L’ISCRIZIONE RIGUARDANTE UN PROCURATORE IMPERIALE CHE OPERÒ A FORMIAE, TROVATA E CONSERVATA A ROMA.

L’ISCRIZIONE RIGUARDANTE UN PROCURATORE IMPERIALE CHE OPERÒ A FORMIAE, TROVATA E CONSERVATA A ROMA.FB_IMG_1503855271212

Si tratta di una epigrafe funeraria , dell’età Giulio-Claudia , dedicata da Cornelia Bellica a suo marito Tiberio Claudio Speclator, un liberto nominato procuratore di beni immobili di proprietà imperiale a ” Formis , Fundis e Caietae”.

Forse il “lapicida” avrebbe dovuto scrivere Speculator.
Questo cognomen-soprannome nacque dalla capacità di un servo a far crescere il “peculium”, una somma di danaro affidatagli dal dominus che ne rimaneva però sempre proprietario.
Era in pratica un sistema di selezione e di gara tra la servitù per scegliere e affrancare i servi più intraprendenti .
Penso che siano state queste situazioni a far nascere il termine moderno “speculatore”.

I romani capirono che i liberti avevano nel loro DNA capacità non sempre riscontrabili in figli di nobili facoltosi.

Questo personaggio, come scritto nella lapide, fu contemporaneamente anche procuratore a Laurento ( Laurentum -Tor Paterno) di un ” Vivarium di elefanti” destinati ai ” munera “, spettacoli gladiatori negli anfiteatri, quando ancora non era stato costruito il Colosseo.

Di Laurento a sud di Ostia e degli elefanti ne parla anche Giovenale ( XII , 102-107) , che cita due altri liberti “Speculatores” : Posides e Creticus.
Quest’ultimo, come riferisce Giovenale, operò e costruì molte ville sulla costa di Formia .

L’iscrizione censita: CIL VI 8583 ILS 1578, fu rinvenuta , diversi anni fa, al centro di Roma in Via Santa Maria e sembra sia conservata nella Galleria delle iscrizioni dei Musei Vaticani.

Il patrimonio immobiliare imperiale si incrementava sempre più sia per i lasciti testamentari in favore degli imperatori, sia per i trasferimenti successori tra gli stessi imperatori .

Per questo si ricorreva alle capacità amministrative di procuratori liberti come Tiberio Claudio Speclator, uno schiavo reso libero da qualcuno della Gens Claudia , se non addirittura dall’imperatore Tiberio.

A Formiae abbiamo otto casi di Procuratori Imperiali comprovati da altrettante iscrizioni che saranno trattate prossimamente.

Raffaele Capolino

REPERTO MEDIEVALE DEI MONACI OLIVETANI DEL 1513 IN VIA RUBINO A FORMIA .

REPERTO MEDIEVALE DEI MONACI OLIVETANI DEL 1513 IN VIA RUBINO A FORMIA .

Questo reperto murato in uno stabile di costruzione postbellica nella parte alta di Via Rubino , ci dice che nel 1513 la proprietà del Monastero di S.Erasmo di Castellone era già degli Olivetani , la cui Congregazione acquisto’ nel 1493 con 334 ducati d’oro l’intero complesso monastico .
Quest’ultimo appartenne fino al 1369 ai monaci Benedettini di Montecassino e fu successivamente gestito direttamente dall’Abbazia di S.Erasmo , ultimo abate Giuliano della Rovere .

La delicata operazione di trasferimento fu acconsentita dal Papa Innocenzo VIII con apposita bolla del 12 dicembre 1492, posteriore a quella del 7 marzo 1492 a firma di Ferdinando I Re di Napoli.

Nel 1503 il Monastero subì gravi danni a causa di scontri bellici tra Francesi e Spagnoli avvenuti nel territorio Formiano , specie per il fatto che gli Spagnoli si erano accampati nell’area del Monastero appena divenuto di proprietà dei Monaci Olivetani.

