PONTE ROMANO SULLA REGINA VIARUM

PONTE ROMANO SULLA REGINA VIARUM

Stamane insieme al cultore di storia romana Raffaele Capolino, nel nostro giro domenicale, abbiamo trovato un altro ponte romano.

Si trova sull’Appia nel comune di Fondi (LT), è composto di grossi massi poligoni che, messi insieme, formano un arco a sesto schiacciato della larghezza di 8 metri circa.

La sostruzione è ben conservata ed è l’unico ponte nella zona sfuggito alla barbarie devastatrice delle truppe tedesche in ritirata che, nell’ultimo conflitto, per ritardare l’avanzata degli alleati, facevano saltare queste opere ultramillenarie.

il canale sotto l’opera ingegneristica è quasi del tutto ostruito da materiali sedimentati nel corso degli anni, l’accesso di fatto è impossibile.

Noi pensiamo che una volta pulito dai sedimenti il manufatto mostrerà il suo basolato integro e la bellezza sarà sconvolgente.

Un caro saluto agli amici SPQR.

Jean Pierre Maggiacomo

UN CIPPO CALCAREO SU MONTE ACERBARA

UN CIPPO CALCAREO SU MONTE ACERBARA


Altezza mt 1,20 circa , diametro cm 40

È un cippo di pietra calcarea ben lavorato e scolpito su una roccia trovata sul posto.
Ne è visibile la base in una delle foto postate.

La forma cilindrica di questo cippo è perfetta e ingentilita da un solco scolpito con estrema cura e posto a trenta centimetri dalla sommità di quello che sembra essere un segnale di confine.

Non si può escludere che possa essere stato addirittura un segnale di confine della proprietà di M.Tullio Cicerone.

Si trova a un centinaio di metri a nord-est della Tomba di Tulliola in linea con un altro cippo simile anch’esso da me fotografato e postato.

La qualità della lavorazione di questi due cippi calcarei è sbalorditiva.
È sicuramente il risultato finale di uno scalpellino di professione e ritengo di escludere che possa essere opera di allevatori o contadini.

Forse ce ne saranno stati altri di medesima fattura, posti più in basso e, proprio per questo, più facilmente asportabili e attualmente forse in bella vista in proprietà private.

Raffaele Capolino

RESTI DI MURA ROMANE IN OPUS INCERTUM ED ALTRO A NORD DELLA TOMBA DI TULLIOLA AD ACERBARA DI FORMIA.

RESTI DI MURA ROMANE IN OPUS INCERTUM ED ALTRO A NORD DELLA TOMBA DI TULLIOLA AD ACERBARA DI FORMIA.

Mai avrei immaginato di trovare simili tracce di costruzioni del periodo repubblicano romano sulla sommità della collina di Acerbara.

Oltre le mura di buona fattura e spessore abbiamo rinvenuto un enorme montante laterale di un ingresso in pietra calcarea con fori di ancoraggio per il portone.
La sua lunghezza è di circa due metri , con lati di cm. cinquanta circa. (Ved.foto )

Sono stati trovati molti pezzi in cotto di notevole spessore e uno in particolare forma triangolare per essere adoperato per costruire colonne da rivestire poi in stucco.

Altri pezzi di cotto ricoperti da “cocciopesto ” insieme ad uno visibilmente ricurvo e di grande spessore appartenuto certamente ad un ” dolium” di grandi dimensioni.

I resti murari potrebbero riferirsi ad una conserva d’acqua, attualmente diroccata e ricoperta di terreno e sterpaglie.
Si tratterebbe quindi delle Fonti sull’ Acerbara , citate in molti testi del passato.

Alcune parti murarie crollate sono in effetti riferibili a solai a botte appartenuti a ” conserve ” predisposte per raccogliere acque piovane.

Resta sempre da pensare a come sia stato possibile effettuare costruzioni simili in un luogo così impervio e di difficilissimo accesso .

Raffaele Capolino

ALTRI DUE REPERTI ARCHEOLOGICI RINVENUTI A FORMIA E, ATTUALMENTE ESPOSTI IN MUSEI ESTERI

ALTRI DUE REPERTI ARCHEOLOGICI RINVENUTI A FORMIA E, ATTUALMENTE ESPOSTI IN MUSEI ESTERI

1) Grande statua di Cibele seduta, esposta al Museo Ny Carlsberg Glypotek di Copenaghen con la dicitura “Trovata a Formia”.

