IL PONTE SUL FOSSATO DELLE CONCHE Disegno del 1847 di Pasquale Mattej

IL PONTE SUL FOSSATO DELLE CONCHE
Disegno del 1847 di Pasquale Mattej

Molto probabilmente non vedremo mai piu’ questo ponte disegnato dal Mattej , oggetto di numerose mie ricerche assieme a Jeanpierre Maggiacomo nella zona di Acervara-Taliente a Formia.

Ritengo quasi certo che il manufatto disegnato dal Mattej sia stato sostituito nel 1890 circa da un ponte moderno sulla tratta ferroviaria Sparanise-Formia-Gaeta.

Il luogo è stato individuato nel lato ovest della proprietà relativa alla Clinica Costa e al di sopra di una villa appartenuta all’artista Pino Daniele .

È proprio in questo luogo che il toponimo Fossato delle Conche (detto anche Canale delle Conche) diventa Fossato di Taliente e poi Via Taliente dove era la dimora e lo studio discografico dell’Artista Pino Daniele che si era trasferito a Formia.

Si è giunti a queste determinazioni , dopo la visione dei luoghi resa possibile grazie alla cortesia di un amico proprietario di un terreno adiacente.
Lo stato attuale dei luoghi é molto simile al disegno del nostro condittadino.

Ritengo pertanto che sia stato raggiunto lo stesso luogo dove Pasquale Mattej lo si è fermato per immortalare sul suo taccuino il ponte di cui alla foto 1 , con le cinque caprette e il pastorello.

Si trattava quindi di un ponte pedonale che serviva a superare un profondo canale scavato dalle acque provenienti dalle ” Suarete ” ( Sughereto) e a collegare tra loro le zone collinari di Pagnano, S. Maria La Noce, Arvito, S. Remigio , Acervara e Piroli .

Sicuramente doveva esistere un altro ponte pedonale sul Fossato di Rialto, anch’esso rifatto e utilizzato nella tratta ferroviaria già citata situato all’uscita della galleria di Castellone lato Gaeta.

Raffaele Capolino

POLIORAMA PITTORESCO – P.MATTEJ TESEO E IL MINOTAURO MOSAICO TROVATO A CASTELLONE DI FORMIA

POLIORAMA PITTORESCO – P.MATTEJ
TESEO E IL MINOTAURO
MOSAICO TROVATO A CASTELLONE DI FORMIA

Il “Poliorama Pittoresco” ( foto 1 e 2), fu un settimanale del Regno delle due Sicilie , nato nel 1836 e pubblicato ininterrottamente fino al 1860, quando scomparve il Regno Borbonico di Francesco II con l’assedio di Gaeta e la resa firmata a Formia nella ex Villa Reale Caposele.

Era un settimanale di notizie di ogni genere e P.Mattej , appena ventiquattrenne , vi collaborò nella sezione storico-archeologica dal 1837 al 1860.

Tra le tante cose scritte pubblicò due articoli sul mosaico policromo ” Teseo e il minotauro ” trovato a Formia ( foto 3) presentando ovviamente un suo disegno ( foto 4 ) , non essendo ancora stato inventato il miglior modo per produrre ottime fotografie.

Nel primo articolo pubblicò il suo disegno descrivendo i luoghi e narrando le modalità con cui fu rinvenuto il mosaico policromo tuttora conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli .

Così scrisse il Mattej:

” fu escavato nel recinto di specioso giardino nell’interno di Castellone a poca distanza dalla Villa di Caposele” .

Affermo’ altresì:

” se il ferro non curante del contadino avesse saputo meglio rispettarlo sì che mi fosse pervenuto intero, oh ! quanto mi sarebbe stato più gradito” .

In pratica ad ogni ritrovamento di reperti storici nel nostro territorio , il primo ad essere informato era il nostro Mattej che si preoccupava di disegnarli prontamente e renderli pubblici, seguito spesso dal Principe di Caposele che, se riusciva ad acquistarli, li raccoglieva e li custodiva nella sua Villa Caposele diventata Villa Reale nel 1852.

