UNA IMMAGINE DI FORMIA DEI PRIMI ANNI DEL SECOLO SCORSO

UNA IMMAGINE DI FORMIA DEI PRIMI ANNI DEL SECOLO SCORSO

È un omaggio fattomi dall’amica fb Giovanna Ciacchi. che ha reperito questa meravigliosa immagine da un archivio fotografico del suo nonno architetto Torquato Ciacchi (1871 – 1950).

Un tratto di Via Vitruvio con alle spalle la Contrada Spiaggia di Mola e la Porta dell’Orologio.

Due donne che, dopo aver lavato i panni alla Sorgente Frangione a Mola, ritornano al borgo di Castellone.

Siamo nei primissimi anni del 1900 !!!

Una foto , a dir poco, stupenda !!!!

Raffaele Capolino

ULTERIORI NOTIZIE SUL RITROVAMENTO DELLA CIBELE DI FORMIA

ULTERIORI NOTIZIE SUL RITROVAMENTO DELLA CIBELE DI FORMIA

La prima foto deve essere stata scattata nei primi momenti del ritrovamento, visto che è riportata nel testo di Rodolfo Lanciani del 1897 .
L’immagine , mancante del braccio sinistro, riporta il volto perfetto della Dea Cibele mentre la stessa statua , esposta al Museo di Copenaghen, presenta oggi il naso spuntato e rotture sulla corona a forma di cinta muraria.

Nei due testi di Rodolfo Lanciani (1845 – 1929) e di Henri Graillot (1868 – 1949) , è precisato che la Cibele , originariamente con il chitone dipinto in blu ( 2^ foto elaborata da Fausto Forcina) , era all’interno di un sacello con colonne e capitelli ionici .

In effetti , nella statua di Copenaghen, in alcune pieghe inferiori del chitone sono visibili tracce che riconducono all’originaria colorazione blu.

La narrazione del Graillot , nel suo testo del 1912, è questa :

“Nei pressi di Formia, sopra la strada che porta a Gaeta, furono scoperti nel 1893 i ruderi di un sacello e la statua che ospitava diciotto secoli fa. Apparteneva a una delle ricche e storiche ville tra l’Appia Antica e la spiaggia. Era un edificio ionico, con colonne marmoree, sontuosamente decorate con marmi policromi e stucchi dai colori vivaci, in cui predominavano il rosso e il blu. Dentro, la dama di marmo, un po’ più grande del vero, sedeva in trono tra i suoi leoni, su una sedia che sembrava scavata nella roccia. È coronato da mura e torri; indossa il chitone senza maniche, che una cintura stringe sotto il seno, e l’ampio mantello, che si tira sulle ginocchia. Il suo braccio destro, abbassato, tese il piolo; il braccio sinistro, sollevato, poggiava su un timpano. L’intera statua è stata dipinta; il suo vestito era blu. Mani pie l’avevano adornata anche di gioielli. Le sue orecchie sono forate per ricevere ciondoli e il suo collo porta le tracce di una collana “.

Nel testo del Lanciani la narrazione , anche se più breve , ripete in buona sostanza gli stessi particolari descritti dal Graillot.

Rinvenuta nel 1892 in una proprietà del formiano Erasmo Scipione la statua , come risulta da due Ispettori Regi – Angelo Rubino e Antonio Sogliano – con atti depositati alla Real Accademia dei Lincei, la statua fu spedita a Roma per intervento dell’antiquario Eliseo Borghi per essere poi ceduta al Museo Carlsberg Glyptotek di Copenaghen.

Ringrazio gli amici Gino Oliviero e Paola Brandizzi Vittucci , per il loro prezioso contributo alla realizzazione di questo articolo che completa la storia del ritrovamento della Dea Cibele nei nostri territori.

Raffaele Capolino

LA FORMIANITA’ DI MARCO VITRUVIO POLLIONE

LA FORMIANITA’ DI MARCO VITRUVIO POLLIONE

Ulteriore tassello

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L’epigrafe della prima foto riguarda un nostro concittadino di oltre duemila anni fa:
PUBLIO CORNELIO POLLIONE , figlio di Lucio , inscritto alla Tribù Emilia , Formiano

Costui era un cittadino formiano , proprietario di una miniera di piombo in Spagna nell’entroterra di Carthago Nova e l’iscrizione è scolpita su un lingotto di piombo , oggetto di uno studio dell’epigrafista Raimondo Zucca , pubblicato sul FORMIANUM IX – 2001, pagine 71 – 74.

