VIA APPIA ANTICA – REGINA VIARUMCandidata al Patrimonio Mondiale dell’umanità – Progetto UNESCO.

VIA APPIA ANTICA – REGINA VIARUM
Candidata al Patrimonio Mondiale dell’umanità – Progetto UNESCO.

Ho partecipato il 19 settembre 2022, con Gabriele D’Anella, alla prima delle tre fasi previste dalla Regione Lazio , ad Ariccia Palazzo Chigi, sul progetto di cui al titolo di questo articolo.

Una giornata di lavori, dalle ore 10.00 fino alle 17.00 , che ha visto impegnati circa 50 rappresentanti dei nostri luoghi laziali e che rimarrà per sempre nella mia memoria, grazie all’invito propostomi da Stefania Gigli Quilici ed accolto da Angela Maria Ferroni del Ministero della Cultura.

Per capire l’importanza di questa iniziativa basta pensare al sito dei “Sassi di Matera “, luoghi dichiarati in passato inabitabili , una volta divenuti “Patrimonio dell’Umanita’ ” si sono trasformati in luoghi di turismo e di crescita culturale tant’è che , nel 2019 , Matera è stata designata “Capitale Europea della Cultura”.

Nel nostro caso , il progetto dell’Appia Antica è di valenza ancora superiore trattandosi di una strada di circa mille km, comprensiva della variante traianea, iniziata dai romani dal 312 a.C. per congiungere , in tempi più rapidi, Roma con Brindisi.
Una via progettata principalmente per scopi militari per raggiungere più rapidamente territori della Grecia.

I lavori, ai quali ho partecipato, assieme a Gabriele D’Anella, intervenuto come socio dell’Associazione “Maranola Nostra” , si sono svolti nel salone più grande di Palazzo Chigi di Ariccia.
Dopo una breve presentazione, lo stesso salone è stato utilizzato come sede dei quattro “Tavoli dei lavori” per individuare consigli manifestati dagli intervenuti al dibattito.

Il progetto della ” Via Appia Antica- Regina Viarum ” è, forse, il progetto più impegnativo che verrà presentato all’UNESCO perché fortemente voluto da Dario Franceschini nelle vesti di Ministro della Cultura.
Anche se sono stati fissati ventidue tratti della strada , il progetto riguarda l’intero percorso che attraversa quattro regioni ( Lazio – Campania – Basilicata – Puglia ) e si sviluppa da Roma fino a Brindisi.
Altri convegni saranno svolti , nei prossimi giorni, a Benevento, Venosa e Brindisi.

Il riconoscimento come “bene di interesse mondiale” sara’ , per i centri urbani interessati , una grande occasione per tutta una serie di attività ed eventi collaterali, ciò che può determinare possibilità di crescita culturale ed economica.

Finora sono stati individuati ventidue tratti di Appia maggiormente significativi con eccezionali valori universali e rispondenti ai precisi requisiti richiesti dall’UNESCO.

Il progetto coinvolgerà 74 Comuni, 15 Parchi, 12 Città, 4 regioni , 25 Università.

Queste, in merito, le parole scritte dal Ministro Dario Franceschini:

” L’inclusione nel Patrimonio UNESCO , costituisce un potente fattore di attrazione turistica e, al tempo stesso, il turismo svolge un ruolo fondamentale nella protezione e valorizzazione dei siti interessati.
La Via Appia è un percorso da valorizzare e da porre al centro del turismo lento per rafforzare l’offerta di nuovi attrattori come i cammini e i percorsi sostenibili, fondamentali per lo sviluppo in chiave culturale delle aree interne.

La “Via Appia Regina Viarum ” ha le caratteristiche per divenire uno dei più grandi cammini europei”

La domanda sarà presentata all’UNESCO nei primi giorni del prossimo anno e si spera che il progetto possa essere accolto entro il primo semestre del 2024.

Raffaele Capolino

VIA APPIA ANTICA – REGINA VIARUMCandidata al Patrimonio Mondiale UNESCO.