In un secondo articolo il Mattej si preoccupo’ di fare un confronto tra il mosaico Formiano ed altri due ( foto 5 e 6) con lo stesso tema trovati a Pompei e sempre conservato al Museo di Napoli
Ovviamente poté solo pubblicare il suo disegno ( foto 4 ) non potendo disporre di fotografie di quelli rinvenuti a Pompei e da lui opportunamente visionati al Museo Archeologico di Napoli.

Scrisse il Mattej .

“Il gruppo principale di Teseo col Minotauro in questo mosaico pompejano è similissimo a quello del Formiano, e di più presenta ben conservati i piedi de’ combattenti che sono perduti nell’altro……………..La somiglianza tra esso ed il Formiano li fa credere entrambi copie di un originale celebre.”

” Maggior somiglianza col Formiano ha un mosaico scoverto già in Chieti ( l’antico Teate de’ Marruccini) ( Ved. foto in sezione commenti) e pubblicato dall’Allegranza ”

In realtà il nostro mosaico somiglia moltissimo a quello pompeiano ( foto 5) anche se le immagini sono speculari.

Altra somiglianza è con la foto 6 e, ancor più , alla foto in sezione commenti riguardante un mosaico trovato a Chieti, come riferitoci dal nostro concittadino.

Pertanto sono giuste le parole del Mattej che riconduce il nostro reperto , i due di Pompei e quello di Chieti , ad un originale celebre, forse greco, riprodotto da artigiani mosaicisti in epoche successive.

Raffaele Capolino

LA SPIAGGIA DI MARINA DI CASTELLONE CON LE MURA MEGALITICHE E I QUATTRO NINFEI ROMANI CON STUCCHI DEL PRIMO SEC. AC

LA SPIAGGIA DI MARINA DI CASTELLONE CON LE MURA MEGALITICHE E I QUATTRO NINFEI ROMANI CON STUCCHI DEL PRIMO SEC. AC

Al centro di Formia , raggiungibile da Largo Marina, c’è una meravigliosa spiaggia di sabbia finissima per una lunghezza di circa cento metri.
Prima degli anni cinquanta dello scorso secolo erano tre le spiagge al centro di Formia oltre quelle periferiche di Vindicio e del litorale orientale.
Con la costruzione della Flacca , vero e proprio sbarramento sul mare e grave sciagura per Formia , ne abbiamo perse due di spiagge inserite all’interno della nostra città : La spiaggia di Sarinola ( o Salinola ) e la spiaggia di Mola.
È rimasta questa graziosa spiaggetta ora con sabbia ma che nel passato , come ben ricordo , era disseminata di ciottoli e sassolini.
Anche la qualità delle acque sembra buona dopo la immissione della cloaca di Castellone nell’impianto fognario primario che porta al depuratore alla zona ex Enaoli.
L’accesso a questo piccolo litorale è problematico.Occorre passare ,e con pericolo , tra le barche in rimessaggio di un cantiere navale che si avvale di una specifica concessione. Non è chiaro, in questo caso specifico, se i titolari del cantiere sono obbligati o meno a lasciare un varco per l’accesso ad una spiaggia pubblica raggiungibile a piedi ” solo ” da Largo Marina. Come sappiamo , tutti i concessionari di arenili sono tenuti per legge a consentire a chiunque l’accesso alla battigia e al mare.
Sarebbe opportuno che il Comune si occupasse di questo problema e consentisse a chiunque di potersi godere una spiaggia al centro di Formia.
Non credo siano molte le città in Italia ad avere una spiaggia raggiungibile a piedi e a poche decine di metri dal centro urbano.

