STATUS ANIMARUM S. LAURENTII

STATUS ANIMARUM S. LAURENTII

STATUS ANIMARUM S. LAURENTII FORMIARUM
Censimento dal 1781 al 1825

È la consistenza delle anime della Parrocchia di S. Lorenzo a Mola di Formia , negli anni precedenti alla nascita del Comune unificato di Castellone e Mola.

Si tratta quindi di censimenti demografici fatti dai parroci di S.Lorenzo dal 1781 al 1825 nel quartiere di Mola , in ossequio a quanto disposto dal Concilio di Trento intorno alla metà del 1500.
Di ogni famiglia possiamo conoscere i loro cognomi , il luogo abitativo, l’età dei genitori, dei figli e di eventuali conviventi, oltre alle proprietà che servivano a stabilire e a facilitare l’incasso della “decima” o della “terziaria ” o del ” quartuccio” da corrispondere alle autorità religiose e civili.

È bastata una rapida visione del volume , egregiamente restaurato, per evidenziare due particolari che mi hanno interessato enormemente nei censimenti , limitatamente agli anni : 1781 – 1786 – 1793 – 1805 .

1 – La parola ” Formiarum ” , sempre presente nella prima pagina di ogni censimento , pur se In quegli anni antecedenti al 1800 i due borghi di Mola e Castellone non avevano ancora autonomia amministrativa .

Piena autonomia che arrivò nel 1819 con il Comune di Castellone e Mola che durò fino al 13 marzo 1862 quando i due borghi , insieme, ripresero l’antico nome di Formia.

2 – La citazione , in tutti i censimenti , di toponimi che non avevo mai sentito , pur avendo vissuto nel rione Mola per più di cinquant’anni.

Li elenco qui appresso, limitandomi a quelli oggi meno conosciuti , con invito al commento di chiunque sia in grado di dare un contributo in merito:

– Piazzetta
– Strapunta
– Monastero / Monasterio /Monisterio
– Lo Lauro
– S. Francesco
– Strettola della Mola
– Vicolo della Conca
– Tarsenale ( forse derivante da Arsenale !!!! )
– Porta della spiaggia
– Vicolo di S. Nicola
– Poticelli ( scritto proprio così )

Dove erano a Mola questi luoghi chiamati in questo modo ?

Vicolo della Conca e Porta della spiaggia pur facilmente localizzabili, non li avevo mai letto in questo modo.

Sono riuscito a individuare anche :
– Monasterio . Era un grosso edificio che era in Via Abate Tosti , tra Via Ponticello e Via dei Provenzali
– La Strapunta o Straponta . La punta estrema del Borgo di Mola , all’incrocio tra Via Tullia e Via Abate Tosti.

Chiunque abbia sentito anche una sola volta uno solo dei rimanenti toponimi può essere utile a farci conoscere maggiormente il territorio in cui viviamo.

Negli anni tra il 1781 e il 1825 il borgo di Mola aveva non più di 200 ” fuochi ” per un totale di 1500/1600 persone.

Un ringraziamento va a D. Mariano, attuale Parroco della Chiesa di S. Giovanni, che ha consentito l’accesso e la consultazione del testo a me e all’amico Daniele Iadicicco.

Raffaele Capolino

FORMIARUM
Censimento dal 1781 al 1825

È la consistenza delle anime della Parrocchia di S. Lorenzo a Mola di Formia , negli anni precedenti alla nascita del Comune unificato di Castellone e Mola.

Si tratta quindi di censimenti demografici fatti dai parroci di S.Lorenzo dal 1781 al 1825 nel quartiere di Mola , in ossequio a quanto disposto dal Concilio di Trento intorno alla metà del 1500.
Di ogni famiglia possiamo conoscere i loro cognomi , il luogo abitativo, l’età dei genitori, dei figli e di eventuali conviventi, oltre alle proprietà che servivano a stabilire e a facilitare l’incasso della “decima” o della “terziaria ” o del ” quartuccio” da corrispondere alle autorità religiose e civili.