Trovata a Formia nel 1892 nella zona di Vindicio in un sacrario dedicato alla Dea Cibele.
Statua in marmo altezza mt 1,72 del primo secolo ac.
Detta anche Magna Mater, ossia la madre di tutti gli Dei.
Un mito romano nato dopo la sconfitta di Annibale, collega la Dea Cibele alla Vittoria.
Da una ricerca recente ho potuto rilevare un particolare interessante.La testa turrita della dea Cibele è stata.usata sia per coniazioni di monete romane e italiane post belliche e sia per francobolli italiani. Per questi ultimi , fu utilizzata la testa turrita di una Cibele siracusana e se ricordo bene quella serie di francobolli veniva chiamata proprio serie Siracusana.
(Ved. foto 1)

2) Testa maschile barbata esposta al British Museum di Londra con la dicitura ” Trovata a Formia”

Non si hanno notizie né sulla data né sul luogo preciso del rinvenimento.
Particolare interessante è che l’acconciatura dei capelli con fascia e il tipo di barba sono molto simili a quelli della Statua A dei Bronzi di
Riace che risalgono al V sec. ac.
(Ved. foto 2)

Prossimamente pubblichero’ un elenco con foto ( che sarà ovviamente sempre aggiornato) di tutti i reperti finora a noi già noti ed esposti in Musei italiani ed esteri.
È bene che queste notizie siano condivise al massimo, trattandosi di reperti appartenuti al popolo Formiano e che per vari motivi si trovano provvisoriamente in altre parti. Solo così possiamo trasmetterne “l’orgoglio di un diritto di proprietà” ai nostri posteri.
Si spera che in futuro, persone più determinate di noi, si adoperino per il loro ritorno.

Raffaele Capolino

UNA STATUA DI APOLLO AL MUSEO ARCHEOLOGICO DI NAPOLI Rinvenuta a Formia

UNA STATUA DI APOLLO AL MUSEO ARCHEOLOGICO DI NAPOLI
Rinvenuta a Formia

Si tratta di una replica di opera greca del quarto secolo a. C., trovata a Formia negli anni venti del secolo scorso nella proprietà Di Fava.

Adornava una ” Domus” appartenuta all’imperatore Nerva e fu trasferita al Museo di Napoli, dove tuttora si trova in un cortile coperto del piano terra.

Molto bello è anche l’elemento di appoggio sotto il braccio sinistro di Apollo. (ved. foto in commenti)

Praticamente un’altra statua.

Raffaele Capolino

FORMIA E IL VESUVIO. DISCUSSIONI SULLA DATA PRECISA DELL’ERUZIONE DEL 79 dc

FORMIA E IL VESUVIO. DISCUSSIONI SULLA DATA PRECISA DELL’ERUZIONE DEL 79 dc

Il Vesuvio pur essendo ad un centinaio di km da noi è visibile ad occhio nudo da Formia, nelle giornate limpide. E’ alto pochi metri più del nostro Redentore (mt. 1252), esattamente 30 metri, la sua inconfondibile immagine , quella classica di un tempo vista da Posillipo con il pino in primo piano, è la stessa che vediamo noi da Formia insieme a tutte le isole pontine e le isole del Golfo di Napoli , compresa Capri.

L’ultima eruzione avvenne nel marzo del 1944 in piena guerra mondiale . Il suo pennacchio alto 5 km era ben visibile da Formia dove, come mi raccontarono i miei, arrivarono anche parecchie ondate di ceneri vulcaniche.

Figuriamoci nel 79 ,quando il pennacchio di fumo raggiunse i 35 km di altezza,come doveva essere visibile dai nostri antenati e quanto materiale vulcanico leggero (ceneri e pomici) saranno caduti su Formia specie quando i venti soffiarono in direzione di Ercolano.

Sono in corso aggiustamenti di date di questa grande eruzione.Le date in discussione sono il 24/8/79(quella che noi tutti abbiamo studiato nell’ultimo secolo) il 24/10/79 (quella proposta da Alberto Angela) e quella del 23/11/79 (scritta nella Guida del Museo Archeologico di Napoli pubblicato nel 1901)
La data del 24/8 è supportata dagli storici per il racconto di Plinio il giovane in due lettere scritte a Tacito 30 anni dopo l’eruzione.
I primi dubbi su questa data furono espressi dagli archeologi del Museo di Napoli verso la fine del 1800.Rilevarono alcuni frutti tipicamente autunnali( noci, melograni,uva, castagne, il mosto già posto in dolie per la fermentazione) nonché la presenza di un braciere che aveva funzionato nel giorno dell’eruzione dentro la Casa del Menandro a Pompei.Ma gli storici si batterono per il 24/8 e questa data siamo stati costretti a studiare.

