STRAORDINARIO SITO ARCHEOLOGICO ROMANO – CHIESA MEDIOEVALE – VECCHIA STRADA – NORIA IN LEGNO IN LOCALITÀ CONCA A GAETA

STRAORDINARIO SITO ARCHEOLOGICO ROMANO – CHIESA MEDIOEVALE – VECCHIA STRADA – NORIA IN LEGNO
IN LOCALITÀ CONCA A GAETA

Credo che, in questa zona di Gaeta, quasi al confine con Formia e facente parte del Formianum romano, tutto ciò che andrò a narrare sia iniziato da una Villa Romana di epoca augustea appartenuta chissà a quale personaggio romano.
L’ampia zona, tra l’altro rimpicciolita dalla strada regionale Flacca costruita nel 1955, è disseminata da mura romane con ottimo “opus reticolato ” come è visibile dalle foto pubblicate.
Sono presenti numerosi ambienti, alcuni con delicati stucchi ancora visibili, quasi tutti in” opus ” perfetto , sia solo a pietre sia a pietre e tufo a file alternate.In una foto è visibile una parte di originaria arcata in tasselli calcarei posti con la massima cura.

La costruzione , apparsa sempre a tutti misteriosa per la difficoltà a determinarne la sua originaria funzione, visibile dalla Flacca sulla destra andando verso il centro di Gaeta , è una parte della villa romana rimaneggiata in epoche successive ed affiancata da una Chiesa ,ancora consacrata e attiva ,costruita su fondamenta e mura romane, dedicata alla SS Maria Bambina di Conca. L’ingresso sotto un ampio arco quadrangolare con funzione di grande ponte è attraversato da quella che io credo sia stata l’unica strada di accesso a Gaeta venendo da Formia nel periodo borbonico e fino all’Unita’ d’Italia. In pratica è stata la strada percorsa dai soldati piemontesi nell’assedio del 1861 e forse anche lo stesso percorso che faceva in lettiga Cicerone per raggiungere da Formia la nave messagli a disposizione dal Senato di Roma su richiesta di Pompeo intorno agli anni 50 ac.
Gaeta non aveva altre strade di entrata-uscita lato Sperlonga fino alla costruzione della Flacca nel 1955. L’unico cordone ombelicale terrestre di Gaeta era quello con Formia .L’amico Michele Maddalena sostiene debba trattarsi di un tratto dell’antica strada romana Flacca che congiungeva Terracina a Formia passando per Gaeta.

In un ambiente circolare e con tetto protetto da vecchi canali è conservata una bellissima Noria in legno di grandi dimensioni costituita da una ruota orizzontale di oltre tre metri di diametro, con dentatura , sempre in legno, incardinata ad una sovrastante altra ruota verticale leggermente più piccola per diametro.
La ruota orizzontale , manovrata da un asino o da un mulo per mezzo di un palo( ved. foto) faceva girare ,con ingranaggi tutti in legno, la ruota verticale che , corredata di appositi meccanismi, serviva a sollevare l’acqua di una sorgente sottostante e visibile in una foto con forte colore verdastro.
L’acqua così sollevata veniva riversata in apposite vasche e da queste tramite una lunga canalizzazione muraria , detta “formale” , serviva alla irrigazione totale dell’ampio giardino.

La noria era conosciuta dai romani , anche se chiamata diversamente, e fu descritta da Vitruvio nel libro X del suo trattato di Architettura.
Fu rimodulata e migliorata, sempre in disegno progettuale, da Leonardo ma con utilizzo di parti ferree.
Tuttavia , dopo la caduta dell’Impero romano e il decadimento successivo, questo strumento di sollevamento acque e il suo utilizzo furono dimenticati negli anni a venire .Ci pensarono gli arabi a reintrodurlo nel territorio italiano, tant’è che il nome noria deriva proprio dalla parola araba “na’ara” che significa “far zampillare “.

Una noria ,al tempo dei romani , era posta anche sulla Fons Artacia e serviva ad alimentare l’acquedotto romano di Vindicio come narrato nel mio post del 25/10/15. .Il Senatore Quinto Aurelio Simmaco ,nel quarto secolo dopo Cristo, si lamentava con un emendamento presentato al Senato di Roma per il cattivo funzionamento della noria di Vindicio. La noria in tempi medioevali fu chiamata anche ” gnegnera” che forse richiama ancor più il suono della parola araba “na’ara”.

