IL ” CORONARIVS FORMIANO “

IL ” CORONARIVS FORMIANO “

In una epigrafe di epoca romana custodita nel Lapidario di Villa Rubino.

Alta palmi 4 e lunga palmi 5, è riportata anche in un manoscritto di Pasquale Mattej che afferma:
——————–

” Grandioso frammento che misura ben 5 palmi di lunghezza scolpito con caratteri grandi ed antichi. Infranto nel destro lato, trovasi accolto nella Collezione del Caposele , e si dice ritrovato in Mola .
Il Grutero aggiunge di proposito a questa leggenda un altro verso:
VIX . ANN. XXII .M.III. D.VI. “

                       ---------------------

” Il CORONARIUS PUBLIO MARCIO CHARIE, LIBERTO DI PUBLIO, È SEPOLTO QUI “

Il coronario Marcio P.L. Charie, che era un artigiano che realizzava cornici e cose simili, visse 22 anni, mesi 3 e giorni 6 .
Ricordo che a Roma , Via dei Coronari è la via dei corniciai e degli antiquari.

Il Mattej pur riportando l’aggiunta del Grutero , ha qualche dubbio su quanto da quest’ultimo riferito.

Vi assicuro che, chi vede per la prima volta suddetta epigrafe di non semplice lettura, in questo delicato momento, è portato a leggere :

                        CORONAVIRUS

Anche per la ” U ” che i romani scrivevano ” V “.

Ci voleva proprio questa iscrizione formiana di epoca romana, che riesce a strapparci un sorriso, in questo periodo difficile per l’Italia e per il mondo intero.

Raffaele Capolino

LA CHIESA DI CASTAGNETO A FORMIA

LA CHIESA DI CASTAGNETO A FORMIA

Così era ridotta, nel 1931, la Chiesa della Madonna di Castagneto di Formia.
I resti delle mura rimaste in piedi , visibili in questa immagine tratta dall’Archivio Istituto LUCE, e la relativa didascalia, ci informano che già nel 1931 la Chiesa evidenziava l’utilizzo di importanti resti appartenuti a templi di epoca romana, se non addirittura greca.

Un grande elemento di trabeazione , con fregio d’ordine dorico diviso in metope e triglifi con gocce , fu utilizzato come architrave per l’ingresso principale, proprio come possiamo ammirare ancora oggi , seppure erroneamente posizionato nella struttura attuale con gocce all’insù .

Il restauro, ovviamente avvenuto in data successiva al 1931, ha riproposto la collocazione della torre campanaria davanti all’accesso del tempio religioso.

Possiamo pensare che sotto il mucchio di rottami calcarei visibile nella foto dell’Archivio Istituto LUCE, dovevano esserci tutti gli altri elementi di epoca remota , oggi visibili sulle pareti esterne della odierna struttura come è documentato dalle mie immagini fotografiche.

Raffaele Capolino

SACRA EDICOLA FORMIANA NEL 1931

Madonna con bambino tra S. Sebastiano e S. Antonio, originariamente nella Chiesa di S Lorenzo , in Via Abate Tosti, andata distrutta dall’ultima guerra.

Tempera su tavola del 1490 , cm 125 x 120, opera di Antoniazzo Romano

Fu restaurata nel 1971 da Carlo Giantomassi e , successivamente nel 2005 da Rossano Pizzinelli.

L’opera è conservata attualmente a Formia nella Chiesa dei Santi Lorenzo e Giovanni

Foto da Istituto Luce

Raffaele Capolino

VITRUVIO PARLA DI SE STESSO

VITRUVIO PARLA DI SE STESSO
Mamurra e Vitruvio non possono essere stati la stessa persona

Nato, secondo molti storici, a Formia, dopo aver prestato le sue conoscenze di costruttore di macchine da guerra prima a Cesare e poi ad Augusto, in tarda età scrive un trattato dove , in più parti manifesta il suo carattere, la sua personalità e descrive il suo aspetto fisico.

Questi sono , in proposito, i passaggi più importanti scritti nel suo Trattato dedicato a Augusto :

                            **********

” …….per la raccomandazione di tua sorella mi concedesti di scrivere questo trattato. E però , essendo io per quel beneficio tenuto ed obbligato di modo che io non aveva a temere, negli ultimi anni della vita mia, la povertà , io ho cominciato a scrivere queste cose…… “

“””” Ma a me , o imperatore, la natura non ha dato la grandezza del corpo, e la età mi ha deformata la faccia, e la infermità levate le forze; laddove, essendo io da così fatti presidj abbandonato, io spero per mezzo della scienza e degli scritti in qualche grado salire.

E però io grandissime ed infinite grazie rendo a’ miei progenitori, i quali approvando la legge degli Ateniesi , mi hanno nelle arti ammaestrato, ed in quella specialmente che senza lettere e senza quella raccomunanza di tutte le dottrine che in giro si volge , non può per alcun modo essere commendata.