Sul lato monte è visibile ,e in buono stato, uno splendido muro megalitico con grossi blocchi calcarei e di arenaria collocati senza malta.Alcuni risultano lavorati al fine di consentire tra loro un migliore incastro.(ved. foto)
Anche dalle foto in supporto di questo post sono visibili due massi con due lettere scolpite in modo egregio anche se credo siano state eseguite in tempi a noi vicini. Una ” T ” e una ” P “.
Nella parte orientale e più vicina al muro romano di Nerva , quattro ambienti ,con soffitti a botte, di epoca romana del primo secolo ac, addossati alle mura ciclopiche prima menzionate con evidenti funzioni balneari collegati al mare e all’uso della spiaggia e appartenenti ad una villa marittima che doveva insistere nella parte superiore con evidenti tracce a nord della stessa Flacca e nelle vicinanze del Muro di Nerva. La proprietà di questi ambienti, adesso abbandonati, sembra risalire alla nota Famiglia Colagrosso di Formia.
Uno solo di questi ambienti è provvisto di una volta con meravigliosi stucchi con evidenti e prominenti rilievi floreali e militari .L’intera struttura , utilizzata saltuariamente anche da persone indigenti e senza tetto specie nel periodo estivo, è sottostante ad un’area attualmente adibita a parcheggio pubblico che si affaccia sulla spiaggia.
Chiaramente le condizioni delle mura , e in particolare degli stucchi, risentono delle infiltrazioni di acqua dall’alto , per cui questo tesoro archeologico , per nulla protetto e senza un ‘adeguata manutenzione, sta andando in malora proprio come avvenuto all”Epitaffio medioevale a Rialto e all’acquedotto romano a Mola.

Qualcosa si potrebbe fare rapidamente e con poche spese: Pulire i quattro ambienti romani e custodirli con adeguate chiusure, ma permettendone l’accesso al pubblico almeno in determinate occasioni. Infine impermeabilizzare il manto stradale di copertura degli stessi vani e impedirne l’uso per parcheggio auto.
Ovviamente e preventivamente, permettere,come già detto, un facile e sicuro accesso alla spiaggia e al sito archeologico dalla Piazzetta di Largo Marina di Castellone.

Raffaele Capolino

TORSO GIOVANILE CON CLAMIDE , DONATO DAL PITTORE ANTONIO SICUREZZA AL POPOLO DI FORMIA

TORSO GIOVANILE CON CLAMIDE , DONATO DAL PITTORE ANTONIO SICUREZZA AL POPOLO DI FORMIAFB_IMG_1517418423319.jpg

È conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Formia inventariato con il n. 88493.

Marmo bianco Italico , h. m. O,95

Privo della testa , delle braccia e degli arti inferiori.

Il reperto presenta dilavamento e abrasioni in molte parti del corpo per essere stato per secoli sepolto in terreno umido.

Non si conoscono né il luogo né le circostanze del ritrovamento.

È stata un’occasione per me citare e ricordare il Maestro Pittore Antonio Sicurezza che ho conosciuto fin da bambino per lavori edili eseguiti da mio padre Angelo, per suo conto nel “Rifugio di S. Maria La Noce ” a Formia.

Nel primo dopoguerra Antonio Sicurezza si preoccupava di raccogliere reperti archeologici ,salvandoli da sicura distruzione, apponendoli sulla facciata della sua “storica ” dimora di S. Maria La Noce dove sono tuttora visibili .
Nella sezione commenti di questo post e’ visibile una edicola romana usata come architrave di una finestra , del tutto simile ad altra conservata nel Museo Archeologico di Formia.
Il reperto , noto e censito dalle autorità locali e museali, si trova in foto su molti testi storici locali.

Raffaele Capolino

UN PONTE FERROVIARIO DELLA LINEA SPARANISE-FORMIA-GAETA

UN PONTE FERROVIARIO DELLA LINEA SPARANISE-FORMIA-GAETA

Si trova in zona Acqualonga di Formia e fu costruito alla fine del diciannovesimo secolo dal governo sabaudo riprendendo un precedente progetto “borbonico” di ampliamento della rete ferroviaria in Terra di Lavoro.

La linea anche se nata per le somministrazioni militari alla roccaforte di Gaeta, ebbe pure un discreto movimento passeggeri, ma divenne inutile a partire dai primi decenni del ventesimo secolo con la realizzazione della direttissima Roma-Formia-Napoli.

Ora si sta tentando di ripristinarla , per il tratto Formia-Gaeta , sia per il traffico merci che per quello passeggeri.

