VIA DELLE MURA CICLOPICHE A FORMIA

VIA DELLE MURA CICLOPICHE A FORMIA

Nel 1959 nel corso di rifacimento di un tratto di fognatura, in una traversa tra Via Rubino e Via Mamurra, furono rinvenuti imponenti resti di mura poligonali al di sotto del manto stradale.

La Sovrintendenza, dopo i rilievi, ne autorizzo’ la copertura.

A seguito di questo ritrovamento, la traversa fu chiamata : Via delle Mura ciclopiche.

Notizia e foto tratte dal Fondo Bove presso Archivio Storico Comunale di Formia.

Raffaele Capolino

L’ISCRIZIONE MURALE DI EPOCA ROMANA IN VIA MAMURRA A CASTELLONE – FORMIA

L’ISCRIZIONE MURALE DI EPOCA ROMANA IN VIA MAMURRA A CASTELLONE – FORMIA

Finalmente possiamo leggere il contenuto di questa iscrizione che ha interessato molti studiosi come Lidio Gasperini, Heikki Solin, Nicoletta Cassieri, Gian Luca Gregori e Mario Chighine.

Grazie a Mario Chighine, che fece un rilievo e, soprattutto, un calco nel 1994, Nicoletta Cassieri e Gian Luca Gregori hanno potuto realizzare uno studio presentato ad un Convegno all’Università di Macerata nel ricordo di Lidio Gasperini interessato allo studio di questa epigrafe che però non ebbe il tempo per completarlo.

Si tratta di un elenco di nomi di una trentina di soldati romani scritti in vernice rossa in una superficie di parete delimitata da una cornice dello stesso colore.

L’iscrizione, che occupa una spazio alto cm 180 e largo cm 85, ha lettere alte tra i 6 e i 5 cm.

Quasi tutti i militi elencati recano il loro grado o la loro specializzazione e curiosamente hanno tutti il gentilizio abbreviato in VAL che sta per Valerius.

Si fanno varie ipotesi tra cui quella di appartenenza ad un contingente situato a Formia con funzioni di controllo, sicurezza e sorveglianza del complesso di ville imperiali presenti fin da età Giulio-Claudia nel comprensorio Fundi – Formiae – Caieta.

Un elenco di nominativi ( con gentilizi e cognomi) che si aggiungono a quelli già conosciuti per altre epigrafi con ulteriore arricchimento della storia romana che ha interessato il territorio del Formianum.

I cognomi sono in prevalenza latini, ma non mancano cognomi grecanici e forse anche barbarici.

Parliamo di legionari centurioni, cornicularius, actarius, tesserarius ed altri.

Sempre sulla mia pagina, è stato pubblicato il link completo di questo meraviglioso studio ad opera di Nicoletta Cassieri e Gian Luca Gregori.

Raffaele Capolino

P. S. Cliccare sulle immagini

BELLEZZE NASCOSTE A CASTELLONE MURA SULLA CINTA MURARIA LATO FERROVIA E MURA LATO SUD

BELLEZZE NASCOSTE A CASTELLONE
MURA SULLA CINTA MURARIA LATO FERROVIA E MURA LATO SUD

Queste mura ciclopiche sono da me definite ” bellezze nascoste ” perché non sono facilmente accessibili e quindi non fruibili alla vista di tutti.
Sono opere a secco senza uso di malta riconducibili al tipo di terza maniera dove la pietra viene lavorata, in modo che le superfici di contatto coincidano perfettamente,senza interstizi.Sulla faccia in vista i massi sono perfettamente piani , di forma poligonale e si adattano in modo perfetto gli uni sugli altri.
Si trovano sulla dorsale di Castellone che affaccia verso la stazione ferroviaria.
In effetti sono alle spalle del lato lungo del Cisternone di Castellone e ne rappresentano una doppia parete esterna. In questo caso specifico del Cisternone di Castellone le pareti interne non sono ricoperte di cocciopesto.Questo materiale inventato dai romani e particolarmente impermeabilizzante , nel Cisternone è stato usato a mo’ di malta-legante tra le pietre stesse impiegate nella costruzione delle pareti.
Sono visibili sul terreno anche alcuni manufatti di pietra lavorata chissà quanti secoli fa.
Le mura sono raggiungibili solo passando su proprietà private e, per questo, sono state raramente fotografate nel passato.
Fanno comunque parte del nostro patrimonio storico-archeologico e , pertanto, è giusto che la loro conoscenza sia più ampia possibile.