Per tutto ciò che non sono riuscito a dire su questo sito, anche perché il post sarebbe stato troppo lungo, saranno le foto a narrare ancor meglio le sue bellezze nascoste ma tenute in uno stato di assurdo abbandono e in balia di chiunque , trattandosi di locali e terreni senza alcuna recinzione , pur confinanti con suoli pubblici per quasi tutto l’intero perimetro.
La noria meriterebbe , da sola e dopo un adeguato restauro conservativo, una meravigliosa sistemazione in una sala circolare di un degno Museo locale.

Queste meraviglie vanno fatte conoscere a tutti perché hanno rappresentato al meglio il nostro passato .

Raffaele Capolino

LA STORIA DI DUE STATUE TROVATE A FORMIA , DISEGNATE DA PASQUALE MATTEJ, SCOMPARSE E RITROVATE ESPOSTE IN MUSEI STRANIERI.

LA STORIA DI DUE STATUE TROVATE A FORMIA , DISEGNATE DA PASQUALE MATTEJ, SCOMPARSE E RITROVATE ESPOSTE IN MUSEI STRANIERI.

Premetto che la storia è presa da un articolo di Marisa De Spagnolis nel Formianum III del 1995 e che il merito è tutto suo.

STATUA DI NARCISO

Il primo reperto è la statua di Narciso rinvenuta nel 1857 a Formia nei pressi di S. Teresa , suolo di L.Capolino (sezione 4 peschiere – da una mappa rilevata dopo i ritrovamenti )
Fu disegnata a matita su cartoncino bianco cm 5,4 x 15,1 da Pasquale Mattej. Dopodiché scomparve per apparire nel Museo Altes di Berlino dove venne identificata dall’archeologa Marisa De Spagnolis che la riconobbe nel disegno del Mattej che, quando la vide per la prima volta sostenne trattarsi di una statua greca di grande bellezza e pregio.

Al Museo Altes di Berlino la statua è indicata con provenienza Gaeta.
A tal proposito la De Spagnolis dice testualmente:
“L’indicazione del luogo di provenienza, Gaeta, ci offre un ulteriore e definitiva conferma che sia propria la statua raffigurata dal Mattej.Il luogo ………..è detto Gaeta, ma si deve considerare che , in quel periodo , Formia veniva chiamata Mola di Gaeta.”

In effetti la statua dal suo luogo di ritrovamento fu portata a Napoli, come proveniente da Gaeta (Formia) e poi acquistata dal Museo Altes di Berlino.

Ricordo agli amici e a chi segue i miei post che sempre nello stesso Museo Altes di Berlino è esposta un’altra “Statua di un giovane” cosiddetto “Torso Amelung” rinvenuto a Formia e chiamato così dal nome di un archeologo tedesco ,che lo donò al Museo di Berlino che ne dichiara , in questo caso, la effettiva provenienza Formiana.
Il Torso Amelung e il Narciso , anche se lontani dallo stesso luogo di ritrovamento , continuano, almeno così, a stare insieme e a far ricordare agli altri le loro medesime origini legate alla Città di Formia.

STATUA DI VENERE DIADEMATA

Il secondo reperto , riferito a Venere con diadema al bagno, fu rinvenuto nello stesso giorno del ritrovamento della statua del Narciso , nel 1875 vicino S.Teresa e sempre nella proprietà di L. Capolino.
Fu disegnato in china originale da Pasquale Mattej e grazie all’intuizione di Marisa De Spagnolis la statua è stata rinvenuta in quanto esposta al Museo Corcoran Gallery of Art di Washington con il nome di “Venus Sallustii. Questa statua fu poi venduta dallo stesso Museo di Washington in un’asta della Sotheby’s a New York e, nonostante i tentativi fatti dalla De Spagnolis con diverse lettere rimaste senza risposte, non fu più possibile risalire all’acquirente.

