DISEGNI REALIZZATI DA PASQUALE MATTEJ NEL 19° SECOLO

DISEGNI REALIZZATI DA PASQUALE MATTEJ NEL 19° SECOLO

  • Ponte di S.Gennarodotto l’Appia Antica e mura poligonali a Itri.
  • Mura di epoca romana in Villa Patrizi a Formia e in Villa Carafa a Scauri

Pasquale Mattej era capace di disegnare anche i più piccoli particolari. Queste immagini , confrontate con la realtà dei luoghi, lo dimostrano ampiamente.

Raffaele Capolino

IL PROFILO DELLA CIMA DEL MONTE REDENTORE DI FORMIA

IL PROFILO DELLA CIMA DEL MONTE REDENTORE DI FORMIA

Le foto sono state scattate dalla zona di Rovegno a Castellonorato.

Se non vedete anche voi il profilo della testa di un bimbo con la “papalina in testa ” …………..devo preoccuparmi per il mio attuale stato di salute.

Raffaele Capolino

L’ INCONTRO E IL COLLOQUIO TRA CESARE E CICERONE A

L’ INCONTRO E IL COLLOQUIO TRA CESARE E CICERONE A
Narrato dallo stesso Oratore

Avvenne 2069 anni fa, esattamente il 28 marzo del 49 a. C.

Nella lettera ( IX, 18), scritta nel Formiano il 28 marzo del 49 a. C. e diretta ad Attico, Cicerone riporta i passaggi più importanti, se non addirittura le stesse frasi dette in questo suo incontro con l’uomo più potente al mondo allora conosciuto.

Cicerone, come tutti i senatori e su consiglio di Pompeo, aveva da tempo lasciato Roma e si era ritirato con i suoi familiari a Formia, dove rimase per più di quattro mesi.

Giulio Cesare, arrivato a Roma dopo aver sottomesso i Galli e i Britanni, aveva invano cercato di inseguire Pompeo che a Brindisi si era già imbarcato per Durazzo.

La visita di Cesare a Cicerone era stata già preannunciata, nei giorni precedenti a mezzo epistole, dai cesariani e amici comuni : Mazio e Trebazio.

Al ritorno da Brindisi, Cesare pernotto’ il 27 a. C. a Sinuessa ( oggi Mondragone) e il giorno dopo, con tutto il suo seguito di generali e legionari, giunse nella Villa di Cicerone, a Formia, con l’intenzione di convincerlo a stare dalla sua parte e a seguirlo a Roma.

Queste le parti più interessanti del colloquio:

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Cesare : Vieni dunque e svolgi la tua opera in favore della pace.

Cicerone : A mio arbitrio?

Cesare : Dovrei forse imbeccarti io?

Cicerone : Ebbene, metterò in chiaro che vanno contro il parere del Senato l’azione offensiva verso la Spagna ed il trasferimento di truppe in Grecia. Avrò di che gemere copiosamente sulla vicenda di Pompeo.

Cesare ( abbastanza urtato) : Non voglio che si dica ciò.

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Cesare capi’ che Cicerone era risoluto a rimanere dalla parte di Pompeo per cui terminò il colloquio invitandolo a pensarci.
Prima di uscire dalla casa di Cicerone , Cesare disse con tono minaccioso:
“Sappi che se non mi è consentito di giovarmi dei tuoi consigli, utilizzerò quelli di coloro con cui è possibile entrare in contatto e ricorrerò a tutti gli espedienti”
Fu così che si lasciarono.

Lo stesso giorno, Cicerone informò, con una lettera spedita da Formia, il suo amico Attico.

In questa lettera, Cicerone riferì al suo amico che le sue parole non erano piaciute a Cesare, ma che si sentiva orgoglioso di aver proferito , senza alcuna esitazione, la sua determinata volontà di non assecondare colui che riteneva un nemico di Roma Repubblicana:

Cicerone in Lett. IX, 18 da Formia (28 marzo 49 a. C.)

“Così ci siamo lasciati. Sono, dunque, del parere che egli non mi veda di buon occhio, ma sono io che mi compiaccio di me stesso; cosa, questa, che non mi capitava da un pezzo”

Cicerone in Lett. IX, 19 da Arpino (1 o 2 aprile 49 a. C.)

“… non esiste in Italia individuo disonesto che non si trovi al seguito di Cesare. Li ho visti con i miei occhi questi ribaldi tutti insieme, a Formia, te lo assicuro, non li ho considerati degni di essere chiamati uomini;eppure li conoscevo tutti, ma non li avevo mai visti imbrancati a torme “

Nei primi giorni di aprile Cicerone lasciò Formia per dirigersi ad Arpino, sua città natale, dove consegnò ” la toga virile” al figlio Marco divenuto maggiorenne.

