BREVE STORIA DI FORMIA “LUNGA ” 3.500 ANNI

BREVE STORIA DI FORMIA “LUNGA ” 3.500 ANNI

Omero chiama la nostra città Lamia, città di Lamo e dei Lestrigoni, giganti antropofagi che distrussero undici navi di Ulisse su una flotta di dodici navi.Nell’opera omerica si fa cenno alla “Fons Artacia” e alle mura ciclopiche del centro abitato corrispondente , in pratica, all’attuale nucleo arroccato di Castellone.

Secondo Strabone (1′ sec. ac) e Plinio il Vecchio (1′ sec. dc) Formia ha origini dai Laconi che ne modificarono il nome da Lamia a Hormiae divenuta poi Formiae romana. La Laconia era una antica regione greca con capitale Sparta.
Se la guerra di Troia è avvenuta, come dicono gli archeologi, nel 1.300 -1.500 ac, Formia può vantare una esistenza di almeno 3.500 anni.
Un primato che poche città italiane sono in grado di superare.

In modo molto schematico (decennio più , decennio meno) possiamo sintetizzarne i periodi storici:

1.200 anni di periodo “omerico/mitologico”
800 anni di periodo romano
300 anni di distruzione ad opera dei Longobardi che venivano dal nord e dei Saraceni provenienti dal sud
300 anni sotto il Ducato Cajetanus (con i nomi di Castellone e Mola di Gaeta)
700 anni sotto il Regno di Napoli ( nelle varie gestioni: Normanna, Sveva,Angioina, Aragonese,Asburga, Borbonica)
100 anni sotto il Regno d’Italia ( con ritorno al nome di Formia grazie al nostro concittadino Pasquale Mattei
70 anni di Repubblica Italiana
In pratica un totale di circa 3.500 anni di storia.

A parte il discorso mitologico, la storia più documentata ci dice che i popoli che hanno abitato il nostro golfo, sono stati i Greci, i Volsci,gli Aurunci, gli Ausoni e forse anche i Sanniti.

Le prime notizie certe su Formia provengono da Tito Livio quando parla di Latium Adiectum e dei primi contatti con la crescente Roma repubblicana, verso il 400/450 ac. Formia, che ovviamente non aveva una forza da contrapporre all’espansione romana, in un primo momento si schierò assieme a Fondi con i Sanniti , nella prima guerra Sannitica del 343ac. Poi divenne alleata di Roma ed ottenne dapprima la cittadinanza(sine suffragium) nel 338 ac e poi quella (cum suffragium) nel 188 ac.
L’inizio dello stretto rapporto con Roma si ebbe in effetti con la costruzione dell’Appia nel 312 ac ad opera di Appio Claudio Crasso detto il Cieco. La via in origine partiva dalla Porta Capena di Roma e, riutilizzando tessuti viari precedenti , arrivava a Formia per proseguire nei decenni successivi fino a Capua e poi a Brindisi.
A quei tempi l’unico nucleo urbano era quello dell’arce megalitica che poi sarà chiamata Castellone. Difatti nella sola zona di Ponente furono costruite numerose ville patrizie allineate sulla costa a partire dai Criptoportici della villa comunale e fino alla punta di Cajeta..
La costruzione dell ‘Appia sulla costa Formiana non fu di facile esecuzione. In alcuni tratti fu necessario demolire parti di montagne, in altri luoghi fu necessario costruire ponti come il Ponte di Rialto e, in corrispondenza del tratto più prossimo al mare (Largo Paone,Via Tullia e Via Abate Tosti) fu sicuramente necessario costruire una struttura. “maritimae moles”, in pratica un molo frangiflutti il più rettilineo possibile, su cui poterci adagiare una strada larga 7/8 metri compresi i marciapiedi laterali.

Questo ” molem” (o più ” moles”) potrebbe essere stato usato , nei secoli successivi, come ” appoggio” per i fabbricati costruiti in quella zona e forse potrebbe anche aver determinato l’ origine del toponimo attuale : Mola.

