IL CULTO DELLA ” DEA LAVERNA ” IN UN BOSCO SACRO NEI PRESSI DI FORMIAE ROMANA

IL CULTO DELLA ” DEA LAVERNA ” IN UN BOSCO SACRO NEI PRESSI DI FORMIAE ROMANAFB_IMG_1556601717837.jpg

In una lettera scritta da Formia il 25 o 26 dicembre del 50 a.C. e inviata ad Attico , Marco Tullio Cicerone afferma:

” Quod putasti dire ut ante quam venire Pompeium viderem factum est ita : nam VI kal ad Lavernium consecutive est: una Formiae venimus et ab hora octava ad vesperum secreto conlocuti sumus ”
( Epist. ad Atticum VII , 8, 4 )

In pratica Cicerone narra che Il 15 di dicembre dell’anno 50 a.C. , si incontro’ con Pompeo nei pressi di Lavernio , e insieme nella stessa mattinata raggiunsero la Villa di Formia , dove dall’ora ottava fino a sera ebbero un colloquio privato e senza testimoni .

Si ritiene che l’incontro sia servito per discutere e valutare il comportamento tenuto da Cesare .

Predetta località è citata anche da Orazio che la chiama ” Pulchra Laverna” , da Plutarco , nella Vita di Silla, che riporta un luogo detto “Lavernae” e infine da Mommsen che parla di un ” Pagus Lavernae”.

Quindi una divinità pagana come tante altre.
Il culto della Dea Laverna era conosciuta anche a Roma dove era nota la ” Porta Lavernalis ” .

Inizialmente la Dea Laverna, di origine osco-sannita , era la Dea protettrice dei ladri e degli impostori, e non a caso nel mondo romano i ladri venivano chiamati : Laverniones.

Alla Dea dei guadagni illeciti , potevano essere donate offerte solo con la mano sinistra, considerata la mano dei ladri.
A Roma vi erano due luoghi di culto dedicati alla dea, uno sull’Aventino e uno lungo la Via Salaria .

Successivamente divenne Dea dell’oltretomba , da qui l’Averno luogo dei morti nell’area di Cuma.

Lo stesso Santuario Francescano di ” La Verna ” , in Toscana , fu originariamente sacro alla Dea Laverna , come ci riferisce un erudito del seicento: Padre Salvatore Vitale.

Alcuni studiosi mettono sullo stesso livello di importanza la Dea Laverna e la Dea Cardea che, secondo alcuni , era adorata in un Tempio situato sulle colline di Castellonorato di Formia , dove ora insiste la Chiesa della Madonna della Palomba.
Per questo motivo gli abitanti di Castellonorato vengono appellati : Cardei .

Quindi, tornando alla epistola di Cicerone , la località chiamata Lavernium doveva essere nelle vicinanze di Formia , se nel giro di poche ore , fu possibile raggiungere la sua Domus che sappiamo essere stata nella valle del Pontone .

In alcuni testi si ritiene che il culto sia stato praticato in un Tempio posto in un bosco sacro nei pressi di Formia.

Tanti si sono invano impegnati a cercare di localizzare il luogo preciso di cui parla Marco Tullio Cicerone .

Mi viene in mente un Tempio romano ( di cui nulla si sa a chi fosse dedicato) , situato in un bosco di castagni , oggi luogo in cui risulta edificata una Chiesa con riutilizzo di molto materiale di età antica ed eretta in onore alla Madonna di Castagneto.

La distanza da Castagneto a Pontone è compatibile con il tempo impiegato da Cicerone e Pompeo , con i mezzi di allora.

Ho letto anche da qualche parte che di trattava di un bosco tra Formia e Minturno, dove ” i masnadieri si dividevano il rubato”.
La localizzazione da parte di altri nella zona di Minturno è anch’essa in linea con quanto scritto da Cicerone.

Sono tutte ipotesi, ma deve pure esserci stato nelle vicinanze del nostro territorio questo luogo dove Cicerone si incontro’ con Pompeo che, in quel periodo, era in contrasto con Cesare.