Le foto delle mura mostrate in questo post, danno una idea di come sia stato imponente l’Arce di Castellone in tutti i periodi storici.
( cliccare sulle immagini – molte foto sono di Fausto Forcina e sono inedite )

Raffaele Capolino

MUSEO DI VILLADOSE (Rovigo )

MUSEO DI VILLADOSE (Rovigo )


Da un cippo di epoca romana la storia di Caius Cilo ( Caio Cilone ) nato a Formia nel 50 d.C.

Nel corso delle mie ricerche sulle ” centuriazioni romane ” nel nostro territorio, è venuta fuori questa storia che, presentata in forma inconsueta , è il pezzo forte del Museo delle Centuriazioni di Villadose in provincia di Rovigo.

Nel 1854 in un terreno di Villadose , in località Ronco vicino Adria in provincia di Rovigo, fu rinvenuto un cippo in trachite ( foto 1 ) , conservato ora nel Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo , che riporta un’iscrizione relativa ad un patto stretto tra un certo Rufo e Cilone per la concessione di un passaggio d’acqua.

Il reperto fu sottoposto allo studio di epigrafisti ed esperti del diritto civile romano, dopodiché la Sezione di Antropologia Sociale dell’Antichità ha creato una trama che vede come protagonisti questi due personaggi che furono antichi abitanti di Villadose, anche se il Cilone , alias Caius Cilo, risultò essere di origine Formiana .

La trama, anche per rendere più semplice e stimolante l’apprendimento dei visitatori, è stata costruita in questi termini con un racconto fatto dallo stesso Caius Cilo conformemente alle ricerche fatte dagli studiosi di Rovigo.

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Sono Caius Cilo , sono nato a Formia nel 50 d.C. è sono diventato ” miles” della I LEGIO ITALICA a 17 anni sotto l’impero di Nerone .
Sono alto 6 piedi ( mt 1,76) , come era necessario per entrare in questa legione. Ho combattuto in durissime campagne militari lungo il Danubio riportando, per fortuna, lievi ferite.

Dopo 18 anni di onorato servizio militare sono stato congedato con una cerimonia indimenticabile e con assegnazione di terre centuriate nel ” municipium di Atria ” che mi hanno trasformato da LEGIONARIO a COLONO.

Dunque a 35 anni , qui a Villa Ducis ho posto la mia dimora e poiché mi sono innamorato di GIULIA mi sono unito in matrimonio con lei.

I miei campi erano fertili , anche per la mia devozione alla Dea Cerere, quando avvenne che un’estate fu povera di precipitazioni.

Io Caius Cilo, ricorsi all’aiuto di Rufo mio confinante, perché mi concedesse un passaggio d’acqua.

Il suo aiuto salvò i miei raccolti , ma …mi costò un PROCESSO, pur se dopo questo evento la mia vita continuò a scorrere serena.

Il tempo passava in pace, i miei figli crescevano e quando ATROPO ha voluto tagliare il filo della mia vita , me ne sono andato, come Giulia prima di me, nel Regno degli INFERI.

Ma so che un filo indelebile è rimasto tra me e voi: quello del continuo fluire del tempo che lega la mia storia alla vostra storia e che attraverso le tracce e gli oggetti che io vi ho lasciato e che voi avete scoperto ci ricorda che siamo figli della stessa terra.

LA TERRA CHE ORA VI APPARTIENE !

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Ogni anno , a Villadose , dal 1996 viene riproposto in costumi romani la ricostruzione in forma scenica di un ipotetico processo civile collegato al testo della iscrizione del Cippo.
Nel Processo , subito da Cilo per aver rimosso o spostato il cippo, ogni anno nel primo fine settimana di Settembre , Caio Cilo , ormai una “star ” , racconta la sua vita iniziando da quando è nato a Formia nel 50 d. C. . Successivamente , dopo la festa in costume, si apre un Convegno di Archeologia Sperimentale che affronta alcuni aspetti della vita degli antichi romani.

