UN ANGOLO DI PARADISO AL CENTRO DI FORMIA

UN ANGOLO DI PARADISO AL CENTRO DI FORMIAFB_IMG_1501516105646

Spiaggia di Marina di Castellone con le sue mura megalitiche e resti di “balnea” romani.

Tra le tante foto messe ieri in circolazione sul Web dopo l’operazione di pulizia dei luoghi da parte dell’Associazione Formiana – Saxa, credo che questa sia:

LA FOTO PIÙ BELLA

Possiamo, con orgoglio , farne simbolo di un momento che spero possa essere l’ inizio di una nuova ed ennesima ” rinascita” della Città di Formia.

Raffaele Capolino

CNAEUS ARRIUS MYRO – FORMIANUS

CNAEUS ARRIUS MYRO – FORMIANUSFB_IMG_1501515923831
Epitaffio di un centurione Formiano conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Così riporta la lastra funeraria in pietra calcarea:

D M
CN ARRIUS MYRO
N FORMIANUS VET
EX CL PR MISEN VE
STA VIX ANNIS L
MENDIBUS VIII DIEBUS
XII VALERIA CRISPINA
CONIUNX
B M F

La traduzione :

“Cneo Arrio Myro nato a Formia, veterano centurione della quadrireme Vesta della flotta Pretoria di Miseno. Visse cinquanta anni, otto mesi e dodici giorni. Valeria Crispina pose l’Epitaffio al marito C. Arrius che aveva ben meritato di lei nella vita coniugale.”

Questo soldato appartenente alla gens Arria attestata a Formia , essendo centurione era sicuramente il comandante della nave Vesta.
La moglie Valeria Crispina, forse una liberta, era della gens Valeria ben attestata a Formia dove è ancora possibile trovare questo cognome sia al maschile sia al femminile.

La lastra fu trovata a Miseno e poi trasferita al Museo Archeologico di Napoli.

È evidente che il militare dopo il congedo non rientrò a Formiae .Rimase a Miseno dove fu appunto trovato il reperto che per noi Formiani è preziosissimo e risale alla fine del II secolo d.C.

Non mi resta che ringraziare la Prof.ssa Adelina Arnaldi per il suo più ampio articolo del 1996 “Formiani nel mondo romano” sul FORMIANIUM IV , da cui ho tratto la foto e i particolari più importanti che spero abbiano fatto piacere a molti concittadini di Formia .

Raffaele Capolino

MARINA DI CASTELLONE – FORMIA

MARINA DI CASTELLONE – FORMIA


PULIZIA AD OPERA DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE FORMIANA SAXA .

NEI MOMENTI DI PAUSA DI QUESTA MATTINA HO POTUTO SCATTARE QUESTE FOTO .

IN TRE ORE SIAMO RIUSCITI A DARE DIGNITÀ A QUESTO LUOGO MERAVIGLIOSO , POSTO AL CENTRO DI FORMIA, RACCOGLIENDO OTTANTADUE BUSTONI D’IMMONDIZIA.

UNA SPIAGGIA ,CON SITI E AMBIENTI DI EPOCA ROMANA , NON CONOSCIUTA DA MOLTI DI FORMIA .

Raffaele Capolino

EREMO DI S. ANTONIO A FORMIA

EREMO DI S. ANTONIO A FORMIA

Sconosciuto a molti , ma fu per tanti anni e per tanti di Mola un luogo di culto legato , in particolar modo , al lunedì dopo Pasqua quando veniva raggiunto per trascorrervi la cosiddetta “Pasquetta”.

Ora è in uno stato di abbandono assoluto , pur giacendo in un punto panoramico ” mozzafiato ” di Formia come si può notare dalle foto di questo post.

Pasquale Mattej trascorse in questo luogo un lunedì dopo Pasqua , precisamente il 5 aprile 1847 , e ne approfittò per disegnarlo e poterlo trasmettere a noi per ammirarlo in tutto il suo splendore.