Finito il restauro , con utilizzo anche di reperti marmorei colonne e ruderi di monumenti dell’antica Città di Formia, nel 1513 fu apposta questa bellissima targa in marmo sul confine sud della enorme proprietà monastica al confine della vecchia Via Appia.

Reperto che fu rinvenuto nell’ultimo dopoguerra durante i lavori di scavo per la costruzione del fabbricato in foto, e fu fortunatamente murato nell’edificio appena costruito, ciò che ne ha evitato la scomparsa come successo per tanti altri reperti .

Ma non si salvò da chi , non sapendo tutta questa storia connessa e la sua importanza , vi collocò un palo che ne impedisce , brutalmente , una buona e meritata visione.

L’immagine della prima foto non appare ostacolata dal palo, solo perché è tratta da un testo di M. Liberace sulle Chiese di Formia pubblicato nel 1981.

Questa è la storia di questo reperto , da me ricostruita avvalendomi di scritti particolareggiati dei miei amici , anch’essi di Formia, Maurizio Liberace e Gianrico Iaccarino.

Si spera che qualcuno s’ interessi e faccia spostare di qualche metro il palo di cui si è parlato.

Raffaele Capolino

Una storia di Formia raccontata da ” Dann Car ”

GRANDE ALBERGO MIRAMARE FORMIA

HOTEL MIRAMARE

La Nostra Storia
Ogni occasione è favorevole per cui i rotocalchi italiani di maggiore tira­tura ci presentano Carolina, Stefania ed Alberto di Monaco e la località di Montecarlo.
Eppure c’è stato un tempo in cui Formia era un tempo di villeggiatura non principesco ma regale.
Nel 1937 Elena di Savoia-regina d’Italia- acquista da proprietari diversi i Carretti, i Grossi ed i Marotta alcuni appezzamenti di terreno e compone una vasta tenuta.
Sul lato mare della via nazionale Appia con un progetto dell’architetto Busíni vengono edificati quattro villini e due dipendances: Villa Guía, Villa Maria Ludovíca che tutti chiamano Villa Bianca perché era l’unica tinteggiata di bianco, Villa Vittoria che è un rifacimento di una precedente Villa Torlonía e che ora si chiama Villa Maria Luisa in ricordo della figliola dei coniugi Celletti prematuramente scomparsa .Villa Iaccarino ora Villa Ketty in onore della figlia del primo acquirente dai Savoia l’ingegnere Carlo Prati.
Le due dependances saranno trasformate dai Prati in Villa Le Pleiadi e Vil­la Le Muse. Nella seconda abitava la famiglia Panetta, coppia di fiducia della Casa Reale.
Guia, Vittoria, Maria Ludovica erano tutte figliole della principessa Jolanda, la primogenita di Vittorio Emanuele III e di Elena di Savoia. Jolanda si era coniugata il 9 aprile 1923 a Roma col Conte Giorgio Calvi di Bergolo, Ufficiale piemontese di Cavalleria che-dopo 1’8 settembre ’43- col Grado di Genera­le di Divisione diventerà il Comandante della piazza di Roma- Città aperta.
I coniugi Bergolo acquistano anche loro un appezzamento di terreno ubicato dove attualmente esiste il Villaggio del Sole e la loro Villa è l’attuale pro­prietà Ranucci. Grazie alla vicinanza con l’abitazione dei reali genitori la Regina Elena .decise di dedicare alle tre nipotine le varie abitazioni. Il quarto figlio di Jolanda è Pier Francesco, ancora oggi ricordato come un ragazzo estremamente discolo ed esuberante.
Era un vero Gianburrasca e le guardie di scorta dovevano penare parecchio per controllarlo. Una volta per punizione fu chiuso in una stanza e lui per tutta risposta ruppe un vetro e scappò per la finestra. Un’altra volta giocando con un forcone fece un buco nella testa di una delle figlie dei coniugi Pa netta. Di fronte ai Villini- dove attualmente è l’impianto nazionale di atletica leggera del CONI che tra l’altro ha ospitato su invito del nostro Arcivescovo il Pontefice Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta- vi era la tenuta agricola dei Savoia. Su grande parte dell’azienda erano impiantati degli splendidi agrumi ed in un angolo vi era la scuderia reale. Jolanda ed il marito erano esperti cavallerizzi e molti si ricordano la principessa in sella ad uno splendido cavallo arabo.