È bastata una rapida visione del volume , egregiamente restaurato, per evidenziare due particolari che mi hanno interessato enormemente nei censimenti , limitatamente agli anni : 1781 – 1786 – 1793 – 1805 .

1 – La parola ” Formiarum ” , sempre presente nella prima pagina di ogni censimento , pur se In quegli anni antecedenti al 1800 i due borghi di Mola e Castellone non avevano ancora autonomia amministrativa .

Piena autonomia che arrivò nel 1819 con il Comune di Castellone e Mola che durò fino al 13 marzo 1862 quando i due borghi , insieme, ripresero l’antico nome di Formia.

2 – La citazione , in tutti i censimenti , di toponimi che non avevo mai sentito , pur avendo vissuto nel rione Mola per più di cinquant’anni.

Li elenco qui appresso, limitandomi a quelli oggi meno conosciuti , con invito al commento di chiunque sia in grado di dare un contributo in merito:

– Piazzetta
– Strapunta
– Monastero / Monasterio /Monisterio
– Lo Lauro
– S. Francesco
– Strettola della Mola
– Vicolo della Conca
– Tarsenale ( forse derivante da Arsenale !!!! )
– Porta della spiaggia
– Vicolo di S. Nicola
– Poticelli ( scritto proprio così )

Dove erano a Mola questi luoghi chiamati in questo modo ?

Vicolo della Conca e Porta della spiaggia pur facilmente localizzabili, non li avevo mai letto in questo modo.

Sono riuscito a individuare anche :
– Monasterio . Era un grosso edificio che era in Via Abate Tosti , tra Via Ponticello e Via dei Provenzali
– La Strapunta o Straponta . La punta estrema del Borgo di Mola , all’incrocio tra Via Tullia e Via Abate Tosti.

Chiunque abbia sentito anche una sola volta uno solo dei rimanenti toponimi può essere utile a farci conoscere maggiormente il territorio in cui viviamo.

Negli anni tra il 1781 e il 1825 il borgo di Mola aveva non più di 200 ” fuochi ” per un totale di 1500/1600 persone.

Un ringraziamento va a D. Mariano, attuale Parroco della Chiesa di S. Giovanni, che ha consentito l’accesso e la consultazione del testo a me e all’amico Daniele Iadicicco.

Raffaele Capolino

EPIGRAFE CONSERVATA NEL LAPIDARIO DI VILLA RUBINO – FORMIA

EPIGRAFE CONSERVATA NEL LAPIDARIO
DI VILLA RUBINO – FORMIA

Mi è stato chiesto, pochi giorni fa , il significato di questa bella epigrafe censita: CIL X 6162

M (arci ) Mari M(arci) L ( iberti)
MICCI

Reperto parziale funerario per il defunto : Marcus Marius Miccus , liberto di Marcus della Gens Maria

Deve essere stato un sito funerario di grandi dimensioni.

Manca la parte dove era indicato il nome del dedicante.

Raffaele Capolino

I TRE RITRATTI IMPERIALI FORMIANI ORA AL MUSEO NAZIONALE ROMANO

I TRE RITRATTI IMPERIALI FORMIANI ORA AL MUSEO NAZIONALE ROMANO

Questi tre ritratti , tutti trovati a Formia, erano esposti assieme ad altri , nel primo Antiquarium situato, prima dell’ultimo evento bellico , in quella che ora si chiama Piazzetta delle Erbe.(foto 1 – 2 – 3)

Com’è noto il Museo fu minato dai tedeschi , forse prima di essersi appropriati dei reperti migliori spedendoli in Germania, e quando fu possibile scavare nel dopoguerra tra le macerie questi tre reperti furono trasferiti al Museo Nazionale Romano chiamato anche Museo Palazzo Massimo, nei pressi della Stazione Termini a Roma.

La motivazione del trasferimento fu ” per tenerli maggiormente protetti”.

In questo post parlerò principalmente del primo personaggio che viene anche riportato di profilo in foto n. 4 .