È probabile che la scoperta di Cilo ” Formiano ” sia avvenuta proprio a seguito di ricerche effettuate sul processo subito dal Cilo.

Il nome di Rufo potrebbe essere Attio per un’altra lapide che lo cita nello stesso territorio.

Il Gruppo Archeologico di Villadose ha creato e supporta questo evento storico-turistico anche grazie ad un nostro concittadino di duemila anni fa.

Quanto sopra narrato e creato dagli studiosi di Storia e di Archeologia di Rovigo , a mio parere è : SEMPLICEMTE STRAORDINARIO !

Sarebbe interessante , per noi di Formia, anche prendere conoscenza degli studi e delle ricerche effettuate dagli Storici , dagli epigrafisti e dagli Archeologi di Rovigo in merito a questa meravigliosa storia .

Questo è anche il modo , secondo me , per attirare turisti e per far appassionare i nostri giovani alla nostra Storia.

Le “Notti di Cicerone” erano eventi perfettamente in linea con quanto, in modo geniale, viene organizzato dagli abitanti di Villadose pur se aiutati dal nostro concittadino Formiano : CAIUS CILO

I numerosi personaggi della nostra Formia Romana possono aiutarci allo stesso modo del nostro legionario-colono: Caius Cilo

A solo titolo di completamento va rilevato che la presenza a Formia dei Rufo è rappresentata da Marco Celio Rufo , amico e tirocinante presso Cicerone , difeso in una causa penale dal grande Oratore con l’orazione Pro-Caelio.

Per quanto riguarda il “nomen” Cilo mi è capitato di aver incontrato nella mia vita lavorativa anche il cognome “Cilo” nella nostra città di Formia.
Il cippo conservato a Rovigo , che ha dato luogo a questa singolare storia , potrebbe quindi essere appartenuto al nostro patrimonio archeologico e poi trasportato altrove ? Chissà che le cose non siano andate proprio così !?!?!

Un mio prossimo post sulle ” centuriazioni ” nel Formianum spero possa riservarvi altrettante sorprese e fatti inediti .

Raffaele Capolino

LA TRAGICA FINE DI UN AMICO DI MARCO TULLIO CICERONE

LA TRAGICA FINE DI UN AMICO DI MARCO TULLIO CICERONE

 


Episodio citato da Plinio il Vecchio

Stiamo parlando di Lucio Aelio Lamia, della Gens Lamia, una famiglia originaria di Formia e famosa a Roma per almeno tre generazioni .
La mitologia romana riteneva predetta famiglia discendente dall’antico re di Formia : Lamo

Antichi nomi della nostra città sono : Hormiae – Telepilo ( così la chiama scherzosamente Cicerone in una sua lettera ad Attico) – Lamia – Lestrigonia .
E il re dei lestrigoni era proprio questo antenato dei Lamia : Lamo , ritenuto figlio di Poseidone

Il padre di Lucio Aelio Lamia, affetto da una deformazione scheletrica , affidò il figlio a Cicerone per ricevere educazione , cultura e capacità politica .
Così il giovane Lucio Aelio Lamia divenne senatore nominato da Cesare, ricoprì la carica di Edile e fu anche Pretore.

Aveva a Formia molte proprietà ereditate dai suoi avi , a Roma sull’Esquilino erano famosi i suoi ” Horti Lamiani ” che divennero in epoca successiva di proprietà dell’imperatore Tiberio.

Fu tale la sua amicizia con Cicerone che, quando quest’ultimo nel 58 a.C. fu condannato all’esilio , non solo si attivo’ per aiutarlo ma addirittura lo seguì volontariamente nell’esilio . Per questo atto subì una condanna dal Senato di Roma per aver offeso le leggi romane .

Anch’egli subì la confisca di sue proprietà immobiliari al pari di Cicerone che fu privato della proprietà della casa romana al Palatino , della villa del Tuscolo e di quella di Formia.

Cicerone lo nomina più volte nelle sue numerose epistole ai familiari e ad Attico.