Da notare che la Venere Diademata di Formia appare in tutto il suo splendore più nel disegno del Mattej che nella foto riveniente dal Museo. Pasquale Mattej , di quella statua, ne ha saputo mettere in risalto l’eleganza della posa che non riscontriamo invece in una scialba fotografia. Ma il reperto è proprio quello trovato a Formia , tra l’altro, nella proprietà di un mio antenato.
Il Mattej , inoltre, nel suo meraviglioso disegno aggiunse il particolare della Testa ornata di diadema vista di profilo , forse per dare maggior peso alla sua personale valutazione artistica dello straordinario reperto.

Con questi due reperti più la testa Barbata conservata al British Museum ( ved. mio post del 14/1/16) sono tre le statue raffigurate dal Mattej, scomparse e rintracciate altrove grazie alle capacità disegnative e all’amore per il suo territorio del nostro concittadino Pasquale Mattej e all’archeologa Marisa De Spagnolis , mia amica FB conosciuta anni addietro, presentatami dal suo Papà Aldo, grande persona esperto di funghi , stimatissimo da tutti i suoi concittadini di Itri e che saluto cordialmente.

Ringrazio Marisa anche se non l’ho preavvisata di questo post che, ne sono certo, le farà piacere sicuramente.

Raffaele Capolino

STUDII SUL DIALETTO DI FORMIA A cura di Pasquale Mattej ( 1813 – 1879 )

STUDII SUL DIALETTO DI FORMIA
A cura di Pasquale Mattej ( 1813 – 1879 )

Pasquale Mattej ci ha trasmesso anche i suoi ” studii sul dialetto di Formia” che , come lui stesso afferma, elaboro’ in un mese e 17 giorni e precisamente dal 29 aprile al 17 giugno 1873 , nei suoi ultimi anni di una vita vissuta intensamente.

Nella presentazione di questa sua opera sul ” patrio dialetto di Formia” conclude con queste parole rivolgendosi a noi suoi concittadini :

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“A voi , concittadini miei, questo mio qualunquesiasi lavoro letterario. Giudicatene , ma sia calma e non precipitata la sentenza.
Napoli, giugno 1873 ”

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Ho letto con interesse questo lavoro del Mattej e mi limito a segnalarvi solo dodici parole , in esso riportate, che io ho sentito dai miei genitori e nonni negli anni cinquanta e che credo siano scomparse dal dialetto odierno della nostra citta’.

Alazzo = Sbadiglio
Ascheto = Terrazza coperta o scoperta – Lastrico
Cimmeraglia = Medaglia
Ceroggio = Candela
Corolla = Ravvolto di panno a forma di cerchio , usato da chi portava dei pesi in testa. Mia madre l’usava.
Craie = Domani ( dal latino cras ). Piscraie = dopodomani
Mantricieglio = Tovagliolo
Mocchera e Mucchera = Pezzuola per il capo o per soffiare il naso.
Pelungi = Conchiglie bivalvi
Piunzo = Recipiente di legno per contenere uva e vino.
Sinola = Catino di terracotta ( dal latino “sinus)
Varechaera = Contrada dove erano le ” gualchiere” e spiazzo in discesa per varare una imbarcazione.

Sono parole che la maggior parte dei nostri figli non ha mai sentito dai loro genitori.

Vi assicuro che leggere questo volumetto del Mattej ci riporta ai tempi in cui eravamo bambini e ascoltavamo dai nostri padri e nonni tante parole antiche che oggi purtroppo sono sparite.

Con piacere e grazie al nostro Grande Concittadino, ho potuto riscontrare anche che in cento anni circa, dal periodo in cui visse il Mattej e fino agli anni cinquanta dello scorso secolo, quasi niente è cambiato nel linguaggio dialettale di Formia.

Raffaele Capolino

VILLAGGIO DON BOSCO – FORMIA Cenni storici

VILLAGGIO DON BOSCO – FORMIA
Cenni storici

La foto risale alla fine degli anni sessanta.

Particolari circostanti l’area del Don Bosco sono:

In fondo a destra l’Albergo “Il Fagiano” , in alto al centro della foto un vecchio laboratorio per mobili, abbattuto per consentire la costruzione della sede attuale della Guardia di Finanza.