Raffaele Capolino

LA STORIA DI GREGORIO RECCO La vita avventurosa di un anarchico di Formia.

LA STORIA DI GREGORIO RECCO
La vita avventurosa di un anarchico di Formia.FB_IMG_1556081825904.jpg

Gregorio Recco nacque a Formia il 31 luglio 1857 e questa è la sua scheda biografica elaborata dagli agenti di P.S.:
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” Gode di mediocre opinione , nel pubblico viene tenuto in una qualche considerazione più per rispetto al fratello Pasquale, farmacista in Formia , che per i suoi meriti personali.

Di carattere misantropo e taciturno , educato ed intelligente sebbene abbia frequentato il solo ciclo primario di studi.
Iscritto al partito anarchico, ha qualche influenza nel luogo ove risiede. ”
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Da 1881 al 1891_dimorò a Parigi, ove si mantenne in continui rapporti con gli anarchici italiani. Da Marsiglia scrisse una lettera a tal Francesco Sorreca, negoziante di saponi a Formia.

Due anni dopo , nel 1893 , partì dalla Francia passando per Bologna in direzione di Formia , sua città d’origine, con la scusa di far visita alla sua famiglia.
La visita durò qualche mese, durante i quali gli agenti di P.S. intercettarono tre o quattro lettere indirizzate all’abitazione della famiglia Recco , provenienti da presunti compagni di fede.

Fino a quel momento la sua vita da anarchico non aveva ancora subito alcuna condanna.

Questo arriverà a marzo del 1894 , quando venne arrestato in Francia insieme ad altri cento individui , con l’accusa di associazione a delinquere.
La condanna fu l’espulsione da tutti i territori Francesi , fu lasciato al confine con il Belgio da cui raggiunse la città di Anversa e da lì poi partì per Londra.

Il Recco si rese protagonista di un fatto inusuale. Pervenne in Italia una sua lettera dall’estero indirizzata a Sua Maestà per denunciare l’intenzione di Liberto Sicchi di Formia , di attentare alla sua vita.

Gli inquirenti affermarono che questo fatto aveva in pratica solo lo scopo di seminare il panico fra le forze dell’ordine.
Il rapporto dice : …. non è stato possibile rintracciare il suddetto Liberto Sicchi e il Recco da anni trovasi emigrato in America.”

Questa lettera inviata invece in Italia dal Canada , sarà l’ultima traccia dell’attività anarchica di Gregorio Recco dal 1904 fino al suo ritorno a Formia , avvenuto nel 1921. Infatti si seppe poi che il Recco rimpatrio’ a Formia , il 10 novembre del 1921 proveniente questa volta proprio da New York con il piroscafo Paris.

Fu sorvegliato, mentre era a Formia , fino al 1942 quando morì il primo giugno , dopo una lunga degenza presso la Clinica Costa di Formia.
Aveva 87 anni . Nato nel Regno Borbonico morì nel Regno d’Italia.

In buona sostanza Gregorio Recco ebbe una vita davvero esagerata e spericolata ( come direbbe Vasco Rossi) , ma non commise mai gravissimi reati .

Le notizie sono tratte da uno studio di Giovanni Marchegiani : Anarchici Pontini , da me consultato con la speranza di poter completare l’approfondimento sulla vita di un altro anarchico Formiano , Erasmo Abate noto come : Hugo Rolland.

Su quest’ultimo cittadino di Formia, autore di un testo sugli anarchici del suo periodo di vita, ho già scritto due articoli.

Raffaele Capolino

L’ INCONTRO E IL COLLOQUIO TRA CESARE E CICERONE A FORMIA Narrato dallo stesso Oratore

L’ INCONTRO E IL COLLOQUIO TRA CESARE E CICERONE A FORMIA
Narrato dallo stesso Oratore

Avvenne 2068 anni fa, esattamente negli ultimi giorni di marzo del 49 a. C.