Una situazione molto simile è quella di Mola di Bari, dove Traiano fece costruire un molo semicircolare per la sua Appia Traianea nel 100 circa dc, e dove lo studio etimologico del termine ” Mola” ha interessato numerosissimi studiosi con ipotesi diverse in merito, ma con una prevalenza sulla ipotesi romana dovuta alla struttura ” colossale” realizzata.

I tre cippi miliari che propongo, raccontano anch’essi una parte della storia di Formia.
1). Miliare romano LXXXVIII ( Ponte Rialto conservato presso il Museo Archeologico di Formia). Miglio romano pari a Km 1,482. Distanza da Roma km 130
2) Miliare Borbonico 48 (Via Abate Tosti) .Miglio borbonico pari a Km 1,851. Distanza da Napoli km 89
3). Miliare attuale 140 ( ponte Tallini) Distanza da Roma km 140

Questa è ,anche se molto schematizzata , la storia della nostra ” plurimillenaria” Città di Formia.

Raffaele Capolino

ULTERIORI APPROFONDIMENTI SULLA STATUA DI CIBELE TROVATA A FORMIA CON ALTRI DUE REPERTI TUTTI CONSERVATI AL MUSEO CARLSBERG DI COPENAGHEN FIN DAL 1894

ULTERIORI APPROFONDIMENTI SULLA STATUA DI CIBELE TROVATA A FORMIA CON ALTRI DUE REPERTI TUTTI CONSERVATI AL MUSEO CARLSBERG DI COPENAGHEN FIN DAL 1894

La Dea Cibele era un mito e un culto proveniente dalla Frigia Anatolica , una regione turca molto vicina al sito di Troia.
Cibele era figlia del Dio Urano e sorella e moglie di Saturno ed era conosciuta come la grande madre di tutti gli dei.
Cibele,pur rimanendo vergine, partorì Attis che da grande divenne l’amante della stessa Cibele sua madre che era tanto gelosa di Attis che quando quest’ultimo si innamorò di una ninfa, figlia del Re Mida, per vendetta lo fece impazzire tanto che Attis si evirò.

Quindi Attis era figlio e amante di Cibele.Il culto di Cibele è ben attestato a Formia anche da una iscrizione trovata a Mola (Formia) e trasferita al Museo Vaticano.Questa iscrizione conserva notizia di un “Taurobolio” privato del 241 dc IMP. Gordiano ll Aug. et Pompeiano Cos Helvia.

Fin qui il mito, andiamo ora alle modalità del rinvenimento a Vindicio/Conca in Formia.
Da un testo si rileva che ci fu anche l’intervento di un ispettore, Sig. Angelo Rubino , del Regio Ispettorato scavi e Monumenti di Roma che in data 19/7/1892 scrive: ” Il reperto di Cibele fu trovato sulla provinciale che da Formia mena a Gaeta a circa due kilometri dall’abitato di Formia ………….”
Su un altro testo un tal Eliseo Borghi, antiquario romano che tentò invano nel 1895 di estrarre le due navi romane dal Lago di Nemi, e che aveva un vasto deposito di statue e reperti romani in Via Sistina,

” ha chiesto di poter riesportare la statua di Cibele trovata a Formia nel 1892, che fu importata temporaneamente a Roma, …………”

Bisogna sapere che in quegli anni Il regno d’Italia non aveva ancora una legge a tutela del patrimonio archeologico.Ogni reperto trovato in una
proprietà privata era da ritenersi di proprietà del rinvenitore. Una legge che riteneva il reperto di proprietà dello Stato fu legiferata solo nel 1909.
La statua di Cibele fu attribuita dal suo scopritore al periodo Flavio/Traianeo, ma poi si scoprì che invece era da attribuirsi molto probabilmente al secondo sec. ac.