Raffaele Capolino

FORMIA NEI QUATTRO EPISODI PIÙ IMPORTANTI DELLA VITA DI MARCO TULLIO CICERONE

FORMIA NEI QUATTRO EPISODI PIÙ IMPORTANTI DELLA VITA DI MARCO TULLIO CICERONE

Questi quattro eventi storici si verificarono nel 58 – 49 – 45 – 43 ac .

1) Nel 58 ac Cicerone fu condannato all’esilio per una legge penale retroattiva fatta votare dal Senato e presentata da Publio Clodio Pulcro, dietro istigazione di Caio Giulio Cesare, ostacolato, secondo molti storici, nei suoi piani da Cicerone nei fatti precedenti e inerenti la congiura di Catilina scoperta dall’Arpinate che per questo fu appellato dal Senato ” Pater Patriae”.
Catilina, come successivamente Clodio, fu in realtà una pedina manovrata da Crasso e Cesare che aspiravano al potere assoluto di Roma con la preventiva destabilizzazione del Senato.La congiura di Catilina era propedeutica alla proposizione di Crasso come Dittatore e Cesare, fortemente indebitato in quel momento verso lo stesso Crasso, come suo vice.

Durante l’esilio di Cicerone la sua villa di Formia fu espropriata e distrutta quasi interamente su disposizione del Senato.
Con il ritorno di Cicerone nell’anno successivo, perché ritenuto ingiustamente condannato, la villa di Formia fu ricostruita dall’Oratore con gli indennizzi riconosciutigli dallo stesso Senato.

2) Nel 49 ac il 28/3 , Cicerone ricevette a Forma la visita di Cesare che ritornava da Brindisi nel suo inseguimento di Pompeo che, impaurito da Cesare quando attraversò il Rubicone con una sola legione, aveva abbandonato Roma per ripararsi in Grecia e per prepararsi ad una guerra civile dopo aver allestito un adeguato numero di legioni.
Cesare voleva l’appoggio del più illustre e più carismatico dei Senatori i quali, tra l’altro e in molti, avevano abbandonato Roma su consiglio di Pompeo che era stato considerato dal Senato il “Difensore di Roma e delle sue istituzioni ” di fronte agli atteggiamenti “ribelli” di Cesare.
Per chiedere l’aiuto di Cicerone , Cesare si fermò a Formia nella sua villa.
Ma Cicerone ebbe il coraggio quel giorno a Formia di dire ” NO ” all’uomo in quel momento piu’ potente del.mondo , che lo avrebbe voluto come suo consigliere.
Sappiamo dal contenuto delle sue lettere che Cicerone si fidava più di Pompeo che di Cesare e che in quei frangenti di guerra civile tra Cesare e Pompeo, Cicerone aveva optato per stare dalla parte di Pompeo anche se non aveva approvato la sua fuga da Roma.

3) Nel 45 ac Cicerone, sempre a Formia , ospitò il Dittatore Cesare e la sua scorta di duemila pretoriani in una visita ufficiale di ostentazione del suo potere.
Preventivamente si era fermato dalla sua nipote Azia, madre di Ottaviano, sposata con Marco Filippo e residenti in una Villa nel Formianum che coincide con l’attuale Villa Irlanda a Vindicio.
Fu in quella occasione che Cicerone informò Cesare della morte del suo amico e cittadino di Formia Mamurra avvenuta qualche mese prima.

4) Nel 43 ac e precisamente nei mesi di novembre e dicembre, Cicerone dalla sua villa di Formia seguì con ansia e preoccupazione gli accordi a Bologna tra i triumviri Ottaviano, Marco Antonio e Marco Emilio Lepido, che dovevano decidere la sua sorte e quella dei ” cesaricidi”.
Cicerone confidava nell’amicizia di Ottaviano e del suo vicino di casa a Formia Marco Emilio Lepido, i quali però non riuscirono a frenare lo spirito vendicativo di Marco Antonio verso Cicerone che lo aveva attaccato duramente in Senato con quattordici Filippiche miranti anche a difendere i diritti di Ottaviano come unico erede di Cesare.
Ottaviano e Lepido erano inizialmente riusciti a limitare il destino di Cicerone ad una condanna per un esilio perpetuo.
Marco Antonio riuscì tuttavia in extremis a fare apporre il nome di Cicerone in testa alla lista di proscrizione dei condannati a morte e dopo il suo assassinio a Formia il 7 dicembre del 43ac, ebbe la macabra soddisfazione assieme a sua moglie Fulvia ( vedova di Publio Clodio) di avere a Roma , tra le mani e nella sua dimora , la testa del grande oratore. Si racconta che Fulvia punzecchio’ piu’ volte la lingua dell’Oratore con uno spillone per capelli.
Cicerone fu decapitato nella sua Villa di Formia , mentre cercava di fuggire per andare in Macedonia in ossequio alla iniziale condanna all’esilio perpetuo comunicatogli qualche giorno prima. Gli autori di questo orrendo delitto furono i killer di Marcantonio : Erennio e Polibio , quest’ultimo difeso dallo stesso Cicerone anni addietro in una causa penale di “parricidio” .