Al centro un’area di macerie belliche rivenienti dalla distruzione della Clinica del Sen. Scotti ( detta anche Clinica Giovanna di Bulgaria) , attrezzata per la cura del tifo di natura viscerale negli anni prebellici e voluta dal Podestà Felice Tonetti amico dello stesso senatore.

Questa area sarà poi utilizzata per la costruzione di un istituto religioso gestito, come scuola privata , dalle Suore dell’Istituto Mater Divinae Gratiae di Gianola , mentre l’area libera a sinistra e’ occupata adesso dalla Parrocchia Cuore Immacolato di Maria comunemente detta Parrocchia Don Bosco.

La struttura più interessante dal punto di vista storico è quella lunga costruzione dipinta in bianco che risale al 14′ anno dell’era fascista e cioè il 1936 . Forse è l’unica struttura in semplice stile fascista pervenutaci in ottime condizioni .
Questa struttura , su disposizione del Podestà Felice Tonetti, ospitò gli ufficiali della ” Divisione 28 ottobre” in attesa di partire per le colonie italiane dell’Africa Orientale : Etiopia ed Eritrea. Molti dei 10.000 soldati di predetta Divisione alloggiarono in tende su terreni circostanti , sulla zona di Scacciagalline e attorno al fabbricato G.I.L. di S.Janni.

I due predetti periodi sono scolpiti separatamente in due cippi in pietra calcarea inglobati nella parte centrale esterna della stessa struttura nata per esercitazioni giovanili con funzioni analoghe alla costruzione GIL di S.Janni.
Questa struttura è stata poi utilizzata anche come alloggio per i giovani delle colonie estive sia nel periodo prebellico sia in quello postbellico.

Negli ultimi anni ha ospitato una casa famiglia per giovani e un centro d’accoglienza per immigrati.

L’area attorno alla predetta struttura , tra l’altro perfettamente conservata, è piena di reperti romani , in particolare di basoli appartenuti alla confinante Via Appia Antica.

Raffaele Capolino

 

Il Prof. Heikki Solin terrà il 25 marzo 2017 a Formia una lezione sulle epigrafi formiane più importanti in una delle sale del Comune di Formia.
Invitato da me e dall’Associazione Formiana Saxa.

Un appuntamento da non perdere.

Raffaele Capolino

ACASTUS LIBERTO PROCURATORE IMPERIALE E SCANTIUS GOVERNATORE DI PROVINCE ROMANE, ENTRAMBI CITTADINI DI FORMIA ROMANA.

ACASTUS LIBERTO PROCURATORE IMPERIALE E SCANTIUS GOVERNATORE DI PROVINCE ROMANE, ENTRAMBI CITTADINI DI FORMIA ROMANA.

Heikki Solin , un epigrafista finlandese, studiò questa epigrafe funeraria Formiana del II sec dc ,andata purtroppo perduta.
Riguardava un cittadino di Formiae collegato ad un altro cittadino della stessa città del formianum.

L’epigrafe funeraria CIL 10, O6081:

D M ACASTO AVG LIB PROCURATOR PROVINCIAE MAURETANIAE ET TRACTUS CAMPAN NONIA CRISPINILLA UXOR MARITO M ERENTI

Traduzione

AGLI DEI MANI AD ACASTO LIBERTO IMPERIALE PROCURATORE DELLA PROVINCIA DI MAURETANIA TINGITANIA E DEL PATRIMONIO IMPERIALE DELLA CAMPANIA
LA MOGLIE NONIA CRISPINILLA (ha fatto questa Tomba) AL MARITO CHE HA ( ben ) MERITATO.

LA Mauretania Tingitania è l’attuale Marocco (Tingi è il vecchio nome di Tangeri) e gli Dei Mani ( Dii Manes) erano le anime dei defunti cui si rivolgevano i romani.

È possibile, dice Solin, che il liberto Acastus , avesse prestato servizio in Mauretania ( allora provincia romana) sotto il suo concittadino ( di Formiae) Aulo Scantius Governatore della stessa provincia e citato in una base onoraria situata sotto il Municipio di Formia come da foto postata e sua traduzione.

Precedentemente Acastus fu ” Procurator Campaniae” cioè Procuratore di lasciti ereditari destinati all’Imperatore del momento, consistenti in immobili e in somme di denaro nella zona del Formianum.