Il 7 giugno si imbarco’ da Gaeta per Durazzo ,con figlio ,fratello e nipote per congiungersi con le forze militari di Pompeo in Macedonia.
Nella battaglia di Farsalo, avvenuta il 9 agosto del 48 a.C. , Pompeo fu sconfitto da Cesare.

Si narra che alcuni giorni dopo la battaglia, Cicerone vagasse frastornato nel porto di Durazzo tra la folla e i soldati di Cesare. Quest’ultimo lo vide, lo chiamò e gli fece capire che lo aveva già perdonato.

Pompeo riuscì a salvarsi e a raggiungere Alessandria d’Egitto dove trovò la morte su ordine di Tolomeo, fratello di Cleopatra.

Questo incontro a Formia tra Giulio Cesare e Marco Tullio Cicerone e’ ben conosciuto da tutti quelli che amano la storia di Roma.

Ma solo a noi di Formia, il destino ha concesso di poter raccontare, con orgoglio , questo importante e storico incontro avvenuto nei nostri luoghi.
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Fonti: Lett. Cicerone ad Attico IX, 18 – IX, 19
Le foto di resti di una domus formiana, sono di Fausto Forcina

Raffaele Capolino

INFORMATIO CRIMINALIS CONTRA CLERICUM ANTONIO MASTRANTUONO

INFORMATIO CRIMINALIS CONTRA CLERICUM ANTONIO MASTRANTUONO

È un episodio di cronaca nera del 1725 tra un cittadino di Mola e un cittadino di Triuli ( oggi Trivio ) ripreso da una tesi di laurea della mia amica Pompea Carnara, che ringrazio.

Riporto l’episodio così come scritto nella predetta tesi nata da ricerche fatte all’ Archivio
della Curia Arcivescovile di Gaeta.

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” Giovan Angelo Porcellati della terra di Mola aveva sporto querela contro il chierico coniugato Antonio Mastrantuono di Triuli ( oggi Trivio, frazione di Formia) , abitante in Mola , e si era costituito personalmente avanti al vicario foraneo della stessa terra: Don Gaetano de Leone.

Il 13 ottobre 1725 furono citati dal cursore della corte arcivescovile quattro testimoni fra i quali Tito Macaro di anni 44 di Castellone, abitante in Mola a causa del suo mestiere, e Pietro Antonio Giuliano di anni 40 pure di Castellone , barbieri ed esperti in chirurgia.

All’interrogazione del vicario se – nella persona di Giovan Angelo Porcellati vi siano ferite, e di che sorte, quando, dove, in modo e con armi – così rispose il Macaro: Havendolo osservato e riconosciuto, ho ritrovato che il medesimo tiene dalla parte sinistra della testa una ferita o apertura d’un deto e mezzo larga penetrante fino all’osso del cranio con flussione e contusione di sangue, quale da me , si è stimata senza pericolo di vita, e giudico essere stata fatta da istrumento contundente, come da pietra, bastone o altro consimile, per contusione predetta, che d’intorno a detta ferita si vede. “

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Un fatto con responsabilità penali a carico di un cittadino di Trivio, che ci riporta a circa trecento anni fa trasmettendoci informazioni sul modo di scrivere e di parlare ( havendolo, flussione, prattici, deto …….) .

Interessante è sapere, che in quegli anni, i barbieri erano considerati e utilizzati come ” prattici in chirurgia” .

Don Gaetano Di Leone fu Parroco della Chiesa di S. Lorenzo a Mola dal 1717 al 1758.

Una storia di cronaca nera , nei primi anni del 1700, che ha coinvolto un cittadino di Trivio e Giovan Angelo Porcellati , un cognome che ritroviamo in un disegno del Mattej con titolo ” Casa di Porcellati alla Canzatora ” .

Raffaele Capolino

I DUE DIPINTI DONATI DALLA PITTRICE ROMANONI DE FRANCISCI ALLA CHIESA DEI SS. GIOVANNI E LORENZO DI FORMIA

I DUE DIPINTI DONATI DALLA PITTRICE ROMANONI DE FRANCISCI ALLA CHIESA DEI SS. GIOVANNI E LORENZO DI FORMIA

Lyda Romanoni aveva sposato il Barone Pietro De Francisci che fu Ministro di Grazia e Giustizia e Rettore dell’Università di Roma nel periodo Fascista.

Già nel 1930 la famiglia De Francisci-Romanoni viveva a Formia, come narrato in un mio recente articolo.

