UN INEDITO DOCUMENTO DEL 1814 NARRA UN EPISODIO VISSUTO DA UN NOSTRO CONCITTADINO DI “LA COMUNE DI FORMIA”.

UN INEDITO DOCUMENTO DEL 1814 NARRA UN EPISODIO VISSUTO DA UN NOSTRO CONCITTADINO DI “LA COMUNE DI FORMIA”.

È un raro documento, se non addirittura l’unico pervenutoci, di questo primo Comune di Formia , nato nel 1799 come è descritto nella Colonna della Libertà posizionata davanti alla ormai ” muta” Fontana delle Cinque Cannelle.

È una copia di un biglietto d’uscita da un ospedale militare di Napoli redatto il 30 gennaio 1814 per tal Erasmo Antonio Perrone , coscritto nativo di Mola di Gaeta , provincia di Terra di Lavoro , entrato in ospedale il 25 novembre 1813 e uscito il 29 gennaio 1814.

Si tratta di un lasciapassare militare per il nostro concittadino Erasmo Antonio Perrone , dichiarato il 26 gennaio 1814 inabile al servizio militare dal Ministro della Guerra, per il ricongiungimento con i suoi a Mola di Gaeta e con promessa di una indennità che sarebbe stata dopo decisa dal distretto militare di Capua.

L’atto con tanto di timbro di ” La Comune di Formia – Mola e Castellone ” , copia di un documento originale conservato negli atti dello stato civile , è firmato da tal Claudiano D’Elia Economo Curato con annotazioni finali illeggibili ( si legge bene solo : Stanislao ).

Si tratta di un documento dei primi anni di autonomia amministrativa , con ripresa del nome di Formia dopo oltre mille anni , grazie alla ventata di libertà pervenutaci dai Francesi nel 1799 anche se osteggiata dai Borbonici, sempre contrari alle modifiche amministrative territoriali.

Altro evento storico avvenne nel 1819 con la costituzione del Comune di Castellone e Mola che confermò in modo definitivo l’acquisita autonomia amministrativa .

Dell’impronta del timbro ne ho già parlato il 27 maggio 2017 ma non pubblicai il testo del documento che, come già detto, assieme alla Colonna della Libertà, rappresentano le uniche testimonianze di questa entità amministrativa sorta nel 1799.

Sarebbe bello riprodurre questo documento in forma cartacea antichizzata , trattandosi di un pezzo della nostra storia riferita ad un periodo di cui sappiamo pochissimo.

Raffaele Capolino

STORIE DI “BIGHE” DEL NOSTRO PASSATO ROMANO

STORIE DI “BIGHE” DEL NOSTRO PASSATO ROMANO

Due storie sono riferibili a questo particolare tipo di carro utilizzato dai romani in modo spettacolare nei circhi e negli anfiteatri.
………………..

  • PRIMA STORIA

Una epigrafe di Formia, poco conosciuta e contrassegnata dal numero CIL X 6090 , riporta il contenuto in latino e in italiano come appare nelle due immagini allegate (foto 2 – foto 3)

Lucio Villio Atiliano , figlio di Gaio della tribù Tromentina, nel periodo Adrianeo, finanzio’ spettacoli gladiatori nell’ anfiteatro romano di Formia di cui fu “Patrono” come furono “patroni” in altri periodi Lucio Varronio Capitone ( CILX 6094) e Quinto Clodio Hermogeniano (CILX 6083).
La dedica onoraria fu opera di Lucio Stertinio Partenopeo, liberto di Lucio e ” amico incomparabile ” di Lucio Villio Atiliano.

In pratica successe questo:
Il popolo di Formiae , grazie ad una colletta, aveva donato una preziosa biga ( foto 1) al suo Patrono – Lucio Villio Atiliano – che , successivamente, restituì in danaro il controvalore del dono ricevuto, finanziando uno spettacolo gladiatorio all’interno dell’anfiteatro formiano.

  • SECONDA STORIA

Circola a Formia una voce che negli anni ’50 dello scorso secolo, nel corso dei lavori per la nascente strada Flacca Moderna , venne fuori una biga di straordinaria bellezza, forse simile alla foto 1.

L’episodio sarebbe avvenuto all’altezza del viadotto che sorpassa Via Felice Tonetti, mentre si scavava per i plinti dei necessari sottostanti pilastri.

La sorpresa fu tanta per gli astanti operai ma la decisione dei direttori dei lavori fu , come al solito, sciagurata.

Il ritrovamento del suddetto reperto avrebbe interrotto i lavori chissà per quanto tempo e sarebbero saltati i programmi finanziari.

In poche parole la “biga romana” tornò ad essere sepolta.
……………….

Purtroppo, noi di Formia siamo abituati a sentire simili episodi che, se fossero andati diversamente, avrebbero contribuito ad arricchire ancor più il nostro patrimonio archeologico di epoca romana.

Ci resta solo la misera soddisfazione di pensare che le due sopradette storie possano aver riguardato lo stesso oggetto che fu fatto realizzare, quasi duemila anni fa, dai nostri antenati per farne dono al ” Patrono della Colonia Aelia romana di Formiae”.