VIA APPIA ANTICA – REGINA VIARUM
Candidata al Patrimonio Mondiale UNESCO.

Lunedì 19 settembre 2022 al Palazzo Chigi di Ariccia presentazione e discussione del progetto di candidatura con interventi dei rappresentanti di tutti i comuni del Lazio attraversati dalla strada che i nostri antenati romani definirono la “Regina di tutte le strade del mondo”.

Credo che le altre regioni interessate si adopereranno in proposito , similmente.

Evento che mi è stato segnalato da Stefania Gigli Quilici.
Ho dato, via email, immediata mia disponibilità ad essere presente e, se possibile, ad intervenire nella discussione.

Una grande occasione per uno straordinario evento che , sono sicuro, andrà in porto.

Spero di incontrare ad Ariccia amici e studiosi dei nostri luoghi.

Il nostro Comune di Formia sarà rappresentato dal Vicesindaco Avv. Giovanni Valerio e dalla Dott.ssa Tiziana Livornese.

Per la Soprintendenza interverrà la Dott.ssa Daniela Quadrino

Il progetto interessa quattro regioni: Lazio , Campania, Basilicata, Puglia

Anche la Regione Campania ha predisposto un incontro a Benevento, per il 20 settembre 2022, in modo similare a quello del Lazio che si svolgerà al Palazzo Chigi di Ariccia.

Raffaele Capolino

UNA SENTENZA DI “PRECETTO PREVENTIVO” PER UNA CONTROVERSIA TRA DUE CITTADINI DI MARANOLA E DUE CITTADINI DI MOLA

UNA SENTENZA DI “PRECETTO PREVENTIVO” PER UNA CONTROVERSIA TRA DUE CITTADINI DI MARANOLA E DUE CITTADINI DI MOLA

La notizia è tratta dal Giornale del Regno delle Due Sicilie del 20 Luglio 1830.

Gia’ con sentenza di un Giudice di Gaeta del 15 marzo 1822 , i maranolesi Melchiorre de Meo e Mauro de Meo furono ritenuti creditori nei confronti dei molani Melchiorre e Antonio Cirillo per un importo di 480 ducati , pari a circa 25.000 euro odierni.

In data 27 gennaio 1830 fu emesso un “precetto preventivo” ( una sorta di decreto ingiuntivo dei nostri tempi ) che intimava la restituzione dei 480 ducati in moneta contante oppure con cessione di immobili di pari valore.

Si riportano i nomi delle località citate riguardanti sia la residenza dei creditori maranolesi ” De Meo”, sia la individuazione delle proprietà possedute dai debitori molani ” Cirillo ” , che furono oggetto di trasferimento per il saldo del debito.

-Maraccola (Maranola) residenza dei “de Meo”
-Oliveto in loc. La Macera
-Due oliveti in loc. Mergataro
-Due vigneti in loc. Farrano (odierna Farano)
-Terreno seminato in loc. Santa Croce
-Terreno seminato in loc. Campo
-Due terreni arbustati in loc. Piano
-Territorio campestre in loc. Face
-Un molino in loc. La Porta
-Una casa in loc. Ponticello
-Un basso stalla in loc. Majorino
-Due case in loc. Majorino
-Una casa in loc. Strettola
-Due case sulla Strada Regia di Mola
-Un Giardino confinante con la Strada Regia di Mola avente una fontana perenne ( Forse la Fontana di Via Orto del Re ?)

Nell’articolo sono riportate località oggi poco note come: Campo, Face, Piano, La Macera , Strettola ed altre che,si spera , possano essere individuate da qualcuno dei lettori di questo articolo.