Nel 1940 le fu dedicata una medaglia come moglie esemplare e per gli alti meriti del marito nel campo accademico.
Ma con il suo profilo e con la scritta dei coniugi :

LYDA THECLA ROMANONI UXOR PETRI DE FRANCISCI

Nel 1951 la pittrice Lyda De Francisci donò queste due sue opere alla Chiesa di S. Giovanni di Formia appena costruita dopo gli ultimi eventi bellici.

I dipinti sono esposti nella prima Cappella sulla destra ma, purtroppo, sono stati posizionati fin dall’inizio, troppo in alto, ciò che ne rende difficile la visione e l’ammirazione dei particolari.
Spero nella promessa di Don Mariano per una sistemazione più adeguata di queste due preziose opere.

Il dipinto della Madonna del Rosario è provvisto di un cartiglio pittorico che fa riferimento alla titolazione della medaglia sopra menzionata.
Reca la scritta :

LYDA THECLA de FRANCISCI
PINXIT ET DONAVIT
ANNO DOMINI MCMLI

L’altro dipinto riporta solo la firma e la data della esecuzione: Lyda de Francisci 1935

@Foto di Fausto Forcina

Raffaele Capolino

CNAEUS ARRIUS MYRO – FORMIANUS

Epitaffio di un centurione Formiano conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Così riporta la lastra funeraria in pietra calcarea:

D M
CN ARRIUS MYRO
N FORMIANUS VET
EX CL PR MISEN VE
STA VIX ANNIS L
MENDIBUS VIII DIEBUS
XII VALERIA CRISPINA
CONIUNX
B M F

La traduzione :

“Cneo Arrio Myro nato a Formia, veterano centurione della quadrireme Vesta della flotta Pretoria di Miseno. Visse cinquanta anni, otto mesi e dodici giorni. Valeria Crispina pose l’Epitaffio al marito C. Arrius che aveva ben meritato di lei nella vita coniugale.”

Questo soldato appartenente alla gens Arria attestata a Formia , essendo centurione era sicuramente il comandante della nave Vesta.
La moglie Valeria Crispina, forse una liberta, era della gens Valeria ben attestata a Formia dove è ancora possibile trovare questo cognome sia al maschile sia al femminile.

La lastra trovata a Miseno , in una proprietà di Gennaro Mazza, fu poi trasferita al Museo Archeologico di Napoli.

È evidente che il militare dopo il congedo non rientrò a Formiae. Rimase a Miseno dove fu appunto trovato il reperto che per noi Formiani è preziosissimo e risale alla fine del II secolo d.C.

Il reperto non sfuggi’ a Pasquale Mattej che critico’ il Muratori ( 1672 – 1750) per averla catalogata in modo errato citando il Mommsen (1817 – 1903) che, la registrò sotto la rubrica “Classis Praetoria Misenensis ” n.2668

Non mi resta che ringraziare la Prof.ssa Adelina Arnaldi per il suo più ampio articolo del 1996 “Formiani nel mondo romano” sul FORMIANIUM IV , da cui ho tratto la prima foto e i particolari più importanti che spero abbiano fatto piacere a molti concittadini di Formia .

Raffaele Capolino

L’ EPITAFFIO DI ANDREA, VESCOVO DI FORMIA DAL 5O2 AL 529 d. C.

L’ EPITAFFIO DI ANDREA, VESCOVO DI FORMIA DAL 5O2 AL 529 d. C.

Il testo era riportato in un reperto censito con il numero di CIL X 6218. Una lapide marmorea, murata in ” pavimento templi maximi”, purtroppo andata persa.

Solo grazie a Ludovico Antonio Muratori ( 1672 – 1750) e al Mommsen ( 1817 – 1903 ) è stato possibile ricostruire il testo preciso originariamente scolpito su una lastra di marmo, in ventidue linee di caratteri, trovata in una Chiesa di Gaeta , ma chiaramente di provenienza Formiana dove era la sede vescovile nel 529 sotto il consolato di Decio Giuniore.

Si tratta di un vero e proprio elogio rivolto al Vescovo Andrea. Una narrazione precisa della sua vita che si sviluppò dal 459 al 529 d. C..

Il testo ci riferisce, infatti, che visse più o meno 70 anni, fu prete a Roma per 12 anni e ricoprì la carica di Vescovo di Formia, nella Chiesa di S. Erasmo, per 27 anni, 10 mesi e 20 giorni.

Alcune citazioni tratte dall’iscrizione :

“Cultore della giustizia, della dottrina e amante della pace. Buon pastore che protesse dal nemico il gregge. Gradito ai forestieri si donava ai poveri”

Durante la vita di Andrea si verificò la fine dell’impero Romano d’occidente per l’avvento di Odoacre che costrinse alle dimissioni l’ultimo imperatore di Roma, Romolo Augustolo.