Aulo Scantius invece risulta menzionato in una base onoraria con epigrafe , ritrovata nella parte alta di Via Rubino ed ora, come detto , posta davanti al Municipio di Formia.

In questo reperto si parla di Aulo Scantius a. f. Lancianus che divenne Governatore della Mauretania Tingitania, come si legge nella traduzione in foto .
In quella provincia africana avrebbe avuto come collaboratore Acastus , marito di Nonia Crispinilla , entrambi cittadini di Formiae romana.

Successivamente Scantius fu anche Governatore della Provincia della Dalmazia.
Fu altresì funzionario incaricato della riscossione della tassa di successione e tribuno delle coorti III Pretoria, X urbana e IV dei vigili.

Era stato infine centurione anziano della I coorte e Patrono della Colonia Aemilia.
Straordinario il fatto che tutte queste notizie scaturiscono dal nostro reperto archeologico.

Questa è la storia di Acastus procuratore imperiale e Scantius Governatore di province romane nostri concittadini di quasi duemila anni fa.

Raffaele Capolino

RESTI DI UNA “DOMUS ROMANA” AD ARZANO DI GAETA

RESTI DI UNA “DOMUS ROMANA” AD ARZANO DI GAETA

Sono resti di una “domus” romana del periodo repubblicano in un’area che fu parte di Formiae Romana

Si trovano al di sopra dei depositi di carburanti dell’ex Raffineria di Gaeta in una zona chiamata San Vitale.

Le numerose sezioni murarie romane di “opus caementicium” e “opus incertum” sono state nei secoli modificate e alternate da strutture medievali finalizzate ad abitazioni e alla coltivazione delle olive, come si evidenzia dal ripiano calcareo raccoglitore dell’olio appena frantoiato .

La “domus ” poteva godere, come panorama , della parte orientale di Formia con la collina di Gianola che , nei millenni trascorsi, doveva essere sicuramente una piccola isola.

L’approvvigionamento idrico era garantito da una sorgente il cui flusso era canalizzato in più di una cisterna , ciò che sta a documentare la presenza di un agglomerato abitativo per un discreto numero di persone.

La parte originariamente adibita a “domus” , dall’esame dei luoghi, non doveva essere inferiore ai 1000/1500 mq. circa.

Una villa rustica con un’attività agricola di oltre duemila anni fa, per produzioni di grano, ortaggi , frutta e olive.

Nella sezione commenti alcune foto dell’interno di una delle cisterne fornitemi dall’amico Maurizio Liberace.

Raffaele Capolino

PASQUALE MATTEJ SUL POLIORAMA PITTORESCO DESCRIVE UN SUO DISEGNO E LA SUA FORMIA

PASQUALE MATTEJ SUL POLIORAMA PITTORESCO DESCRIVE UN SUO DISEGNO E LA SUA FORMIAfb_img_1487532881464
Le sue ultime volontà rimaste inevase dal popolo di Formia

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” Il disegno che qui vede il lettore, e che dal vero io lo ritrassi, indica quella parte che precisamente spiaggia di Mola si chiama.
La moltitudine delle barchette da pesca sparse qua e là sul mare , il vasto ridentissimo orizzonte, le abbondanti e freschissime acque in cui le vaghe paesane succinte, e disinvolte imbianchiscono i loro panni da far invidia alla neve istessa, e la vaga prospettiva de’ contorni pittoreschi si grato spettacolo ti offrono da farti dimenticare fino i più deliziosi ed ameni siti della metropoli.

Fecero dimora in essa i nostri Augusti Monarchi ed anche stranieri, i quali ancorché questi ausati alle più raffinate delizie , restarono sorpresi da tante bellezze , che in un piccolo tratto si comprendono.

Affabili e cortesi sono gli abitanti, d’indole pieghevole, e di dolci costumi; le donne pregiansi per la loro venusta’ , gentilezza ed estrema affabilità.

I forestieri a folla accorrono a godersi di tante svariate e pure delizie, che un tempo formavano la maggiore attrattiva per tanti illustri romani, che vi possedevano ville amenissime, e magnifici palagi ed edifici, di cui al presente le vestigia si additano agli eruditi , e curiosi viaggiatori.