Il 7/6/ 1974 in scavi in corso a Pompei , precisamente sotto la Casa del bracciale d’oro,fu rinvenuto un denario d’argento con l’effige di Tito acclamato imperatore l’8/9/79 succedendo a suo padre Vespasiano. Questo ritrovamento, assieme ad un’altra moneta simile ritrovata l’1/7/1979 , fu la prova che il fenomeno eruttivo non poteva essere successo il 24/8/79 dc. ma sicuramente dopo l’8/9/79 dc.

Queste ultime notizie ci sono state brillantemente rese note da un paio di trasmissioni televisive condotte da Alberto Angela.

Dimenticavo un particolare. Plinio il giovane , all’epoca della eruzione aveva appena 17 anni e non fu in barca (come erroneamenre riportato sui libri scolastici del secolo scorso) assieme a suo zio e padre adottivo Plinio il Vecchio che era il comandante della Flotta romana del Capo Miseno e che morì ( come sempre affermato dal nipote) per le esalazioni eruttive respirate il 25/8/79 a soli 54 anni.
Plinio il Giovane, in una delle due lettere scritte a Tacito (VI,20) racconta che durante l’eruzione del Vesuvio sedeva accanto alla madre e leggeva un libro di Tito Livio.Un amico dello zio rimproverò la madre ” per la propria indolenza” e il figlio per la “spensieratezza”.
Le cose scritte a Tacito sulla morte dello zio e sugli eventi eruttivi, come affermato dallo stesso Plinio il giovane, gli furono riferite da testimoni.

Questo è tutto. Aspettiamo che ci facciano sapere quando ci fu effettivamente l’eruzione più tremenda del Vesuvio, nostro illustre dirimpettaio facente parte del panorama di mare di Formia.

Raffaele Capolino

SILIO ITALICO VISSE A FORMIA DOVE , MOLTO PROBABILMENTE, MORÌ NELLA STESSA DIMORA DI CICERONE

SILIO ITALICO VISSE A FORMIA DOVE , MOLTO PROBABILMENTE, MORÌ NELLA STESSA DIMORA DI CICERONEFB_IMG_1511809039029

Tiberio Cazio Asconio Silio Italico ( 25 dc. – 101 dc ). Fu avvocato, politico e poeta romano. Sono ignote le sue origini.
Sappiamo da Marziale che Silio esercitò nel Foro romano come avvocato difensore già all’epoca di Claudio imperatore.
Secondo Plinio, sotto Nerone fu anche avvocato d’accusa. Praticamente un PM odierno.
Fu console nel 68 dc e proconsole nel 77 dc in Asia Minore agli ordini di Vespasiano.
Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Formia dove molto probabilmente morì, in quanto aveva acquistato una villa che era appartenuta a Cicerone che era il suo modello di oratoria.
Queste notizie ci pervengono da una lettera spedita a Marziale che nel suo epigramma (XI,48) si congratula con Silio Italico, divenuto proprietario della villa di Cicerone.
Scrive Marziale:
” Silio onora il sepolcro dell’immenso Virgilio, sua la terra che fu un tempo dell’eloquente Cicerone.
né l’uno, né l’altro vorrebbero certo un erede diverso della Tomba e della Proprietà ”
Nella lettera a Marziale Silio Italico gioisce a dire che lui era divenuto proprietario della villa di Cicerone comprensiva anche del Sepolcro.
In pratica Silio Italico non solo aveva comprato la villa di Cicerone, aveva anche acquistato la terra che custodiva la Tomba di Virgilio ( credo il terreno a Napoli) di cui era un estimatore.
Silio Italico era un collezionista di antichità di alto livello se arrivò ad acquistare proprietà appartenute a Cicerone e a Virgilio. Virgilio morì nel 19 ac e Cicerone nel 43 ac e Silio Italico fece questi acquisti sopra menzionati intorno al 70/80 dc quando la memoria della morte dei due grandi uomini era ancora viva tra le persone.