Nella lettera ( IX, 18), scritta nel Formiano il 28 marzo del 49 a. C. e diretta ad Attico, Cicerone riporta i passaggi più importanti, se non addirittura le stesse frasi dette in questo suo incontro con l’uomo più potente al mondo allora conosciuto.

Cicerone, come tutti i senatori e su consiglio di Pompeo, aveva da tempo lasciato Roma e si era ritirato con i suoi familiari a Formia, dove rimase per diversi mesi.

Giulio Cesare, arrivato a Roma dopo aver sottomesso i Galli e i Britanni, aveva invano cercato di inseguire Pompeo che a Brindisi si era già imbarcato per Durazzo.

Al ritorno da Brindisi, Cesare pensò di recarsi a casa di Cicerone, a Formia, con l’intenzione di convincerlo a stare dalla sua parte e a seguirlo a Roma.

Queste le parti più interessanti del colloquio.

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Cesare : Vieni dunque e svolgi la tua opera in favore della pace.

Cicerone : A mio arbitrio?

Cesare : Dovrei forse imbeccarti io?

Cicerone : Ebbene, metterò in chiaro che vanno contro il parere del Senato l’azione offensiva verso la Spagna ed il trasferimento di truppe in Grecia. Avrò di che gemere copiosamente sulla vicenda di Pompeo.

Cesare ( abbastanza urtato) : Non voglio che si dica ciò.

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Cesare capi’ che Cicerone era risoluto a rimanere dalla parte di Pompeo per cui terminò il colloquio invitandolo, però, a pensarci bene. Fu così che si lasciarono.

Cicerone, successivamente, si imbarco’ anch’egli per Durazzo e si congiunse con le forze militari di Pompeo che venne sconfitto da Cesare nella battaglia di Farsalo avvenuta il 9 agosto del 48 a. C..

Si narra che dopo la battaglia, Cicerone vagava frastornato nel porto di Durazzo tra i soldati di Cesare. Quest’ultimo lo vide, lo chiamò e gli fece capire che lo aveva già perdonato.

Questo incontro a Formia tra Giulio Cesare e Marco Tullio Cicerone e’ ben conosciuto da tutti quelli che amano la storia.

Solo a noi di Formia la storia ha concesso di poter raccontare, con orgoglio, questi episodi a chi non li conosce.

Raffaele Capolino

IL TREMENDO TERREMOTO DI AVEZZANO DEL 13/1/1915 FU AVVERTITO E CAUSÒ DANNI ANCHE ALLA NOSTRA CITTÀ.

IL TREMENDO TERREMOTO DI AVEZZANO DEL 13/1/1915 FU AVVERTITO E CAUSÒ DANNI ANCHE ALLA NOSTRA CITTÀ.

Questo particolare , di cui io non ero a conoscenza, viene fuori dalla lettura della deliberazione n. 60 del Comune di Formia del 13 aprile 1929, che riporta come titolo:

“Lavori di restauro al Palazzo Municipale in dipendenza del terremoto 1915. Liquidazione riserve all’impresa”

Da un approfondimento storico su questo tragico evento ho potuto appurare che il terremoto del 13 gennaio 1915 fu avvertito sia a Roma sia a Caserta ma con epicentro ad Avezzano dove morirono 10.700 persone su 13.000 abitanti. Le notizie di quei tempi riferirono che ad Avezzano rimase in piedi una sola casa.

Colpi’ sia centri abruzzesi sia citta’ del Frusinate con un tragico bilancio complessivo di 30.519 morti.

A Formia , dal contenuto della delibera menzionata, deve aver determinato danni alle strutture del Palazzo Comunale , per la cui sistemazione fu dato incarico all’impresa G. Paone, che presento’ una richiesta di lire 45.447,90 per i lavori eseguiti e , forse, rimasti impagati per diversi anni.

Dalla delibera si evince che il Sindaco Felice Tonetti riuscì abilmente a trovare un accordo con il creditore e a saldare il debito del Comune con una erogazione di 40.000 lire.