Pasquale Mattey

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Una narrazione di chi ha amato la sua Formia fino ad esprimere le sue ultime volontà affinché vi venisse sepolto:

Queste le sue ultime disposizioni testamentarie:

” Io chiudo gli occhi alla vita nella lusinga che i miei concittadini di Formia reclameranno il mio corpo per allogarlo in un cantuccio del loro camposanto, tra i miei cari parenti “.

Cosa che non si è ancora realizzata .

Se ne occupo’ solo l’amministrazione Pasquale Sorreca (sindaco di Formia dal 1898 al 1905) con incarico al Cavaliere e consigliere comunale Mario Nucci che riusci’ ad aprire una trattativa con il Comune di Napoli per il ritorno delle spoglie mortali a Formia .

Ma qualcosa non andò per il verso giusto per cui è un discorso che andrebbe riaperto per rispettare, seppure con ritardo, gli ultimi desideri di questo nostro Grande e Illustre Concittadino.

Ultimo particolare è che i suoi articoli sul Poliorama Pittoresco sono spesso firmati Mattey, come in questo caso, e su alcuni dei suoi disegni capita di trovare la sua firma come Mattei , il cognome dei suoi avi .

Ma sappiamo che agli atti fu registrato: Mattej , come suo padre il Barone Simone Mattej , e così preferiva che fosse scritto il suo cognome.

Raffaele Capolino

Fonti bibliografiche:
Poliorama Pittoresco
G. Ottaviani : Pasquale Mattej – Caramanica Editore 2006
G. Bove : Castellone e Mola – Graficart – Formia 2012

CASTELLONE E MOLA NEL REGNO DELLE DUE SICILIE. ORGANIZZAZIONE AMMINISTRATIVA DEL REGNO E CENSIMENTO DEL 1840. FORMIA DOPO L’UNITA’ D’ITALIA E TUTTI I CAMBIAMENTI AMMINISTRATIVI-TERRITORIALI AVVENUTI.

CASTELLONE E MOLA NEL REGNO DELLE DUE SICILIE.
ORGANIZZAZIONE AMMINISTRATIVA DEL REGNO E CENSIMENTO DEL 1840.
FORMIA DOPO L’UNITA’ D’ITALIA E TUTTI I CAMBIAMENTI AMMINISTRATIVI-TERRITORIALI AVVENUTI.

Il Regno delle due Sicilie fin da quando nacque nel 1816 era strutturato su quattro livelli: Province , Distretti, Circondari, Comuni.
In particolare ,da un censimento del 1840 la situazione dei quasi otto milioni di abitanti nel Regno delle due Sicilie era la seguente:

L’intero territorio era formato da 22 Province
Le Province erano divise in 76 Distretti
Tutti i Distretti erano divisi in 684 Circondari
Tutti i Circondari erano divisi in 2189 comuni

Particolare storico e’ che all’interno del Regno delle due Sicilie vi erano due territori (detti Enclavi) che non appartenevano al Regno Borbonico in quanto erano territori facenti parte dello Stato Pontificio: Enclave di Pontecorvo ed Enclave di Benevento
L’Enclave è un territorio all’interno di uno Stato , ma appartenente e governato da un altro Stato nei confronti del quale il territorio esterno prende il nome di “Exclave”.
La nostra Regione di aggregazione era la Campania e la nostra Provincia era denominata Terra di Lavoro con capoluogo Caserta.
Il nostro Distretto di appartenenza, quello di Gaeta che aveva la competenza amministrativa sui seguenti nove Circondari di:
Gaeta stessa
Fondi
Pico
Roccaguglielma( oggi Esperia)
Traetto (oggi Minturno)
Roccamonfina
Sessa
Carinola
Ponza

Il Circondario di Gaeta comprendeva:
Gaeta. con 2.654 abitanti
Castellone con 3.428 abitanti
Mola con 1.726. abitanti
Castellonorato. con 730 abitanti
Maranola con 1.000. abitanti

Particolare davvero curioso è che nel 1840 Gaeta con soli 2.654 abitanti ma con titoli di Distretto e di Circondario , aveva una funzione di capoluogo , pur nella sua decentralita’ territoriale, non solo su circa 7.000 cittadini di Castellone,Mola,Maranola e Castellonorato, ma anche su altre otto città in un’area ampia che andava da Fondi a Roccamonfina e da Minturno fino a Ponza.
Questo dato preso dal censimento è quasi certo che sia riferito ai soli abitanti residenti entro le mura , dato che nel 1861 la popolazione totale censita raggiunse quasi le 15.000 unità.

