IL CONSOLE LUCIO AFRANIO , PIRRO LIGORIO, THEODOR MOMMSEN ED IL TEMPIO DI VENERE AFRODISIA DI FORMIA

IL CONSOLE LUCIO AFRANIO , PIRRO LIGORIO, THEODOR MOMMSEN ED IL TEMPIO DI VENERE AFRODISIA DI FORMIA

Il tempio di Venere Afrodisia di Formia ha interessato non solo Pasquale Mattej, ma anche grandi personalità del mondo epigrafico e archeologico.

Questa è la sua storia raccontata in ordine temporale.

Pirro Ligorio ( 1513 – 1583) , architetto e archeologo, fu il primo a vedere i resti di un Tempio dedicato a Venere , in un ” ager di Afranio ” a Formia.

A tal proposito è opportuno ricordare che in una iscrizione Formiana pubblicata da M. Zambelli è citato Lucio Afranio, di origini ” picene” come Pompeo, che fu console romano nel 60 a.C. assieme a Quinto Metello Celere.

Grazie a Pirro Ligorio , conosciamo un altro grande personaggio di Roma Repubblicana , amico e conterraneo di Pompeo , che aveva una dimora a Formia.

Il fascicolo completo relativo ai ritrovamenti e agli studi del sito Formiano , conflui’ in un vasto ” Fondo Ligoriano ” in essere presso l’ Archivio di Stato di Torino .

Nel 1857 , in una proprietà di Luigi Capolino, appartenuta nel 1^ sec a. C. al Console Lucio Afranio di Aulo, nei pressi della Chiesa di S.Teresa a Formia, sull’Appia antica lato monte ( imbocco attuale Via Divisione Julia ) vennero alla luce due grossi reperti con iscrizioni insieme a grandi porzioni di colonne e trabeazioni tipiche di un Tempio romano.

Nello stesso sito fu rinvenuta anche la statua di una Venere Afrodisia alta mt 1,79 ( ved. foto) che Pasquale Mattej (1813 – 1879 ) prontamente disegnò portandola a conoscenza del mondo archeologico di allora e di Theodor Mommsen (1817 – 1903 ) che si avvalse , in quella occasione e anche successivamente , della competenza del Mattej per la sua grande opera di catalogazione dei reperti romani con iscrizioni ( CIL – Corpus Inscriptionum Latinarum).

Il Mommsen era riuscito anche a procurarsi una copia del fascicolo del Fondo Ligoriano custodito nell’Archivio di Stato di Torino.

Il 12 luglio del 1880 , un incendio provocato involontariamente dallo stesso Mommsen, distrusse il suo archivio personale di Berlino . Fu così che bruciarono 40.000 documenti mentre il fascicolo Ligoriano si salvò parzialmente , per cui il Mommsen fu costretto a incaricare, con una lettera del 25 agosto del 1880 ed altre successive, un suo collaboratore italiano , tal Vincenzo Promis , per le opportune integrazioni da reperire presso l’Archivio di Stato di Torino.

È proprio il contenuto di questa corrispondenza che ci permette di avere informazioni precise sul nostro importante sito romano : Il Tempio di Venere Afrodisia .

In alcune note è scritto :

” Afranianum è il nome di un ager ………che fu nella Via Appia circa al seno Formiano , vicino dove hodiernamente è Mola dove fu l’ antica Formia ; e vi fu il Tempio di Venere fabrica già dell’antichi Formiani : del quale havemo veduta memoria incerti antichi fragmenti trovati in questa parte ……”

Theodor Mommsen, pur impegnato con le iscrizioni ebbe il tempo di mettere al mondo sedici figli.
Morì nel 1903 a seguito di altro incendio sempre da lui stesso provocato per sbadataggine.
In questo secondo e tragico evento , non bruciarono solo libri e documenti, ma brucio’ anche la sua folta capigliatura, ciò che determinò la sua morte nei giorni successivi.

Purtroppo la statua di Venere Afrodisia rinvenuta a Formia nel 1857 , scomparve dai nostri luoghi e fu successivamente individuata dall’archeologa Marisa De’ Spagnolis, nel catalogo di un museo statutinetense, la Corcoran Gallery of Art di Washington, che chiamò il reperto ” Venere Sallustii ” riportando , forse per impedire la ricostruzione dei fatti, come luogo originario di provenienza la località di Civita Lavinia, vicino Roma.

La stessa Galleria nel 1982 vendette la statua in un asta di Sotheby’s a New York.

Marisa De’ Spagnolis aveva riconosciuto il nostro reperto proprio sulla base del disegno del Mattej confrontato con quello del catalogo della galleria.

La stessa archeologa si attivo’ per farlo rientrare nel nostro territorio ma la vendita all’asta fece, purtroppo, perdere le tracce della nostra ” Venere Afrodisia “.
Ad una sua ultima lettera inviata alla Sotheby’s di New York non ci fu mai risposta.

Ci restano , tuttavia , un buon numero di iscrizioni e moltissimi reperti anepigrafi relativi al Tempio oggetto di questo articolo.

Ho personalmente buone certezze che tutto ciò che ci è pervenuto sia sufficiente per una conoscenza ancora più ampia di questa straordinaria storia che riguarda la città di Formia.
Di questo tempio dedicato a Venere Afrodisia, abbiamo a Formia non meno di una ventina di grandi reperti di cui sette con importanti iscrizioni.
Sicuramente ci saranno interessanti novità in merito.

Si spera ,infine, che la scultura disegnata dal Mattej possa riapparire sul mercato antiquario , ciò che ci farebbe avere il diritto per chiederne un legittimo rientro nel nostro territorio.

Raffaele Capolino

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