Dopo la morte di Cicerone a Formia nel 43 a.C. , ne raccolse il cadavere mutilato e lo seppellì in un sepolcro provvisorio.

Nel 42 a.C., da poco tempo eletto Pretore, ebbe un malore che lo colpì gravemente fino al punto di essere considerato morto . Si trattava invece di una morte apparente , ma nessuno se ne accorse.

Fu deposto sulla pira e, solo alle prime fiamme, si riprese gridando come un forsennato , ma fu troppo tardi e finì così la sua vita terrena tra le grida disperate dei suoi congiunti.

Il figlio di Lucio Aelio Lamia , con lo stesso nome del padre , intorno all’anno 30 a.C. , grazie al perdono di Augusto e assieme al figlio di Cicerone, curò la costruzione a Formia di quel sepolcro che oggi chiamiamo Tomba di Cicerone , posto sul margine dell’Appia Antica e sul terreno che fu di proprietà dello stesso Oratore.

Il fenomeno della morte apparente era abbastanza diffuso tanto che Valerio Massimo e Plinio il vecchio , oltre a questa di Lucio Lamia, riportano altri otto casi tra cui quello del console Aviola , di Ermotimo di Clazomene e di Gaio Elio Tuberone che , pur tra le fiamme della pira funebre, riuscì a salvarsi miracolosamente.

Cicerone così scrisse di Lucio Aelio Lamia : Vir summo splendore, summa gratia, magnificentissimo munere Aedilitatis

( Molti particolari sono tratti dal libro : La Gens Aelia Lamia – scritto da Paola Brandizzi Vittucci Edizioni Phasar 2016 )

Raffaele Capolino

COMUNE DI CASTELLONE E MOLA

COMUNE DI CASTELLONE E MOLAFB_IMG_1546154444540
Stefano Laracca e Antonio Aceto erano dipendenti Comunali regolatori degli orologi di Castellone e di Mola quasi due secoli fa

Il comune di Castellone e Mola , fu istituito nel 1820 con ‘aggregazione dei borghi di Castellone e Mola.
Prima di questa data mentre Mola era considerata un sobborgo di Gaeta, Castellone aveva invece acquisito una certa autonomia amministrativa e , come tale, chiese in più riprese l’aggregazione del borgo di Mola per incominciare , dopo quasi mille anni, a ricostituire l’intero nucleo abitativo dell’antica città di Formia.

La nascita del Comune di Castellone e Mola fu il primo passo verso questo obiettivo e avvenne nel 1820 con decisione di Ferdinando I , Re delle due Sicilie, pur con il parere contrario di Gaeta nella sua qualità di Città Capo Distretto.

In questi anni il Comune aveva un organico non superiore ai 40 – 45 dipendenti ognuno con incarichi precisi.

Ad esempio per molti anni Stefano Laracca ha avuto il compito di ” Regolatore dell’ orologio di Castellone” mentre l’orologio di Mola era affidato alle cure di Antonio Aceto.
Gli orologi di quei tempi avevano , con un sistema di pesi, “cariche” di durata limitata, per cui il “Regolatore ” di un orologio pubblico aveva un bel da fare.

Dall’esame dei numerosi documenti conservati presso l’Archivio storico di Formia , sto completando l’elenco dei Sindaci che si sono succeduti in tutto questo arco di tempo.
Dal 1837 al 1860 ne ho individuati sette:
Luigi Ciani ( 1837- 1843 )
Gaetano Giordano. ( 1842 – 1843 )
Vincenzo Forcina fu Baldassarre ( 1855 )
Francesco De Matteis ( 1855 )
Daniele Forcina ( 1857 )
Gaetano Albani ( 1860 )
Francesco Spina ” in rimpiazzo di Gaetano Albani dal 12/8/1860 al 17/10/1860 ” quando quest’ultimo rinunciò alla carica di Sindaco.

Sicuramente altri usciranno fuori dai documenti che riguardano il periodo che va dal 1820 al 1837 .
Nell’ultimo periodo borbonico , il Sindaco era affiancato e aiutato nella sua opera dai “decurioni”. ( reminiscenze romane)
Con il Decurionato (dieci decurioni) per molti secoli furono amministrate le città del Regno Borbonico.

