S P Q FORMIAN

S P Q FORMIAN
( Dal Dizionario Corografico Universale dell’Italia)

” Formiae gode’ della piena e perfetta cittadinanza romana dal 188 aC ( equivalente al 561 era romana calcolata dalla nascita di Roma) , e fu aggregata alla Tribù Emilia.
Essa accrebbe il suo esteso territorio con una parte dell’Ausonia dopo che questa fu distrutta con Minturnae e Vescia.

Successivamente divenne Prefettura , Colonia , Municipio e finalmente fu compresa tra le città del nuovo Lazio.

Ebbe i tre ordini distinti Decurionale, Equestre e Popolare leggendosi in un’antica iscrizione che terminava con:

S. P. Q F ORMIAN

Formiae continuò nel suo splendore anche nel periodo imperiale con imperatori che certamente vi abitarono come Nerva, Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio con Faustina Minore.

Contò, tra le altre , le nobilissime famiglie : Lamia, Murena , Vitruvio e Mamurra dalle quali illustri e insigni personaggi discesero, come il famoso architetto Vitruvio “.

” Ebbe numerosi Templi tra cui il Tempio di Giove , Giunone e Minerva , quello di Venere Afrodisia, di Apollo , della Dea Fortuna , della Dea Cibele, della Dea Cerere che avrebbe fatto nascere il toponimo “Ciriano” in modifica di ” Cerereano” e tanti altri .

Formia fu città ricca e commerciante. Gaeta era il suo porto e dopo che questa si eresse in città, restò sempre sotto la dipendenza di Formia ove il Pretore risiedea, come narra Tacito”

Il Pratilli nella sua “Della Via Appia ……” così scrive:

“Lungi un quarto di miglio da Castellone , nel profondo del mare ad occhio nudo osservando, nell’estate specialmente, due cassoni di fabbrica lastricati di quadroni di travertino ( PILAE) ; e ciò ci assicura che l’antica Formia assai nel mare più che non è oggi Mola di Gaeta, inoltravasi.”

Il testo del Pratilli ci fa capire che il territorio di Formiae comprendeva Gaeta , Itri e sembra anche Sperlonga ( che non avevano autonomi organi amministrativi)., e sul lato dei monti e verso sud-est i confini erano pressappoco identici a quelli attuali.

La seconda parte ripresa da Pratilli farebbe intendere che il litorale di Formia deve aver subito un abbassamento di quota , per un movimento di bradisismo a senso unico, ciò che ha determinato l’attuale posizionamento sotto il livello del mare di diverse strutture di epoca romana.

Raffaele Capolino

UNA CHIESETTA PRIVATA E RESTI DI MURA ROMANE SUL LITORALE DI ACQUATRAVERSA A FORMIA

UNA CHIESETTA PRIVATA E RESTI DI MURA ROMANE SUL LITORALE DI ACQUATRAVERSA A FORMIA
Da una mia passeggiata di qualche mese fa con Tommaso Bosco e Luciano Simione.

Pochi di Formia sanno dell’esistenza di questa Chiesetta privata sul lungomare orientale della nostra citta’, nei pressi dell’albergo ” Il Fagiano”.

Nelle vicinanze di questa Chiesetta , sempre sulla costa, sono visibili diversi resti di strutture murarie con rivestimenti in “opus incertum” che testimoniano la presenza di un’antica Domus romana del periodo repubblicano.

La spiaggia orientale di Formia, che si presenta in numerosissimi tratti arcuati dalla presenza delle scogliere frangiflutti, è davvero ampia e si estende per più di quattro chilometri dalla ” Spiaggia della salute ” fino al Monte di Gianola.

Insediamenti di Domus romane sono presenti sia sotto l’albergo Miramare, ex Villa dei Reali di Savoia, sia all’altezza del Parco De Curtis, sia sul Monte di Gianola dove si erge la mastodontica Villa Mamurra che continua a regalarci reperti antichi e che sicuramente deve essere stata Villa imperiale nel periodo degli Antonini.

A volte dimentichiamo che Formia ha complessivamente quasi sei chilometri di spiagge e altri quattro chilometri di costa rocciosa frastagliata e strutture portuali.

Nessun’altra città in Italia può vantare una costa con queste caratteristiche , peraltro protetta dal sistema montuoso degli Aurunci che, con vette che superano i 1500 metri , è il più vicino alla costa Marittima , in tutta l’area del Mediterraneo.