Sono emerse anche alcune notizie storiche relative a questo luogo di culto grazie all’aiuto di Lino Colarullo.

Era conosciuto come ” Chiesa di S. Maria delle Monticelle ” e fu menzionata da Mons. Carlo Pergamo in una relazione del 20 novembre 1775 conservata nell’Archivio Diocesano di Gaeta.

A quei tempi aveva tre altari , di cui uno dedicato a S. Antonio.

Lo stesso Vescovo visitò’ questo luogo di culto ancora una volta nel 1779 , quando aveva ben cinque altari ma solo l’altare maggiore e quello dedicato a S.Antonio erano in buone condizioni , ciò che obbligò il Vescovo a interdire l’uso degli altri tre.

Nel 1813 era ancora aperta al culto , ma un editto Vescovile dello stesso anno fu emesso per minacciarne l’uso a seguito notizie di ” divertimenti e gozzoviglie ” verificatisi in un ” luogo di santo ritiro ” .

A quei tempi l’eremita custode del tempio era tal Cosimo Mitrano ritenuto responsabile di predetti ” inconsueti avvenimenti ” , per cui fu sottoposto ad attenzioni e controlli affidati a Don Luigi Zizzi che fu Parroco della Chiesa di San Lorenzo a Mola , dal 1810 al 1817.

In un carteggio del 1895 la Chiesa è chiamata sia con il nome di S. Antonio che di S.Maria delle Monticelle.

Questo è tutto quello che è dato sapere su questo luogo di culto che ebbe per Mola la stessa funzione e importanza che aveva la Chiesa di S. Maria La Noce per gli abitanti di Castellone.

Peccato che si trovi ora in uno stato di dissesto che si aggiunge anche a problemi di proprietà con confinanti che hanno costruito nelle adiacenze del rudere.

Raffaele Capolino

DUE VECCHIE FOTO DEGLI ANNI ’50 SCORSO SECOLO

DUE VECCHIE FOTO DEGLI ANNI ’50 SCORSO SECOLO

La prima inquadra Piazza della Vittoria a sinistra e la contrada Sarinola di fronte .

La seconda riprende dall’attuale Via T . Costa l’ingresso di Villa Colagrosso e del Macchione interno prima del passaggio infausto della Flacca Moderna.

Due bellissime foto che ci restituiscono particolari perduti per sempre.

Provate ad allargare le due immagini, che risultano riprese da ovest.

Raffaele Capolino

MANODOPERA FORNITA DAL RECLUSORIO DI GAETA PER L’ESECUZIONE DI OPERE PUBBLICHE APPALTATE DAL COMUNE DI FORMIA NEI PRIMI DECENNI DELLO SCORSO SECOLO Fonti documentali: Archivio Storico Comune di Formia

MANODOPERA FORNITA DAL RECLUSORIO DI GAETA PER L’ESECUZIONE DI OPERE PUBBLICHE APPALTATE DAL COMUNE DI FORMIA NEI PRIMI DECENNI DELLO SCORSO SECOLO
Fonti documentali: Archivio Storico Comune di Formia

All’art.1 del regolamento per esecuzione in economia dei lavori di sistemazione della Piazza delle Saline (ora si chiama Piazza della Vittoria), era previsto:

” impiego di mano d’opera fra cui principalmente quella militare fornita dal Reclusorio di Gaeta nonche’ al personale all’uopo necessario.La gestione in economia sarà’ tenuta mercé persona tecnica applicata presso la Segreteria del Comune ed alle dipendenze della Direzione dei lavori”

Un partecipante a questa gara d’appalto le cui indicazioni erano favorevoli a imprese con utilizzo di personale locale, propose un preventivo comprensivo di materiale e manodopera di circa 250.000 lire con la precisazione che il costo preventivato poteva ridursi di Lire 80.000 se fosse stato possibile l’utilizzo di manodopera riveniente dal Reclusorio di Gaeta.

In pratica il vicino Reclusorio forniva manodopera di soggetti all’interno del Carcere, ovviamente a prezzi ridotti rispetto a quelli di mercato.