Mi è capitato di leggere molti casi di rinuncia sia alla carica di Sindaco sia alla nomina di ” decurioni “. ( cose che raramente succedono ai tempi odierni)

Francesco Spina fu l’ultimo Sindaco di Castellone e Mola che , come già detto in altro post del 12/3/16 , fu rapito e ucciso il 4/12/1861 da un brigante locale Francesco Piazza detto “Cuccitto ‘ .

Pensare che una ricerca storica locale possa far riemergere dallo studio delle carte un nostro antenato , è semplicemente meraviglioso.
Anche incontrare i classici cognomi Formiani è entusiasmante.

Raffaele Capolino

CISTERNONE ROMANO DI CASTELLONE DEL 1′ SEC. a. C.

CISTERNONE ROMANO DI CASTELLONE DEL 1′ SEC. a. C.


Un ‘antica Cisterna urbana romana che fu con molta probabilità , per più di un secolo, la più grande al mondo

Se non fosse stato per Pasquale Mattei, che fu il primo a parlarne nel 1860, avendo raccolto testimonianze di alcuni cittadini di Castellone che scesero nel Cisternone , molto probabilmente ora non starei a scrivere questo post.
Dopo Pasquale Mattei, fu il Podestà di Formia Felice Tonetti, negli anni ’30 dello scorso secolo, a scendere a più di dieci metri sotto le fondamenta di numerosi fabbricati di Castellone, per visionare la Cisterna monumentale ora chiamata Cisternone.

Pochi sanno che negli anni in cui si verificarono questi due eventi, quello che è ora il solaio del Cisternone, era totalmente sovrastato dagli stessi fabbricati di oggi più altri undici (alcuni di grandi dimensioni) distrutti da bombardamenti degli alleati nel maggio del 1944. Così e’ nata quella che noi chiamiamo Piazza Castello.
Questo per dire che le difficoltà di penetrazione ed esplorazione della cisterna ai tempi del Mattei e del Tonetti,in un labirinto di fabbricati, erano senza dubbio superiori a quelle vissute durante i lavori di svuotamento e pulitura avvenute una quindicina di anni fa.

Abbiamo potuto conoscere così la forma insolita del manufatto ipogeo che a noi di Formia piace pensare possa essere stato progettato addirittura da Marco Vitruvio Pollione che era considerato il massimo esperto di strutture idrauliche .
Le sue misure:
Mq 1.200 – altezza mt 7,5. – capacità MC 7.000 – lato più lungo mt 64,90. – larghezza max mt 25. – 53 pilastri centrali per tre navate più altri 36 pilastri addossati alle pareti perimetrali. Il suo funzionamento sembra essere durato almeno fino alla metà del 1800 e serviva, forse, anche ad alimentare la più piccola cisterna borbonica d Piazza S. Teresa di mq 250 circa.
Il fatto che questa struttura sia stata progettata ipogea, cioè sotterranea, scaturisce da una motivazione tecnica.Le cisterne sotterranee sono ovviamente più idonee a sopportare le spinte laterali di una grande massa d’acqua che nel nostro caso è pari a 7.000 metri cubi .

Viene spesso fatto un raffronto tra questa struttura con altre due similari e si dice che la nostra Cisterna sia la più antica e la terza al mondo dopo quella di Yerbatan a Istanbul e la Piscina Mirabile di Bacoli al Miseno.
Il raffronto dimensionale e architettonico con la Cisterna monumentale di Yerbatan costruita nel 5′ sec. dc (600 anni di distanza temporale dopo la struttura di Formia) non ha alcun senso.

È un raffronto tra una struttura realizzata in una piccola cittadina e quella costruita nella Capitale Orientale di un impero che copriva la maggior parte del mondo occidentale di allora.

Interessante è invece il confronto con la Piscina Mirabile di Bacoli , perché ha un legame storico che accomuna il Sinus Formianus al Golfo del Miseno.