Raffaele Capolino

GIOVANE PESCATORE DI MOLA – FORMIA

GIOVANE PESCATORE DI MOLA – FORMIA

Con la tecnica di chiaroscuro acquerellato, il nostro concittadino Prof. Antonio Scotto ha voluto rappresentare , in primo piano , il volto di un pescatore di Mola intento a riparare la sua rete.

Il lavoro pittorico monocromatico è arricchito dalla presenza delle tre torri di Formia, della parte terminale della penisola di Gaeta e della Fontana delle Cinque Cannelle.

In alto a sinistra le arance che ci ricordano la poesia ” Formia è curva di terra ove l’arancio profuma di mare ” di Franco Miele.

Altro particolare è la barca che reca un numero di registro navale GA 24346 che , come riferitomi dall’autore, è in realtà la sua data di nascita.

La tecnica del chiaroscuro del nostro Antonio Scotto è il risultato degli insegnamenti avuti dal suo Maestro : Antonio Madonna .

Raffaele Capolino

I LIMONI E LE ARANCE DI FORMIA

I LIMONI E LE ARANCE DI FORMIA


Donate nel 1866 agli ospedali e ai soldati italiani nella terza guerra di indipendenza.

Le notizie sono tratte, grazie all’opera di ricerca dell’amico Michele De Santis, da due giornali dell’epoca di Napoli:

  • LO NUOVO DIAVOLO ZUOPPO E POLECENELLA

” La città de Formia a’ raccovete 45 milia nfra limone e portovalle che sarranno subeto mannate a li spitale militare de l’Alta Italia”

  • LO CUORPO DE NAPOLE E LO SEBBETO

“Da Formia sono partute pe lo campo n’ autre 50 milia limone pe li ferute. Ebbiva li citatine de Formia “

In effetti per la prima fornitura il Sottoprefetto di Formia Righetti telegrafo’, il 30 giugno del 1866, al Primo Ministro Bettino Ricasoli per comunicare che i proprietari di Formia offrivano 45 mila limoni per il prode Esercito Nazionale.

Quarantacinquemila o cinquantamila limoni equivalgono a circa 100 quintali che molto probabilmente furono spediti in due momenti via mare.

Notizie su Formia città di limoni e di naranzi (arance) ci pervengono fin dal 1557 da Frate Leandro Alberti , bolognese, nel testo:
Descrizione di tutta Italia

Ricordo , infine, che il 6 gennaio del 1866 il Re Vittorio Emanuele Il , con apposito decreto concedeva a Formia il privilegio di essere chiamata ” Città “.

Raffaele Capolino

UN DISGUIDO POSTALE CHE FECE INCAVOLARE MARCO TULLIO CICERONE NELLA SUA VILLA DI FORMIA

UN DISGUIDO POSTALE CHE FECE INCAVOLARE MARCO TULLIO CICERONE NELLA SUA VILLA DI FORMIA

Così scrisse Cicerone il 24 aprile del 59 a.C. al suo amico Attico dalla sua villa di Formia.

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” Che azione volgare ! Nessuno ti ha recapitato la missiva che da Tre Taverne ti avevo scritto immediatamente in risposta alle tue graditissime lettere ! Ma mi preme che tu sappia che il plico nel quale l’avevo inserita è stato portato , lo stesso giorno in cui l’ho consegnato, a casa mia a Roma e di lì mi è stato fatto ritornare nella mia villa di Formia.

Pertanto ho dato ordine che ti sia di nuovo recapitata la missiva a te diretta ……………………….”

In buona sostanza è successo questo:

Il 19 aprile del 59 a.C., mentre era in viaggio da Roma a Formia , da Tre Taverne Cicerone scrisse una lettera indirizzata ad Attico e la consegno’ al vettore perché la facesse recapitare al destinatario che in quel momento si trovava a Roma .

Accadde invece che , nella stessa giornata del 19 aprile il plico fu recapitato per disguido alla dimora romana di Cicerone e da Roma, sempre per errore, fu poi prontamente fatta pervenire a Cicerone nella sua Villa di Formia.

In pratica la lettera non fu recapitata al destinatario bensì allo stesso Cicerone che ne era invece il mittente.

Il 24 di aprile Cicerone informò Attico del disguido , assicurandolo che da Formia aveva dato ulteriore ordine al vettore di recapitarla alla dimora romana di Attico.

Quello che fa meraviglia è che duemila e più anni fa, in un solo giorno un plico da Tre Taverne , arrivò a Roma e da Roma fu poi fatto recapitare velocemente a Formia.

La posta di quei tempi, pur se incappava in qualche disguido come in questo caso, aveva una rapidità di consegna che neppure oggi noi abbiamo. !!!

Mi viene , comunque , da pensare che Cicerone , molto probabilmente, abbia indicato erroneamente come destinatario se stesso e ad Attico non ha voluto dire la verità, incolpando i vettori !!!!!!
Chissà che le cose non siano andate proprio in questo modo !!!!