Il prete Andrea poté assistere, nell’anno 500 a Roma , alla prima visita di Teoderico, l’ostrogoto che divenne Re d’Italia dal 491.

Dalla epigrafe sappiamo anche che il Vescovo Andrea morì il 19 ottobre del 529 sotto il consolato di Decio Giuniore.

Dei suoi predecessori conosciamo i Vescovi:

Sant’Erasmo, Probo , Martiniano, Adeodato

Dopo Andrea furono Vescovi di Formia:

Bacauda, Albino, Bonito, Adeodato ll, Giovanni l, Leontius, Giovanni ll, Campolo , Leone l, Costantino, Leone ll.

Il Vescovo Andrea si ritrovò anche coinvolto dallo Scisma Laurenziano , momento in cui il Papa Simmaco si trovò opposto all’Antipapa Lorenzo protetto da Teoderico. Non sappiamo, neppure , se sia stato consacrato a Vescovo dal Papa Simmaco o dall’Antipapa Lorenzo.

Altro particolare interessante è che al Papa Simmaco, nel 514, successe Ormisda 52/ mo Papa di origini Frusinate e padre naturale di S. Silverio che fu anch’egli 58/mo Papa della Chiesa di Roma e, successivamente, elevato a Santo Protettore dell’isola di Ponza.

Durante il Vescovato Formiano di Andrea si verificò la morte di Teoderico, ciò che determinò l’avvento prima della figlia Amalasunta come reggente e poi del nipote Alarico come re .

Possiamo, quindi, ben dire che il Vescovato di Andrea si svolse in un periodo caratterizzato da eventi, a dir poco, eccezionali.

Elemento importante è il fatto che i dati temporali, riferiti in questa epigrafe scomparsa,
sono perfettamente incastrabili con quelli noti e riferiti ai predecessori e ai successori , dal momento che copre un arco di tempo rimasto vuoto.

Come si può notare, in quegli anni per identificare le persone, non erano ancora in uso i cognomi che sono riscontrabili solo dopo l’anno mille.

Anche questa narrazione, piena di eventi e personaggi, è una bella pagina di storia della nostra Città.

Alcuni riferimenti storici sono tratti da un articolo scritto dall’ epigrafista Lidio Gasperini che ho avuto il piacere e l’onore di conoscere di persona.

Raffaele Capolino

STATUA VIRILE CLAMIDATA

STATUA VIRILE CLAMIDATA
Da una guida dell’Antiquarium di Formia del 1978

La statua( h m.2.00) trovata nel 1970 in Piazza Mattej, durante la costruzione del palazzo Papa, subì un colpo di piccone al volto .
Il restauro fu eseguito da Carlo Casalese, che è famoso per aver ricomposto a Sperlonga il gruppo scultoreo di ” Ulisse che acceca Polifemo”, esposto al locale Museo Archeologico.
In precedenza, i numerosi frammenti marmorei trovati all’interno della Grotta di Tiberio a Sperlonga , erano stati assemblati da altro restauratore che, erroneamente, pensava trattarsi del gruppo di ” Laocoonte”.

Nel nostro caso di Formia, purtroppo, nel 1988 la testa restaurata fu trafugata e solo dopo il furto alcuni archeologi e professori di storia romana ( Coarelli e Zanker) ritennero trattarsi del volto di Cicerone, negli ultimi anni della sua vita.

Cicerone fu ucciso a Formia , per ordine dei triumviri, Antonio-Ottaviano-Lepido, il 7 dicembre del 43 a. C.

Il reperto , per essere datato l sec.d.C., deve essere stato un’opera realizzata in memoria del grande oratore vissuto nel secolo precedente.

Stilisticamente il reperto, attualmente conservato privo di testa nel Museo Archeologico Nazionale di Formia, è ritenuto ” un’opera di notevole livello per la finezza della lavorazione”.

Fonte : Archivio Storico Comunale di Formia – Fondo Bove.

Raffaele Capolino

I MONTI INNEVATI DI FORMIA

I MONTI INNEVATI DI FORMIA

Oggi la neve , che di solito ci appare nelle prime ore mattutine per essere caduta nelle ore notturne, si è accumulata sui nostri monti tra le ore 13.00 – 14.00, quando sulla fascia costiera di Formia il termometro segnava 15 gradi sopra lo zero.

Che la Città di Formia abbia una situazione climatica unica ed eccezionale ci viene confermato, circa 2000 anni fa , da Marco Tullio Cicerone, Marco Valerio Marziale, Quinto Aurelio Simmaco e , nel secolo scorso, dal Colonnello e meteorologo italiano Edmondo Bernacca.

Quest’ultimo ha coniato per noi la frase:

          FORMIA TEPIDARIO NATURALE

Raffaele Capolino