GLI STUDI GRAFICI DELL’ ARCHITETTO GUSTAVO GIOVANNONI PER LA CHIESA DI S. GIOVANNI A FORMIA

GLI STUDI GRAFICI DELL’ ARCHITETTO GUSTAVO GIOVANNONI PER LA CHIESA DI S. GIOVANNI A FORMIA

La storia della costruzione dai documenti conservati dal Prof. Giovanni Bove e donati all’Archivio Storico Comunale di Formia.

L’ architetto Gustavo Giovannoni modificò più volte con disegni l’aspetto estetico della erigenda Chiesa .
Mise a disposizione tutta la sua professionalità e la sua esperienza per lasciare a Formia un Tempio dedicato ai Santi Giovanni e Lorenzo.

Saranno stati gli eccessivi costi , congiunti alla scarsità dei fondi reperiti, a privilegiare l’architettura attuale partorita dall’architetto Zander.

In uno dei suoi disegni il Giovannoni in un lato rappresentò anche le arcate dell’acquedotto romano e del castellum di distribuzione.

Tra le foto una regolamentazione analitica delle donazioni e un elenco di personaggi importanti di Formia che costituirono un comitato cittadino per la futura costruzione della Chiesa dei Santi Giovanni e Lorenzo.

Raffaele Capolino

FORMIA NEI QUATTRO EPISODI PIÙ IMPORTANTI DELLA VITA DI MARCO TULLIO CICERONE

FORMIA NEI QUATTRO EPISODI PIÙ IMPORTANTI DELLA VITA DI MARCO TULLIO CICERONE

Questi quattro eventi storici si verificarono nel 58 – 49 – 45 – 43 ac .

1) Nel 58 ac Cicerone fu condannato all’esilio per una legge penale retroattiva fatta votare dal Senato e presentata da Publio Clodio Pulcro, dietro istigazione di Caio Giulio Cesare, ostacolato, secondo molti storici, nei suoi piani da Cicerone nei fatti precedenti e inerenti la congiura di Catilina scoperta dall’Arpinate che per questo fu appellato dal Senato ” Pater Patriae”.
Catilina, come successivamente Clodio, fu in realtà una pedina manovrata da Crasso e Cesare che aspiravano al potere assoluto di Roma con la preventiva destabilizzazione del Senato.La congiura di Catilina era propedeutica alla proposizione di Crasso come Dittatore e Cesare, fortemente indebitato in quel momento verso lo stesso Crasso, come suo vice.

Durante l’esilio di Cicerone la sua villa di Formia fu espropriata e distrutta quasi interamente su disposizione del Senato.
Con il ritorno di Cicerone nell’anno successivo, perché ritenuto ingiustamente condannato, la villa di Formia fu ricostruita dall’Oratore con gli indennizzi riconosciutigli dallo stesso Senato.

2) Nel 49 ac il 28/3 , Cicerone ricevette a Forma la visita di Cesare che ritornava da Brindisi nel suo inseguimento di Pompeo che, impaurito da Cesare quando attraversò il Rubicone con una sola legione, aveva abbandonato Roma per ripararsi in Grecia e per prepararsi ad una guerra civile dopo aver allestito un adeguato numero di legioni.
Cesare voleva l’appoggio del più illustre e più carismatico dei Senatori i quali, tra l’altro e in molti, avevano abbandonato Roma su consiglio di Pompeo che era stato considerato dal Senato il “Difensore di Roma e delle sue istituzioni ” di fronte agli atteggiamenti “ribelli” di Cesare.
Per chiedere l’aiuto di Cicerone , Cesare si fermò a Formia nella sua villa.
Ma Cicerone ebbe il coraggio quel giorno a Formia di dire ” NO ” all’uomo in quel momento piu’ potente del.mondo , che lo avrebbe voluto a Roma come suo consigliere.
Sappiamo dal contenuto delle sue lettere che Cicerone si fidava più di Pompeo che di Cesare e che in quei frangenti di guerra civile tra Cesare e Pompeo, Cicerone aveva optato per stare dalla parte di Pompeo anche se non aveva approvato la sua fuga da Roma.