In allegato il testo della sentenza , oggetto di ricerca da parte del nostro concittadino: Michele De Santis

Raffaele Capolino

LA VECCHIA FONTANA AL PONTE DI MOLA ALL’IMBOCCO DI ” VIA ORTO DEL RE “

LA VECCHIA FONTANA AL PONTE DI MOLA ALL’IMBOCCO DI ” VIA ORTO DEL RE “

Non credo che sia stato mai scritto da qualcuno in merito ad una vecchia fontana nei pressi del Ponte di Mola all’imbocco di Via Orto del Re.

Già nel 1880, con nota n.6952 del 3 novembre, il Sottoprefetto del Circondario con sede in Formia, fece noto che l’ufficio dell’Amministrazione Provinciale di Caserta non aveva nulla in contrario all’abbattimento di detta fontana.

In realtà la fontana era in parte su una piazza comunale e in parte sulla strada che faceva parte della Provinciale di Roma ( forse l’Appia Antica ?).

Pertanto nel 1909 il Consiglio Comunale di Formia dispose l’abbattimento del ” vaso di pietra calcarea da tanti anni impiantato all’imbocco del Vicolo Orto del Re” perché ingombra un punto ove, su larga scala si esercitano operazioni commerciali “.

In più, la Giunta , sempre nel 1909, dispose ” la conservazione degli avanzi della fontana per possibile costruzione di pubblico abbeveratoio in sito da destinarsi in quella medesima contrada”.

Purtroppo non ci è pervenuta , fino ad ora, alcuna immagine di questa fontana ma, con buona probabilità , si può ritenere che i resti calcarei in foto, oggi conservati in un parcheggio in Via Ferrucci ( alle spalle di una Parafarmacia) siano proprio appartenuti alla ” Fontana di Via Orto del Re”.

Mettiamoci , infine, che un proprietario del fondo, come riferitomi da un suo erede vivente, ha sempre ritenuto i reperti di “Via Ferrucci” appartenuti ad una vecchia fontana per averlo saputo da un suo antenato.

È da precisare che oggi “Via Orto del Re ” è un piccolo tratto che congiunge Via Abate Tosti con Via Emanuele Filiberto, ma in passato detta ” via ” era molto più lunga, come riferisce anche Giovannino Bove da me interpellato in proposito, e terminava al “Ponte di Mola ” nello spazio che oggi è denominato ” Piazza Risorgimento”.

È facile presumere anche che predetta fontana sia stata alimentata da uno dei vari rami della “Sorgente Mazzoccolo ” individuata, scavata e utilizzata fin dai tempi di ” Formiae romana “.

  • Fonte: Archivio Storico di Formia
  • Ricerca di Saro Ricca

Raffaele Capolino

LA FONTANA DI RIALTO – FORMIA DIPINTA DA TRE DIVERSI PITTORI

LA FONTANA DI RIALTO – FORMIA DIPINTA DA TRE DIVERSI PITTORI

Joseph Severn (1793-1879) , Console Britannico , realizzò queste prime due opere in tempi diversi , mentre sostava nell’Albergo dell’Angiolo di Formia, appartenuto a Carlo Ligny Principe di Caposele .

Joseph Severn era molto amico di John Keats, poeta inglese che amava anch’egli sostare nell’albergo formiano del Principe di Caposele.

Il Museo “Keats-Shelley-House ” di Roma , sul fianco della Scalinata della Trinità dei Monti, in Piazza di Spagna a Roma conserva opere e documenti di questi due artisti che sono sepolti nel Cimitero Acattolico di Roma in due tumuli affiancati.

Recentemente sono stato contattato dal Direttore del sopracitato museo che avrebbe piacere di vedere i luoghi della nostra città dove albergarono questi due artisti inglesi.

La collocazione precisa della Fontana di Rialto di Formia è confermata, oltre che da un dipinto di Giacinto Gigante (1806 – 1876) e da quello di Pasquale Mattej (1813-1879) , da un mio rinvenimento, in una proprietà privata, del muro di epoca romana repubblicana dove era appoggiata predetta fontana.