Raffaele Capolino

MUSEO DI VILLADOSE (Rovigo ) Da un cippo di epoca romana la storia di Caius Cilo ( Caio Cilone ) nato a Formia nel 50 d.C.

MUSEO DI VILLADOSE (Rovigo )
Da un cippo di epoca romana la storia di Caius Cilo ( Caio Cilone ) nato a Formia nel 50 d.C.

Nel corso di miei approfondimenti sulle ” centuriazioni romane ” nel nostro territorio, è venuta fuori questa storia che, presentata in forma inconsueta , è il pezzo forte del Museo delle Centuriazioni di Villadose in provincia di Rovigo.

Nel 1854 in un terreno di Villadose , in località Ronco vicino Adria in provincia di Rovigo, fu rinvenuto un cippo in trachite ( foto 1 ) , conservato ora nel Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo , che riporta un’iscrizione relativa ad un patto stretto tra un certo Rufo e Cilone per la concessione di un passaggio d’acqua.

Il reperto fu sottoposto allo studio di epigrafisti ed esperti del diritto civile romano, dopodiché la Sezione di Antropologia Sociale dell’Antichità ha creato una trama che vede come protagonisti questi due personaggi che furono antichi abitanti di Villadose, anche se il Cilone , alias Caius Cilo, risultò essere di origine Formiana .

La trama, anche per rendere più semplice e stimolante l’apprendimento dei visitatori, è stata costruita in questi termini con un racconto fatto dallo stesso Caius Cilo conformemente alle ricerche fatte dagli studiosi di Rovigo.

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Sono Caius Cilo , sono nato a Formia nel 50 d.C. è sono diventato ” miles” della I LEGIO ITALICA a 17 anni sotto l’impero di Nerone .
Sono alto 6 piedi ( mt 1,76) , come era necessario per entrare in questa legione. Ho combattuto in durissime campagne militari lungo il Danubio riportando, per fortuna, lievi ferite.

Dopo 18 anni di onorato servizio militare sono stato congedato con una cerimonia indimenticabile e con assegnazione di terre centuriate nel ” municipium di Atria ” che mi hanno trasformato da LEGIONARIO a COLONO.

Dunque a 35 anni , qui a Villa Ducis ho posto la mia dimora e poiché mi sono innamorato di GIULIA mi sono unito in matrimonio con lei.

I miei campi erano fertili , anche per la mia devozione alla Dea Cerere, quando avvenne che un’estate fu povera di precipitazioni.

Io Caius Cilo, ricorsi all’aiuto di Rufo mio confinante, perché mi concedesse un passaggio d’acqua.

Il suo aiuto salvò i miei raccolti , ma …mi costò un PROCESSO, pur se dopo questo evento la mia vita continuò a scorrere serena.

Il tempo passava in pace, i miei figli crescevano e quando ATROPO ha voluto tagliare il filo della mia vita , me ne sono andato, come Giulia prima di me, nel Regno degli INFERI.

Ma so che un filo indelebile è rimasto tra me e voi: quello del continuo fluire del tempo che lega la mia storia alla vostra storia e che attraverso le tracce e gli oggetti che io vi ho lasciato e che voi avete scoperto ci ricorda che siamo figli della stessa terra.

LA TERRA CHE ORA VI APPARTIENE !

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Ogni anno , a Villadose , dal 1996 viene riproposto in costumi romani la ricostruzione in forma scenica di un ipotetico processo civile collegato al testo della iscrizione del Cippo.
Nel Processo , ogni anno nel primo fine settimana di Settembre , Caio Cilo , ormai una “star ” , racconta la sua vita iniziando da quando è nato a Formia nel 50 d. C. . Successivamente , dopo la festa in costume, si apre un Convegno di Archeologia Sperimentale che affronta alcuni aspetti della vita degli antichi romani.

Il Gruppo Archeologico di Villadose ha creato e supporta questo evento storico-turistico anche grazie ad un nostro concittadino di duemila anni fa.

Quanto sopra narrato e creato dagli studiosi di Storia e di Archeologia di Rovigo , a mio parere è : SEMPLICEMTE STRAORDINARIO !

Sarebbe interessante , per noi di Formia, anche prendere conoscenza degli studi e delle ricerche effettuate dagli Storici , dagli epigrafisti e dagli Archeologi di Rovigo in merito a questa meravigliosa storia .