La Regina Elena invece amava dedicarsi alla pesca, come d’altronde anche il Re. La prima scogliera di Formia fu fatta edificare da Lei, infatti era chiama­ta “la scogliera della Regina” e poiché delimitava la spiaggia privata della loro tenuta vi era un divieto di pesca e di ormeggio. Ma Elena di Savoia dava sempre personalmente l’autorizzazione ai pescatori locali, facendo preoccupare le
autorità di polizia. Le famiglie locali che frequentavano Villa Guia e che, quindi, componevano una piccola corte per i momenti di vacanza erano il Baro ne Pietro di Francischi- Rettore dell’Universítà di Roma- con la consorte Lidia, il Commendatore Orsi- banchiere – ed il Conte Pellegrini che abitava nel Castello di Gianola.
La Regina Elena si recava sovente a visitare le località limitrofe: i minturnesi la ricordano in preghiera nella cattedrale di S. Pietro, in visita al la Chiesa dell’Immacolata di Scauri ed all’attiguo Asilo che lei inaugurò. Sino a pochi anni si ammirava nella predetta Parrocchia una splendida pianeta da lei donata con lo stemma di casa Savoia ricamato sul retro. Ora purtroppo è scomparsa. I coniugi Anna e Francesco Panetta erano la coppia di fiducia della regina. Erano entrambi originari di Casamari e lei è stata la balia di fiducia di Vittorio Emanuele IV per oltre un anno.
° Il Principe di Napoli nasce il 12 febbraio 1937 nella città partenopea e -come tradizione – viene scelta una balia ciociara. I coniugi Anna e France­sco Panetta si trasferiscono come custodi a Formia successivamente e non hanno mai voluto in vita rilasciare interviste nel timore che i loro ricordi fossero travisati e immiseriti.
I loro figli Giovanni, Giacinta ed Olfa conservano foto d’epoca pregevoli nelle quali la balia Anna stringe a se il principino con infinito affetto. Era tradizione dare come segno tangibile di gratitudine alle balie un appartamento ed un vitalizio. La guerra ha cancellato tutto. La Regina Elena- ecologista an­tesignana- passeggiava nei luoghi che comporranno il Parco di Gianola e del Monte di Scauri ed una volta trovata una giovane pastorella afflitta la portò con se al Quirinale. Quando per ragioni di Stato si recava da Roma verso qual­che città meridionale si fermava sempre a Formia e consegnava dei doni ai fi­gli dei coniugi Panetta. Li consegnava insieme ad un bacio dinanzi al cancello della tenuta. Spesso non entrava, Lei proprietaria e Regina d’Italia non vole­va disturbare. Poi la guerra ha dilaniato tutto: le cose e gli uomini. Furiosi bombardamenti devastano la tenuta e le Ville, i custodi fuggono via. Dopo 1’8 settembre alcuni abitanti del luogo saccheggiano le abitazioni, portando via tutto. Soltanto il grande lampadario in ferro battuto nell’appartamento della Regina – ora stanza del Grande Albergo Miramare di Formia – e due portavasi con stemma sono sopravvissuti agli eventi bellici.
Questo luogo di pace e di riposo entra nella storia anche per un episodio inedito: quando nel pomeriggio del 5 giugno 1944 .la Regina Maria José lascia insieme ai figli Roma per imbarcarsi il giorno successivo a Napoli per l’esi­lio si ferma per alcune ore a Formia per ristorarsi. Soltanto Villa Bianca è in parte agibile e lì riposano. Formia sulla via dell’esilio e della nascente Repubblica Italiana.
L’ingegnere Carlo Prati acquista da Casa Savoia la tenuta e la rivende in parte. Il complesso delle Ville da vita nel marzo 1947 al Grande Albergo Miramare di Formia, protagonista del turismo italiano. Ma questa è un’altra storia che racconteremo in una prossima occasione. Ora chi scrive vuole soltanto annotare nel concludere che per ironia della sorte la tenuta confinava con la proprietà Ruggieri dove nella Clinica Cusumano è stato ospitato Antonio Gramsci, grande teorico del comunismo italiano. In un locale a piano terra utilizzato a Cappella la Regina d’Italia si recava a messa. Due mondi dell’Italia di quando vestivamo alla marínara.
Il 1° giugno 1986 il Principe Amedeo di Savoia – Quinto Duca d’Aosta – si è recato al Grande Albergo di Formia per tenere una conferenza. All’ingresso due vigili urbani sono scattati sugli attenti e gli hanno reso il saluto di Formia. La nostra splendida città non aveva dimenticato e conservava un dolce ricordo di una presenza, lontano dai conflitti istituzionali e dagli odi di parte.