3) Nel 45 ac Cicerone, sempre a Formia , ospitò il Dittatore Cesare e la sua scorta di duemila pretoriani in una visita ufficiale di ostentazione del suo potere.
Preventivamente si era fermato dalla sua nipote Azia, madre di Ottaviano, sposata con Marco Filippo e residenti in una Villa nel Formianum che coincide con l’attuale Villa Irlanda a Vindicio.
Fu in quella occasione che Cicerone informò Cesare della morte del suo amico e cittadino di Formia Mamurra avvenuta qualche mese prima.

4) Nel 43 ac e precisamente nei mesi di novembre e dicembre, Cicerone dalla sua villa di Formia seguì con ansia e preoccupazione gli accordi a Bologna tra i triumviri Ottaviano, Marco Antonio e Marco Emilio Lepido, che dovevano decidere la sua sorte e quella dei ” cesaricidi”.
Cicerone confidava nell’amicizia di Ottaviano e del suo vicino di casa a Formia Marco Emilio Lepido, i quali però non riuscirono a frenare lo spirito vendicativo di Marco Antonio verso Cicerone che lo aveva attaccato duramente in Senato con quattordici Filippiche miranti anche a difendere i diritti di Ottaviano come unico erede di Cesare.
Ottaviano e Lepido erano inizialmente riusciti a limitare il destino di Cicerone ad una condanna per un esilio perpetuo.
Marco Antonio riuscì tuttavia in extremis a fare apporre il nome di Cicerone in testa alla lista di proscrizione dei condannati a morte e dopo il suo assassinio a Formia il 7 dicembre del 43ac, ebbe la macabra soddisfazione assieme a sua moglie Fulvia ( vedova di Publio Clodio) di avere a Roma , tra le mani e nella sua dimora , la testa del grande oratore. Si racconta che Fulvia punzecchio’ piu’ volte la lingua dell’Oratore con uno spillone per capelli.
Cicerone fu decapitato nella sua Villa di Formia , mentre cercava di fuggire per andare in Macedonia in ossequio alla iniziale condanna all’esilio perpetuo comunicatogli qualche giorno prima. Gli autori di questo orrendo delitto furono i killer di Marcantonio : Erennio e Popilio , quest’ultimo difeso dallo stesso Cicerone anni addietro in una causa penale di “parricidio” .

Un altro momento importante della vita di Cicerone deve essere stato quando nel 45 a.C. prese la decisione di far costruire a Formia , in un luogo dominante della sua proprietà, il sepolcro della sua figlia Tulliola morta a seguito di parto a 33 anni.

La prima delle due foto è la testa di Cicerone trovata a Formia e poi trafugata dal Museo locale e non più recuperata.Da notare la straordinaria somiglianza alla seconda foto di un busto di Cicerone.

Raffaele Capolino

Il MAUSOLEO ROMANO DI S. CROCE A FORMIA

Il MAUSOLEO ROMANO DI S. CROCE A FORMIA

La storia di questo sito è legata alla figura del Cav. Adolfo Nucci che fu Sindaco di Formia dal 1906 al 1910.

Agli inizi del 1900 ebbe vasta risonanza negli ambienti archeologici il ritrovamento di un sarcofago monumentale nella zona di S. Croce a Formia , nella proprietà del Cav. Avv. Adolfo Nucci che diresse personalmente gli scavi , essendo in quegli anni Ispettore Regio delle Antichità per la zona di Formia.

Non fu trovato solo il citato sarcofago ma altri reperti che , nel rispetto dell’allora normativa , restarono nella disponibilità del proprietario del suolo.

