CICERONE PARLA DELLA SUA VILLA DI FORMIALettera ad Attico( IV, 2), 5, 7

CICERONE PARLA DELLA SUA VILLA DI FORMIA
Lettera ad Attico( IV, 2), 5, 7

Una lunghissima lettera scritta da Roma agli inizi del 57 a. C., appena rientrato dall’esilio, grazie all’aiuto di Pompeo.

                  °°°°°°°°°°°°°°°°°°° 

“l consoli, sentito il parere della competente Commissione, hanno proceduto alla stima, per un valore di due milioni di sesterzi, del fabbricato di mia proprietà [ la domus al Palatino comprata da Crasso nel 62 a. C.], ma quanto alle altre costruzioni si sono regolati con grettezza palmare, fissando cinquecentomila sesterzi per la mia villa di Tusculo e duecentocinquantamila per quella di Formia.
Tale stima viene disapprovata, e in termini energici, non solo da tutte le persone di rango, ma anche dalla plebe.

È in atto la ricostruzione della mia casa, ma tu sai quali spese comporta e quante seccature.
Si sta restaurando la mia villa di Formia ed io mi trovo nell’impossibilità di lasciarla perdere o di tornare a rivederla.
Ho messo in vendita il Tusculano, anche se non mi adatto facilmente a restar privo di una proprietà mia alla periferia dell’Urbe.

Utilizzando le risorse degli amici messe premurosamente a mia disposizione, avrei potuto con facilità, ottenere ogni cosa ; al riguardo ora come ora verso in gravi ristrettezze.
Le altre inquietudini che mi turbano sono di natura più segreta.
Mio fratello e mia figlia mi vogliono veramente bene.
Ti aspetto. “

                    °°°°°°°°°°°°°°° 

Come è bello leggere queste parole pensate e scritte da Cicerone sulla sua villa di Formia !!!!!
La considerava più preziosa di quella del Tuscolo che decise di metterla in vendita, anche se gli era di grande comodità per la sua vicinanza al centro del potere .

Non a caso, negli ultimi giorni della sua vita, quando si sentiva braccato dagli uomini di Antonio, rinunciò a rifugiarsi alle sue ville di Tuscolo e di Astura , preferendo a tutte le altre quella di Formia.
Ma in quel giorno del 7 dicembre del 43 a. C., il vento di grecale che soffio’ da nord-est per uno o due giorni di seguito, come succede ancora oggi nel nostro territorio, non gli permise di partire con la sua nave dal porto principale di Formia, dislocato a Cajeta.

Nelle ultime righe dell’epistola oggetto di questo post, Cicerone parla del bene corrispostogli da suo fratello Quinto e dalla sua figlia Tulliola, ma non menziona Terenzia.
Erano già iniziati i contrasti tra Cicerone e sua moglie Terenzia.

In questa epistola, ancora una volta, Cicerone fa capire ad Attico che non ha solo bisogno del suo appoggio morale.

In un altra lettera (ll,8) del 16 aprile del 59 a.C., Cicerone definisce il Sinus Formianus :

     " Cratera illum delicatum " 
          (Un delicato cratere) 

Una definizione simile, l’ho letta anche in un manoscritto di Pasquale Mattej, e fu oggetto di un mio articolo di qualche anno fa.

Raffaele Capolino

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