Grazie ai miei e alla dottrina dei miei maestri ho notevolmente arricchito il mio patrimonio di conoscenze occupandomi piacevolmente di argomenti letterari e tecnici .

Ma qualcuno forse , ritenendo queste cose di poco conto, è convinto che i veri saggi sian coloro che posseggono notevoli ricchezze, e così parecchi si son dati da fare per raggiungere questo obiettivo .
Io invece , o Cesare, non mi sono dedicato alla mia arte al fine di arricchire; sono piuttosto convinto che sia preferibile una onorata povertà ad una ricchezza disonorevole.

Ecco perché non ho grande fama.

Tuttavia spero che con la pubblicazione di questo trattato sarò noto anche ai posteri. “””””

                       ************

Bastano queste parole scritte dallo stesso Vitruvio, per capire che non può essere accomunato alla figura di Mamurra come alcuni vogliono convincerci.

È molto probabile che Marco Vitruvio Pollione e Lucio Vitruvio Mamurra siano appartenuti ad uno stesso ceppo familiare di liberti , ma di sicuro erano due persone con diverso carattere e diversa personalità.

Vitruvio povero, equilibrato e forse introverso.
Mamurra ricchissimo, spendaccione e bancarottiere, come ci fa sapere Catullo.

Mamurra era già noto per le sue abilità di ingegnere con Cesare in Gallia dove fu il protagonista del Ponte sul Reno costruito in dieci giorni e per i venti chilometri di fortificazioni attorno alla città di Alesia. Mamurra sapeva di non avere bisogno di scrivere alcun trattato per diventare noto ai posteri.

Con orgoglio, posso aggiungere un altro elemento che, più che probabile, è addirittura certo: Entrambi sono nati nella mia città di Formia.

Raffaele Capolino

LA COLONNA FORMIANA DEI VENTI

LA COLONNA FORMIANA DEI VENTI

Questo articolo implementa un mio post del passato sulla ” Rosa dei venti del Formianun”.

In un testo antico del 1835 riscontrato su Internet, sono riportate interessanti notizie riguardanti Formia romana, Vitruvio e tutto ciò che era noto sui venti nei tempi antichi.

Viene riferito che ” la colonna del porto di Formia ” con i venti in lingua greca e latina, argomentata dal Capaccio e dal Grutero , è da ritenersi autentica e importante anche perché :

” ….di dodici e non di otto facce , come l’antica Torre di Andronico [La Rosa dei venti di Atene] , ne esibiva il compartimento . Ed io mi penso che la condizione appunto delle dodici invece delle otto facce ne formi il maggior pregio, come quella che può dirsi predilettissima se non originaria del suolo italico, e dell’avita sapienza e di mille care memorie ricordatrice.
La patria del monumento è la patria stessa di Vitruvio “

Nella età omerica i venti noti erano solo quattro :
Borea, Euro, Noto e Zefiro.

Vitruvio, nel suo trattato in latino ne nomina otto:
Septentrio (Tramontana)
Aquilo (Greco)
Solanus (Levante)
Eurus ( Scirocco)
Auster (0stro)
Africus (Libeccio)
Favonius (Ponente)
Caurus (Maestrale)

Nella Colonna Formiana di dodici facce, ma conosciuta da noi per solo sette visibili , ritroviamo i seguenti venti:

Africus
Austroafricus
Auster
Euroauster
Eurus
Solanus
Subsolanus

Andronico Cirreste, il costruttore della Colonna dei venti di Atene , ne cita otto :
Boreas, Kaikias, Apeliotes, Euros, Notos, Libs, Zephiros, Skiroon.

” Questa testimonianza, riportata da Vitruvio, dice quanto remota sia la rosa dei venti che , in antichità, già confortava i naviganti sulla provenienza del vento e forniva loro i requisiti per le rudimentali previsioni del tempo”

In pratica la Colonna Formiana ha apportato un un arricchimento [Austroafricus- Euroauster – Subsolanus sono venti citati solo nel reperto formiano] a ciò che era conosciuto fino a quel momento in fatto di venti.
In più , con ciò che era scolpito sulle altre cinque facce rimaste a noi ignote , ha sicuramente fornito in merito ulteriori notizie e contributi.

Per questo , l’autore dell’articolo “Colonna de’ venti Formiana” pubblicato nel 1835 su “Annali civili del Regno delle Due Sicilie ” ritiene di estrema importanza il reperto di Formia purtroppo andato perso , citando più volte la ” formianita” di Marco Vitruvio Pollione.

Capirete che, per me, la lettura di questo articolo del 1835 è stata piacevolissima , come pure altrettanto piacevole è la condivisione con voi che leggete la Storia di Formia attraverso i miei scritti.

Raffaele Capolino