A FORMIA ALCUNI ANNI FA, RINVENUTA UNA PARETE DI TUFO IMPREGNATA DI LAPILLI.

A FORMIA ALCUNI ANNI FA, RINVENUTA UNA PARETE DI TUFO IMPREGNATA DI LAPILLI.
Una evidente stratificazione tufacea di origine eruttiva

Tracce di eruzioni che hanno interessato il nostro territorio chissà quanti anni fa.
Mi è capitato, qualche mese fa, di visionare questo luogo, poco prima del Grande Albergo Miramare lato ovest, con il mio amico Saro Ricca.

Una parete tufacea lunga una trentina di metri ed alta, in alcuni punti 3/4 metri, posta su una scarpata a mare che ha di fronte , guarda caso, il profilo del Vesuvio.

Mi accorsi di questo grande banco di tufo naturale di origine vulcanica, perché era stato poco prima pulito dalle erbacce .

Sapevo di aver individuato una realtà di cui nessuno aveva mai parlato prima per cui ho ritenuto opportuno di intervistare archeologi, geologi e ad imprese di movimento terra facendo loro questa semplice domanda : Vi risulta che a Formia sia mai stata trovata una parete di tufo naturale di origine vulcanica ?

La risposta unanime è stata categorica: A Formia non vi è alcun luogo con stratificazioni di colate tufacee.

Ho dovuto portare sul posto l’amico Jeanpierre Maggiacomo, poi l’archeologo Gianmatteo Matullo ed il geologo Paolo Miele che ha estratto una porzione da sottoporre ad analisi che dovrebbero farci risalire all’evento vulcanico che ha prodotto tale situazione .
Potrebbe essere stato prodotto dal vulcano di Roccamonfina che risulta inattivo da 55.000 anni fa, oppure dal Vesuvio , oppure da qualche altro vulcano attualmente sommerso dal mare.

Da queste pareti l’amico geologo Paolo Miele provvide ad estrarre anche , con semplice uso di unghia, un lapillo di circa 5 m/m che ancora conservo e che è visibile nella prima foto allegata a questo post.

Invitai anche il geologo Luca Cardello , dell’Università di Roma, che venne con due suoi colleghi per un rilievo visivo e fotografico dei luoghi.

Si attendono quindi conferme scientifiche che spiegherebbero come e quando possa essere successo un evento vulcanico che ha interessato in particolar modo il nostro territorio con accumulo di materiale tufaceo in alcune parti morbido ,in altre parti più duro ma sempre misto a lapilli.

Questo sito doveva essere molto più grande ed esteso, fino a pochi decenni fa, considerato che fu sicuramente sbancato per fare un accesso carrabile con più tornanti ad una sottostante struttura balneare.

Non mancano due ammassi murari in calcestruzzo romano appoggiati sul banco tufaceo, ciò che fa supporre che il fenomeno eruttivo non sia avvenuto negli ultimi 1500/2000 anni , ma in epoca più arretrata.

Il conglomerato cementizio romano di volume più grande, a livello dell’Appia Antica, non può che essere stato il nucleo centrale di un sepolcro romano.

Raffaele Capolino

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