La Piscina Mirabile fu costruita nel 1′ sec. dc, quando la Flotta romana del Tirreno, su decisione di Augusto nei primi anni del suo impero, fu spostata dal Sinus Formianus alla zona del Miseno, pensando di avere approdi sicuri nei laghi di Averno e Lucrino.
Questo trasferimento fu graduale, durò quasi un secolo e terminò tragicamente per 200 navi distrutte quasi tutte da una tempesta di mare proprio mentre si trasferivano da Formia al Miseno nel 62 dc durante il periodo di Nerone, come narrato da Tacito e Strabone (ved. mio post del 14/10/15)

La gradualità del trasferimento era collegata alle opere portuali da compiere, alla costruzione della Cisterna ipogea( chiamata poi dai nostri contemporanei Piscina Mirabile) e alla realizzazione , non certamente facile, di 100 km di acquedotto, in parte all’aperto in parte sotterraneo, per captare le acque del Serino nel Sannio e convogliarle nella costruenda Cisterna di Bacoli.
Quest’ultima fu in pratica costruita, con sistemi più evoluti , ma sempre sul prototipo di quella di Formia.
Le sue misure sono : Altezza pilastri a sezione cruciforme mt 15 – forma rettangolare lato lungo mt 70 e lato corto mt. 25 – capacità MC 12.000
Le dimensioni perimetrali sono pari a quelle di Formia, ma con un’altezza maggiore ed esecuzione più facile in quanto scavata nel tufo.

Quindi la nostra Cisterna che è la più antica delle tre, per più di un secolo, fu una delle Cisterne romane urbane più grandi al mondo, se non addirittura la più grande.
Questa risultanze storica fara’ sbalordire parecchie persone ma è proprio così. Molti si chiederanno perché un’opera così immensa fu costruita proprio a Formia. Ovviamente serviva per distribuire l’acqua alle numerose domus costruite da ricchi e nobili romani. Ma la sua funzione pubblica più importante credo sia stato l’approvvigionamento idrico per la Flotta romana Tirrenica che stazionò nel Sinus Formianus fino al 62 dc cosi’ come fu necessario costruirne un’altra quasi di identiche dimensioni a Bacoli.

Il nesso storico che lega Formia al Miseno sta sia per il posizionamento della Flotta romana che fu trasferita da Formia al Miseno fino all’epoca di Diocleziano, sia perche’ per il mondo romano , laddove fosse dislocata la Flotta navale doveva esserci necessariamente una cisterna di grandi dimensioni proprio come il Cisternone e la Piscina Mirabile.

Come poi fecero i romani a costruire a Formia una simile gigantesca struttura idraulica sotterranea, resta un mistero ancora da scoprire.
Considerando lo spessore del solaio, delle fondazioni e delle mura perimetrali della struttura, non ci vuole molto a capire che fu necessario estrarre da una buca profonda almeno 15 metri , ben 20.000 mc di materiale dall’Arce di Castellone che sta a 58 metri sul livello del mare.
Dove fu poi trasferito questa enorme massa di materiale , anche questo fa parte del mistero.

Raffaele Capolino

CICERONE E LA SUA ” FORMIANITA’ “

CICERONE E LA SUA ” FORMIANITA’ ”

Scrive Plutarco in ” Vita di Cicerone ” :

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“”” Pare che il primo membro della famiglia ad essere soprannominato Cicerone sia stato persona d’importanza; per questo i suoi discendenti non rifiutarono l’appellativo , anzi lo conservarono con ogni riguardo , senza curarsi di chi li derideva ( ed erano in molti).

In latino, infatti, cicer significa cece: quell’antenato sembra che avesse sulla punta del naso un’escrescenza carnosa , aperta in mezzo proprio come un cece , da cui gli sarebbe derivato il soprannome.

Quando il nostro Cicerone, soggetto di questo scritto, agli esordi della carriera aspirava alla sua prima carica, i suoi amici gli consigliarono di rifiutare l’appellativo e di mutarlo con un altro; ma lui , con la spavalderia propria dei giovani , rispose che avrebbe lottato per dimostrare che il nome Cicerone poteva valere più degli Scauri o dei Catuli.