Questi tre artisti sicuramente hanno visto i luoghi dove era allocata la Fontana di Rialto di Formia nella sua semplicità rurale.
Al contrario, altri artisti , forse copiandosi l’un l’altro, ci hanno trasferito immagini non veritiere dei luoghi.

Notevole è stato il contributo dell’amico Michele De Santis alle ricerche storiche che hanno permesso di realizzare questo mio articolo.

Raffaele Capolino

LA ” GRAN GUARDIA ” DI FORMIAVoluta dal Ferdinando ll – Re delle due Sicilie

LA ” GRAN GUARDIA ” DI FORMIA
Voluta da Ferdinando ll – Re delle due Sicilie

In foto la prima pagina di un faldone sui lavori di adattamento del Monastero di S.Teresa di ” Castellone e Mola” ad uso militare
con titolo:

” Consegna provvisoria di una parte di opere per addirsi ad usi Militari e Gran Guardia “

                      °°°°°°°° 

I lavori furono affidati, nel 1853, dal Re Ferdinando ll all’appaltatore di Castellone : Luigi Capolino , dopo aggiudicamento per asta ” a candela spenta ” .

I lavori furono consegnati in una prima ” trance ” , dal suddetto appaltatore, il 21 aprile del 1855 con seguente nota :

” Una porzione delle scuderie, capienti per n. 132 cavalli, è quasi finita e della Caserma nel pianterreno superiore, una porzione pure capiente di 130 uomini accasermati, è anche portata a termine”
È ancora noto a Formia, il toponimo ” Gli stalloni ” in “Via dei Carmelitani ” , per essere riferito a quanto esposto in questo articolo.

                   •••••••• 

Le notizie sopra riportate rappresentano il risultato di una delle tante ricerche eseguite, nell’Archivio Storico presso la Reggia di Caserta , dal sottoscritto in compagnia di Daniele Elpidio Iadicicco.

Raffaele Capolino

LA FONTANA DI “PIAZZETTA DELLE ERBE ” FORMIA – ANNO 1931

LA FONTANA DI “PIAZZETTA DELLE ERBE ” FORMIA – ANNO 1931

Durante i lavori di restauro del 1931 , nell’edificio a forma di semicerchio con colonne, fu deciso di impiantare , nel centro dell’emiciclo, una fontana in stile con l’architettura della struttura.

La Fontana fu acquistata da un antiquario romano al costo di lire 4.000

Nello stesso anno fu deciso di adibire l’intera struttura ad uso ” Antiquarium ” per accogliere i numerosi reperti venuti alla luce durante i lavori del secondo tratto di Via Vitruvio avvenuti negli anni 1920/1921.

L’inaugurazione dell’Antiquarium avvenne nel 1932 con l’intervento del Podestà Felice Tonetti e di Amedeo Maiuri, Soprintendente alle Antichità della Regione Campania.

La Fontana monumentale andò distrutta , assieme all’intero edificio, durante l’ultimo evento bellico.

La prime due immagini sono tratte dalla collezione di Renato Marchese.

Le notizie riportate in questo articolo sono risultati di ricerche effettuate , assieme a Michele De Santis, nell’Archivio Storico “F. Miele ” di Formia

Raffaele Capolino

IL PICCOLO ARCO DEL CISTERNONE ROMANO DI FORMIA

IL PICCOLO ARCO DEL CISTERNONE ROMANO DI FORMIA
Storie e ipotesi connesse

È rappresentato nella prima delle sette foto di questo post. Una foto che ho dovuto scattare con il mio cellulare perché è un elemento architettonico del Cisternone che è stato fotografato raramente. Il risultato fotografico è ovviamente inferiore alle foto scattate da professionisti.

Eppure questo “archetto” deve aver avuto una funzione importante in questa struttura idraulica romana che è pervenuta a noi integra in tutte le sue parti strutturali , anche se con particolari assenti che la fanno diversa da strutture similari.