Sarebbe interessante sapere se l’ impiego di manodopera proveniente dal reclusorio di Gaeta avveniva solo su basi volontarie e se interessava oltre al personale militare di controllo anche i soggetti detenuti.

È comunque un particolare da approfondire ulteriormente ma che mi ha colpito perché mai riscontrato nel corso delle mie ricerche e , per questi motivi, da me ora proposto al giudizio di chi ne sa più di me.

Raffaele Capolino

IL ” PRIVILEGIO REALE DELLA CATENA” CONCESSO ALLA CASA DEL MATTEJ A MOLA – FORMIA

IL ” PRIVILEGIO REALE DELLA CATENA” CONCESSO ALLA CASA DEL MATTEJ A MOLA – FORMIA

Il padre del Mattej, Don Simone, ospito’ nella sua casa di Mola per una notte il Re di Napoli Ferdinando IV di passaggio per andare al Congresso di Vienna del 1815. Allora il piccolo Pasquale aveva appena due anni.

Aver concesso il pernottamento al Re, che di ritorno da Vienna assunse il nome di Ferdinando I Re delle due Sicilie, determinò il diritto automatico della ” Catena ” che era un privilegio spettante alle abitazioni dove aveva alloggiato il Re.
In pratica con questo privilegio ( foto n. 4) l’abitazione di Don Simone Mattej era parificata alla residenza Reale .Nessuno poteva entrare in quella abitazione contraddistinta dalla presenza di una catena , se non previa autorizzazione del Re . Una sorta di “zona franca reale”.

Vi aiuto a leggere il Decreto Reale di Ferdinando I di cui alla foto n. 4

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” Verificata la supplica rassegnata da D. Simone Mattheis domiciliato in Mola di Gaeta

Sulla proposizione del nostro Segretario di Stato Ministro di Grazia e Giustizia

Abbiamo di risoluto di decretare e decretiamo quanto segue:

Art. 1

Concediamo per grazia speciale a D. Simone Mattheis il privilegio di poter porre la catena alla porta della casa di sua abitazionene in Mola di Gaeta per memoria di aver ivi soggiornato la Nostra Real Persona nel transito da noi fatto per l’additato Comune.
Questo privilegio sarà in perpetuo inerente alla detta Casa .
Art. 2
………………………………………… per l’esecuzione di tale decreto ognuno è incaricato per la parte che lo riguarda ………

Firmato : FERDINANDO

F.to Ministro Grazia e Giustizia.
Tomassi

F.to Segr. di Stato Ministro Cancelliere
Tommasi

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In effetti la catena era posta su un cippo all’ingresso del portone lato est come si vede nella foto n. 2 relativa al disegno dello stesso nostro Artista concittadino.

Un ladro che fosse entrato nella casa del Mattej sarebbe stato punito come se fosse entrato nella casa del Re . Neppure agenti di polizia potevano entrarci senza la preventiva autorizzazione Reale.

Scrive Renato Lefevre ” in un disegno del Mattej si osserva chiaramente la catena avvolta ad un cippo presso l’ingresso ” .Si riferiva al disegno di foto 4.
Il “cippo con catena ” di Mola cessò la sua ” funzione ” con la caduta dei Borbone nel 1861 e fu visibile fino a tutto il 1944 quando il Palazzo Mattej ando’ distrutto dall’ultimo evento bellico.
Fu consentito agli eredi del Mattej di ricostruire l’edificio in posizione più arretrata per creare una piazza più ampia e per consentire un accesso con scala tra la Piazza del Mercato e Via della Conca.

Peccato sia andato perso il ” cippo con la catena ” il cui significato era ignoto a quasi tutti nel periodo prebellico!!!!!!!

Alcune foto e notizie sono prese dal libro di Giorgio Ottaviani ” Pasquale Mattej ” Editore Caramanica 2006.