Durante la sua Questura in Sicilia , poi , consacrò agli dei un oggetto d’argento, su cui fece includere i suoi due primi nomi , Marco e Tullio; al posto del terzo, invece, ordinò per scherzo all’artista di raffigurare un cece. Questo è quanto si tramanda a proposito del nome. “””

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Quanto sopra scritto e’ esattamente riferito da Plutarco ( 45 – 120 d C.) che nacque un secolo dopo la morte di Cicerone.

Cicerone era quindi sicuro che con la sua cultura e le sue capacità sarebbe diventato più famoso della Gens Scauro e della Gens Catulo.

Ma chi erano ” gli Scauri e i Catuli ” citati da Plutarco ?

Chi , come Cicerone, amava villeggiare a Formia non poteva non conoscere queste due nobili famiglie che vantavano familiari giunti al Consolato nel periodo Repubblicano.

La Gens ” Scauro” era una nobile e ricca famiglia di militari di cui il più famoso fu Marco Emilio Scauro sepolto a Pompei. La Gens ” Catulo” era ben attestata nel Formiano tant’è che Cicerone, in una sua lettera, parla del suo confinante a Formia ” Sebosio, quello amico di Catulo”
Non a caso , nel nostro Museo Archeologico sono conservate due lastre funerarie legate tra loro e dedicate a Gaio Cesio Catulo e ad un cagnolino scolpito dato che il soprannome “Catulo ” significa proprio ” cagnolino”. Uno dei rari casi di monumento funebre con ” immagine onomastica” come fu definita dall’epigrafista Lidio Gasperini nell’articolo sul Formianum VI 1998 pag. 53.

La ” Formianita’ ” di Marco Tullio Cicerone è quindi anche corroborata da questi confronti e da queste amicizie che inevitabilmente avvennero anche per motivi professionali ( orazione Pro- Aemilio Scauro in un processo per concussione ) .

Cicerone , quando acquisto’ la Villa di Formia intorno all’anno ’70 a.C. , sapeva che avrebbe potuto conoscere personaggi importanti e forse anche Pompeo Magno ( 106 – 48 a C) da molti studiosi considerato proprietario di immobili nel ” Formiano” frequentato , tra l’altro , anche da Scipione l’Africano, come riporta Tito Livio e Gesualdo, e da Lucio Afranio che fu Console nel 60 a. C. assieme a Pompeo.

A Formia poté conoscere Lucio Munazio Planco che difese in un processo di corruzione e Lucio Calpurnio Bestia che difese per sei volte in quanto accusato anch’egli per brogli elettorali .
Quest’ultimo era il padre adottivo di Lucio Sempronio Atratino ( proprio quello del Mausoleo Atratino ) che , politicamente legato a Cesare , denunciò, assieme a Publio Clodio, l’amico e allievo di Cicerone: Marco Celio Rufo ( una sua villa a Formia) ottimamente difeso con l’orazione ” ciceroniana” Pro- Caelio.
Anche l’orazione Pro-Murena fu scritta da Cicerone per difendere questo personaggio Formiano suo amico, accusato di brogli in una elezione, e che divenne poi suocero di Mecenate che sposò sua figlia Terenzia.

Cicerone scrisse ad Attico che la sua dimora di Formia era diventata un “Tribunale” con una lunga fila di clienti e potenti personaggi romani a chiedere di essere ricevuti.
“Non villam habeo sed basilicam” così scrisse al suo amico.

Cicerone sapeva quindi che Formia era frequentata dagli uomini più potenti di Roma e che anche Omero scrisse versi per raccontare episodi formiani vissuti da Ulisse .
Virgilio poi, contemporaneo di Cicerone, vi collochera’ una tappa del viaggio di Enea.

Gli amici di Arpino valutino bene anche il contenuto di questo post prima di dare sfogo alle loro inopportune discussioni sul cartello ” Formia città di Cicerone ” .

Nel ’49 a.C. , durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo, Cicerone soggiorno’ diversi mesi a Formia , dove ricevette la visita di Cesare.
Altro episodio importante è la visita di Cesare ” Dux ” avvenuta a Formia nel ’45 sempre nella dimora di Cicerone, come comunicato ad Attico e narrato da Erasmo Gesualdo.