Quanto sopra descritto era il quadro organizzativo-amministrativo Borbonico fino al 186O. A questa situazione , dopo la scomparsa del Regno delle due Sicilie, subentrarono le seguenti organizzazioni amm.ve:

Org.ne. Sabauda. Dal 1861 al 1927
“. Fascista “. 1927 al 1934
” “. “. 1934 ad oggi
Nel 1863, con la rinascita della Città di Formia con la fusione di Castellone e Mola, il Regno Sabaudo suddivise il Circondario di Gaeta in nove mandamenti con Formia ,Maranola e Castellonorato appartenenti al Mandamento numero III di Gaeta.
In pratica tutto rimase come nel periodo Borbonico fino al 1927 quando il Primo Ministro Benito Mussolini soppresse la Provincia di Terra di Lavoro e i Distretti di Gaeta e di Sora che passarono rispettivamente alla Provincia di Roma e alla Provincia di Frosinone.Non si parlò mai più né di Distretti, né di Circondari né di Mandamenti almeno nella zona del nostro Golfo.

Fu il migliore periodo di Formia amministrata dal Podestà Felice Tonetti dal 1927 al 1934.

Così Formia e le città di Fondi, Gaeta , Itri e Minturno passarono dalla Regione Campania alla Regione Lazio e dalla Provincia di Terra di Lavoro alla Provincia di Roma.
Nel 1927 , con Formia in provincia di Roma si verificò finalmente la fine della oppressione amministrativa borbonica con Gaeta come ente Distrettuale e Circondariale.Alcune richieste di fusione dei comuni di Mola e Castellone con ripristino del nome di Formia furono ritenute inammissibili in prima istanza dalla stessa Gaeta.
Nel 1934 Formia passò successivamente e assieme a tutte le altre città del Basso Lazio, in provincia di Littoria divenuta poi Latina.

Quindi , anche se mi ripeto, Formia in appena sette anni si trovò trasferita dalla Regione Campania alla Regione Lazio e dalla Provincia di Terra di Lavoro alla Provincia di Roma per poi essere definitivamente aggregata alla Provincia di Latina di nuova istituzione.
In un periodo in cui i mezzi di informazione erano limitati al “passaparola rionale” e a poche testate giornalistiche che certamente non erano utilizzate dalle masse popolari , penso che non fu tanto facile per i nostri padri riuscire a capire il contenuto di questi sconvolgimenti amministrativi presi in tempi così ravvicinati e a ridosso dell’evento bellico. In particolare solo ad alcune classi sociali era noto in quale Provincia fosse stata inserita la Città di Formia.

Ricordo un episodio curioso che si verificò quando il mio maestro Carlo Cardillo , anche per testare il supporto didattico familiare, in seconda elementare negli anni ’52 -’53 , e in un aula dell’edificio di Via Lavanga (agli Stalloni) , un giorno chiese a ognuno di noi a quale Provincia fossimo aggregati.
Le risposte di noi ragazzi furono le più disparate: Caserta, Terra di Lavoro, Roma, Campania , Lazio, Agro Pontino, Napoli, Gaeta. Solo qualcuno disse : Latina
Per noi nati nell’immediato dopoguerra e soprattutto per i nostri padri e le nostre madri , il periodo bellico ,con tutte le sue problematiche e le sue tragedie , non era ancora finito. Con tutto quello che c’era da fare e anche per la scarsità dei mezzi informativi come già detto, i nostri genitori non erano stati in grado di trasferire ai figli i contenuti precisi delle sconvolgenti novità amministrative adottate dal Governo Fascista in pochi anni e in tempi di turbolenza prebellica.

Molti appresero di Formia in provincia di Roma dalle cartoline d’epoca che circolarono dopo il conflitto bellico e non pochi pensarono inizialmente anche ad un possibile errore di stampa .

Ho ritenuto di dovere approfondire questo argomento e questi fatti storici a molti né noti e né chiari .