Quindi la statua di Cibele e i due busti di Attis furono ritrovati nel 1892 e acquistati da funzionari danesi a Roma nel 1894 o con scostamenti di pochi anni da quest’ultima data.
La scheda del Museo Carlsberg di Copenaghen parla di statua proveniente da Formia.
Come già detto nel precedente post del 26/11/15 l’immagine della dea Cibele la ritroviamo sia su monete romane, sia su monete e francobolli coniate ed emessi dalla nostra Repubblica Italiana che fa coincidere l’immagine di Cibele con le Torri in testa addirittura con la rappresentazione dell’Italia.

Va anche segnalato , a proposito del culto di Attis e Cibele, che la statua Formiana ora in Danimarca, forse doveva essere allocata su un carro trainato da leoni come appare in altre figure e come è rappresentata in una gruppo marmoreo moderno in Piazza Cibeles a Madrid.

Ho trovato in altri testi altre descrizioni della statua di Cibele e Attis di Formia rinvenuti in un Santuario che sorgeva sulla strada tra Formia e Gaeta in località imprecisata (MJ Vermeseren) dove è probabile sorgesse un mitreo per il culto dei due personaggi mitici provenienti dalla Frigia Anatolica.

Il culto di Cibele nacque intorno al 216 a. C. subito dopo la battaglia di Canne in cui i romani persero 40.000 uomini contro l’esercito di Annibale.
Gli oracoli e le sibille consigliarono ai romani di rivolgersi agli dei del loro avo Enea, per cui importarono dalla Frigia le prime statue di Cibele e da quel momento le sorti contro l’esercito di Annibale cambiarono in favore dei romani.

Questo è, per il momento , tutto su Cibele e Attis anche se per quanto riguarda il Museo CARLSBERG di Copenaghen vedremo prossimamente che contiene altri reperti romani di provenienza sempre Formiana.

Infine noi Formiani possiamo con orgoglio dire che Cibele si aggiunge ad altre parole o nomi come: Lestrigoni, Vitruvio, Cicerone, Mamurra, Vindicio ,Lamia ,Artacia fons e tanti altri che hanno un legame esclusivo con la nostra straordinaria città di Formia.

Raffaele Capolino

SANTA MARIA LA NOCE – FORMIA

SANTA MARIA LA NOCE – FORMIA

FB_IMG_1575002762468.jpgUna struttura, di epoca borbonica, che forse serviva a ispezionare il percorso della sorgente di S. M. La Noce che alimentava l’acquedotto costruito da Ferdinando II per le esigenze idriche della Real Villa Caposele appena acquistata dagli eredi del Principe Carlo Ligny.

Trattasi della stessa sorgente che costituiva l’approvvigionamento idrico al Cisternone romano.

Altra struttura simile è in una proprietà privata di S. Maria La Noce.

Raffaele Capolino

RESTI DELLA CISTERNA DELLA DOMUS RURALE DI CICERONE AD ACERBARA – F0RMIA

RESTI DELLA CISTERNA DELLA DOMUS RURALE DI CICERONE AD ACERBARA – F0RMIA

Le foto di questo post documentano lo stato attuale dei resti romani di una struttura imponente a quattro arcate che divideva in due navate una cisterna appartenuta , molto probabilmente , a Cicerone sulla collina di Acerbara dove è situato il Sepolcro di Tulliola.

Le quattro arcate servivano da appoggio per le due volte originarie della cisterna alimentata contemporaneamente da sorgenti e acque meteoriche.

La cisterna di metri 7 x 10 circa , h mt. 3,00 è posizionata a nord del predetto sepolcro e doveva servire all’approvvigionamento idrico di una villa rurale , i cui resti sono visibili in un pianoro posto in posizione intermedia tra suddetta struttura idraulica e il sepolcro attribuito alla figlia diletta dell’oratore.

Il Sepolcro di Cicerone , ultimo ad essere stato costruito a fianco dell’Appia Antica, è perfettamente in linea con queste tre strutture sopra menzionate che risultano, a loro volta, allineate con una residenza sul mare con prospetto a nicchie romane , ritenuta da molti la vera dimora marittima di Marco Tullio Cicerone.

