” 1955 – ANNUS HORRIBILIS ” PER LA CITTÀ DI FORMIA

” 1955 – ANNUS HORRIBILIS ” PER LA CITTÀ DI FORMIA

Nonostante il veto della” Soprintendenza alle Antichità e ai Monumenti” e una petizione firmata da 200 nostri concittadini, la litoranea fu fatta passare sulla costa formiana, deturpando l’ambiente preesistente , siti archeologici , ville storiche e piscine romane .

Non servirono neppure gli articoli dell’epoca a scongiurare il nefasto progetto.

Immagini e documenti tratti dal ” Fondo Angelini” e dal ” Fondo Bove ” del nostro Archivio Storico di Formia

Raffaele Capolino

REPERTO FUNERARIO DI EPOCA ROMANA A FORMIA

REPERTO FUNERARIO DI EPOCA ROMANA A FORMIA

Questa ara funeraria, conservata al Museo Archeologico di Formia, ci informa che, circa milleottocento anni fa , Giulia Faustilla della Gens Fausta morì dopo aver vissuto:

20 ANNI, 10 MESI, 25 GIORNI E 6 ORE

Fu il marito Marco Valerio Felicissimo, che visse otto anni con lei “in piena concordia”, a fare scolpire questo monumento funebre.

Un cittadino di Formiae romana, veterano di un imperatore, che sposò, sicuramente in data avanzata, Giulia Faustilla appena tredicenne.

La giovane Giulia Faustilla morì alla sesta ora , coincidente con le ore dodici di oggi , dato che per i romani le ore giornaliere iniziavano dalle ore sei della mattina.
Quindi le sei di mattina costituivano la” prima ora” e le dodici la “sesta ora “.
Pertanto il marito Marco Valerio aggiunse le sei ore di vita agli anni, ai mesi e ai giorni vissuti dalla defunta.

Con orgoglio, possiamo ritenere questo precisissimo militare romano un capostipite di tutti quelli che a Formia ancora oggi recano il cognome Valerio.

Il cognome “Valerio ” è da noi un cognome molto diffuso alla pari di altri come: Scipione – Marciano – Valeriano – Valente – Forcina – Vindice ed altri.
Cognomi che, assieme ai siti archeologici e ai numerosi reperti, contribuiscono a ricordarci il glorioso periodo di Formiae romana.

Gli epigrafisti ritengono che questo reperto appartenga al Il o lll secolo d.C. per cui il nostro Marco Valerio deve aver militato nella Legione Parthica , come precisato anche nella guida del nostro museo.

Marco Valerio Felicissimo per la sua adorata giovane moglie , nell’indicare il tempo vissuto dalla defunta , volle usare la stessa precisazione in uso per le morti di bambini e adolescenti .

La foto è tratta dal Museo Archeologico di Formia, mentre il testo epigrafico e il disegno abbozzato, sono estratti dal ” database epigrafico Clauss-Slaby ” .

Raffaele Capolino

L’ABBATTIMENTO DELL’ARCO DEL MAIORINO A FORMIAVia Maiorino alla fine dell’800

L’ABBATTIMENTO DELL’ARCO DEL MAIORINO A FORMIA
Via Maiorino alla fine dell’800

Pochissimi sanno che fino al 1893, la Via Maiorino terminava nel lato mare con un arco abitato come appare in questa rara foto.

Era un’arco nato originariamente con funzioni stabilizzanti tra due fabbricati dirimpettai e che fu trasformato nel tempo in ambiente abitativo collegato con una residenza disposta su uno dei due edifici interessati.
A Castellone ci sono ancora oggi molte situazioni similari.

Nel caso del Maiorino , l’ arco era abitato da Erasmo Troisi e la sua famiglia proprietaria anche di un giardino limitrofo.

La giunta comunale di Formia, composta da Luigi Gionta , Giuseppe Capolino, Angelo Miele e dal Sindaco Cav Mario Nucci, in data 17 novembre del 1892 , delibero’ l’abbattimento dell’arco Troisi su progetto dell’ing. Gaetano Mollo per una spesa di Lire 601,20.
Lire 230 riguardavano la distruzione del cavalcavia mentre la differenza serviva per le spese che avrebbe sostenuto provvisoriamente il Troisi costretto a lasciare l’immobile divenuto pericolante.

