LE GROTTE DI CIRUOLO DISEGNATE DA PASQUALE MATTEJ. Così erano chiamati nel 1844, dal Mattej, i criptoportici del Porto Caposele a Formia, con una didascalia in basso a sinistra nel suo disegno di cm 21,7 x 13,8 . Per meglio intenderci, sono gli ambienti ora occupati dal Circolo Nautico Caposele. Un toponimo che è stranamente scomparso in meno di due secoli , tanto da risultare sconosciuto quasi a tutti. Ho pensato inizialmente che potesse essere stato il cognome di qualche proprietario degli stessi ambienti, dal momento che il Mattej ci ha proposto alcuni disegni con le seguenti didascalie:La casa di Polito, La Torre di Zizzi, La casa di Porcellati. In realtà il Mattej, nella sua opera”L’ Ausonia “, pubblicata nel 1869, scrive che ai termini ” Accademia ” e ” Scuola di Cicerone : “il volgo con un solo vocabolo – che approprio’ ai coloni temporanei del podere – usa di appellarla Ciruone o Ciruolo”. Sempre il Mattej parla di un ” ottuagenario colono, defunto da gran tempo. Il buon vecchio menava pompa del soprannome di Cicerone”. Mi par di capire che questo vecchio di ottant’anni, colono dei terreni adiacenti ai predetti criptoportici, veniva dal popolo chiamato Ciruone ( una deformazione di Cicerone) diventato successivamente Ciruolo. Proprio come il Mattej chiama questi ambienti di epoca romana. Anche Renato Lefevre , in un suo testo ” Ville e Parchi nel Lazio ” parla di ” Scuola di Cicerone corrottamente Grotte di Ciruolo “. Interessante è anche che anziani pescatori di Castellone ricordano una vecchia scogliera, detta di Ciruolo , nell’area del porto Caposele. Sappiamo infine che il Generale Mario Caracciolo ( 1880 – 1954) , intorno al 1920 costruì, nelle vicinanze, una residenza chiamata ” Villa Ortensia ” in omaggio alla sua consorte, ciò che si inquadra con quanto asserito, anche se erroneamente, dallo scrittore Xavier Lafon che scrive “Villa Caracciolo” o ” Grotte di Ciruolo”. I toponimi nascono anche così !!!!! Raffaele Capolino

COME PUÒ ESSERE NATO IL TOPONIMO : VINDICIO

Se ne occupò il Conte di Castelmola D. Onorato Gaetani d’Aragona sullle Memorie storiche della Città di Gaeta del 1885, e arrivò a dire che le teorie sono tre.

Come prima teoria , l’autore fa derivare la contrada Vendice di Formia dalla ” vindictam” , ossia dalla vendetta di Antonio su Marco Tullio Cicerone.

La seconda ipotesi è che Vendice é così chiamata dalla ” villa di Lucio Vindice ove si veggono nell’interno dei giardini, continui resti di opere in reticolato. “

La terza teoria fa derivare il toponimo dallo schiavo Vindicio che denunciò una congiura che aveva come scopo il ritorno dell’ultimo Re di Roma “Tarquinio il superbo ” con cancellazione della Repubblica da poco proclamata.
La denuncia fu fatta al Senatore Pubblio Valerio . Vindicio fu prosciolto dalla schiavitù e per premio gli fu assegnata anche una vasta tenuta terriera presso Formia.

Sarebbe interessante approfondire la seconda teoria e scoprire chi sia stato questo personaggio romano e dove stiano adesso i resti della villa di Lucio Vindice citata dal Conte di Castelmola.
Alcuni pensano che si trovino nelle vicinanze del Torrente Pontone.

Una curiosità storica , il cognome Vindice è ancora attestato nella nostra città.

Raffaele Capolino

UNA GIORNATA DI TEMPESTA DI 22O3 ANNI FA INTERESSÒ ANCHE FORMIAE ROMANAEra il 20 aprile del 182 a.C.•••••••••••••

” La primavera di quell’anno fu particolarmente tempestosa.
Il giorno prima delle Palilie , sul mezzogiorno, scoppiò una terribile tempesta , accompagnata da vento, che fece gravi danni in molti luoghi sacri e profani.
Furono abbattute dal vento alcune statue di bronzo nel Campidoglio e dal tempio della Luna , che si trova sull’Aventino, venne strappata una porta.

Furono abbattute dal vento anche alcune statue nel Circo Massimo assieme alle colonne.