Durante l’amministrazione Tonetti, Formia, che fu in quel periodo collocata provvisoriamente in provincia di Roma , vide più che quadruplicare il suo territorio con l’annessione dei Comuni di Maranola e Castellonorato.

La storia e i fatti ci dicono , altresi’ , che Felice Tonetti , Podestà di Formia dal 29 maggio 1927 al 23 maggio 1936 , pur non essendo di origini Formiane , è da ritenersi il più capace dei Primi Cittadini che hanno amministrato questa nostra città.

Dalla lettura e dal contenuto delle delibere prese durante i dieci anni del suo operato al Comune di Formia , si percepisce chiaramente un suo carattere deciso, vincente e, soprattutto, il suo amore pari e adeguato alla bellezza dei luoghi che gli furono affidati nella sua qualità di Podestà.

Raffaele Capolino

IL GENERALE DI CORPO D’ARMATA : MARIO TIBERIO CARACCIOLO E IL VILLINO “ORTENSIA” A FORMIA.

IL GENERALE DI CORPO D’ARMATA : MARIO TIBERIO CARACCIOLO E IL VILLINO “ORTENSIA” A FORMIA.

Il

Generale Mario Tiberio Caracciolo, Barone di Feroleto , fu un personaggio che visse a Formia per diversi anni in una villa che si costruì a Vindicio, intorno agli anni ’20 dello scorso secolo, e che chiamò ” Villino Ortensia” in omaggio alla sua consorte Ortensia Lumbroso ( 1901 – 1977).

Predetta dimora, ancora oggi, è conosciuta sia come Villa Caracciolo, sia come Villa Ortensia.

Ecco brevemente una sua biografia e un episodio curioso venuto fuori da un carteggio conservato all’Archivio Storico di Formia.

Mario Tiberio Caracciolo ( Napoli 1880 – Roma 1954) generale di Corpo d’armata, partecipò a diverse campagne di guerra durante il periodo fascista,

Dopo l’8 settembre del 1943, non solo non aderì alla Repubblica di Salò ma assunse il Comando delle Forze Clandestine operanti nell’Italia.
In pratica, con la sua esperienza militare, combatté le forze tedesche che avevano invaso l’Italia.

Nel 1944 fu fatto prigioniero dai nazifascisti , rinchiuso nel carcere di Verona e condannato a morte dal Tribunale Speciale Fascista.

Condanna che fu poi tramutata in 15 anni di reclusione, per il fatto di essere mutilato di guerra.

Fu liberato dai partigiani il 25 aprile del 1945 e visse fino al 1954.

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Tra gli anni 1938 e 1940 ebbe con il Comune di Formia uno scambio epistolare per una semplice richiesta di una lampada su un palo da apporre nelle vicinanze della sua Villa Ortensia in prossimità di Via Caposele, subito dopo lo Stabilimento Gaslini.

Nella lettera del settembre del ’38 lamentava che l’illuminazione pubblica finiva con l’ ultima lampada davanti alla Gaslini mentre la sua dimora era nel buio più assoluto a pochi metri di distanza.

Il Comune di Formia si rivolse più volte al gestore, Società Elettrica della Campania, ma in due anni e fino al gennaio del 1941, quest’ ultima società, per lungaggini burocratiche, non riuscì a collocare un palo con luce di fronte all’abitazione del Generale che, alquanto sdegnato, in una delle sue lettere scrisse testualmente :

” Si tratta, in sostanza, d’una lampada solamente. Posso sperarla ? ”

Un episodio e un personaggio che molti ignoravano, ma che costituiscono, pur sempre, tasselli di storia della nostra Città.

Fonti: Archivio Storico Comune di Formia
X fasc. 323

Raffaele Capolino

IL CULTO RELIGIOSO NELLA FORMIAE ROMANA.

IL CULTO RELIGIOSO NELLA FORMIAE ROMANA.