La didascalia ( foto n. 5) riferita alla prima foto e al primo personaggio femminile è la seguente:

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Il personaggio , non identificato , è caratterizzato dall’acconciatura cosiddetta ” alla Ottavia ” ( sorella di Augusto e moglie in seconde nozze di Antonio), tipica del periodo tardo-repubblicano, rimasta in voga anche nella prima età imperiale. La pettinatura complessa si articola su un “nodus ” sulla fronte , trecce e ciocche che ricadono sul collo.

Ritratto femminile
Formia
Marmo greco insulare

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Le foto n. 6 e n. 7 sono riferite alle esposizioni anteguerra nel nostro Antiquarium.

A Roma il ritratto femminile deve aver subito un opportuno restauro prima di essere esposto . Il reperto presenta anche un collo ridimensionato rispetto al periodo in cui fu esposto a Formia, ciò dovuto di sicuro alle deflagrazioni delle mine tedesche.

Tengo a precisare che è stato un amico FB , Gianluca Tomei , che mi ha fornito gentilmente la prima foto avendola scattata nel Museo Nazionale Romano.

La foto n. 2 riguarda il ritratto dell’imperatore Antonino Pio che ha dato origine ,con le sue caratteristiche riproduttive , alla iconografia imperiale detta del “Tipo Formia” , riconosciuta la più importante tra le altre classificazioni.

In pratica tutte le statue di qualunque personaggio imperiale , ma con lo stesso stile di questo nostro reperto ( espressione del volto , taglio dei capelli, ciocche a forbici, acconciatura simile , etc etc ) anche se rinvenute in altri territori , vengono classificate tra quelle del “Tipo Formia”.

La foto n. 3 , anch’essa come le altre due uscite dal nostro suolo, è ritenuta pertinente ad un personaggio femminile della casa imperiale Claudia e, in particolare, a una delle sorelle dell’imperatore Caligola ( 37 – 41 d.C.) , forse Drusilla, una nipote di Livia Drusilla moglie dell’imperatore Augusto.

Forse questo è uno dei pochi casi in cui ci sarebbero tutti i motivi per chiedere il ritorno a Formia di questi tre reperti.

Non si capisce perché non sia mia stata fatta una precisa richiesta che, in ogni caso, potremmo sempre attivare.

Raffaele Capolino

MOLTE TRACCE DI FORMIA ROMANA SONO ANCORA FACILMENTE RILEVABILI NELLE ATTUALI MAPPE CATASTALI E NEL SOTTOSUOLO DEL RIONE CASTELLONE

MOLTE TRACCE DI FORMIA RO

MOLTE TRACCE DI FORMIA ROMANA SONO ANCORA FACILMENTE RILEVABILI NELLE ATTUALI MAPPE CATASTALI E NEL SOTTOSUOLO DEL RIONE CASTELLONE

.

L’esame delle seguenti otto foto ci dà la possibilità di individuare numerosi siti di epoca romana.

Foto 1
La forma arcuata di sei particelle ci permette , ad esempio, di localizzare con assoluta certezza il Teatro Romano nella zona del Cancello a lato ovest dei Gradoni del Duomo.

Foto 2
La forma ellittica delle due particelle 51 e 443 ci conducono inequivocabilmente al posizionamento dell’Anfiteatro Romano sotto la stazione ferroviaria.

Foto 3
La forma quadrata delle particelle contigue 360/361 ( nel cerchio da me disegnato) ci rende l’idea precisa delle dimensioni del Capitolium, in onore della Triade Giove-Giunone-Minerva, in Via Capo Castello, dove sono visibili all’esterno resti del menzionato Tempio come da foto 4 e foto 5.

Foto 6

Ricerche fatte nel 2012 dal “Gruppo Giovani della Parrocchia di S.Erasmo” hanno permesso di poter posizionare a Castellone sedici cisterne romane in proprietà private.
Le cisterne sono contrassegnate da pallini in nero con grandezze differenti in base all’ampiezza dei siti.
I risultati di queste ricerche sono descritti nel volumetto “La conserva d’acqua a Castellone ” stampato nel 2012.