Questo è anche il modo , secondo me , per attirare turisti e per far appassionare i nostri giovani alla nostra Storia.

Le “Notti di Cicerone” erano eventi perfettamente in linea con quanto in modo geniale viene organizzato dagli abitanti di Villadose pur se aiutati dal nostro concittadino Formiano : CAIUS CILO

I numerosi personaggi della nostra Formia Romana possono aiutarci allo stesso modo del nostro legionario-colono: Caius Cilo

A solo titolo di completamento va rilevato che la presenza a Formia dei Rufo è rappresentata da Marco Celio Rufo , amico e tirocinante presso Cicerone , difeso in una causa penale dal grande Oratore con l’orazione Pro-Caelio.
Per quanto riguarda il “nomen” Cilo mi è capitato di aver incontrato nella mia vita lavorativa anche il cognome “Cilo” nella nostra città di Formia.
Il cippo conservato a Rovigo , che ha dato luogo a questa singolare storia , potrebbe quindi essere appartenuto al nostro patrimonio archeologico e poi trasportato altrove ? Chissà che le cose non siano andate proprio così !?!?!

Un mio prossimo post sulle ” centuriazioni ” nel Formianum spero possa riservarvi altrettante sorprese e fatti inediti .

Raffaele Capolino

GIANOLA DI FORMIA

GIANOLA DI FORMIA
Una costa rocciosa conosciuta da pochi.

Non siamo riusciti a localizzare la Fontana delle sette cannelle disegnata dal Mattej per colpa di una mappa errata che la posizionava tra il porto di Gianola e il Porto di Cofanello .

In realtà la Fontana si trova tra il Porto di Cofanello e la Spiaggia dei sassolini.

Ci riproveremo il 29 prossimo. Forse occorrerebbe una barca per poterla individuare e ispezionarla più facilmente.
Qualche lettore potrebbe aiutarci in proposito aggregandosi a noi.

Abbiamo , comunque, fotografato una costa calcarea stupenda e unica , modellata dagli agenti atmosferici nel corso di milioni di anni come appare dalle foto postate.

Sono visibili archi naturali, spiaggette di sassolini, isolotti coperti di vegetazione marina, sorgenti di acque dolci ed altro , attorniato da una folta e verde macchia mediterranea.

Non mancano rare specie floreali e numerose tracce di presenza faunistica come istrici e cinghiali.

Una costa , un parco meraviglioso con siti archeologici che vanno rispettati, goduti e considerati importanti tasselli per un sostegno a un turismo variegato che solo poche città sono in grado di proporre.

Raffaele Capolino

CICERONE E LA SUA ” FORMIANITA’ “

tmp_17397-fb_img_14827084422221391244530CICERONE E LA SUA ” FORMIANITA’ ”

Scrive Plutarco in ” Vita di Cicerone ” :

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“”” Pare che il primo membro della famiglia ad essere soprannominato Cicerone sia stato persona d’importanza; per questo i suoi discendenti non rifiutarono l’appellativo , anzi lo conservarono con ogni riguardo , senza curarsi di chi li derideva ( ed erano in molti).

In latino, infatti, cicer significa cece: quell’antenato sembra che avesse sulla punta del naso un’escrescenza carnosa , aperta in mezzo proprio come un cece , da cui gli sarebbe derivato il soprannome.

Quando il nostro Cicerone, soggetto di questo scritto, agli esordi della carriera aspirava alla sua prima carica, i suoi amici gli consigliarono di rifiutare l’appellativo e di mutarlo con un altro; ma lui , con la spavalderia propria dei giovani , rispose che avrebbe lottato per dimostrare che il nome Cicerone poteva valere più degli Scauri o dei Catuli.

Durante la sua Questura in Sicilia , poi , consacrò agli dei un oggetto d’argento, su cui fece includere i suoi due primi nomi , Marco e Tullio; al posto del terzo, invece, ordinò per scherzo all’artista di raffigurare un cece. Questo è quanto si tramanda a proposito del nome. “””

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Quanto sopra scritto e’ esattamente riferito da Plutarco ( 45 – 120 d C.) che nacque meno di un secolo dopo la morte di Cicerone.

Cicerone era quindi sicuro che con la sua cultura e le sue capacità sarebbe diventato più famoso della Gens Scauro e della Gens Catulo.

Ma chi erano ” gli Scauri e i Catuli ” citati da Plutarco ?