Nella stessa occasione …………

…….. et a Formiis aedem Apollinis Caietae de caelo tactam. Ob ea prodigia vigenti hostiis maioribus sacrificatum est et diem unum supplicatio fui.

Insomma quell’uragano fu preso come un prodigio e gli aruspici dissero che si doveva espiarlo.

Tito Livio

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In buona sostanza , il temporale che anche a Formiae procurò danni alle cose ma non alle persone, fu considerato prodigioso , per cui fu necessario sacrificare venti vittime adulte, forse venti prigionieri di guerra , come era abitudine a quei tempi.

Ma quale tempio di Apollo fu colpito dal vento e dai fulmini di quel 20 aprile del 182 a C. ?

Alcuni studiosi sono convinti che a Formiae romana ci siano stati due templi di Apollo , di cui uno a Gaeta.

Possibile che in una città non eccessivamente grande, potessero esserci due templi dedicati allo stesso ” dio pagano” ?

Da Plutarco sappiamo che un tempio di Apollo era nella proprietà a mare di Cicerone , proprietà che molto probabilmente coincide l’attuale Villa Lamberti a Vindicio.
In effetti fino agli anni 60/70 secolo scorso, a Vindicio quasi di fronte all’ufficio postale, erano visibili grandi resti di calcestruzzo di epoca romana.

Che ci sia stato a Formia un solo tempio di Apollo , cioè quello di Vindicio riportato da Plutarco e che , trovandosi al confine tra Formia e Gaeta , a volte era detto di Formia, altre volte di Gaeta ?

Forse a quei tempi , la zona corrispondente agli odierni toponimi di Pontone e Canzatora , costituiva un’area di un confine impreciso tra Formia e Gaeta .
Tra l’altro Gaeta era considerata il porto di Formia per cui si trattava di un unico territorio con la stessa organizzazione amministrativa e religiosa.

Potrebbe essere stato questo il motivo per cui si è pensato , erroneamente, ad una duplicazione del Tempio di Apollo nel “Formiano ” di epoca romana ???

Fonte:Tito Livio – libro XL,2

Raffaele Capolino

L’ANFITEATRO ROMANO DI FORMIA NARRATO, NEL 1930 , DAL PODESTÀ FELICE TONETTI.Sono citate anche le carceri nei pressi dell’anfiteatro romano▪︎▪︎▪︎▪︎▪︎▪︎

Felice Tonetti fu il primo ad accorgersi, da una foto aerea, l’esatta collocazione dell’anfiteatro formiano.

Ecco la sua descrizione limitata ai punti più importanti e interessanti.
La relazione fu approntata per la II^ sessione romana di Studi Archeologici del 1931
●●●●●●
“Una occhiata sulla fotografia di Formia presa dall’aeroplano ed una breve ricerca dall’alto della Direttissima, in direzione del Largo Domenico Paone, mi avevano fatto sorgere il pensiero che un terreno di forma ovale, nettamente delimitato da muro di cinta, potesse corrispondere all’arena di un anfiteatro.
Un sopralluogo fatto pochi mesi or sono mi ha dimostrato la esattezza della ipotesi.

L’ anfiteatro si trovava a circa 30 metri dall’Appia , con cui comunicava direttamente, per un tramite che ancora conserva, sotto il terreno vegetale, l’antico selciato.

Il pavimento dell’arena molto vasta , si trova a circa metri 1,50 sotto il livello dell’attuale giardino Capolino. Intorno si sviluppavano i cunei per le gradinate, due dei quali si trovano sotto il fabbricato De Leone oggi Rubino, ed un altro nel giardino Purificato, dalla parte nord.
Nel giardino Gionta , si trovano tre grandi archi senza gradini, probabilmente l’ingresso delle carceri.

Della decorazione monumentale dell’anfiteatro rimangono tre capitelli corinzi di pregevole fattura, e di parecchi tronchi di colonne di marmo bigio, spezzati e messi in opera nelle case vicine.

I fabbricati del piccolo e modesto Rione di Capo di Selice e di via della Conca, debbono essere stati eretti con gli avanzi del vicino monumento, il quale doveva essere costruito in materiale e per la parte superiore in legno.

Questa scoperta getta una notevole luce sulla storia della venuta in Formia del suo protettore S. Erasmo, sulla sua fine e specialmente sulla sua sepoltura.