Vi chiedo di condividere il più possibile questo brano da me scritto soprattutto per chi ancora ,e senza alcun sostegno storico, ha dei dubbi sulla localizzazione della villa, del luogo della morte e del sepolcro di Marco Tullio Cicerone.

Raffaele Capolino

NEREIDI SU PISTRICI Museo Archeologico Nazionale di Napoli

NEREIDI SU PISTRICI
Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Sono i reperti trovati, intorno agli anni venti del secolo scorso, a Formia nella proprietà Di Fava, appartenuti alla Gens Papiria Nerva.

Adornavano una piscina natatoria che fu smontata e trasferita al Museo di Napoli, ma che non mi è stato possibile ammirarla perché conservata , assieme ad altri reperti, nei magazzini.

La scheda delle Nereidi riferisce di originali greci del Peloponneso. Reperti del quarto secolo a. C. utilizzati per abbellire dimore importanti della Formiae romana.

Particolare da notare è la leggerezza e la trasparenza del velo delle Nereidi, che gli scultori greci di 2.400 anni fa già erano in grado di realizzare.

Per chi volesse vederle direttamente, si trovano in esposizione in un cortile coperto al piano terra, tra i reperti greco-romani.

Al nostro Museo di Formia abbiamo una copia in gesso di una delle due Nereidi ed è posizionata in un corridoio a lato della corte comunale.

Raffaele Capolino

IL BASOLATO ROMANO DEL TUNNEL DEL PONTE DI TALIENTE A FORMIA

IL BASOLATO ROMANO DEL TUNNEL DEL PONTE DI TALIENTE A FORMIA

Ne ho già parlato qualche mese fa assieme al Ponte romano di Taliente.

Ho avuto modo di visitarlo due volte, la prima volta da solo , la seconda volta in compagnia di Tommaso Bosco.

Ho pescato nel mio cellulare queste quattro foto da me scattate all’interno di questo tunnel conservato in modo eccezionale insieme allo stesso Ponte di Taliente.

La funzione di questo tunnel , credo sia stata quella di convogliare le acque piovane della zona di Acerbara facendole scorrere sotto il Ponte di Taliente per sfociare sulla spiaggia di Vindicio , a fianco della Villa Danese , di fronte allo stabilimento balneare ex “Frungillo” .

Un sepolcro romano a fianco di predetto Ponte è invece a noi pervenuto in solo due linee di grandi pietre calcaree opportunamente lavorate.
Abbiamo ,comunque, un disegno del Mattej che lo riproduce in tutto il suo splendore. ( foto nella sezione commenti)

Anche queste mie scoperte , come altre, sono state rese piu facili nella loro ricerca , dai disegni di Pasquale Mattej.

In questa zona resta da individuare ancora un altro Ponte romano disegnato dal Mattej e chiamato :
Ponte sul fossato delle conche .(foto in sezione commenti )

Fossato che credo sia localizzato tra Clinica Costa e via Acerbara, avendo consultato una mappa militare che ho già postato a suo tempo e che riporta appunto un: Canale delle conche.

Spero, assieme ai miei amici, di rintracciare anche questo sito che ritengo sia nascosto in un ambiente di fitta vegetazione, alle spalle di una proprietà che appartenne all’artista Pino Daniele deceduto alcuni anni fa.

Il cattivo tempo degli ultimi giorni ha impedito le nostre programmate perlustrazioni in questa zona, ma dovrà pure arrivare il momento opportuno per una prossima camminata archeologica.

Raffaele Capolino

BREVE STORIA DI FORMIA “LUNGA ” 3.500 ANNI

 

BREVE STORIA DI FORMIA “LUNGA ” 3.500 ANNI

Omero chiama la nostra città Lamia, città di Lamo e dei Lestrigoni, giganti antropofagi che distrussero undici navi di Ulisse su una flotta di dodici navi.Nell’opera omerica si fa cenno alla “Fons Artacia” e alle mura ciclopiche del centro abitato corrispondente , in pratica, all’attuale nucleo arroccato di Castellone.

Secondo Strabone (1′ sec. ac) e Plinio il Vecchio (1′ sec. dc) Formia ha origini dai Laconi che ne modificarono il nome da Lamia a Hormiae divenuta poi Formiae romana. La Laconia era una antica regione greca con capitale Sparta.
Se la guerra di Troia è avvenuta, come dicono gli archeologi, nel 1.300 -1.500 ac, Formia può vantare una esistenza di almeno 3.500 anni.
Un primato che poche città italiane sono in grado di superare.