Foto 7
Questa foto riguarda una cisterna romana individuata in Via Capo Castello.

Foto 8
Presso la Torre Castellone al di sotto del Palazzo Spina , in Via della Torre, è stata riscontrata un’altra cisterna di medie dimensioni.

Le foto 3 – 6 – 7 – 8 sono tratte dallo studio precitato, stampato e patrocinato dal Comune di Formia assieme alla Parrocchia di S.Erasmo con la collaborazione fattiva di Don Antonio Punzo, Giuseppe Centola, Elio Assaiante, Antonio Leccese, Antonio Miele, Palma Aceto, Casimiro Mazzetti, Luigi Donati e tanti altri giovani di Castellone.

Un prezioso lavoro di ricerca che ha permesso di ampliare le conoscenze storiche ed archeologiche della nostra Formia.

Raffaele Capolino

MANA SONO ANCORA FACILMENTE RILEVABILI NELLE ATTUALI MAPPE CATASTALI E NEL SOTTOSUOLO DEL RIONE CASTELLONE.

L’esame delle seguenti otto foto ci dà la possibilità di individuare numerosi siti di epoca romana.

Foto 1
La forma arcuata di sei particelle ci permette , ad esempio, di localizzare con assoluta certezza il Teatro Romano nella zona del Cancello a lato ovest dei Gradoni del Duomo.

Foto 2
La forma ellittica delle due particelle 51 e 443 ci conducono inequivocabilmente al posizionamento dell’Anfiteatro Romano sotto la stazione ferroviaria.

Foto 3
La forma quadrata delle particelle contigue 360/361 ( nel cerchio da me disegnato) ci rende l’idea precisa delle dimensioni del Capitolium, in onore della Triade Giove-Giunone-Minerva, in Via Capo Castello, dove sono visibili all’esterno resti del menzionato Tempio come da foto 4 e foto 5.

Foto 6

Ricerche fatte nel 2012 dal “Gruppo Giovani della Parrocchia di S.Erasmo” hanno permesso di poter posizionare a Castellone sedici cisterne romane in proprietà private.
Le cisterne sono contrassegnate da pallini in nero con grandezze differenti in base all’ampiezza dei siti.
I risultati di queste ricerche sono descritti nel volumetto “La conserva d’acqua a Castellone ” stampato nel 2012.

Foto 7
Questa foto riguarda una cisterna romana individuata in Via Capo Castello.

Foto 8
Presso la Torre Castellone al di sotto del Palazzo Spina , in Via della Torre, è stata riscontrata un’altra cisterna di medie dimensioni.

Le foto 3 – 6 – 7 – 8 sono tratte dallo studio precitato, stampato e patrocinato dal Comune di Formia assieme alla Parrocchia di S.Erasmo con la collaborazione fattiva di Don Antonio Punzo, Giuseppe Centola, Elio Assaiante, Antonio Leccese, Antonio Miele, Palma Aceto, Casimiro Mazzetti, Luigi Donati e tanti altri giovani di Castellone.

Un prezioso lavoro di ricerca che ha permesso di ampliare le conoscenze storiche ed archeologiche della nostra Formia.

Raffaele Capolino

VILLA RUBINO – FORMIA

VILLA RUBINO – FORMIA

Stiamo parlando di una dimora che è considerata da molti la Villa Formiana appartenuta a Marco Tullio Cicerone .

Con i recenti scavi è emerso un tratto di strada, lastricata in sanpietrini bicolori , interna alla proprietà appartenuta in ordine cronologico alla nobile famiglia dei Laudati-Marzano, al Principe Carlo Ligny di Caposele, ai Re Borbone Ferdinando II e Francesco II , e attualmente alla famiglia Rubino.

L’area oggetto di scavi è una parte di una importante proprietà tagliata in tre pezzi da due strade : La Nuova Flacca a sud realizzata negli anni ’50 scorso secolo e a nord il nuovo tratto di Via Vitruvio iniziato nel 1920 circa.