Fu indetta una gara d’appalto con il sistema della ” candela vergine” , detta così perché le offerte dovevano avvenire solo mentre la candela , di durata di pochi minuti , era accesa.

In prima battuta la gara fu vinta provvisoriamente dal sig. Riccio Andrea con un ribasso del 2%.

In seconda seduta fissata per il 2 febbraio del 1893, si aggiudicò la gara Gaetano Grasso che offrì un ribasso del 5% su quanto offerto dal Riccio, nella misura di Lire 559,72 con la presenza del Sindaco Nucci, del segretario comunale Decio Agresti e dei testimoni Alessandro Gagliardi ed Erasmo Leone.

Questa è la storia dell’abbattimento dell’arco del Maiorino a Formia , ricerca effettuata all’Archivio Storico di Formia “Franco Miele”, con la collaborazione di Saro Ricca

Raffaele Capolino

COMITATO FESTA DI S.ANTONIO – ANNO 1935Castellone, borgo antico di Formia

COMITATO FESTA DI S.ANTONIO – ANNO 1935
Castellone, borgo antico di Formia

Insieme a Don Gastone (5) , facevano parte del suddetto comitato:

  • Erasmo Picano
  • Monaco Forcina
  • Giovanni Bartolomeo
    (Gliu Ciuccere)
  • Tan Tore
  • Pandozzi
  • Angelo Di Russo (Cacazzella)
  • Pasquale Nardella
  • Antonio Nardella (Pantene)
  • Antonio Bonelli (1)
  • Pasquale Bonelli(13)

Alcuni di voi potranno riconoscere in questa immagine, fornitami da Adele Tommasino, un loro avo.
Aiutatemi, pertanto, a dare un nome ai rimanenti personaggi , tutti legati alle vicende di Castellone nella prima metà del secolo scorso.

Raffaele Capolino

FORMIA NELLA STORIA DEL ” GIARDINO DELLA VANELLA” AL MANN DI NAPOLI

FORMIA NELLA STORIA DEL ” GIARDINO DELLA VANELLA” AL MANN DI NAPOLI

Il MANN ( Museo Archeologico Nazionale di Napoli) ha tre giardini :
Il giardino della Vanella
Il giardino delle Camelie
Il giardino delle Fontane

Il giardino della Vanella ,impiantato fin dal 1823, ebbe uno periodo di massimo splendore grazie alle intuizioni geniali di Amedeo Maiuri che nel 1932 , al centro di predetta area fece collocare:

“….in un luogo dove il visitatore poteva riposarsi dalla fatica di aver visto tante meraviglie, ………..una riproduzione fedele e in scala di una piscina marittima che adornava una delle più sontuose ville romane a Formia. La presenza della fontana soddisfaceva due delle esigenze primarie del Museo , quella decorativa e quella divulgativa scientifica “

Stiamo parlando della piscina romana a mare sotto la Villa Umberto l’ a Formia.
Predetta Villa Comunale è sovrastante a imponenti resti di una domus appartenuta , con buona probabilità, ad Apollinare come ci fa capire Marziale in un suo epigramma ( X, 30) che è un inno alla bellezza di Formiae .
Marziale afferma che Apollinare, di cui fu ospite , poteva pescare dal mare pur stando seduto nel suo triclinio e dalla sua dimora poteva vedere il porto di Formiae romana.

Amedeo Maiuri ci trasmette anche un particolare poco noto.
Le piscine marittime di epoca romana erano esteticamente ingentilite da elementi statuari da farle apparire meravigliose fontane.
Luigi Jacono, un ingegnere idraulico e ispettore onorario di origini ventotenesi, ci documenta che questa nostra ” piscinae” era connessa alla domus da un portico provvisto di colonne parallele al suo lato più lungo ( ved. foto).

Da un disegno di Luigi Jacono che ho trovato in uno studio di Salvatore Ciccone del 1996 Formianum IV , viene fuori che il suddetto impianto di piscicoltura aveva una lunghezza di 200 piedi.
In pratica, un rettangolo di mt 60 x mt 30, con quindici comparti e due grandi aree laterali con all’interno due vasche a forma di rombi, entrambe di mq 600, mentre al centro altri comparti di forma quadrata per altri mq 600.