Ad esempio il Cisternone è privo di rivestimento in “cocciopesto” sulle pareti e sui pilastri . Il cocciopesto è il tipico elemento impermeabilizzante di ogni struttura idraulica romana.
Molti visitatori rilevano questo particolare assente, ma che certamente fu compensato dai costruttori da una buona qualità della malta idraulica utilizzata per elevare le spesse mura perimetrali e gli oltre ottanta pilastri centrali e a parete.

Si è ipotizzato ad esempio un “carico idraulico ” proveniente da una sorgente di S.Maria La Noce ma non ne è stata trovata la canalizzazione che deve essere andata persa nel corso di rifacimenti pubblici e privati che hanno interessato l’ Arce di Castellone nei due millenni e più di vita di questa cisterna che è posta a circa 60 metri sul livello del mare.
Alla sorgente, come fonte di approvvigionamento primario , era sicuramente aggiunta quella pluviale attraverso i numerosi fori della copertura.

Non sono stati trovati né i fori di uscita dell’acqua , né è stato rinvenuto un piano inclinato con piscina ” limaria” necessaria per i lavori di pulizia dell’enorme invaso esteso per mq 1.200 circa.

Tutte queste caratteristiche assenti sono invece state realizzate nella Piscina Mirabilis di Baia costruita un paio di secoli successivi alla nostra di Formia.

Torniamo all’archetto della prima foto che ha una larghezza di meno di due palmi . Al suo interno si intravede uno spazio inferiore ad un metro quadro.
Sembra avere tutte le caratteristiche di “un pozzo” creato per il carico proveniente dalla sorgente collinare. Lo stretto spazio tra le spalle dell’arco consentiva a sufficienza la distribuzione immediata del liquido immesso.

In merito al sistema di distribuzione forse era previsto un sistema di sollevamento tipo “pompa aspirante di Ctesibio ” citata da Vitruvio nel suo trattato.( Ctesibio aveva inventato anche l’organo idraulico e l’orologio ad acqua.) .
Il prelievo avveniva tramite i fori del solaio analogamente a quanto praticato nella Piscina Mirabilis di Baia al Miseno.
Sicuramente oltre al grande deposito di Castellone dovevano esserci diversi ” castelli ” di distribuzione che permettevano una più facile gestione delle masse liquide .
Controllare il flusso in uscita di 10.000/20.000 litri era certamente più facile che gestire 7.000.000 di litri corrispondenti al massimo livello di riempimento della struttura idraulica di cui stiamo parlando.

Comunque almeno un foro di uscita doveva esserci , sicuramente posizionato a livello del pavimento e sul lato sinistro della scala muraria interna con sbocco nel sottostante giardino Carbone lato ferrovia per fuoriuscire nell’attuale Via Mamurra.
Questo foro era necessario per le operazioni di pulizia della Cisterna.

Altro particolare storico interessante è che Sesto Giulio Frontino ( 40 – 104 d.C. ) , nominato nel 95 dall’imperatore Nerva “Curator Aquarum ” di tutti gli acquedotti di Roma , aveva una villa a Formiae. Lo afferma in un suo scritto Eliano Tacticus che incontro’ l’imperatore Nerva nella casa di Frontino a Formiae.
In quella occasione l’imperatore Nerva affido’ a Eliano Tacticus l’incarico di scrivere un’opera di carattere militare ( Stratagemata ) sulle falangi greche .
Scrisse Eliano Tacticus : ” Ho potuto trascorrere a Formia alcuni giorni con il console Frontino notevole uomo di grande reputazione , per le sue qualità e per la sua esperienza di guerra. “

Quindi Frontino spesso lasciava Roma per godere il clima e le bellezze di Formia vantate da Marziale.
Frontino , pertanto , deve aver sicuramente conosciuto e visitato il nostro Cisternone mettendo a disposizione le sue esperienze di Curator Aquarum della ” Caput Mundi “.