Un altro momento importante della vita di Cicerone deve essere stato quando nel 45 a.C. prese la decisione di far costruire a Formia , in un luogo dominante della sua proprietà, il sepolcro della sua figlia Tulliola morta a seguito di parto a 33 anni.

I punti 2 e 3 saranno trattati più approfonditamente nei prossimi giorni, mentre per i punti 1 e 4 , chi volesse leggere maggiori particolari , può consultare i miei post pubblicati il 14 e 16 settembre 2015.
La prima delle due foto è la testa di Cicerone trovata a Formia e poi trafugata dal Museo locale e non più recuperata.Da notare la straordinaria somiglianza alla seconda foto di un busto di Cicerone.

Raffaele Capolino

Il MAUSOLEO ROMANO DI S. CROCE A FORMIA

Il MAUSOLEO ROMANO DI S. CROCE A FORMIA

La storia di questo sito è legata alla figura del Cav. Adolfo Nucci che fu Sindaco di Formia dal 1906 al 1910.

Agli inizi del 1900 ebbe vasta risonanza negli ambienti archeologici il ritrovamento di un sarcofago monumentale nella zona di S. Croce a Formia , nella proprietà del Cav. Avv. Adolfo Nucci che diresse personalmente gli scavi , essendo in quegli anni Ispettore Regio delle Antichità per la zona di Formia.

Non fu trovato solo il citato sarcofago ma altri reperti che , nel rispetto dell’allora normativa , restarono nella disponibilità del proprietario del suolo.

Ecco una elencazione descrittiva dei reperti maggiori:

– Fregio superiore di sarcofago rappresentante un triclinio funebre con annessa maschera angolare cm 160 x 32 ( forse un sarcofago di un fanciullo ).
– Altro frammento della stessa natura senza maschera cm. 40 x 32.
– Busto virile con clamide e faretra cm. 34 x 30
– Frammento di panneggio scultoreo cm. 45 x 28
– Altorilievo di torso virile con tunica cm 27 x 19
– Omero e collo di statua femminile grandezza naturale
– Mano statutaria con collo di otre
– Cornice con decorazione floreale cm 70 x 12
– Frammenti di iscrizione ( lettere LISO )
– Frammenti minori scultorei e da crustae marmoree.

Nel 1935 il Nucci decise di disfarsi di questa sua collezione privata per venderla al Comune di Formia che aveva già istituito un Antiquarium locale che si andava ingrandendo anno dopo anno.

La sua prima richiesta economica fu ritenuta eccessiva dal Direttore del Museo di Napoli , Amedeo Maiuri che , pur consigliando di acquisire i reperti, fissò come importo massimo la cifra di Lire 3.000

Fu informato anche il Ministro dell’istruzione Pietro Fedele , amico del Nucci , che in una sua lettera indirizzata al venditore dei reperti tramite il Comune di Formia scrive:

” L’unica ragione che potrebbe consigliarne l’ acquisto è la speranza di poter rintracciare in uno scavo più sistemativo e più completo del Mausoleo di Santa Croce, altri e più importanti elementi.
A mio modo di vedere, tutti i frammenti in possesso del Nucci possono essere acquistati per una somma non superiore alle 3.OOO Lire.
Per mia parte La esorto a cedere gratuitamente all’Istituendo Museo Formiano questi frammenti o per un prezzo proporzionato al loro intrinseco valore. ”

La trattativa , condotta dal Podestà Tonetti , si concluse con un esborso di L. 1.300

Del sito oggi nulla si sa . Potrebbe essere ancora nel giardino di qualche abitazione come potrebbe anche essere stato espropriato al Nucci nel momento della realizzazione della Direttissima Roma – Napoli.