La superficie complessiva era di 1.800 mq a cui va aggiunto 300 mq di porticato che serviva a distanziare la piscina dalla domus .
La piscina era quindi di 600 metri quadri più della superficie del Cisternone Romano di Castellone che pure è ampio 1.200 mq.

Oggi, i suoi resti sono ancora ben visibili per circa 1.200 mq , per essere stata in parte coperta dalla nuova Flacca che l’ha attraversata per tutta la sua lunghezza, sulla parte aderente alla domus romana.

Questa struttura nel giardino della Vanella poteva essere vista fino all’anno scorso, quando fu smontata e sostituita da altre installazioni.

Comunque, di sicuro ha meravigliato tantissimi spettatori, per quasi un secolo !!!!!

Devo ringraziare non solo Salvatore Ciccone ma anche Giancarlo De Filippo che, qualche tempo fa, mi stimolo’ ad approfondire questo bel tassello di storia formiana.

Raffaele Capolino

A FORMIA ALCUNI ANNI FA, RINVENUTA UNA PARETE DI TUFO IMPREGNATA DI LAPILLI.

A FORMIA ALCUNI ANNI FA, RINVENUTA UNA PARETE DI TUFO IMPREGNATA DI LAPILLI.
Una evidente stratificazione tufacea di origine eruttiva

Tracce di eruzioni che hanno interessato il nostro territorio chissà quanti anni fa.
Mi è capitato, qualche mese fa, di visionare questo luogo, poco prima del Grande Albergo Miramare lato ovest, con il mio amico Saro Ricca.

Una parete tufacea lunga una trentina di metri ed alta, in alcuni punti 3/4 metri, posta su una scarpata a mare che ha di fronte , guarda caso, il profilo del Vesuvio.

Mi accorsi di questo grande banco di tufo naturale di origine vulcanica, perché era stato poco prima pulito dalle erbacce .

Sapevo di aver individuato una realtà di cui nessuno aveva mai parlato prima per cui ho ritenuto opportuno di intervistare archeologi, geologi e ad imprese di movimento terra facendo loro questa semplice domanda : Vi risulta che a Formia sia mai stata trovata una parete di tufo naturale di origine vulcanica ?

La risposta unanime è stata categorica: A Formia non vi è alcun luogo con stratificazioni di colate tufacee.

Ho dovuto portare sul posto l’amico Jeanpierre Maggiacomo, poi l’archeologo Gianmatteo Matullo ed il geologo Paolo Miele che ha estratto una porzione da sottoporre ad analisi che dovrebbero farci risalire all’evento vulcanico che ha prodotto tale situazione .
Potrebbe essere stato prodotto dal vulcano di Roccamonfina che risulta inattivo da 55.000 anni fa, oppure dal Vesuvio , oppure da qualche altro vulcano attualmente sommerso dal mare.

Da queste pareti l’amico geologo Paolo Miele provvide ad estrarre anche , con semplice uso di unghia, un lapillo di circa 5 m/m che ancora conservo e che è visibile nella prima foto allegata a questo post.

Invitai anche il geologo Luca Cardello , dell’Università di Roma, che venne con due suoi colleghi per un rilievo visivo e fotografico dei luoghi.

Si attendono quindi conferme scientifiche che spiegherebbero come e quando possa essere successo un evento vulcanico che ha interessato in particolar modo il nostro territorio con accumulo di materiale tufaceo in alcune parti morbido ,in altre parti più duro ma sempre misto a lapilli.

Questo sito doveva essere molto più grande ed esteso, fino a pochi decenni fa, considerato che fu sicuramente sbancato per fare un accesso carrabile con più tornanti ad una sottostante struttura balneare.

Non mancano due ammassi murari in calcestruzzo romano appoggiati sul banco tufaceo, ciò che fa supporre che il fenomeno eruttivo non sia avvenuto negli ultimi 1500/2000 anni , ma in epoca più arretrata.

Il conglomerato cementizio romano di volume più grande, a livello dell’Appia Antica, non può che essere stato il nucleo centrale di un sepolcro romano.

Raffaele Capolino

ESERCITAZIONI DI TIRI DI ARTIGLIERIA DA GAETA A FORMIA

ESERCITAZIONI DI TIRI DI ARTIGLIERIA DA GAETA A FORMIA
Operazione ” Ndo cojo cojo “

Il 25 settembre del 1920 con apposito manifesto, la Sezione Staccata d’Artiglieria di Gaeta preannuncio’ ,per il giorno 29 dello stesso mese, una giornata intera di tiri di artiglieria di piccolo calibro dal Forte Emilio Savio sul Monte Conca con bersaglio il Monte Costamezza a Formia .