SCAVI CHIESA DI S.ERASMO A CASTELLONE DI FORMIA

SCAVI CHIESA DI S.ERASMO A CASTELLONE DI FORMIAFB_IMG_1503854032441

Particolare del pavimento in maiolica ( sec. XVIII) , raffigurante lo stemma degli Olivetani, opera di maestri riggiolari probabilmente di bottega locale.

Uno degli innumerevoli reperti recuperati grazie all’impegno di due nostri concittadini :
Don Antonio Punzo e Antonio G.Miele

Raffaele Capolino

IL TESTO DI UN MILIARE DI M.S.BIAGIO RIGUARDA ANCHE FORMIAE ROMANA

IL TESTO DI UN MILIARE DI M.S.BIAGIO RIGUARDA ANCHE FORMIAE ROMANA

Si tratta del miliario romano LXXI ( foto. 1 ) , trovato a M.S.Biagio e murato sul campanile della locale Chiesa di S.Giovanni Battista

È riferito all’Imperatore Caracalla , il cui vero nome era Marco Aurelio Antonino , ed era il figlio dell’imperatore Settimio Severo e di Julia Domna . Amava farsi chiamare anche ” Alexander ” pensando di essere simile in tutto al Grande Macedone.

Dal lungo testo scolpito e ben conservato sappiamo che Caracalla ( foto n. 2 ) , dal punto in cui fu trovato il miliare e per XXI miglia romane, fece lastricare, nel 211 d.C., con” nuova selce ” il vecchio manto in ” LAPIDE ALBO ” dell’Appia nel tratto tra il miliare LXXI e il miliare XCII, in pratica tra M.S . Biagio e il confine di Formia con Minturno.

Quest’ultimo miliare era posizionato a Formia in località Ponteritto.

Ricordo che il due del mese scorso ho scritto di un miliare dedicato all’imperatore Massenzio trovato sempre a Ponteritto di Formia e recante il numero XCII per lavori eseguiti sempre sull’Appia in un periodo successivo a quello di Caracalla e precisamente tra il 307 e il 312 d.C.

Quindi delle ventuno miglia di tratto stradale fatto restaurare da Caracalla, una quindicina di esse riguardano il territorio di ” Formis ” che comprendeva Itri fino al confine con ” Fundis ” , come riportato nella ” Tabula Peutingeriana ” la cui foto è allegata a questo post ( foto n. 4 ).

In realtà il miliare XCII di Ponteritto non era l’ultimo di Formia ma c’era ancora il miliare successivo XClll che era sistemato pressappoco di fronte all’attuale ristorante” La Lanterna ” a pochi metri dal confine con Minturno.

In epoca romana i miliari di Formia sull’Appia andavano quindi dal n. LXXVII al XCIII, per un totale in lunghezza di sedici miglia romane pari a ventiquattro chilometri attuali .

Il testo bellissimo di questo reperto di Monte San Biagio ( foto n. 3 ), anche per il fatto che è di impossibile visione e lettura per dove è posto, potrebbe essere riprodotto e conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Formia.