I lavori per la realizzazione di queste due strade e la costruzione di numerosi fabbricati a partire dagli anni ’20 del passato secolo, hanno permesso il ritrovamento di un numero altissimo di reperti di epoca romana.

Nella sola proprietà Nardone/Sorreca, confinante con la Chiesa privata S. Maria degli Angeli appartenuta alle famiglie sopra elencate, furono rinvenute statue e reperti di ogni dimensione, descritti in un inventario, con circa 200 voci , oggetto di un mio prossimo articolo.

Gli scavi recenti, come dicevo , hanno portato alla luce un tratto di strada interna utilizzata per raggiungere a piedi la Chiesa di S. Maria degli Angeli , citata in una annotazione del 1664 per un episodio cruento , narrato da Maurizio Liberace nel suo studio del 1981 sulle Chiese di Formia.

La stradina visibile in due foto non doveva essere di lunghezza inferiore ai trecento metri e collegava , da sud a nord , la dimora abitativa con una Chiesa di discreta grandezza posta al confine con l’attuale Via Rubino

I resti di predetta Chiesa con cupola , sono stati visibili fino agli anni ’70 ed io stesso ne ho ricordo .
La piantina allegata , sempre tratta dal testo di M. Liberace, fa capire , a chi conosce i luoghi, che la stradina in questione portava esattamente alla Chiesa menzionata ed ora non più esistente.

Un altro tassello di storia è emerso da questa grande proprietà che conserva un ingresso con trenta lapidi con iscrizioni di notevole importanza , tra cui quelle riferite alla ” Gens Vitruvia ” che hanno convinto gli studiosi classici e moderni a definire Formia , la città natale del più grande architetto del periodo romano : Marco Vitruvio Pollione.

Raffaele Capolino

“CLAUDIA FORMIANA” AI MUSEI CAPITOLINI DI ROMA

“CLAUDIA FORMIANA” AI MUSEI CAPITOLINI DI ROMA

CIL VI 8607
Epigrafe su base sepolcrale del primo secolo a.C che si trova nel cortile del Musei Capitolini a Roma. La base deve avere , grosso modo, le misure di cm. 60 frontale , per un’altezza di cm. 80.

La traduzione del testo è :

” A Marco Ulpio Erote, liberto di Augusto, addetto alla corrispondenza di lingua greca, Epaphroditus e Stachys , servi del nostro Cesare , fecero insieme a Claudia Formiana in onore del carissimo fratello”

È chiaro che ” Formiana ” non è il cognome di Claudia ma sta a indicarne la sua origine e a meglio individuarla tra le tante con lo stesso nome. Sembra di vedere un punto di interpunzione tra le due parole.

Di norma le donne venivano menzionate con il solo nomen , senza prenomen e cognomen come succedeva invece per gli uomini.

Si potrebbe anche supporre che fosse stata la compagna di Marco Ulpio Erote ma non certamente la moglie. Se ne fosse stata la moglie sarebbe stata il personaggio principale, se non unico , della dedica funeraria.

È possibile che anche Claudia svolgesse una funzione nell’apparato amministrativo di Augusto e quindi fosse collega e “compagna affettuosa ” di Marco Ulpio Erote.

E’ anche facile supporre che Claudia di Formia fosse stata assunta perché “segnalata ” da qualche personaggio influente di Formia tipo Azia madre di Augusto , Mecenate, Murena o altri.

Epaphroditus e Stachys, greci , erano invece fratelli di Marco Ulpio Erote , probabilmente addetti come servi nella conduzione degli uffici imperiali del Palatino.

Anche questa è , in ogni caso, una bella storia di Formia che merita di essere raccontata.