In modo molto schematico (decennio più , decennio meno) possiamo sintetizzarne i periodi storici:

1.200 anni di periodo “omerico/mitologico”
800 anni di periodo romano
300 anni di distruzione ad opera dei Longobardi che venivano dal nord e dei Saraceni provenienti dal sud
300 anni sotto il Ducato Cajetanus (con i nomi di Castellone e Mola di Gaeta)
700 anni sotto il Regno di Napoli ( nelle varie gestioni: Normanna, Sveva,Angioina, Aragonese,Asburga, Borbonica)
100 anni sotto il Regno d’Italia ( con ritorno al nome di Formia grazie al nostro concittadino Pasquale Mattei
70 anni di Repubblica Italiana
In pratica un totale di circa 3.500 anni di storia.

A parte il discorso mitologico, la storia più documentata ci dice che i popoli che hanno abitato il nostro golfo, sono stati i Greci, i Volsci,gli Aurunci, gli Ausoni e forse anche i Sanniti.

Le prime notizie certe su Formia provengono da Tito Livio quando parla di Latium Adiectum e dei primi contatti con la crescente Roma repubblicana, verso il 400/450 ac. Formia, che ovviamente non aveva una forza da contrapporre all’espansione romana, in un primo momento si schierò assieme a Fondi con i Sanniti , nella prima guerra Sannitica del 343ac. Poi divenne alleata di Roma ed ottenne dapprima la cittadinanza(sine suffragium) nel 338 ac e poi quella (cum suffragium) nel 188 ac.
L’inizio dello stretto rapporto con Roma si ebbe in effetti con la costruzione dell’Appia nel 312 ac ad opera di Appio Claudio Crasso detto il Cieco. La via in origine partiva dalla Porta Capena di Roma e, riutilizzando tessuti viari precedenti , arrivava a Formia per proseguire nei decenni successivi fino a Capua e poi a Brindisi.
A quei tempi l’unico nucleo urbano era quello dell’arce megalitica che poi sarà chiamata Castellone. Difatti nella sola zona di Ponente furono costruite numerose ville patrizie allineate sulla costa a partire dai Criptoportici della villa comunale e fino alla punta di Cajeta..
La costruzione dell ‘Appia sulla costa Formiana non fu di facile esecuzione. In alcuni tratti fu necessario demolire parti di montagne, in altri luoghi fu necessario costruire ponti come il Ponte di Rialto e, in corrispondenza del tratto più prossimo al mare (Largo Paone,Via Tullia e Via Abate Tosti) fu sicuramente necessario costruire una struttura. “maritimae moles”, in pratica un molo frangiflutti il più rettilineo possibile, su cui poterci adagiare una strada larga 7/8 metri compresi i marciapiedi laterali.

Questo ” molem” (o più ” moles”) potrebbe essere stato usato , nei secoli successivi, come ” appoggio” per i fabbricati costruiti in quella zona e forse potrebbe anche aver determinato l’ origine del toponimo attuale : Mola.

Una situazione molto simile è quella di Mola di Bari, dove Traiano fece costruire un molo semicircolare per la sua Appia Traianea nel 100 circa dc, e dove lo studio etimologico del termine ” Mola” ha interessato numerosissimi studiosi con ipotesi diverse in merito, ma con una prevalenza sulla ipotesi romana dovuta alla struttura ” colossale” realizzata.

I tre cippi miliari che propongo, raccontano anch’essi una parte della storia di Formia.
1). Miliare romano LXXXVIII ( Ponte Rialto conservato presso il Museo Archeologico di Formia). Miglio romano pari a Km 1,482. Distanza da Roma km 130
2) Miliare Borbonico 48 (Via Abate Tosti) .Miglio borbonico pari a Km 1,851. Distanza da Napoli km 89
3). Miliare attuale 140 ( ponte Tallini) Distanza da Roma km 140

Questa è ,anche se molto schematizzata , la storia della nostra ” plurimillenaria” Città di Formia.

Raffaele Capolino

Omero chiama la nostra città Lamia, città di Lamo e dei Lestrigoni, giganti antropofagi che distrussero undici navi di Ulisse su una flotta di dodici navi.Nell’opera omerica si fa cenno alla “Fons Artacia” e alle mura ciclopiche del centro abitato corrispondente , in pratica, all’attuale nucleo arroccato di Castellone.