Ecco una elencazione descrittiva dei reperti maggiori:

– Fregio superiore di sarcofago rappresentante un triclinio funebre con annessa maschera angolare cm 160 x 32 ( forse un sarcofago di un fanciullo ).
– Altro frammento della stessa natura senza maschera cm. 40 x 32.
– Busto virile con clamide e faretra cm. 34 x 30
– Frammento di panneggio scultoreo cm. 45 x 28
– Altorilievo di torso virile con tunica cm 27 x 19
– Omero e collo di statua femminile grandezza naturale
– Mano statutaria con collo di otre
– Cornice con decorazione floreale cm 70 x 12
– Frammenti di iscrizione ( lettere LISO )
– Frammenti minori scultorei e da crustae marmoree.

Nel 1935 il Nucci decise di disfarsi di questa sua collezione privata per venderla al Comune di Formia che aveva già istituito un Antiquarium locale che si andava ingrandendo anno dopo anno.

La sua prima richiesta economica fu ritenuta eccessiva dal Direttore del Museo di Napoli , Amedeo Maiuri che , pur consigliando di acquisire i reperti, fissò come importo massimo la cifra di Lire 3.000

Fu informato anche il Ministro dell’istruzione Pietro Fedele , amico del Nucci , che in una sua lettera indirizzata al venditore dei reperti tramite il Comune di Formia scrive:

” L’unica ragione che potrebbe consigliarne l’ acquisto è la speranza di poter rintracciare in uno scavo più sistemativo e più completo del Mausoleo di Santa Croce, altri e più importanti elementi.
A mio modo di vedere, tutti i frammenti in possesso del Nucci possono essere acquistati per una somma non superiore alle 3.OOO Lire.
Per mia parte La esorto a cedere gratuitamente all’Istituendo Museo Formiano questi frammenti o per un prezzo proporzionato al loro intrinseco valore. ”

La trattativa , condotta dal Podestà Tonetti , si concluse con un esborso di L. 1.300

Del sito oggi nulla si sa . Potrebbe essere ancora nel giardino di qualche abitazione come potrebbe anche essere stato espropriato al Nucci nel momento della realizzazione della Direttissima Roma – Napoli.

I predetti reperti acquisiti ed esposti nell’Antiquarium di Formia scomparvero tutti , tra le macerie belliche dello stesso museo.

L’ultima foto riproduce i luoghi del sito archeologico con indicazione a mano della Via Erculanea e della Via Appia.

I fatti sono narrati sulla scorta di documenti conservati all’Archivio Storico Comunale di Formia , che consiglio a tutti di frequentare.

Raffaele Capolino

NEL 1907 UN RIMPROVERO SCRITTO AL SINDACO DI FORMIA PER SCARSA ATTENZIONE NELLA CUSTODIA DI REPERTI ARCHEOLOGICI

NEL 1907 UN RIMPROVERO SCRITTO AL SINDACO DI FORMIA PER SCARSA ATTENZIONE NELLA CUSTODIA DI REPERTI ARCHEOLOGICI

I fatti, ricostruiti da documenti rinvenuti nell’Archivio Storico del Comune di Formia, sono questi :

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Con una lettera del 2/7/1907 ( foto 1 – 3 ) il Direttore del Museo di Napoli scrive al Sindaco Adolfo Nucci:

” Un funzionario di questo Museo, reduce da codesta Città, dove si è recato in missione, mi riferisce di aver veduto costa’ , nel cortile del Palazzo della Prefettura , due enormi blocchi di travertino , appartenenti alla trabeazione di un edificio pubblico romano , quasi sepolti in mezzo a calcinacci, e destinati ad essere coperti del tutto.

Quei blocchi portano impressi sulla faccia esterna , in lettere cubitali , alcuni frammenti epigrafici che furono già editi dal Mommsen nel volume X del Corpus Inscriptionum Latinarum nn. 6086 e 6210.

A parte l ‘importanza storica dei due blocchi , il fatto stesso che sono noti nel mondo scientifico come esistenti da molti anni nel cortile di codesto Palazzo Prefettizio, dovrebbe metterci al riparo da ogni colpevole abbandono , tanto più che si trovano in un edificio appartenente allo Stato.