Ritengo importante questa epigrafe in merito alla formianita’ di Marco Vitruvio Pollione perché veniamo a conoscenza che nella Formia Romana , oltre ad essere attestata , da numerose epigrafi funerarie , la Gens Vitruvia era altresi molto diffuso anche il ” cognomen ” ossia il soprannome nelle due forme : Pollio e Pollionis.
Siamo infatti a conoscenza di un architetto ” Caio Postumio Pollio” che realizzò due templi dedicati ad Augusto, uno a Terracina ed uno a Formia.

In aggiunta , a poco più di una decina di km da Formia, precisamente a Carinola , alla base del campanile della cattedrale, è murata una importante lastra in cui sono citati i seguenti personaggi:
LUCIO PAPIO POLLIO
LUCIO NOVERCINO POLLIONE
(foto 2 e 3)

Quindi il “cognomen: Pollio/ Pollione/Pollionis era molto diffuso dalle nostre parti.

Eppure a Fano, non pochi, arrampicandosi sugli specchi , si sono autoconvinti che il soprannome di Marco Vitruvio derivi da una sua presunta appartenza alla ” tribù Pollia ” per ritenere che il più famoso architetto della storia romana abbia avuto origini fanese,
pur senza testimonianze di iscrizioni locali che riguardino ” la Gens Vitruvia ” con soprannome : Pollio/Pollione/Pollionis

Pertanto e a buon diritto, noi formiani possiamo ben dire che MARCO VITRUVIO POLLIONE , anche per quanto riferito da sempre da eminenti studiosi, È LEGATO INDISSOLUBILMENTE ALLA STORIA ROMANA DELLA CITTÀ DI FORMIA.

Raffaele Capolino

MURA POLIGONALI DI PALOMBARACastellonorato di Formia

MURA POLIGONALI DI PALOMBARA
Castellonorato di Formia

Mura poligonali del V – lV sec a.C. in una ricostruzione fotografica eseguita da Fausto Forcina.

Complessivamente cinquanta metri lineari con a centro un accesso profondo sei metri circa.

Così , pensiamo possano essere state queste mura realizzate per ottenere uno spazio pianeggiante dove certamente fu costruita una imponente ” domus ” romana.

Negli anni ’50 del secolo scorso , secondo quanto ricordato dal proprietario del fondo, fu eseguito un saggio di scavi in presenza di Amedeo Maiuri.

Raffaele Capolino

I RICORDI DI GIOVANNINO BOVE IN MERITO A QUESTA STRAORDINARIA FOTO PROCURATAMI DA ENZO RUSSO DI CASTELFORTE

I RICORDI DI GIOVANNINO BOVE IN MERITO A QUESTA STRAORDINARIA FOTO PROCURATAMI DA ENZO RUSSO DI CASTELFORTE

Ho pensato di far vedere questa foto a Giovannino Bove , sicuro di suscitare in lui precisi ricordi per essere nato nel 1933.

Anche Giovannino, come tutti noi, non aveva mai visto questa immagine, ma ricorda che sua madre andava a lavare i panni in questo corso d’acqua che proveniva dalla sorgente Mazzoccolo.

Altro importante particolare riferitomi è che il flusso d’acqua si infilava in un passaggio sotterraneo sotto Via Emanuele Filiberto.
Il muretto della seconda foto con la scritta MSI davanti alla erigenda Chiesa di S Giovanni , era in effetti la spalletta superiore di un ponte sottostante dove si incanalavano le acque della foto prima di sfociare a mare nei pressi del Castello di Mola.

Sempre dalla sorgente Mazzoccolo , in località “La Forma” un’altro corso d’acqua creava un laghetto, profondo un paio di metri, dove Giovannino e i suoi amici amavano farsi il bagno.
Sempre da questo predetto laghetto, l’acqua , scendeva verso il mare e, laddove è oggi la Banca Popolare di Fondi, formava una cascata di circa tre metri.

Giovannino Bove dice ancora che, per raggiungere il ponte ferroviario e la Chiesa di S Antonio dietro la Chiesa di S.Giovanni , non essendo ancora nata “Via Solaro” bisognava percorrere Via Maiorino e , per uno stretto viottolo, attraverso una proprietà dei Fabiani era possibile raggiungere la zona di Caravalle e quella delle Murelle.

Con sommo piacere ho potuto ascoltare suddetti particolari, a me in buona parte ignoti, narrati da Giovannino Bove che nel 1945 aveva solo dodici anni.

Non ci resta che ringraziare ancora una volta Giovannino Bove per i suoi contributi di chiarezza.

Raffaele Capolino

FORMIA RINASCE 1946

FORMIA RINASCE 1946

Un dipinto del Pittore Antonio Sicurezza che ha ritratto il lato sud di Castellone così come ridotto dall’ultima guerra e con un fabbricato, in primo piano, corso di restauro.

Raffaele Capolino