Raffaele Capolino

CICERONE , MILONE , CLODIO E …………….LE TRIGLIE DI MARSIGLIA

CICERONE , MILONE , CLODIO E …………….LE TRIGLIE DI MARSIGLIA

Una storia veramente accaduta con risvolti che interessarono Cicerone e la sua Villa di Formia.

Nel 57 a.C. Cicerone , aiutato da Pompeo e da altri senatori, poté rientrare a Roma dall’esilio che dovette scontare su iniziativa giudiziaria di Publio Clodio, spalleggiato da Cesare.

A seguito di questa condanna , a Cicerone furono espropriate e demolite tre ville tra cui quella di Formia per la quale ottenne un ristoro dal Senato per 250.000 sesterzi, necessari alla ricostruzione della dimora.

I rapporti con Clodio rimasero sempre tesi , ciò che costrinse l’oratore a crearsi una scorta militare capitanata dal tribuno Tito Annio Milone , che nel 55 a.C. aveva sposato la figlia di Silla.

In uno scontro avvenuto il 18 gennaio del 52 a.C a Bovillae , oggi Frattocchie , tra i due gruppi armati guidati da Milone e da Clodio, quest’ultimo perse la vita e fu accusato di omicidio Milone, difeso da Marco Tullio Cicerone.

Nel processo l’accusa , sostenuta da Marco Antonio e da Appio Claudio Pulcro, fratello del deceduto Clodio, ebbe la possibilità di esporre le proprie tesi accusatorie, mentre a Cicerone fu impedito di esporre la sua orazione difensiva, per il troppo clamore e dai tafferugli messi in piedi da un nutrito gruppo di ” fans Clodiani ” .

Milone, pur ritenuto non personalmente responsabile della morte di Clodio, fu condannato all’esilio a Marsiglia .

Cicerone dopo il processo perfezionò la sua ” Orazione pro-Milone ” e la fece recapitare all’interessato chiedendogli scusa per non averla potuta leggere perché impossibilitato dalla confusione avvenuta nelle fasi del processo.

Milone lesse la missiva inviatagli da Cicerone mentre era in una taverna di Marsiglia per rifocillarsi, e gli invio’ prontamente un messaggio con questo contenuto scherzoso, come ci riferisce lo storico Dione Cassio Cocceiano:

” Per me è stata una fortuna che queste parole non siano state pronunciate in questa forma in tribunale. Altrimenti non starei a gustare triglie qui a Marsiglia , se fosse stata pronunciata una tale arringa ”
( Cassio Dione, Storia romana , 40, 54,3 )

Milone rimase in buoni rapporti con Cicerone , tornò dall’esilio e assieme a Marco Celio Rufo , tirocinante e poi collaboratore di Cicerone anch’egli con villa a Formia, organizzò una sollevazione contro Giulio Cesare e morì nel 48 a.C. in un assedio a Compsa , oggi Conza in Irpinia , da un sasso lanciato dalle mura.

Che sia stato proprio questo episodio a far nascere la ricetta delle ” Triglie alla moda di Marsiglia ” ???????

È una ricetta già nota a noi di Formia.
Le triglie vanno prima grigliate e poi insaporite con sale , olio e odori.

Corredato da un breve cenno , ne potremmo fare anche un piatto tipico-locale legato alla vita di Cicerone e alla storia di Formia .

Triglie alla Milone !!!!!!

Raffaele Capolino

DUE CHIESE MOLTO SIMILI CON STORIE ALTRETTANTO SIMILI

DUE CHIESE MOLTO SIMILI CON STORIE ALTRETTANTO SIMILI

La Chiesa rurale di Santa Maria di Correano a Selvacava di Ausonia e la Chiesa rurale della Madonna del Castagneto a Formia.

Della nostra Chiesa di Castagneto sappiamo molte cose per post già pubblicati in passato, per cui questo articolo riporta notizie principalmente sulla Chiesa di Correano di Selvacava in aggiunta agli aspetti comuni.