E poiché pare che il legittimo proprietario di essi sia codesto Municipio , faccio appello alla S.V.Ill.ma , affinché non permetta la sparizione totale di quei frammenti architettonici ed epigrafici , facendoli rimuovere dal posto dove sono e collocarli in sede migliore.

Gradirei un cenno di assicurazione.

IL DIRETTORE INCARICATO
Firma illeggibile

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Il Funzionario deve aver visto qualcosa di simile alla foto 2 che riporta in alto a sinistra i due reperti posizionati sul cortile del Palazzo Comunale .In uno di essi si legge la scritta : MESSIA ( uno dei due CIL riportati nella nota del 2/7/1907)

Il Sindaco Cav. Adolfo Nucci in data 12/7/1907 fece recapitare assicurazioni scritte da un suo funzionario, che chiusero l’episodio specifico , ma non posero fine al ” vagabondare dei due importanti reperti ” che rimasero nello stesso luogo fino ai primi anni del dopoguerra .

Negli anni 60/70 i reperti , che nel frattempo erano cresciuti di numero, furono spostati prima in Piazza della Vittoria, poi in Villa Comunale, poi ancora nei giardini del Coni , nel Parco De Curtis e nella Piazzetta Luigi Purificato.
I numerosi elementi di trabeazione di uno stesso Tempio Romano , sparsi un po’ ovunque , sono stati oggetto, su mia insistenza, di uno studio condotto dal Prof. Heikki Solin e dal suo collaboratore Gianluca Mandatori .

I risultati di questo lavoro saranno pubblicati prossimamente su una Rivista Tedesca , leader mondiale nel settore epigrafico romano.

La solerzia e la precisione del Direttore del Museo di Napoli del 1907 , mi ha dato la possibilità di preannunciare fatti ed eventi d’importanza eccezionale che serviranno, quantomeno , ad attutire la figura non proprio esemplare dei nostri amministratori pubblici di circa un secolo fa.

Raffaele Capolino

DAL “FONDO BOVE” – ARCHIVIO STORICO DI FORMIA

DAL “FONDO BOVE” – ARCHIVIO STORICO DI FORMIA

Tre bellissimi capitelli in stile corinzio, rocchi di colonne, porzioni di edicole funerarie, parti di statue ed altro.
Tutto rinvenuto tra il corposo materiale donato da Giovanni Bove al comune di Formia.

Le fotografie scattate negli anni ’60/’70 circa, sono relative a numerosi reperti appartenuti all’epoca romana della nostra città di Formia.

Purtroppo, di tutti i reperti fotografati dal nostro amatissimo concittadino , non sono pochi quelli che risultano scomparsi .

Nonostante tutto, Formia ha tuttora un consistente numero di reperti romani tra cui numerose e importanti iscrizioni lapidee.

Non mancano a Formia iscrizioni murali, del tipo ” tituli picti “, a Via Mamurra e nell’area archeologica del Caposele.

Raffaele Capolino

ANTICHE MURA A CASTELLONE DI FORMIA POCO SCONOSCIUTE

ANTICHE MURA A CASTELLONE DI FORMIA POCO SCONOSCIUTE

Sembrano appartenere al periodo romano repubblicano , specie per la consistenza del nucleo centrale in perfetto calcestruzzo.

È un tratto di mura nascoste dalla fila di fabbricati che dalla Torre , lato ovest , sono disposti fino all’ingresso del Borsale al confine con la Chiesa-Monastero di S.Erasmo.

In pratica sono a meno di cinquanta metri dalla Torre Ottagonale , ma non visibili da alcun lato.

Potrebbe essere quel tratto di mura chiamato ” Muraglia” , dove fu ricavata una porta in Via Gradoni del Duomo , in sostituzione di quella romana, sotto la Torre, eliminata nel 1595.

Queste ultime informazioni fanno parte di un mio post del 9 ottobre scorso, ricavate da un vecchio manoscritto del Monastero di S. Erasmo di Formia del 26 gennaio del 1595.

Questo tratto di mura è apparso a me e a Jeanpierre, mentre eravamo intenti a fotografare le imponenti mura poligonali del Borsale di Castellone.