La fantasia popolare ha creato attorno alla morte del Santo la pia leggenda del suo macabro crudelissimo martirio per eviscerazione, sulla cui scena l’arte locale si è largamente sbizzarrita .
Anche fra le terrificanti pitture del Pomarancio nella chiesa romana di S.Stefano Rotondo , ve n’è una che la rappresenta con particolari da rabbrividire.
…………………………..,………………………………………………………………………………………………………….
La scoperta del vero anfiteatro dimostra chiaramente che il testo gelasiano , in quella parte , è certamente posteriore agli avvenimenti, e risale a quando dell’anfiteatro si era perduta fin la memoria. “

●●●●●●

Questa è la narrazione di Felice Tonetti, Podestà di Formia dal 1927 al 1936, che fu il primo a parlare di questo nostro sito che, purtroppo, a distanza di novant’anni da questo suo scritto del 1930, è rimasto pressoché nelle stesse condizioni.

Se Felice Tonetti potesse uscire dalla sua tomba in Roma, sarebbe capace di venire di corsa in bicicletta qui a Formia come fece nel 1927.

Ma, questa volta, non certamente per complimentarsi con noi.

Raffaele Capolino

L’ANFITEATRO ROMANO DI FORMIA NARRATO, NEL 1930 , DAL PODESTÀ FELICE TONETTI. Sono citate anche le carceri nei pressi dell’anfiteatro romano ▪︎▪︎▪︎▪︎▪︎▪︎ Felice Tonetti fu il primo ad accorgersi da una foto aerea l’esatta collocazione dell’anfiteatro formiano. Ecco la sua descrizione limitata ai punti più importanti e interessanti. La relazione fu approntata per la II^ sessione romana di Studi Archeologici del 1931 ●●●●●● “Una occhiata sulla fotografia di Formia presa dall’aeroplano ed una breve ricerca dall’alto della Direttissima, in direzione del Largo Domenico Paone, mi avevano fatto sorgere il pensiero che un terreno di forma ovale, nettamente delimitato da muro di cinta, potesse corrispondere all’arena di un anfiteatro. Un sopralluogo fatto pochi mesi or sono mi ha dimostrato la esattezza della ipotesi. L’ anfiteatro si trovava a circa 30 metri dall’Appia , con cui comunicava direttamente, per un tramite che ancora conserva, sotto il terreno vegetale, l’antico selciato. Il pavimento dell’arena molto vasta , si trova a circa metri 1,50 sotto il livello dell’attuale giardino Capolino. Intorno si sviluppavano i cunei per le gradinate, due dei quali si trovano sotto il fabbricato De Leone oggi Rubino, ed un altro nel giardino Purificato, dalla parte nord. Nel giardino Gionta , si trovano tre grandi archi senza gradini, probabilmente l’ingresso delle carceri. Della decorazione monumentale dell’anfiteatro rimangono tre capitelli corinzi di pregevole fattura, e di parecchi tronchi di colonne di marmo bigio, spezzati e messi in opera nelle case vicine. I fabbricati del piccolo e modesto Rione di Capo di Selice e di via della Conca, debbono essere stati eretti con gli avanzi del vicino monumento, il quale doveva essere costruito in materiale e per la parte superiore in legno. Questa scoperta getta una notevole luce sulla storia della venuta in Formia del suo protettore S. Erasmo, sulla sua fine e specialmente sulla sua sepoltura. La fantasia popolare ha creato attorno alla morte del Santo la pia leggenda del suo macabro crudelissimo martirio per eviscerazione, sulla cui scena l’arte locale si è largamente sbizzarrita . Anche fra le terrificanti pitture del Pomarancio nella chiesa romana di S.Stefano Rotondo , ve n’è una che la rappresenta con particolari da rabbrividire. …………………………..,…………………………………………………………………………………………………………. La scoperta del vero anfiteatro dimostra chiaramente che il testo gelasiano , in quella parte , è certamente posteriore agli avvenimenti, e risale a quando dell’anfiteatro si era perduta fin la memoria. ” ●●●●●● Questa è la narrazione di Felice Tonetti, Podestà di Formia dal 1927 al 1936, che fu il primo a parlare di questo nostro sito che, purtroppo, a distanza di novant’anni da questo suo scritto del 1930, è rimasto pressoché nelle stesse condizioni. Se Felice Tonetti potesse uscire dalla sua tomba in Roma, sarebbe capace di venire di corsa in bicicletta qui a Formia come fece nel 1927. Ma, questa volta, non certamente per complimentarsi con noi. Raffaele Capolino

VECCHI TOPONIMI DI MOLA E CASTELLONE

VECCHI TOPONIMI DI MOLA E CASTELLONE

Erano in uso, grosso modo, fino alla metà del diciannovesimo secolo. Ora sono scomparsi.