 


Dal VII sec. a.C al VII sec. d.C

Le notizie ci pervengono dal Corpus dei Luoghi di Culto – ( Fana,Templa, Delubra) creato da John Scheid, Olivier de Cazanove, Filippo Coarelli e Adriano La Regina sulla scorta di dati attinti da epigrafi conosciute o riportati in testi storici.

Sono stati così evidenziati ben diciotto luoghi di culto distribuiti nel modo seguente in tutto il territorio del Formianum che allora comprendeva Formia , Gaeta e Itri

( Div. e Loc. stanno per Divinità e Località )

A Formiae : ( undici luoghi di culto)

Capitolium P.za Mattej/Bonomo
Fontanus Spiaggia di Mola
Div. sconosciuta Via Rubino
Aedes Apollinis Vindicio
Aedes Iovis Loc. incerta
Fortuna Loc. incerta
Aedes Neptunis Loc. sconosciuta
Augusta Patria Loc. sconosciuta
Ceres Loc. sconosciuta
Lucus Loc. sconosciuta
Mater Deum Loc. sconosciuta

A Caietae: ( quattro luoghi di culto)

SS Trinità Div. sconosciuta
Genius Loc. sconosciuta
Magna Mater Fondo Rinchiusa
Mitreo S. Giacomo a confine
con Itri e Formia
A Itri: ( due luoghi di culto)

S.Cristoforo Div. e loc. sconosciute
Aedes Dianae Valle d’Itri

A Formia ( Epoca cristiana )

S.Erasmo Ecclesia

In totale ben diciotto luoghi di culto !!!

Secondo il Mommsen e l’effettivo stato dei luoghi ( una colonna con base più una base priva di colonna) , il Capitolium verrebbe localizzato invece sull’arce di Castellone in Via Rampa Castello e non a Piazza Mattej .

Potremmo anche dire che il Tempio di Nettuno con molta probabilità è da localizzare vicino al Torrente Pontone e che Il Tempio di Ceres potrebbe aver dato origine al toponimo di “Ciriano” tra Trivio e Castellonorato.
Ma restano pur sempre due ipotesi di localizzazione di siti sicuramente esistiti.

Come già detto, il Corpus dei luoghi di culto si è formato ricorrendo a fonti epigragiche e a testi antichi ritenuti attendibili.

Ecco alcuni esempi da me riscontrati nella realtà epigrafica e bibliografica.

Il culto della divinità “Lucus” è riscontrabile in un reperto del Lapidario Caposele di cui alla foto posta nella sezione commenti.

Il culto di Augusta Patria è riportato in una base onoraria di P.za Vittoria (ved. foto commenti)

Il culto della Mater Deum è citato in in reperto formiano conservato al Lapidario Maffeiano di Verona.

Il culto di Genius è scolpito su una lastra del pavimento dell’Annunziata a Gaeta .

Il culto di Ceres è scritto in una lapide formiana conservata nella Cattedrale di Gaeta ( ved. commenti)

Il Capitolium è citato sulla base onoraria di Clodio Hilaro Biselliario di P.za Vittoria.

Il culto di Augusta Patria credo sia collegabile al Tempio di Augusto ( CIL X 6126) costruito intorno al 45 d.C. dall’architetto C. Postumius Pollio, come riferisce il francese Pierre Gros, massimo studioso della Gens Vitruvia.

Raffaele Capolino

VILLA RUBINO A FORMIA NEI SECOLI SCORSI.

VILLA RUBINO A FORMIA NEI SECOLI SCORSI.

Chissà come doveva essere estesa questa villa , già appartenuta alla famiglia Marzano, al Principe di Caposele Carlo Ligny e poi ai Re Ferdinando II e Francesco II.

Senza alcun dubbio , lo studio più completo e interessante è quello dell’architetto Salvatore Ciccone con il titolo “Le vicissitudini di Villa Rubino a Formia ” .

Questo lavoro sicuramente ci da l’opportunità di proseguire in ulteriori approfondimenti per una migliore conoscenza dei luoghi e dei fatti che hanno interessato questa storica e straordinaria dimora che alcuni ancora pensano sia appartenuta a Marco Tullio Cicerone.