Io stesso, pur essendo nativo di questo borgo, non avevo mai visto queste antiche mura , né mi risulta che siano state pubblicate e descritte su qualche testo storico locale.

Un amico che vi abita di fronte ci ha permesso di fotografarle da più vicino , ciò che ci ha fatto notare i contorni in laterizi di una stretta feritoia usata per controllare arrivi indesiderati nel borgo, dal lato nord-ovest.

Si puo’ quindi ipotizzare che si tratti di mura romane repubblicane , riadattate a scopi difensivi nel periodo medievale fino ad rimanere ” affogate ” nelle costruzioni civili del primo dopoguerra.

Raffaele Capolino

QUESTO POST RAPPRESENTA IL PROSIEGUO DELL’ ARTICOLO DEL 9 GENNAIO 2018

QUESTO POST RAPPRESENTA IL PROSIEGUO DELL’ ARTICOLO DEL 9 GENNAIO 2018

In pratica è tutto ciò che videro nel 1931 il Podestà Felice Tonetti, l’Arch. Gustavo Giovannoni e il Comm. Amedeo Maiuri al di sotto del manto stradale dell’Appia Antica, nel tratto sottostante la Fontana Monumentale di S.Remigio a Formia.

È stato possibile per me e per l’amico Jeanpierre Maggiacomo raggiungere il sito e fotografarlo , grazie alla collaborazione dei Sigg. Novelli , proprietari di un fondo sottostante alla Fontana Romana , lato sud.

Si tratta di strutture ipogee , lunghe una ventina di metri e poste a 7/8 metri al di sotto del tratto stradale della Regina Viarum .
Furono realizzate per lo smaltimento delle acque reflue di questa magnifica fontana monumentale che si trova tuttora in località San Remigio a Formia e visibile in una vecchia foto degli anni trenta dello scorso secolo, postata in sezione commenti.

Alcune di queste strutture sotterranee sono pervenute intatte , altre hanno subito opere di manutenzione , sicuramente avvenute nel periodo podestarile prebellico, quando fu ampliato e spostato il tratto dell’Appia Antica per dare una migliore qualificazione al sito romano sopra citato.

In quella occasione e per alcune parti bisognose di restauro , furono utilizzati numerosi ” conci vulcanici” appartenuti all’antico tratto viario .

Questi locali, come ci è stato riferito da più confinanti, furono utilizzati come ” rifugi antiaerei” nel corso dell’ultimo e tragico evento bellico, raggiungibili da una buca posta nel lato est della stessa fontana.

Un altro tassello storico-archeologico della nostra città di Formia .

Un risultato che è stato possibile raggiungere grazie ad un fascicolo conservato nell’Archivio Storico Comunale di Formia ” Franco Miele”.

Raffaele Capolino

ANATEMA DEL CENOBIO DEI MONACI OLIVETANI DI S. ERASMO IN CASTELLONE DI FORMIA

ANATEMA DEL CENOBIO DEI MONACI OLIVETANI DI S. ERASMO IN CASTELLONE DI FORMIA

ANATEMA – PAPA GREGORIO XI
NON RISORGA NEL GIUDIZIO – INFELICE MUOIA DANNATO COME L’INIQUO GIUDA CHIUNQUE OSI VIOLARE IN QUALSIASI MODO QUESTO CENOBIO – AD 1621

Questo anatema non è altro che una maledizione per chi profana un luogo sacro così come gli anatemi scritti dagli Egiziani all’ingresso delle Tombe dei Faraoni per scoraggiare i tombaroli.
Si tratta della traduzione di uno scritto in latino su una lastra marmorea posta sul magnifico portale dell’ingresso del Cenobio di S.Erasmo a Castellone, comprovante i numerosi atti di saccheggio avvenuti nei vari secoli a danno del monastero.

Sulla efficienza dissuasiva di questa scritta in latino nei confronti di popoli barbari e/o mussulmani personalmente ho seri dubbi.
La stessa posizione della lastra marmorea così in alto da non consentirne la lettura, è alquanto curiosa.