Ora spero lo siano dato che è storia del nostro territorio e dei nostri antenati.
Quanto sopra narrato è un “‘ flash ” della storia amministrativa di Formia negli ultimi due secoli.

Raffaele Capolino

CURIOSITÀ DEL BORGO DI CASTELLONE DI FORMIA

CURIOSITÀ DEL BORGO DI CASTELLONE DI FORMIA


Mura preromane e in opus romano all’interno di case di questo quartiere .

Ecco cosa è possibile riscontrare all’interno di molte private abitazioni di questo centro storico di Formia .

Le prime due foto ci mostrano una parete in un ottimo “opus incertum” del primo secolo a.C. di un’abitazione in Via Umberto Scipione ex Via Anticaglie. Sono immagini che mi sono state autorizzate a renderle pubbliche per la loro importanza storica.

È solo una piccola parte del retro complessivo di sei/sette abitazioni allineate e tutte ” arredate all’interno di predetto opus ” .

La visione di questa enorme parete , se fosse possibile ammirarla nella sua totalità , ci condurrebbe nientemeno che alla facciata esterna del Teatro Romano di Castellone, visibile , in epoca romana , dal sottostante Foro della città di Formiae.
Praticamente l’esterno della “scena” del Teatro stesso con le due entrate laterali.

Le altre tre foto ci mostrano una parete interna di una dimora di Castellone in Via della Torre con grandi e perfette mura poligonali preromane per le quali sono stato autorizzato a mostrarvi per il loro alto valore storico e per la loro bellezza.

Molte abitazioni lato ferrovia e appoggiate alle mura perimetrali megalitiche che contengono il Cisternone hanno nel loro interno il privilegio di poter mostrare simili strutture.

Qualcuno , sbagliando , può averle intonacate ma costituiscono , comunque , un tangibile segno della lunga storia vissuta da questa nostra città.

Queste ultime mura in foto , in particolare, separano suddetta abitazione dal Cisternone romano costruito nel 1^ sec. a.C. che fu la più grande cisterna romana ( urbana e ipogea ) al mondo prima che venisse costruita la Piscina Mirabile di Baia dopo due secoli e ,dopo altri quattro secoli, la Cisterna Yerbatan di Istanbul.

Il Cisternone di Castellone fungeva, fino all’ultimo evento bellico, da ” sostruzione ” a più di venti fabbricati di cui undici demoliti dalle bombe degli alleati. La rimozione delle macerie nel dopoguerra ha dato luogo alla Piazza del Castello (detta anche P.za S Anna) e , curiosamente , ha reso più semplice le operazioni di rinvenimento della struttura idraulica romana del periodo repubblicano.

Le situazioni sopra descritte e documentate con foto , sono solo due di tante similari sparse e nascoste a Castellone che è , in realtà, uno scrigno di stratificazioni architettoniche preromane, romane e medievali riscontrabili in molti angoli di questo borgo dove la storia ha inizio con la narrazione fantasiosa dei Lestrigoni narrati da Omero.

Elementi architettonici nascondono anche quattro semplici abitazioni inserite completamente in Torri circolari sia nella parte orientale sia in quella occidentale. Una casa in Vico della Torre s’incunea nel pianoterra della Torre ottagonale di Piazza S. Ermo, vecchio nome dell’attuale Piazza S. Erasmo.

Eguale sorte ” abitativa ” ha avuto una consistente parte della Torre Spagnola detta dell’orologio e ciò che resta del Teatro Romano dove insistono abitazioni civili occupate da diverse decine di nuclei familiari.

Più costruzioni, in Via Rampa Castello, nascondono certamente strutture del Capitolium dedicato a Giove , Giunone e Minerva , ed altre sono poste sulla scala coperta di Via Mamurra che portava allo stesso Tempio posto sull’arce di Formiae romana.

Diversi ” camminamenti” nati per scopi difensivi e numerosi grossi ponti su vie e vicoli di Castellone , originariamente posizionati con funzioni di stabilità murarie , sono diventati parti di civili abitazioni .

Il ” Castellone ” , nel corso dei secoli, ha saputo nascondere e conservare tutto questo e forse altro ancora che può riemergere in qualsiasi momento.

Raffaele Capolino