Raffaele Capolino

I De Leone: famiglia, personaggi illustri, palazzo ed anfiteatro romano —- di Daniele Elpidio Iadicicco e Raffaele Capolino

I De Leone: famiglia, personaggi illustri, palazzo ed anfiteatro romano —- di Daniele Elpidio Iadicicco e Raffaele Capolino

La nobile famiglia De Leone è presente nel golfo di Gaeta sin dal XVI sec. Questo ramo veniva da Ariano Irpino. Arrivò in Italia dalla Spagna sotto Ferdinando il cattolico nel XIV sec. e si stabili oltre che a Gaeta anche a Barletta ed in seguito a Roma, Napoli e Benevento. Furono feudatari di molte terre oltre che essere Conti di Avellino ed avere il titolo di Baroni.

Molti i personaggi che si ricordano tra Formia e Gaeta, soprattutto in ambito religioso. Possiamo senz’altro ricordare Sebastiano Di Leone, più volte segretario generale dell’Ordine minore di San Francesco. Ci furono poi due parroci susseguitosi nella chiesa di San Giovanni. Il primo fu Don Vincenzo de Leone (1708-1716). Il fatto curioso è che questo parroco registrò il 18 ottobre 1712 la nascita del suo congiunto Giuseppe Antonio Filippo Gennaro De Leone, figlio di Domenico e Isabella Cicconardi. Questo bimbo divenne in seguito il famoso Giuseppe de Leone, Vescovo di Penne ed Atri, già Vicario Generale in Salerno, Ariano e Taranto, mori a Napoli nel 1779. Nella Chiesa di S. Giovanni Maggiore a Napoli c’è una lapide sepolcrale che lo ricorda. Sempre nella Chiesa di San Giovanni seguì il Parroco Don Gaetano De Leone (1717-1758). Fine culture della calligrafia, lascia negli archivi della Parrocchia di San Giovanni dei registri finemente decorati ed esteticamente molto rilevanti. La famiglia ebbe ancora un altro Vescovo, Gian Saverio De Leone, vescovo prima di Isernia poi di Melfi, dove morì nel 1735.

Sono pochi a sapere che diversi ambienti voltati e di sostegno della cavea sud-occidentale dell’anfiteatro romano di Formia, sono ancora oggi visibili in un fabbricato di Via Anfiteatro , fatto costruire nel 1756 dalla nobile famiglia ” de Leone ” che vi abitò fino al 1920 circa. L’ultimo personaggio ad essere ricordato è appunto il Barone Arturo De Leone che da Napoli veniva a Formia nelle estati di inizio 900. Sua cognata era la suora Carmelitana scalza, Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso, nata Catanea, beatificata a Napoli nel 2008.

Il fabbricato fu in pratica costruito sui resti della fiancata sud-ovest della struttura romana, conservando al suo interno ambienti voltati, in opus reticolato, con inclinazione verso il centro del piano di calpestio dell’arena.

L’ attuale portone d’ingresso del palazzo nobiliare, ad esempio , era in pratica l’accesso lato sud- ovest. Considerata la morfologia dei luoghi , e in analogia a strutture romane simili, credo che l’Anfiteatro di Formia avesse almeno cinque accessi principali , due ad ovest , due ad est e uno a sud. È anche noto che il lato nord addossato alla retrostante collina , in più di duemila anni, sia stato interessato da un fenomeno di scivolamento del terreno che ha ” abbracciato” l’intera struttura fino a ricoprirla interamente nelle parti meno sporgenti.

Mi è stato riferito che anche molte pareti di ambienti al primo piano, sotto l’intonaco e in occasione di lavori interni, si sono presentate ricoperte da ” opus reticolato” .

Questi elementi strutturali , finora sconosciuti, sono importanti per una esatta conoscenza del perimetro esterno del sito archeologico, partendo da centro del piano di calpestio che va ancora ricercato a circa sei metri di profondità.

Ciò che porterebbe a ipotizzare che le volte del piano terra e del primo piano del fabbricato , possano riguardare il secondo e il terzo ordine di arcate della struttura ludica di epoca romana.

Insomma c’è la possibilità di uno studio fatto da un archeologo di professione e , con assoluta certezza , verranno fuori tanti particolari di un anfiteatro romano sconosciuto fino a pochi decenni fa. Quindi le superiori parti che inizialmente si pensa fossero state realizzate in legno , in un restauro successivo furono sostituite da parti in muratura .