Quando nel ’43 Cicerone, trovandosi nella Villa del Tuscolo seppe della sua condanna a morte decisa dal Triumvirato in seduta su un’isola fluviale vicino Bologna, pensò di riparare nella sua villa di Formia da dove sarebbe partito via mare per la Grecia. Fu sfortunato perche’ in quei primi giorni di dicembre un vento proveniente da est , che oggi è chiamato ” Grecale” e che durava anche allora due/tre giorni come adesso, impedì la partenza resa difficoltosa anche dalle vele quadre latine di quei tempi.

In una lettera scritta ad Attico, il 19 maggio del 49 a. C., Cicerone scrisse:
“Formia nunc sequimur, eadem nos fortasse furiae persequentur”

“Per il momento mi dirigo a Formia, forse le medesime furie vendicatrici (si riferiva a Cesare e ai suoi soldati) mi seguiranno laggiù”.

In questa occasione, come poi avverrà anche nel ’43, Cicerone aveva forse pensato di
vivere a Formia gli ultimi istanti della sua vita.

Gli antenati degli amici di Arpino hanno visto nascere questo grande Oratore , ma i nostri avi lo hanno visto in vita e morire nelle nostre terre che conservano, non uno, ma due sepolcri riferibili alla famiglia di Marco Tullio Cicerone.

Raffaele Capolino

LA PORTA DEI FRANCESI DI MOLA DI FORMIA IN UNA RARA IMMAGINE FOTOGRAFICA DELLA SUA DISTRUZIONE.

LA PORTA DEI FRANCESI DI MOLA DI FORMIA IN UNA RARA IMMAGINE FOTOGRAFICA DELLA SUA DISTRUZIONE.

La foto 3 è una rara immagine che mostra la distruzione di questa bellissima porta di Mola, detta dei Francesi o Porta dell’orologio.

La foto è ripresa dal lato est e mostra l’arcata già demolita in parte, assieme ai fabbricati retrostanti per costruire, nel 1931, il tracciato di Via Emanuele Filiberto.

Nella foto sono ben visibili due fabbricati in Via Caposelice che si riscontrano nella foto 2.

Buona parte dei fabbricati del quartiere di Mola fu abbattuta per consentire la costruzione di una via nuova.

Furono intersecate tre vie : Via dei provenzali, Via Maiorino e Via dell’orto del Re.

In pratica successe la stessa cosa che si verificò a Roma , forse proprio negli stessi anni, per la costruzione di Via della Conciliazione con abbattimento di buona parte del caratteristico e antico Borgo Pio.

Era previsto un tracciato diverso della strada a monte che fu scartato comportando, in tal modo, la scomparsa per sempre di un bel monumento simbolo di MOLA che subì anche la distruzione di buona parte del borgo.

Raffaele Capolino

P. S. Cliccare le immagini per leggere le didascalie

ATTO VANDALICO A FORMIA SU UN CIPPO MILIARE ROMANO DI NERVA IN ZONA PIROLI

ATTO VANDALICO A FORMIA SU UN CIPPO MILIARE ROMANO DI NERVA IN ZONA PIROLI

Un atto vandalico che ha rovinato un terzo della modanatura di fattura borbonica sottostante al miliare romano LXXXV, sull’Appia di fronte al centro commerciale Leonardo in località Piroli.

La sua precisa collocazione e la visione dei luoghi escludono che sia stato un mezzo di trasporto a determinare i danni al sito.
È pensabile che sia stato invece un gesto volontario di una o più persone con l’aiuto di un piede di porco o di un grosso scalpello.

È stata, pertanto, presentata dal sottoscritto, nella funzione di delegato ai siti archeologici di Formia , regolare denuncia contro ignoti alla Stazione locale dei Carabinieri, allegando cinque foto del sito danneggiato.

Tra le foto allegate a questo post, oltre a quelle che testimoniano il vile gesto, una foto del sito così come si presentava fino a qualche giorno fa.

In questo miliare di duemila anni fa è citata l’opera di pavimentazione dell’Appia fatta dall’imperatore Nerva.

Di questo increscioso episodio è stata data immediata informazione alla Soprintendenza ai beni culturali , nella persona della Dott.ssa Giovanna Rita Bellini.

Raffaele Capolino