Entrambe sono Chiese periferiche campestri di stile romanico e entrambe risultano costruite nel secolo undicesimo con utilizzo di materiali e resti appartenuti a Templi romani di aree archeologiche connesse.

In particolare, nella Chiesa di Selvacava, può essere ammirata sul pilastro destro esterno del Campanile una stele romana con dedica al Console Coriolano che molto probabilmente dette origine all’attuale toponimo : Correano.
Ma non sembra così perché da una mia visita recente ho appurato che il reperto romano, proveniente da Puteolis, riguardi un COCCEIO , forse L.Cocceio Nerva, fratello dell’imperatore. ( vedere foto sezione commenti )

Altri fanno derivare il toponimo Correano dal Greco ” kora Janas” , termine molto simile al nostro “Janula ” diventato Gianola.

All’esterno di questo edificio di culto è collocato un grande sarcofago di epoca medievale anche se qualcuno lo riferisce al periodo augusteo.

I Campanili delle due chiese, divisi in più ordini di piani ( quattro per quello di Formia e cinque per quello di Correano) , presentano semplici ma interessanti decorazioni in laterizi e recano una serie di aperture ” monofore” con coronamento a mattoni disposti a raggiera , di cui alcune murate.

A sovrastare le due Chiesette rurali poste entrambe in prossimità di aree funerarie : il Monte Fammera a Selvacava e il Monte Redentore a Formia .

I due edifici religiosi sono nati, originariamente , in aree boscose, per la precisione in un selva , per quanto riguarda la Chiesa di Selvacava e in un castagneto per la Chiesa di Formia .

La Chiesa di S.Maria di Correano e i luoghi circostanti furono molto cari ad un nostro concittadino che non è più tra noi da qualche anno.

Raffaele Capolino

DUE MILIARI DELLA VIA APPIA , DELL’IMPERATORE NERVA, AL CONFINE TRA FORMIA E ITRI

DUE MILIARI DELLA VIA APPIA , DELL’IMPERATORE NERVA, AL CONFINE TRA FORMIA E ITRI

Sono i miliari più vecchi trovati finora e riferiti al percorso dell’Appia nel territorio di Formiae romana .

Entrambi sono stati recuperati e fortunatamente risistemati con basamento da Ferdinando IV di Borbone nel 1768 .
Non sono però susseguenti per numerazione.

Il primo , contrassegnato dal numero LXXXIII , non risulta posizionato al suo luogo originario . Lo si incontra in territorio Itrano provenendo da Formia , sulla sinistra pressappoco all’altezza della stazione ferroviaria di Itri .

Il secondo , con il numero LXXXV ( alcuni vi hanno letto erroneamente LXXXVII ) è invece posizionato nel nostro territorio al punto giusto , tant’è che permette la ” collocazione ipotetica ” del terzo Miliare successivo verso Formia con il numero LXXXVIII sul Ponte di Rialto come ci è sempre stato riferito dagli storici del passato.

Il miliare LXXXV può essere ammirato ad un chilometro esatto dal primo ad un centinaio di metri prima del ponte ferroviario lato Formia e lato monte .

Il miglio romano corrisponde a metri 1482 , pari a mille passi , e questa doveva essere ovviamente la distanza tra due di essi .

I miliari venivano sostituiti da altri successivi quando si rendevano necessari lavori di ristrutturazione con precisazione dell’ imperatore che aveva provveduto al restauro stradale , ovviamente mantenendo l’originaria numerazione .

È stato possibile pertanto , nel nostro territorio, ritrovare ad esempio miliari di Nerva, Settimio Severo, Caracalla, Costantino e di Massenzio riferibili sempre alla Via Appia nel suo attraversamento di Formia.

Limitandoci al tratto formiano odierno potremmo sistemare ben nove miliari dal numero LXXXV nei pressi del ponte ferroviario lato Itri al numero LXXXXIII al confine con Minturno all’altezza pressappoco del Ristorante La Lanterna in località S. Croce.

Raffaele Capolino