Nel corso dell’ultimo evento bellico il fabbricato subì la distruzione della parte sud che fu ricostruita nel dopoguerra con l’aggiunta di una sopraelevazione.

In conclusione, molti motivi in più per riprendere gli scavi rimasti interrotti e per ridare alla cittadinanza formiana uno straordinario spazio da destinare ad eventi culturali e pubblici.

Altro particolare di non poca importanza è la cordialità e la gentilezza manifestatami da due famiglie orgogliose di vivere in un palazzo antico con fondamenta e struttura interna rivenienti da un anfiteatro romano del 1′ sec. a.C. e ha avuto resti imponenti e visibili fino a tutto il 1756. http://www.terraurunca.it/cultura/personaggi/1450-i-de-leone-famiglia-personaggi-illustri-palazzo-ed-anfiteatro-romano.html

IL COMUNE DI MOLA E CASTELLONE NEGLI ANNI 1859/1860 Rinnovo del Consiglio dei Decurioni

IL COMUNE DI MOLA E CASTELLONE NEGLI ANNI 1859/1860
Rinnovo del Consiglio dei Decurioni

In questo atto amministrativo , che fu uno degli ultimi del Comune di Castellone e Mola , l’Intendente della Provincia di Terra di Lavoro, in data 29 luglio 1860 e ancora regnante Francesco Il Re delle Due Sicilie , provvide a sostituire i dieci decurioni con altri dieci nominativi che, in pratica per i noti fatti , restarono in carica appena tre mesi.

Riporto i nomi sia dei decurioni subentranti sia di quelli che furono sostituiti .

Pasquale Nocella, Salvatore Buonomo, Giuseppe Agresti, Leonardo Gabriele , Giuseppe Capolino, Francesco De Matteis , Michele Lavanga, Luigi Sorreca , Luigi Laracca e Gio’ Battista Rasile Roscio

Sostituirono :

Gaetano Rubino, Gio’ Battista Spina, Pasquale Zangrillo, Basilio Purificato, Giuseppe Gionta , Claudiano Pavese , Giuseppe Laracca, Vincenzo Forcina e Gaetano Giordano.

Fa un certo effetto ritrovare cognomi che ancora oggi leggiamo nei nostri documenti personali o nelle nostre rubriche telefoniche riguardanti nostri amici e parenti.

In realtà ognuno di noi potrebbe ravvisare in questi venti nominativi il proprio cognome se non addirittura un proprio antenato.
Eppure non sono trascorsi pochissimi anni.

Un particolare curioso in questo atto , riscontrato e da me evidenziato in altre narrazioni, è che lo stesso ” Intendente ” fa erroneamente riferimento al Comune di Mola mentre sappiamo che l’esatta denominazione era : Comune di Castellone e Mola .

Castellone , tra l’altro, con maggiore popolazione nonché sede del Palazzo Comunale , era considerato , per statuto, borgo prevalente anche dal punto di vista amministrativo.

Con lo stesso errore sopra evidenziato , in data 3 dicembre del 1848 , Re Ferdinando II emanò il decreto con il quale dichiarava Capoluogo del distretto la Città di Mola in sostituzione di Gaeta .

Quest’ultima notizia è riportata in : Cronaca Civile e Militare del Regno delle due Sicilie, scritta da Luigi Del Pozzo nel 1857.
Il Re aveva capito che troppe erano le incombenze amministrative a carico della città di Gaeta.
Forse già nel 1848 Ferdinando II, aveva pensato di trasferire la sua residenza estiva da Gaeta a Formia per vivere, in maggiore tranquillità e relax , in una cittadina meno militarizzata

Fatto che avvenne nel 1852 quando acquisto’ all’asta , dall’erede del Principe Carlo Ligny Caposele, la Villa Formiana che si riteneva fosse stata di Marco Tullio Cicerone e che chiamò ” meravigliosamente ” : Real Villa Caposele

Raffaele Capolino