Il reperto in marmo riporta anche l’autore di questo anatema che risale al 1300 ed è riferibile al Papa Gregorio XI ed è all’ ingresso di quasi tutti i Cenobi Olivetani compreso anche quello di S.Magno in Fondi da me spesso frequentato.

Gregorio XI Papa tra il 1370 e il 1378 fu l’ultimo Papa eletto ad Avignone e fu lui , nel 1377, pur di origine francese e un anno prima della sua morte, a riportare , dopo settanta anni, la Sede Papale da Avignone a Roma.
Questo evento ,osteggiato in particolare dal clero francese, determinò lo Scisma d’Occidente che durò quaranta anni nei quali ci furono quattro Papi eletti a Roma e quattro Papi eletti a Fondi e Avignone.
Le nazioni cattoliche del mondo occidentale si divisero in due a seguito di questo evento che interessò la Chiesa di Roma.

In particolare questi furono i fatti, consequenziali alla spaccatura, che si verificarono nella Chiesa Cattolica Cristiana
in quegli anni:

Dopo la morte nel 1378 del Papa Gregorio XI , autore del suddetto anatema, fu eletto a Roma Papa Urbano VI mentre negli stessi giorni a Fondi , appartenente assieme a Castellone e Mola al Ducato di Gaeta, diversi Cardinali per lo più francesi, elessero il primo Antipapa Clemente VII che provvide subito a ristabilire la propria corte ad Avignone. Un cliente della Filiale di una Banca di Fondi ,di cui ero Direttore , mi offrì la possibilità di visitare l’Aula del Conclave , in quel periodo e credo anche adesso, di proprieta’ privata, dove avvenne questo evento storico.

Per quarant’anni , quindi, Roma eleggeva i suoi Papi ed Avignone faceva altrettanto fino a quando, nel 1417, con il Concilio di Costanza furono dichiarati eretici gli antipapi Clemente VII (eletto a Fondi) , Bonifacio XIII, Alessandro V e Giovanni XXIII (eletti ad Avignone).

Particolare curioso si verificò quando Mons. Angelo Roncalli fu eletto nel 1958( il Papa buono) e decise di chiamarsi Papa Giovanni.Gli fu assegnato ovviamente lo stesso numero XXIII appartenuto all’Antipapa dichiarato eretico nel 1417 dal Concilio di Costanza.

Al racconto di questo grande evento storico siamo pervenuti partendo dall’Anatema del Cenobio Olivetano di S.Erasmo in Castellone di Formia.

Raffaele Capolino

FORMIA NELLA STORIA DEL ” GIARDINO DELLA VANELLA” AL MANN DI NAPOLI

FORMIA NELLA STORIA DEL ” GIARDINO DELLA VANELLA” AL MANN DI NAPOLI

Il MANN ( Museo Archeologico Nazionale di Napoli) ha tre giardini :
Il giardino della Vanella
Il giardino delle Camelie
Il giardino delle Fontane

Il giardino della Vanella ,impiantato fin dal 1823, ebbe uno periodo di massimo splendore grazie alle intuizioni geniali di Amedeo Maiuri che nel 1932 , al centro di predetta area fece collocare:

“….in un luogo dove il visitatore poteva riposarsi dalla fatica di aver visto tante meraviglie, ………..una riproduzione fedele e in scala di una piscina marittima che adornava una delle più sontuose ville romane a Formia. La presenza della fontana soddisfaceva due delle esigenze primarie del Museo , quella decorativa e quella divulgativa scientifica ”

Stiamo parlando della piscina romana a mare sotto la Villa Umberto l’ a Formia.
Predetta Villa Comunale è sovrastante a imponenti resti di una domus appartenuta , con buona probabilità, ad Apollinare come ci fa capire Marziale in un suo epigramma ( X, 30) che è un inno alla bellezza di Formiae .
Marziale afferma che Apollinare, di cui fu ospite , poteva pescare dal mare pur stando seduto nel suo triclinio e dalla sua dimora poteva vedere il porto di Formiae romana.