Raffaele Capolino

TRE REPERTI CON EPIGRAFI FORMIANE TRASFERITI A PORTICI NEL 1739 RITROVAMENTI DI STATUE E ISCRIZIONI SU MARMI AVVENUTI A CASTELLONE DI FORMIA ULTERIORI PARTICOLARI FORMIANI SU ANTONINO CONSOLE PRIMA DI DIVENTARE IMPERATORE.

TRE REPERTI CON EPIGRAFI FORMIANE TRASFERITI A PORTICI NEL 1739
RITROVAMENTI DI STATUE E ISCRIZIONI SU MARMI AVVENUTI A CASTELLONE DI FORMIA
ULTERIORI PARTICOLARI FORMIANI SU ANTONINO CONSOLE PRIMA DI DIVENTARE IMPERATORE.

” Nello scavamento fatto l’anno 1739 in Castellone dal Regio Ingegnero Don Francesco Barios, per ordine della Corte, tra l’altro ritrovate vi furono alcune statue di perfettissimo disegno, ma senza testa , vicino a due piedistalli ,in uno dei quali vi era la seguente inscrizione:

QUINTO CLODIO HERMOGENE ………..NO
………………V.C. CONS. CAMP……….
ORDO ET POPULUS
FORMIANUS
P………NO PRAEST …..N
………TISSIMO

e nell’altro solamente si leggea

PONCIO PAULINO
CONS………………..
…………………………
…………………………””””

(Barios fu incaricato dal Marchese Venuti )

“Tal piedistalli furono trasportati nella Real Villa di Portici , dove esso ( Il Marchese Venuti) li vide assieme ad una terza iscrizione :

FULVIAE ……………….
AUGURINIA ………….
NAE C.F………………..
DIONYSI CONS.VIRI
CORR.CAMP. UXORI
FORMIANI PUBLICE

Fulvia Augurinia era la moglie di Dionigi Correttore , che era lo stesso Consolare della Campania . Onde date le testimonianze sembrami indubitato che, Antonino, e in sequela tutti i Consolari suoi successori abbiano fatto in Formia la loro residenza.

Quando Antonino fu eletto Consolare , piantò il suo Pretorio in Formia , dove Adriano ( imperatore) possedeva molti beni . È quindi in sequela ebbero da far residenza tutti i consolari che gli succedettero.
Antonino (chiamato Pio dopo essere diventato imperatore) visse in Formia nelle accennate ville di Adriano ( suo padre adottivo) prima e dopo di essere stato imperatore.”

Questo è quanto scritto da Erasmo Gesualdo( il cui vero nome era Gonsalvo D’Amore ) in replica e in contrasto con il Pratilli autore della Storia della Via Appia.

Quinto Clodio Hermogene ( di cui ho visto la sua epigrafe da qualche parte ) fu “Vir clarissimus” Consolare della Campania e Patrono di Formia.

Sposò Tirrenia Anicia Giuliana della Gens Anicia attestata a Formiae , era di religione cristiana e figlio di Clodio Celsino Adelfio e di Faltonia Betizia Proba, una poetessa.

Dal suo matrimonio con Tirrenia nacque una figlia di nome Anicia Faltonia Proba ( forse in onore di uno dei primi santi di Castellone di quel periodo) : San Probo Vescovo di Formia nel 303 dc)
Quinto Clodio Hermogene fu Proconsole d’Africa nel 361, Praefectus urbi (369-370), Prefetto del Pretorio per l’Illirico e per l’Oriente, Console nel 379.

Per precisione occorre dire che il vero nome di Antonino era Tito Aurelio Fulvo Boionio Arrio Antonino nato a Lanuvio e che la gens “Arria” era attestata a Formia come narrato in un mio post recentemente riproposto.

Quante storie possono essere raccontate dai numerosi reperti romani rinvenuti nel nostro territorio Formiano.

Rintracciare e catalogare tutti i reperti della nostra città sparsi ovunque nel mondo e richiederne copie almeno per i pezzi più pregiati, sarebbe una cosa straordinaria.