I predetti reperti acquisiti ed esposti nell’Antiquarium di Formia scomparvero tutti , tra le macerie belliche dello stesso museo.

L’ultima foto riproduce i luoghi del sito archeologico con indicazione a mano della Via Erculanea e della Via Appia.

I fatti sono narrati sulla scorta di documenti conservati all’Archivio Storico Comunale di Formia , che consiglio a tutti di frequentare.

Raffaele Capolino

UN RIMPROVERO SCRITTO AL SINDACO DI FORMIA PER SCARSA ATTENZIONE NELLA CUSTODIA DI REPERTI ARCHEOLOGICI

UN RIMPROVERO SCRITTO AL SINDACO DI FORMIA PER SCARSA ATTENZIONE NELLA CUSTODIA DI REPERTI ARCHEOLOGICI

I fatti, ricostruiti da documenti rinvenuti nell’Archivio Storico del Comune di Formia, sono questi :

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Con una lettera del 2/7/1907 ( foto 1 – 3 ) il Direttore del Museo di Napoli scrive al Sindaco Adolfo Nucci:

” Un funzionario di questo Museo, reduce da codesta Città, dove si è recato in missione, mi riferisce di aver veduto costa’ , nel cortile del Palazzo della Prefettura , due enormi blocchi di travertino , appartenenti alla trabeazione di un edificio pubblico romano , quasi sepolti in mezzo a calcinacci, e destinati ad essere coperti del tutto.

Quei blocchi portano impressi sulla faccia esterna , in lettere cubitali , alcuni frammenti epigrafici che furono già editi dal Mommsen nel volume X del Corpus Inscriptionum Latinarum nn. 6086 e 6210.

A parte l ‘importanza storica dei due blocchi , il fatto stesso che sono noti nel mondo scientifico come esistenti da molti anni nel cortile di codesto Palazzo Prefettizio, dovrebbe metterci al riparo da ogni colpevole abbandono , tanto più che si trovano in un edificio appartenente allo Stato.

E poiché pare che il legittimo proprietario di essi sia codesto Municipio , faccio appello alla S.V.Ill.ma , affinché non permetta la sparizione totale di quei frammenti architettonici ed epigrafici , facendoli rimuovere dal posto dove sono e collocarli in sede migliore.

Gradirei un cenno di assicurazione.

IL DIRETTORE INCARICATO
Firma illeggibile

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Il Funzionario deve aver visto qualcosa di simile alla foto 2 che riporta in alto a sinistra i due reperti posizionati sul cortile del Palazzo Comunale .In uno di essi si legge la scritta : MESSIA ( uno dei due CIL riportati nella nota del 2/7/1907)

Il Sindaco Cav. Adolfo Nucci in data 12/7/1907 fece recapitare assicurazioni scritte da un suo funzionario, che chiusero l’episodio specifico , ma non posero fine al ” vagabondare dei due importanti reperti ” che rimasero nello stesso luogo fino ai primi anni del dopoguerra .

Negli anni 60/70 i reperti , che nel frattempo erano cresciuti di numero, furono spostati prima in Piazza della Vittoria, poi in Villa Comunale, poi ancora nei giardini del Coni , nel Parco De Curtis e nella Piazzetta Luigi Purificato.
I numerosi elementi di trabeazione di uno stesso Tempio Romano , sparsi un po’ ovunque , sono stati oggetto, su mia insistenza, di uno studio condotto dal Prof. Heikki Solin e dal suo collaboratore Gianluca Mandatori .

I risultati di questo lavoro saranno pubblicati prossimamente su una Rivista Tedesca , leader mondiale nel settore epigrafico romano.