Chi , come Cicerone, amava villeggiare a Formia non poteva non conoscere queste due nobili famiglie che vantavano familiari giunti al Consolato nel periodo Repubblicano.

La Gens ” Scauro” era attestata nella confinante Minturnae dove avevano notevoli proprietà in una frazione a mare che oggi è chiamata “Scauri” e la Gens ” Catulo” era altrettanto ben attestata nel Formiano.
Cicerone, in una sua lettera parla del suo confinante a Formia ” Sebosio, quello amico di Catulo”
Non a caso , nel nostro Museo Archeologico sono conservate due lastre funerarie legate tra loro e dedicate a Gaio Cesio Catulo e ad un cagnolino scolpito dato che il soprannome “Catulo ” significa proprio ” cagnolino”. Uno dei rari casi di monumento funebre con ” immagine onomastica” come fu definita dall’epigrafista Lidio Gasperini nell’articolo sul Formianum VI 1998 pag. 53.( questa sepoltura sarà oggetto di un mio prossimo post)

La ” Formianita’ ” di Marco Tullio Cicerone è quindi anche corroborata da questi confronti e da queste amicizie che inevitabilmente avvennero anche per motivi professionali ( orazione Pro- Aemilio Scauro in un processo per concussione ) .

Cicerone , quando acquisto’ la Villa di Formia intorno all’anno ’70 a.C. , sapeva che avrebbe potuto conoscere personaggi importanti e forse anche Pompeo Magno ( 106 – 48 a C) da molti studiosi considerato proprietario di immobili nel ” Formiano” frequentato , tra l’altro , anche da Scipione l’Africano come riporta Tito Livio e Gesualdo.

A Formia poté conoscere Lucio Munazio Planco che difese in un processo di corruzione e Lucio Calpurnio Bestia che difese per sei volte in quanto accusato anch’egli per brogli elettorali .
Quest’ultimo era il padre adottivo di Lucio Sempronio Atratino ( proprio quello del Mausoleo Atratino ) che , politicamente legato a Cesare , denunciò, assieme a Publio Clodio, l’amico e allievo di Cicerone: Marco Celio Rufo ( una sua villa a Formia) ottimamente difeso con l’orazione ” ciceroniana” Pro- Caelio.
Anche l’orazione Pro-Murena fu scritta da Cicerone per difendere questo personaggio Formiano suo amico, accusato di brogli in una elezione, e che divenne poi suocero di Mecenate che sposò sua figlia Terenzia.

Cicerone scrisse ad Attico che la sua dimora di Formia era diventata un “Tribunale” con una lunga fila di clienti e potenti personaggi romani a chiedere di essere ricevuti.
“Non Villam habeo sed Basilicam” così scrisse al suo amico.

Cicerone sapeva quindi che Formia era frequentata dagli uomini più potenti di Roma e che anche Omero scrisse versi per raccontare episodi formiani vissuti da Ulisse .
Virgilio poi, contemporaneo di Cicerone, vi collochera’ una tappa del viaggio di Enea.

Gli amici di Arpino valutino bene anche il contenuto di questo post prima di dare sfogo alle loro inopportune e sterili discussioni sul cartello ” Formia città di Cicerone ” .

Nel ’49 a.C. , durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo, Cicerone soggiorno’ diversi mesi a Formia , dove ricevette la visita di Cesare.
Altro episodio importante è la visita di Cesare ” Dux ” avvenuta a Formia nel ’45 sempre nella dimora di Cicerone, come comunicato ad Attico e narrato da Erasmo Gesualdo.

Quando nel ’43 Cicerone, trovandosi nella Villa del Tuscolo seppe della sua condanna a morte decisa dal Triumvirato in seduta su un’isola fluviale vicino Bologna, pensò di riparare nella sua villa di Formia da dove sarebbe partito via mare per la Grecia. Fu sfortunato perche’ in quei primi giorni di dicembre un vento proveniente da est , che oggi è chiamato ” Grecale” e che durava anche allora due/tre giorni come adesso, impedì la partenza resa impossibile anche dalle vele quadre latine di quei tempi.

Gli antenati degli amici di Arpino hanno visto nascere questo grande Oratore , ma i nostri avi lo hanno visto in vita e morire nelle nostre terre che conservano, non uno, ma ben due sepolcri riferibili alla sua famiglia.