Stati Uniti, Stato del Vaticano, Mantova,Sabbioneta, Portici, Napoli , Gaeta, Roma , Berlino, Londra , Copenaghen e chissà quante altre città hanno testimonianze storiche ed archeologiche riferibili al nostro passato e che, pertanto , ci appartengono.

Spero che qualcuno in futuro trasformi questo sogno in realtà come è successo in altre città .

Raffaele Capolino

EPISODI E CURIOSI TOPONIMI DI FORMIA TRASMESSICI DA PASQUALE MATTEJ (1813 – 1879) La “Gran Muraglia” di Formia

EPISODI E CURIOSI TOPONIMI DI FORMIA TRASMESSICI DA PASQUALE MATTEJ (1813 – 1879)
La “Gran Muraglia” di Formia

Con i suoi scritti, il Mattej ci trasferisce tante notizie di Formia, a moltissimi sconosciute.

Ad esempio parla di un episodio avvenuto ” ai tempi della occupazione militare francese ” .
La bottega del barbiere Nosca saltò in aria per esplosione di un barile di polvere .La bottega era posta sulla Via Appia vicino al Casamento Rubino nei pressi della Piazza S.Teresa. Credo siano gli stessi “Rubino” che nel 1867 si trasferirono nella ex Real Villa Caposele.

Racconta altresì del ritrovamento a Castellone di un antichissimo “sacello”, in uno spazio detto “degli Scipioni” , dedicato al culto di S.Giovanni in Formiis.

Ci narra di una “pertinenza alla Cupa ed altra della famiglia Calcagni presso la Piazza della Croce” situata sull’acropoli Formiana in località Capo Castello.

In una operazione di restauro condotta da Luigi Capolino, ai confini con l’Appia ma sempre a Castellone , fu rinvenuta una ” successione di locali ad uso di botteghe tra cui una più vasta ” configurabile con una officina da orafo del periodo romano ” .
Furono ,in questo caso, rinvenuti : un bilancino a due coppe coi pesi corrispondenti, un crogiuolo, pietre dure incise, camei e monete.
Molte ” monete d’oro imperatorie” , all’insaputa del Capolino , furono divise tra gli operai . Solo quattro di essere furono viste dal Capolino e dal Mattej, perché acquistate da una ” merciaia” che possedeva altri oggetti provenienti dallo stesso scavo: una statuina di bronzo che rappresentava la Fortuna, un ” priapo ” , un idolo di bronzo e frammenti di utensili di ogni genere e di metallo e di terracotta.
Aveva altresi , vasellami di marmi, di vetro, di osso e monete di bronzo.

Infine il Mattej parla di una circoscrizione che va dal Vico della Verdura alla Piazza della Croce , come confine occidentale e di una ” Gran Muraglia ” , come confine orientale e che delimita il giardino De Matteis.

Come sappiamo la proprietà De Matteis , divenuta Di Fava , nel 1928 farà emergere la piscina natatoria, le Nereidi su mostri marini e un marmo dedicato a Marco Cocceio Nerva . Ciò che farà nascere il toponimo : Muro di Nerva

Per quanto sopra detto credo che tra le tante notizie trasferiteci da Mattej, la più bella è che il muro che noi oggi chiamiamo ” Muro di Nerva” , prima del 1928, era chiamato la ” Gran Muraglia ” e che , stranamente, è l’unico sito Formiano che, salvo errore, non mi risulta essere stato disegnato dallo stesso artista.

Cercherò adesso , anche con aiuto di amici, di dare una esatta collocazione ai toponimi scomparsi: Vico della Verdura, Cupa, Piazza della Croce , spazio degli Scipioni e proprietà dei Calcagni.

Rappresentano conoscenze importanti per collocare altre tessere di questo meraviglioso ” puzzle storico-archeologico ” della nostra Città di Formia.

Un mosaico che , noi tutti insieme, stiamo ricomponendo in tutti i suoi particolari.

Raffaele Capolino