Secondo Strabone (1′ sec. ac) e Plinio il Vecchio (1′ sec. dc) Formia ha origini dai Laconi che ne modificarono il nome da Lamia a Hormiae divenuta poi Formiae romana. La Laconia era una antica regione greca con capitale Sparta.
Se la guerra di Troia è avvenuta, come dicono gli archeologi, nel 1.300 -1.500 ac, Formia può vantare una esistenza di almeno 3.500 anni.
Un primato che poche città italiane sono in grado di superare.

In modo molto schematico (decennio più , decennio meno) possiamo sintetizzarne i periodi storici:

1.200 anni di periodo “omerico/mitologico”
800 anni di periodo romano
300 anni di distruzione ad opera dei Longobardi che venivano dal nord e dei Saraceni provenienti dal sud
300 anni sotto il Ducato Cajetanus (con i nomi di Castellone e Mola di Gaeta)
700 anni sotto il Regno di Napoli ( nelle varie gestioni: Normanna, Sveva,Angioina, Aragonese,Asburga, Borbonica)
100 anni sotto il Regno d’Italia ( con ritorno al nome di Formia grazie al nostro concittadino Pasquale Mattei
70 anni di Repubblica Italiana
In pratica un totale di circa 3.500 anni di storia.

A parte il discorso mitologico, la storia più documentata ci dice che i popoli che hanno abitato il nostro golfo, sono stati i Greci, i Volsci,gli Aurunci, gli Ausoni e forse anche i Sanniti.

Le prime notizie certe su Formia provengono da Tito Livio quando parla di Latium Adiectum e dei primi contatti con la crescente Roma repubblicana, verso il 400/450 ac. Formia, che ovviamente non aveva una forza da contrapporre all’espansione romana, in un primo momento si schierò assieme a Fondi con i Sanniti , nella prima guerra Sannitica del 343ac. Poi divenne alleata di Roma ed ottenne dapprima la cittadinanza(sine suffragium) nel 338 ac e poi quella (cum suffragium) nel 188 ac.
L’inizio dello stretto rapporto con Roma si ebbe in effetti con la costruzione dell’Appia nel 312 ac ad opera di Appio Claudio Crasso detto il Cieco. La via in origine partiva dalla Porta Capena di Roma e, riutilizzando tessuti viari precedenti , arrivava a Formia per proseguire nei decenni successivi fino a Capua e poi a Brindisi.
A quei tempi l’unico nucleo urbano era quello dell’arce megalitica che poi sarà chiamata Castellone. Difatti nella sola zona di Ponente furono costruite numerose ville patrizie allineate sulla costa a partire dai Criptoportici della villa comunale e fino alla punta di Cajeta..
La costruzione dell ‘Appia sulla costa Formiana non fu di facile esecuzione. In alcuni tratti fu necessario demolire parti di montagne, in altri luoghi fu necessario costruire ponti come il Ponte di Rialto e, in corrispondenza del tratto più prossimo al mare (Largo Paone,Via Tullia e Via Abate Tosti) fu sicuramente necessario costruire una struttura. “maritimae moles”, in pratica un molo frangiflutti il più rettilineo possibile, su cui poterci adagiare una strada larga 7/8 metri compresi i marciapiedi laterali.

Questo ” molem” (o più ” moles”) potrebbe essere stato usato , nei secoli successivi, come ” appoggio” per i fabbricati costruiti in quella zona e forse potrebbe anche aver determinato l’ origine del toponimo attuale : Mola.

Una situazione molto simile è quella di Mola di Bari, dove Traiano fece costruire un molo semicircolare per la sua Appia Traianea nel 100 circa dc, e dove lo studio etimologico del termine ” Mola” ha interessato numerosissimi studiosi con ipotesi diverse in merito, ma con una prevalenza sulla ipotesi romana dovuta alla struttura ” colossale” realizzata.

I tre cippi miliari che propongo, raccontano anch’essi una parte della storia di Formia.
1). Miliare romano LXXXVIII ( Ponte Rialto conservato presso il Museo Archeologico di Formia). Miglio romano pari a Km 1,482. Distanza da Roma km 130
2) Miliare Borbonico 48 (Via Abate Tosti) .Miglio borbonico pari a Km 1,851. Distanza da Napoli km 89
3). Miliare attuale 140 ( ponte Tallini) Distanza da Roma km 140

Questa è ,anche se molto schematizzata , la storia della nostra ” plurimillenaria” Città di Formia.

Raffaele Capolino