La solerzia e la precisione del Direttore del Museo di Napoli del 1907 , mi ha dato la possibilità di preannunciare fatti ed eventi d’importanza eccezionale che serviranno, quantomeno , ad attutire la figura non proprio esemplare dei nostri amministratori pubblici di circa un secolo fa.

Raffaele Capolino

POSSIBILI ORIGINI DEL NOME ” FORMIA “

POSSIBILI ORIGINI DEL NOME ” FORMIA ”

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La teoria predominante è quella che Formia deriverebbe dal greco “Hormiai” che significa “approdo tranquillo e sicuro ” come afferma lo storico e geografo Strabone.
Altra ipotesi da non scartare è che Formia potrebbe essere una derivazione della parola latina ” Formus” che significa caldo e quindi luogo caldo.
Una terza teoria è una parola che ho incontrato spesso in testi del lontano passato riguardanti il nostro territorio.
Questo termine è ” in Formis” spesso usato per dire in Formia.

Mi è capitato di leggere che solo le parole di origine greca possono terminare in is o in iis : Formis – Formiis

Il toponimo “in Formis” in realtà è spesso collegato a corsi d’acqua e nasce anch’esso dalla parola latina “Forma”.
Sesto Giulio Frontino (40 dc – 103 dc. – Funzionario storico e scrittore) in effetti fa derivare il nome Formiae dalle tante sorgenti e corsi d’acqua nel suo territorio.
Numerosi sono attualmente questi corsi d’acqua ,anche sotterranei e sfocianti nel mare, e sicuramente ancora di più ce ne saranno stati nel passato nel nostro territorio.
Dalla Fons Artacia ai torrenti Pontone e Rialto che in un passato più piovoso possono essere stati fiumi con una buona portata avendo alle spalle monti e vallate del gruppo montuoso degli Aurunci.
Dalle sorgenti di S.Maria La Noce, che riforniva il Cisternone, a quelle che interessavano la zona di Mola come la Sorgente Mazzoccolo , dal Rio Frigidus ( oggi Rio Fresco) al Torrente S.Croce che raccoglie le acque di Capodacqua.
Dalla sorgente di Palombara a Castellonorato a quella di Acquaviva sulla strada per il Redentore.

Alcune zone di Formia lasciano intuire dal loro toponimo la probabile presenza antica di corsi d’acqua: Acqualonga, Acquatraversa, Ponteritto, Piscinola.

A Formia esiste una Via della Forma (dove ho anche abitato negli anni settanta ) in prossimità della sorgente Mazzoccolo. Le parole “Forma” e “Formali”, in latino avevano un significato di ” canali di scorrimento delle acque”.

Alcune Basiliche o città romane, sono state chiamate “in Formis” proprio per la presenza di sorgenti.

Occorre altresì puntualizzare che la parola latina “Forma” ha anche un significato di ” figura ordinata nelle sue parti” da cui scaturiscono le parole odierne: mappa, carta grafica, disegno, stampa . In testi medioevali troviamo spesso determinazioni come “ad formam” – “ad formas – ” in formis” – “Forma urbis”.

Ancora Frontino parla di “formae rivorum” riferendosi a canali costruiti e agli abusi degli agricoltori di forare l’acquedotto e incanalare le acque attraverso “formae o ” formali” così chiamati anche nel medio evo.

In conclusione , tutto quanto sopra detto può portarci anche a ipotizzare che il toponimo “Formia” , oltre che da “approdo ” e da “caldo” , come terza teoria, possa essere derivato anche dalla particolare abbondanza nel suo territorio di ” formae e formali ” di scorrimento acque.

Raffaele Capolino

(Foto fornite da Pietro Cardillo)

RESTI DI UNA DOMUS ROMANA AL PORTICCIOLO CAPOSELE.

RESTI DI UNA DOMUS ROMANA AL PORTICCIOLO CAPOSELE.FB_IMG_1516909271140

Foto tratta da un articolo di qualche anno fa postato sul web successivamente al rinvenimento di questo nuovo sito in località Porticciolo Caposele.

È stata data comunicazione del recupero di numerosi reperti tutti di epoca romana.

Si tratta di un ulteriore tassello da aggiungere al mosaico complessivo del patrimonio archeologico della Città di Formia.

Raffaele Capolino