La prima foto ci da una indicazione sulle dimensioni della Villa nel 1867 quando divenne di proprietà dei Rubino. Un rettangolo quasi perfetto di mt 200 x mt 250. I lati più piccoli sono quelli disposti nella direzione nord- sud, i lati più grandi sono nel senso est-ovest come si può osservare nella foto fornitami da un amico che ha perimetrato virtualmente l’intera proprietà.

All’angolo sud-ovest la garitta in perfetta posizione di guardia del porto e della stessa villa. Quasi all’angolo opposto di nord-est la Cupola della Chiesa privata “Regina Angelorum” , ancora visibile nel dopoguerra fino agli anni ’60.
Un’area urbana di 50.000 metri quadri circa , pari a 5 ettari o 15 tomoli come venivano misurate a Formia le proprietà terriere nel periodo Borbonico.

A quei tempi, ma anche oggi , un tomolo di terreno era pari a mq 3.333 per cui occorrevano tre tomoli per fare un ettaro.

Questo rettangolo che aveva come lati minori il frontemare a Sud e la Via Appia Antica a Nord , secondo quanto descritto da Pasquale Mattej nel 1845, confinava ad occidente con una proprietà dei Burali – Patrizi e ad oriente con un terreno di proprietà degli Spina. In piu’ il Mattej riferisce che una piccola parte della costa era a confine con quella dei Paone.
Sarebbe interessante ricostruire anche i successivi passaggi delle proprietà confinanti al fine di conoscere maggiori particolari interessanti questa splendida e storica proprietà.

Dopo il primo sezionamento della proprietà dei Rubino avvenuto negli anni ’20 dello scorso secolo e fino ad oggi quasi il 40 % dell’originaria area è stata venduta a terzi consentendo la costruzione di una quindicina di fabbricati, molti anche di grandi dimensioni.

In quasi tutti gli scavi interessati da queste costruzioni, sono stati rinvenuti tantissimi reperti di epoca romana e rinascimentale, accumulati da Carlo Ligny Principe di Caposele , durante tutta la sua permanenza in questa dimora. In pratica possedeva un Museo privato.

Molti reperti di notevole valore, mi riferisco a quelli con epigrafi attestanti a Formia la presenza della Gens Vitruvia che ha visto nascere nel Formianum l’architetto Marco Vitruvio Pollione , sono ancora visibili all’interno di un cancello e un ingresso tenuti in condizioni non adeguate alla storia di questo luogo dove ha avuto inizio l’Unita’ d’Italia nel 1861.

Nel periodo di appartenenza al Re Ferdinando II e a quelli che lo hanno preceduto nella proprietà di questa Villa , alla vasta area sopra menzionata bisogna aggiungere l’estensione complessiva del porto , della zona del Malopasso, dei criptoportici recentemente restaurati e delle due piscine romane per allevamento pesci situate, grosso modo, in quella zona che oggi è il piazzale del porto.

Ferdinando II deve, pertanto, aver acquistato un’area complessiva di non meno di 90.000 metri quadrati.

Il Re delle due Sicilie, quando nel 1852 acquisto’ all’asta la Villa appartenuta a Maria Domenica Ligny , restaurò i Criptoportici, fece costruire i moli portuali , fece realizzare la” Garitta ” e consentì ai pescatori di Formia di ormeggiare gratuitamente nel porto.

Fu, in pratica , il primo passo che rese pubblica quella ampia zona a mare della Villa che non pochi ci invidiano per bellezza.

Raffaele Capolino

PASQUALE MATTEJ Annotazione del suo battesimo avvenuto il 31 gennaio 1813 nella Regia Parrocchia di S.Erasmo di Castellone di Formia

PASQUALE MATTEJ
Annotazione del suo battesimo avvenuto il 31 gennaio 1813 nella Regia Parrocchia di S.Erasmo di Castellone di Formia

Assistito dall’ex Parroco di S.Erasmo Don Antonio Punzo, ho avuto la straordinaria possibilità di rintracciare , leggere e fotografare l’annotazione del battesimo del nostro illustre concittadino Pasquale Mattej.