Sono riscontrabili solo su vecchi testi, su antichi documenti e sui catasti onciari come il testo in foto che si riferisce all’intero Circondario di Gaeta e alla metà del XVIII secolo.

CASTELLONE

  • Piazza del Bove
  • Piazza dei Bovi
  • Piazza de li Marmi
  • Piazza di Volta Rotonda
  • Piazza dei Santi
  • Piazza della Croce
  • Piazza dei Calici Santi
  • A pie’ dei Marmi
  • Strettola della Cupa
  • Via della Cupa
  • Via Nuova
  • Tenimento di Ceruli
  • S. Maria del Forno
  • S. Giovanni
  • La Guardia
  • Gliu Canciegl

MOLA

  • Sotto il Torracchio
  • Ponzo
  • Lo Lauro
  • Porta della spiaggia
  • Terzenali
  • Menola
  • Lampione
  • Cortile di S. Nicola
  • Taverna
  • Piazza di S. Nicola
  • Piazza oscura
  • Forme
  • Straponta

Riporto qui appresso qualche notizia su alcuni di essi:

La ” Via Cupa ” o ” Strettola della Cupa” , come riferitomi da un amico, doveva essere un piccolo vico cieco nei pressi della Chiesa del Carmine.
“Lo Lauro ” era un’area boschiva dietro la Chiesa di S.Giovanni confinante con Via della Conca.
“Straponta” era l’angolo detto sul mare costituito dall’incrocio di Via Tullia con Via Abate Tosti.
“Piazza de li marmi” potrebbe essere stato un piccolo slargo nei pressi dell’attuale Piazzetta delle Erbe.
“Gliu canciegl” è ovviamente l’area del teatro romano.
La” Guardia” doveva essere all’interno del Borsale a Castellone
“Piazza di Volta Rotonda” potrebbe identificarsi con l’androne sotto la Torre dell’orologio a Castellone ?

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I toponimi muoiono e nascono come il caso del ” Vico di Pompa” a Castellone nei pressi di Via Capo Castello, per indicare oggi una zona dove c’erano diversi palazzi appartenuti, nei secoli scorsi, ai due notai ( padre e figlio) Giovanni e Antonio Pompa.
Altro personaggio della Famiglia Pompa è stato Parroco di S. Lorenzo nella prima metà dell’ottocento.

Toponimo attuale ma non riportato in alcun testo è : “Alle case d’ Quaquitt”, abitazioni situate sulla Piazzetta S. Anna, unica piccola piazza del centro di Castellone fino all’ultimo evento bellico .
Il quartiere di Castellone è stato disegnato e definito “un labirinto di vie e vicoli ” da Pasquale Mattej.
Sono stati i bombardamenti e le mine dell’ultima guerra a determinare spazi vuoti diventati piazze.

Spero che altri possano aggiungere ulteriori toponimi scomparsi oppure darci ulteriori informazioni su quelli elencati.

Raffaele Capolino

IL CAPITOLIUM DI CASTELLONE – FORMIA

IL CAPITOLIUM DI CASTELLONE – FORMIA

In Via Capo Castello ci sono i resti di un Tempio – originariamente con quattro colonne sul lato anteriore lungo circa dieci metri – dedicato alla triade capitolina : Giove , Giunone e Minerva .

Ogni città romana aveva un tempio della triade capitolina , di solito posizionato sull’arce della città.

Il punto più alto di Formia romana era l’area che oggi chiamiamo Castellone.

La presenza del Tempio suddetto ci viene documentato non solo da una colonna pervenutaci e ancora in “situ”, ma dalla parete esterna che si trova, oggigiorno, in un ambiente privato attiguo.

La disponibilità del proprietario del locale ci ha permesso di sapere come fosse esternamente questo tempio in epoca romana, permettendoci di scoprire un altro tassello della storia della nostra “Formiae romana”.

Non è un particolare di poco conto essendo sconosciuto fino ad oggi.

Vi assicuro che non sono poche le ricchezze archeologiche ancora nascoste sotto gli edifici di Castellone e su tutte le aree circostanti.

L’attivita’ di convincimento e di coinvolgimento delle persone sta portando a buoni risultati .

Raffaele Capolino