Amedeo Maiuri ci trasmette anche un particolare poco noto.
Le piscine marittime di epoca romana erano esteticamente ingentilite da elementi statuari da farle apparire meravigliose fontane.
Luigi Jacono, un ingegnere idraulico e ispettore onorario di origini ventotenesi, ci documenta che questa nostra ” piscinae” era connessa alla domus da un portico provvisto di colonne parallele al suo lato più lungo ( ved. foto).

Da un disegno di Luigi Jacono che ho trovato in uno studio di Salvatore Ciccone del 1996 Formianum IV , viene fuori che il suddetto impianto di piscicoltura aveva una lunghezza di 200 piedi.
In pratica, un rettangolo di mt 60 x mt 30, con quindici comparti e due grandi aree laterali con all’interno due vasche a forma di rombi, entrambe di mq 600, mentre al centro altri comparti di forma quadrata per altri mq 600.

La superficie complessiva era di 1.800 mq a cui va aggiunto 300 mq di porticato che serviva a distanziare la piscina dalla domus .
La piscina era quindi di 600 metri quadri più della superficie del Cisternone Romano di Castellone che pure è ampio 1.200 mq.

Oggi, i suoi resti sono ancora ben visibili per circa 1.200 mq , per essere stata in parte coperta dalla nuova Flacca che l’ha attraversata per tutta la sua lunghezza, sulla parte aderente alla domus romana.

Questa struttura nel giardino della Vanella poteva essere vista fino all’anno scorso, quando fu smontata e sostituita da altre installazioni.

Comunque, di sicuro ha meravigliato milioni di spettatori, per quasi un secolo !!!!!

Devo ringraziare non solo Salvatore Ciccone ma anche Giancarlo De Filippo che, qualche tempo fa, mi stimolo’ ad approfondire questo bel tassello di storia formiana.

Raffaele Capolino

ALTRI CINQUE REPERTI TROVATI A GIANOLA DI FORMIA MA NON ANCORA PRESENTATI AL PUBBLICO

ALTRI CINQUE REPERTI TROVATI A GIANOLA DI FORMIA MA NON ANCORA PRESENTATI AL PUBBLICO

Furono trovati assieme ai cinque bellissimi ” volti svelati” ( così sono stati chiamati ), sono stati restaurati anch’essi ma non hanno avuto lo stesso destino delle cinque teste.

Si tratta di una testina di cavallo, un’altra di Apollo, due testine maschili di cui una ancora “imprigionata ” nel marmo , e una testa di donnina che si pettina.

È interessante la quinta foto che rappresenta un’opera in corso per un risultato finale simile al reperto riprodotto nella terza foto.
Uno scultore specializzato per una specifica riproduzione marmorea.

Ritengo e spero che siano in qualche deposito del Museo di Formia e che non vengano rinvenuti in altro museo come successo con ” l’urna cineraria” tuttora esposta al Museo di Sermoneta.

A proposito di quest’ultimo reperto, trovato in quello che è considerato il sepolcro di Marco Vitruvio Pollione, nessuno ha pensato di darci una risposta in merito ad un probabile prestito non rientrato o non ancora scaduto.

Questi reperti sono di proprietà pubblica e non c’è cosa più bella, per chi fa ricerche e tratta di reperti archeologici , di condividere subito con tutti il piacere di una scoperta e di trasferire il proprio entusiasmo con una pronta informazione.

Mi si può dire che lo spazio nel Museo è ormai insufficiente per altri ingressi, ma poteva esserci almeno una esposizione temporanea dei reperti subito dopo il loro restauro.

Eppoi i reperti archeologici non vanno solo custoditi. Vanno anche fatti amare dal pubblico che, inevitabilmente , li ricollega ai propri antenati e alla storia dei luoghi da quest’ultimi vissuti.

Si spera, comunque, che qualcosa si faccia dopo questo appello che sento di fare anche a nome di tanti che la pensano come me.

Raffaele Capolino