Sono emersi i seguenti particolari :

Sappiamo ora che ” Pasquale” non era l’unico suo nome.
Di nomi ne aveva addirittura sette: Giovanni, Pasquale, Vincenzo, Giuseppe, Francesco, Salvatore, Alessandro.

I suoi genitori : Don Simone Mattej fu Pasquale e Donna Carolina Merola , figlia di Vincenzo.

I padrini furono: Don Benedetto Zizzi figlio di Salvatore e Donna Marianna Merola, figlia di Don Vincenzo

( i termini ” Don e Donna ” , accorciati entrambi in ” D.” erano usati a quei tempi per le persone di elevata nobiltà.)

Ostetrica : Eleonora Marciano

Il Sacerdote che eseguì la funzione e il Sacramento: Angelo Forcina Parroco della Regia Parrocchiale ” Ecclesia S.Erasmi Castellionis Cajeta “.

Raffaele Capolino

RESTI DI UNA CISTERNA ROMANA DIVENTATA IN PARTE CASOLARE A PIROLI – FORMIA

RESTI DI UNA CISTERNA ROMANA DIVENTATA IN PARTE CASOLARE A PIROLI – FORMIA

Una cisterna romana di una decina di metri in contrada Piroli che in parte è stata sopraelevata e trasformata in casolare adibito a ricovero attrezzi agricoli.

Nei paraggi resti di mura poligonali di non eccelsa fattura , anche se in parte ” bugnate “.

È uno degli ultimi rinvenimenti in perlustrazione con l’amico Jeanpierre Maggiacomo .

Anche questi sito costituisce un piccolo tassello della nostra storia romana-repubblicana.

Raffaele Capolino

UN’EPIGRAFE ROMANA DEL I’ SEC. D.C. A MARANOLA DI FORMIA

UN’EPIGRAFE ROMANA DEL I’ SEC. D.C. A MARANOLA DI FORMIA

Si tratta di una iscrizione funeraria posta su tre blocchi-elementi dell’arco di entrata del Borgo di Maranola.

Solo chi ha occhi buoni riesce a vederne il testo dell’iscrizione epigrafica che è stata studiata dall’epigrafista romano Gian Luca Gregori assieme alla Dott. ssa Nicoletta Cassieri

Il testo della epigrafe, venuto fuori dallo studio del Gregori mettendo in ordine i tre blocchi sui quali è disposta la scritta , è il seguente:

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Publius Lucretius libertus Phallaeus
Magister Augustalis
Caecilia Cai liberta Thais vivit
…… Cai liberta Nysa vivit
……………………………………………………..
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Le tre parti dell’arco d’ingresso di Maranola sono riferibili ad un medesimo monumento funerario d’epoca romana che fu “spogliato” per la nuova costruzione che per molti anni è stata coperta di intonaco per cui le scritte rimasero nascoste a tutti.

L’iscrizione ha solo piccole parti mancanti per cui la lettura del Gregori può considerarsi valida con buon grado di attendibilità.

Si tratta in pratica di una dedica funeraria da parte di due liberte di origine greca : Thais e Nysa

Il defunto , anch’egli liberto di origine greco, era un “Magister Augustalis ” e il suo nome era Publius Lucretius Phalleus.

Dal tipo di iscrizione e dalla menzione del Magister Augustalis, si ritiene che il monumento funebre originario , sia stato eretto nei primi decenni del primo secolo d.C.

Nulla si sa sulla localizzazione del sito funerario da cui sono stati asportati i blocchi utilizzati per la parte superiore dell’arco di entrata al Borgo di Maranola.

Una mia foto nella sezione commenti evidenzia le lettere apposte sui due blocchi del lato sinistro dell’arco.Il terzo blocco è posto sul lato superiore destro .

Raffaele Capolino