I due monti , in realtà due colline, sono distanti km 2,5/3,0 .

Era prevista una sola sosta delle operazioni dalle 11.00 alle 12.30 e la collocazione di due bandiere rosse sulla sommità dei due monti interessati per tutto il periodo dell’esercitazione militare.

Ovviamente fu necessario bloccare per tutto il giorno la circolazione dei mezzi di trasporto sull’Appia e sulla Canzatora e fare sgombrare gli abitanti della zona di Vindicio e Tomba di Cicerone .

Sul manifesto , a firma del Tenente Colonnello Luigi Capaccio, venne usata la frase ” alcuni tiri di artiglieria” forse per non impaurire la popolazione.

Ma se l’esercitazione era prevista per una giornata intera , il numero dei tiri non potevano che essere numerosissimi, per cui il termine ” alcuni” fu volutamente inappropriato .

Peraltro l’obiettivo era una collina dove c’era un Sepolcro Romano ritenuto di Tulliola, resti di una dimora che fu di proprietà di Marco Tullio Cicerone e una grande masseria appartenuta a Don Gastone Purificato, allevatore di bovini ed equini liberi di pascolare ovunque.

Chissà se Don Gastone abbia annotato, sul taccuino che portava sempre con sé, ciò che avvenne quel 29 settembre del 1920 e quanti capi di bestiame perse.

A quei tempi la linea ferroviaria Roma-Napoli non era ancora entrata in funzione ma esisteva già la tratta ferroviaria Sparanise-Formia-Gaeta.

La decisione del Tenente Colonnello Luigi Capaccio forse fu presa con molta leggerezza e avrà meravigliato i contadini della piana di Vindicio attorno al Mausoleo di Cicerone.

Chissà quanti tiri risultarono fuori bersaglio.
Tra l’altro Il borgo abitato di Castellone e, in particolare , la zona di S.Maria La Noce, sono a poche centinaia di metri dalla collina di Costamezza.

Insomma , per concludere, fu una esercitazione inopportuna e ad alto rischio che Gigi Proietti avrebbe definito con il suo linguaggio romanesco:

   Operazione  "Ndo cojo cojo" 

Con decreto del 24 aprile 1921, il Tenente Colonnello Capaccio Cav. Luigi fu collocato in posizione ausiliare speciale a partire dal 30 aprile 1921.

Raffaele Capolino

IL NAUFRAGIO DEL BRIGANTINO-GOLETTA S.VINCENZO NEL MARE DI FORMIA

IL NAUFRAGIO DEL BRIGANTINO-GOLETTA S.VINCENZO NEL MARE DI FORMIA

Avvenne nel 1873 , precisamente il 31 ottobre, e riguardo’ una imbarcazione a vela di tonn. 370 con ruotaje di ferro.
Il padrone marittimo, ossia chi aveva il compito di guidare l’imbarcazione assumendone rischi penali e civili, era tal Gennaro Gionta.

Il brigantino-goletta italiano ” S.Vincenzo” aveva due alberi con velature diverse , quello di prua a vele quadre , l’altro di poppa a vele auriche.

Gennaro Gionta riuscì a salvare tre componenti del personale di bordo per cui ebbe la ricompensa di “Medaglia d’argento al Valore di Marina “

” Per il salvamento, compiuto con pericolo di vita, di tre marinari del brigantino-goletta nazionale S.Vincenzo , naufragato il 31 ottobre 1873 presso la spiaggia di Formia “

Non è precisata la formianita’ di Gennaro Gionta , ma la si può pensare visto che il cognome ed anche il nome sono molto diffusi nella nostra città.

L’episodio è avvenuto in un momento di forte incremento delle attività portuali di Formia che, come già riferito in un mio articolo del passato, agli inizi del 1900 era superiore a quello delle altre città del golfo.
Per la precisione, nel 1902 il traffico portuale commerciale di Formia , in entrata e in uscita , fu di 36.215 tonn. pari a più di 3,5 volte quello di Gaeta e Elena messi insieme ( rif. Pietro Gribaudi 1874-1950 – Il golfo di Gaeta )

Raffaele Capolino