Ritengo, infine, molto probabile che la struttura del Cisternone non sia stata creata per le domus private dotate di ” impluvium” e rifornite dalle numerose sorgenti minori , ma per le Terme pubbliche , per rifornire le navi nel ” Sinus Formianus ” e per esigenze determinate dalla presenza sull’arce di un ” Castrum ” militare nato a difesa e controllo del transito di persone sull’Appia.

Spero che nasca un acceso dibattito con ulteriori e più appropriate ipotesi che possano servire ad ampliare le nostre attuali e scarse conoscenze in merito a questa struttura idraulica romana che fu il prototipo di altre più grandi realizzate in secoli successivi.

Raffaele Capolino.

LA STORIA DI MIO NONNO FILIPPO VALERIO DI CASTELLONE- FORMIA

LA STORIA DI MIO NONNO FILIPPO VALERIO DI CASTELLONE- FORMIA

Nei primi anni del secolo scorso, precisamente nel 1904, mio nonno materno Filippo Valerio lasciò la sua Castellone per espatriare negli Stati Uniti.

Erano gli anni in cui gli italiani emigrarono in massa per ogni parte del mondo.
E’ stato calcolato che dal 1861 al 1985 il fenomeno migratorio italiano interessò circa venti milioni di persone.

In questi giorni , grazie alle ricerche di Daniele Elpidio Iadicicco, ho potuto ricostruire molti particolari di suddetto evento che ha riguardato mio nonno Filippo (1883 – 1958) che all’età di 20 anni, parti’ il 9 aprile del 1904 da Napoli con la ” Nave Italia ” diretta a New York.

La nave “Italia” poteva imbarcare 20 persone in prima classe e 1400 in terza classe.

Non lasciò l’Italia da solo, ma con tre suoi compagni di Castellone:

  • Gionta Filippo di anni 21 detto ” Filipp d’ Malufierre”
  • Scipione Giuseppe di anni 37
  • Fiumara Michele di anni 20

Arrivati a New York il 24 di aprile del 1904, ad Ellis Island i quattro di Castellone furono sottoposti a visita medica e il loro stato di salute fu valutato: GOOD

Furono catalogati di nazionalità Italiana ma di “race o people”:
South

In pratica furono etichettati:
Italiani del sud

Gli ispettori riportarono che i nostri non erano abili né a leggere, né a scrivere.

Mio nonno , con n. 197-21 nella lista degli immigrati, dichiarò di avere 7 $, Gionta ne dichiarò 12 $, Fiumara 5$, Scipione 9 $.

E’ noto che chiunque fosse stato trovato senza dollari , oppure non fosse stato in grado di dare l’indirizzo della sua prima sistemazione, sarebbe stato rinviato al paese di origine.

Mio nonno era atteso dal suo cugino Sorreca Giovanni che, all’età di 27 anni, aveva lasciato Formia nel 1902 e abitava al n. 780 della 7^ Strada di Philadelfia .

Non so quanti anni mio nonno rimase negli Stati Uniti ma di sicuro nel 1914 era a Formia per aver contratto matrimonio con Maria Scipione figlia di Tommaso.
Da predetto matrimonio nacquero sette figli, quattro maschi e tre femmine.

Con i soldi guadagnati negli Stati Uniti , mio nonno comprò anche un terreno di mq 10.000 a Formia, in località Ponteritto, che coltivo’ ad uva , frutta varia ed ortaggi, fino agli ultimi giorni di vita terrena.

Ero il suo primo nipote maschio e pochi anni prima di morire mi regalo’ una preziosa moneta di 5$ con ” testa di Indiano ” coniata nel 1909 .

Moneta conservata da mio nonno come ricordo della sua avventura lavorativa nel cosiddetto “nuovo mondo”.

Mio nonno, nato a Castellone nel 1883, deve sicuramente aver conosciuto Salvatore Liberace nato nel 1885 , che stiamo celebrando in questi giorni assieme a suo figlio Valentino Liberace e che parti per gli Stati Uniti due anni piu tardi , nel 1906.

Raffaele Capolino