In pratica da un punto di osservazione posto sul litorale di Vindicio a Formia , è possibile vedere , tutti in linea e nel verso mare-monti, i seguenti siti posizionati su quella che si pensa sia stata la vasta proprietà dell’oratore:

– La residenza marittima
– La Tomba di Cicerone
– Il Sepolcro di Tulliola
– La residenza rustica
– La cisterna

Ovviamente le due ultime strutture sono attualmente sepolte dalla vegetazione e ben visibili solo raggiungendo i luoghi collinari.

Predetto allineamento potrebbe rappresentare quindi , la cosiddetta ” quadratura del cerchio ” ai fini della localizzazione della Villa Marittima di Cicerone.

Le foto di questo articolo sono di qualche giorno addietro , in occasione di un sopralluogo effettuato assieme all’amico Jeanpierre Maggiacomo.

Ci ripromettiamo di ampliare le ricerche su questa collina di Acerbara , allo scopo di individuare anche un ponte disegnato nel 1847 da Pasquale Mattej , da lui stesso chiamato ” Ponte sul fossato delle Conche”, un fossato che separa Acerbara da un’altra collina.

Raffaele Capolino

LA STORIA DEL TENENTE COLONNELLO ADALGISO FERRUCCI Formiano di adozione

LA STORIA DEL TENENTE COLONNELLO ADALGISO FERRUCCI
Formiano di adozione


Medaglia d’Oro al Valor Militare

Adalgiso Ferrucci nato a Pico il 10/5/1891, da Emilio e Laura Clorinda Capparelli, si trasferì da giovane , con la sua famiglia d’origine , a Formia , dove il padre fu destinato come dirigente impegnato nella costruenda linea ferroviaria direttissima Roma – Napoli.

A Formia la famiglia Ferrucci acquisto’ un vasto terreno e vi costruì un’ampia dimora. Il terreno acquistato dal padre Emilio e’ esattamente tutta l’area attualmente coperta dalle Case Popolari di Rio Fresco , proprio di fronte alla pompa di benzina di Via Ferrucci.

Il padre Emilio mise su anche una fabbrica di laterizi in cemento in una sua proprietà ad Acquatraversa che dava lavoro ad una ventina di operai, quasi tutti di Maranola.

Il giovane Adalgiso , affascinato dalla vita militare, partecipò alla prima guerra mondiale del 1915 – 1918 . Da Tenente nei primi mesi si guadagnò una Medaglia d’argento al Valor Militare, ciò che gli procurò la nomina a Capitano per merito di guerra nel 1917.

Nel 1923 partecipò attivamente all’occupazione di Corfù voluta da Mussolini per ritorsione contro la Grecia.

Fu promosso Tenente Colonnello nel 1937 e parti’ volontario per la guerra in Spagna dove fu impegnato per nove mesi circa.

Nel marzo del 1940 fu inviato con il 47 ° Reggimento Fanteria divisione ” Ferrara ” in Albania dove cadde in combattimento a Delvinachi il 7 novembre 1940 mentre era alla testa dei suoi soldati.

Fu insignito di Medaglia d’Oro al Valor Militare come nobile ” Figura di Comandante audace e trascinatore ” .

Lascio’ a Formia sua moglie Abbruzzini Bianca e le sue due figlie Marina e Anna Maria , quest’ultima ancora vivente a Trieste.

La casa paterna andò distrutta durante la guerra , come pure una casa estiva e la fabbrica di Acquatraversa che furono ricostruite nel dopoguerra da Fidia , fratello di Adalgiso , che gestì l’attività industriale fino ai primi anni ’90.

Il Comune di Formia dedicò al Tenente Colonnello Adalgiso Ferrucci la strada Rotabile che da Formia porta a Maranola ma destinò l’intero terreno paterno all’edilizia popolare con la costruzione di numerosi plessi abitativi.