Raffaele Capolino

RESTI DI UNA DOMUS ROMANA IN LOCALITÀ CASTAGNETO DI FORMIA Mura possenti e cisterna fuori terra di grandi dimensioni

RESTI DI UNA DOMUS ROMANA IN LOCALITÀ CASTAGNETO DI FORMIA
Mura possenti e cisterna fuori terra di grandi dimensioni

Trattasi di resti di una Domus di campagna appartenuta di certo a un grande personaggio vissuto nel nostro territorio , confermato dallo spessore delle mura , di oltre cm 150 , che circondano una cisterna fuori terra di mq 100 circa , per un’altezza di almeno tre metri e per una capacità di circa 300.000 litri . La Domus doveva essere posizionata nei pressi di questa cisterna come evidenziato da resti anche se di minor volume.

La cisterna, come è possibile vedere dalle foto, misura cinque metri per venti con mura su tutti i lati , coperte di ” cocciopesto” e con volta a botte quasi totalmente crollata .

La cisterna veniva alimentata dalla sorgente Funno , ora divenuta un fossato di scolo che dalle colline di Maranola si congiunge, molto probabilmente, al fossato di Acqualonga .
È facile che la stessa cisterna fosse dotata di una copertura con ” impluvium ” per la raccolta anche di acque piovane.

Il doppio approvvigionamento ( sorgente e acque piovane) era molto diffuso al tempo dei romani , condizionato da sorgenti con ridotta portata , ed è riscontrabile anche nella Piscina Mirabile di Baia al Capo Miseno, da me visitata diversi anni fa.

Molti fossati attuali, nel passato romano dovevano essere stati formali di sorgenti di acqua potabile.

Una cisterna così grande e il suo luogo di collocazione fanno pensare ad un’attività rurale organizzata dal proprietario della Domus in un vasto appezzamento di terra , ovviamente con l’aiuto di un nutrito stuolo di collaboratori, per la produzione di vino o per l’allevamento di bestiame, o per entrambe le attività.

Lo spessore delle mura che circondano la mastodontica cisterna è di certo giustificato dalla enorme spinta che doveva sprigionare , a completo riempimento, la massa liquida contenuta da questa cisterna che, chiaramente , doveva servire anche agli usi domestici e ad eventuali giochi d’acqua in un giardino che certamente attorniava la Domus.

Solo un ricco patrizio romano poteva permettersi una proprietà terriera con una cisterna di tali dimensioni.

La struttura fuori terra del manufatto , per le sue grandi dimensioni e per la sua collocazione in un’altura rispetto al frontale litorale marino , potrebbe anche aver avuto una funzione pubblica di fornitura idrica per le ville marittime sottostanti .

Questo è quello che , assieme ai miei amici Tommaso Bosco e Luciano Simione , ho avuto il privilegio di vedere e fotografare , autorizzato dal proprietario del fondo privato , e di poterlo raccontare e condividere con voi.

Raffaele Capolino

LA “DOMUS DI MAMURRA” A FORMIA

LA “DOMUS DI MAMURRA” A FORMIA

Dopo oltre venti secoli sono ancora visibili tracce di pavimenti in mosaici, decorazioni parietali, tipo di marmo usato per rivestimenti, basi di colonne, pareti con cocciopesto delicatissimo lucido fino a sembrare marmo.

Questi sono solo alcuni dei numerosi elementi che abbiamo potuto rilevare nella nostra passeggiata di ieri nell’area “Balneum” al di fuori della zona cantierata sulla sommità dell’altura di Gianola a Formia.

Un’area di elevato pregio archeologico che va scoperta e tutelata nel rispetto della storia vissuta dai nostri antenati.

Altri particolari provvederò a renderli pubblici nei prossimi giorni.

Raffaele Capolino

IL BOSCO DI GIANOLA

IL BOSCO DI GIANOLA

Una passeggiata con i miei amici tra querce da sughero secolari, faggi, flora mediterranea, parchi giochi per bambini e adulti, resti di mura antiche ed altro.

Un percorso bellissimo e in totale sicurezza che porta alla Domus di Mamurra , ad un’area museale e alla straordinaria costa rocciosa dove il nostro concittadino di duemila e più anni fa fece costruire un’area “Balneum” per una lunghezza di oltre trecento metri con terme, ponti, numerosi “solarium” e tanti giochi d’acqua.

Tutti elementi che pubblicherò nei prossimi giorni insieme alle ricerche archeologiche che hanno portato al rinvenimento delle “Cinque teste romane ” ed altro.

Raffaele Capolino