione del Re Carlo Alberto.

I sedicimila soldati Borbonici non fecero neppure in tempo ad arrivare al fronte , che sia Pio IX sia Ferdinando II , dopo appena quaranta giorni, cambiarono idea e si ritirarono dalla contesa, richiamando le loro truppe.
Gli storici ritengono che Pio IX prese questa sua decisione condizionato da un possibile Scisma minacciato dai sovrani austriaci.
Ferdinando II non fece altro che conformarsi alle decisioni del Papa oltre a ricordarsi che sua moglie era una Asburgo-Lorena.
Anche il figlio Francesco II sposerà , poco prima dell’Assedio di Gaeta, una Asburgo-Lorena: Sofia, sorella della Principessa Sissi.

Nell’esercito borbonico tutti i generali obbedirono alla nuova disposizione del Re , tranne il Generale Pepe che volle rimanere in guerra con tutti i suoi soldati che , fedelissimi al loro capo, lo seguirono nella sua decisione , tra questi anche il nostro Salvatore Filosa.

Il cambio di decisioni, nell’ambito borbonico, è rappresentato dalla nota del 10 giugno 1848 , sempre a firma di Ciardulli con la quale comunico’ ai comuni :

” Essendo stata d’ordine superiore ritirata la disposizione ,quanto allo arrollamento dei volontari per la Lombardia, io lo partecipo a tutti i sindaci della provincia al seguito della precedente mia circolare del 28 di aprile numero 3223 ” ( la foto di questo documento sarà pubblicata con la seconda parte tra qualche giorno per il completamento della narrazione).

È curioso notare come all’epoca l’attuale termine “arruolamento” era “arrollamento” .

Seguirà a giorni la seconda parte di questa storia , mentre una terza parte sarà dedicata alle mie ricerche presso le Parrocchie di S.Giovanni e di S.Erasmo che mi hanno permesso di avere i dati anagrafici e altre interessanti notizie relative alla nascita di questo Soldato Formiano.

Raffaele Capolino