Di tutta l’enorme proprietà dei Ferrucci è rimasta la sola traccia di un pozzo da me fotografato e postato tra le foto .

Si spera che qualcuno possa avere qualche foto anteguerra o del primo dopoguerra dell’area menzionata , con l’immobile originario della famiglia Ferrucci.

Sarebbe un ulteriore tassello da aggiungere a questa straordinaria storia che ho potuto narrare grazie alle informazioni e ai documenti messimi a disposizione dalla gentilissima Francesca Ferrucci e alle fonti bibliografiche qui appresso indicate:

– “Presenti alla Bandiera ” di Michele Maddalena , Ed. Arti grafiche Caramanica del giugno 2000

– ” I ciociari ” di Willi Pocino , Dizionario bibliografico Roma 1961

Raffaele Capolino

Il primo dipinto, attribuito a Raffaello, è conosciuto come ” Lo spasimo di Sicilia ” ed è conservato in una Chiesa di Palermo.

Il secondo, considerato di scuola raffaellesca , lo si ammira nella navata destra della Chiesa di S. Erasmo di Castellone a Formia.

La posa di molti personaggi è la stessa nei due dipinti.

Raffaele Capolino

RESTI DI MURA ROMANE IN OPUS INCERTUM ED ALTRO A NORD DELLA TOMBA DI TULLIOLA AD ACERBARA DI FORMIA.

RESTI DI MURA ROMANE IN OPUS INCERTUM ED ALTRO A NORD DELLA TOMBA DI TULLIOLA AD ACERBARA DI FORMIA.

Mai avrei immaginato di trovare simili tracce di costruzioni del periodo repubblicano romano sulla sommità della collina di Acerbara.

Oltre le mura di buona fattura e spessore abbiamo rinvenuto un enorme montante laterale di un ingresso in pietra calcarea con fori di ancoraggio per il portone.
La sua lunghezza è di circa due metri , con lati di cm. cinquanta circa. (Ved.foto )

Sono stati trovati molti pezzi in cotto di notevole spessore e uno in particolare forma triangolare per essere adoperato per costruire colonne da rivestire poi in stucco.

Altri pezzi di cotto ricoperti da “cocciopesto ” insieme ad uno visibilmente ricurvo e di grande spessore appartenuto certamente ad un ” dolium” di grandi dimensioni.

I resti murari potrebbero riferirsi ad una conserva d’acqua, attualmente diroccata e ricoperta di terreno e sterpaglie.
Si tratterebbe quindi delle Fonti sull’ Acerbara , citate in molti testi del passato.

Alcune parti murarie crollate sono in effetti riferibili a solai a botte appartenuti a ” conserve ” predisposte per raccogliere acque piovane.

Resta sempre da pensare a come sia stato possibile effettuare costruzioni simili in un luogo così impervio e di difficilissimo accesso .

Raffaele Capolino

UN CIPPO CALCAREO SU MONTE ACERBARA

UN CIPPO CALCAREO SU MONTE ACERBARA


Altezza mt 1,20 circa , diametro cm 40

È un cippo di pietra calcarea ben lavorato e scolpito su una roccia trovata sul posto.
Ne è visibile la base in una delle foto postate.

La forma cilindrica di questo cippo è perfetta e ingentilita da un solco scolpito con estrema cura e posto a trenta centimetri dalla sommità di quello che sembra essere un segnale di confine.

Non si può escludere che possa essere stato addirittura un segnale di confine della proprietà di M.Tullio Cicerone.

Si trova a un centinaio di metri a nord-est della Tomba di Tulliola in linea con un altro cippo simile anch’esso da me fotografato e postato.

La qualità della lavorazione di questi due cippi calcarei è sbalorditiva.
È sicuramente il risultato finale di uno scalpellino di professione e ritengo di escludere che possa essere opera di allevatori o contadini.

Forse ce ne saranno stati altri di medesima fattura, posti più in basso e, proprio per questo, più facilmente asportabili e attualmente forse in bella vista in proprietà private.

Raffaele Capolino