È proprio il caso di dire:

Errare humanum est !!!!
Vale anche per Marco Tullio Cicerone !!!

A me è piaciuto tantissimo leggere, scrivere e analizzare questo curioso episodio capitato a Cicerone mentre dimorava nel suo Formianum, da lui descritto nella epistola ll, 13.

In questa stessa lettera scrive:

” Se vieni a fare una capatina in questa nostra Telepilo dei Lestrigoni , intendo dire Formia, vedrai come mormora la gente! Quanta ira sconvolge le menti!
Come è odiato il nostro amico Magno!
Il suo soprannome va perdendo lo smalto!”

Ovviamente in queste ultime battute , Cicerone si riferisce a Pompeo Magno che aveva una villa a Formia.

Raffaele Capolino

LA STORIA DI MIO NONNO FILIPPO VALERIO DI CASTELLONE- FORMIA

LA STORIA DI MIO NONNO FILIPPO VALERIO DI CASTELLONE- FORMIA

Nei primi anni del secolo scorso, precisamente nel 1904, mio nonno materno Filippo Valerio lasciò la sua Castellone per espatriare negli Stati Uniti.

Erano gli anni in cui gli italiani emigrarono in massa per ogni parte del mondo.
E’ stato calcolato che dal 1861 al 1985 il fenomeno migratorio italiano interessò circa venti milioni di persone.

In questi giorni , grazie alle ricerche di Daniele Elpidio Iadicicco, ho potuto ricostruire molti particolari di suddetto evento che ha riguardato mio nonno Filippo (1883 – 1958) che all’età di 20 anni, parti’ il 9 aprile del 1904 da Napoli con la ” Nave Italia ” diretta a New York.

La nave “Italia” poteva imbarcare 20 persone in prima classe e 1400 in terza classe.

Non lasciò l’Italia da solo, ma con tre suoi compagni di Castellone:

  • Gionta Filippo di anni 21 detto ” Filipp d’ Malufierre”
  • Scipione Giuseppe di anni 37
  • Fiumara Michele di anni 20

Arrivati a New York il 24 di aprile del 1904, ad Ellis Island i quattro di Castellone furono sottoposti a visita medica e il loro stato di salute fu valutato: GOOD

Furono catalogati di nazionalità Italiana ma di “race o people”:
South

In pratica furono etichettati:
Italiani del sud

Gli ispettori riportarono che i nostri non erano abili né a leggere, né a scrivere.

Mio nonno , con n. 197-21 nella lista degli immigrati, dichiarò di avere 7 $, Gionta ne dichiarò 12 $, Fiumara 5$, Scipione 9 $.

E’ noto che chiunque fosse stato trovato senza dollari , oppure non fosse stato in grado di dare l’indirizzo della sua prima sistemazione, sarebbe stato rinviato al paese di origine.

Mio nonno era atteso dal suo cugino Sorreca Giovanni che aveva lasciato Formia nel 1902 e abitava al n. 780 della 7^ Strada di Philadelfia .

Non so quanti anni mio nonno rimase negli Stati Uniti ma di sicuro nel 1914 era a Formia per aver contratto matrimonio con Maria Scipione figlia di Tommaso.
Da predetto matrimonio nacquero sette figli, quattro maschi e tre femmine.

Ero il suo primo nipote maschio e pochi anni prima di morire mi regalo’ una preziosa moneta di 5$ con testa Indiano coniata nel 1909 .

Moneta conservata da mio nonno come ricordo della sua avventura lavorativa nel cosiddetto “nuovo mondo”.

Raffaele Capolino

LA STORIA DI MIO NONNO FILIPPO VALERIO DI CASTELLONE- FORMIA

LA STORIA DI MIO NONNO FILIPPO VALERIO DI CASTELLONE- FORMIA

Nei primi anni del secolo scorso, precisamente nel 1904, mio nonno materno Filippo Valerio lasciò la sua Castellone per espatriare negli Stati Uniti.

Erano gli anni in cui gli italiani emigrarono in massa per ogni parte del mondo.
E’ stato calcolato che dal 1861 al 1985 il fenomeno migratorio italiano interessò circa venti milioni di persone.

In questi giorni , grazie alle ricerche di Daniele Elpidio Iadicicco, ho potuto ricostruire molti particolari di suddetto evento che ha riguardato mio nonno Filippo (1883 – 1958) che all’età di 20 anni, parti’ il 9 aprile del 1904 da Napoli con la ” Nave Italia ” diretta a New York.

Non lasciò l’Italia da solo, ma con tre suoi compagni di Castellone:

  • Gionta Filippo di anni 21 detto ” Filipp d’ Malufierre”
  • Scipione Giuseppe di anni 37
  • Fiumara Michele di anni 20

Arrivati a New York il 24 di aprile del 1904, ad Ellis Island i quattro di Castellone furono sottoposti a visita medica e il loro stato di salute fu valutato: GOOD

Furono catalogati di nazionalità Italiana ma di “race o people”:
South

In pratica furono etichettati:
Italiani del sud

Gli ispettori riportarono che i nostri non erano abili né a leggere, né a scrivere.

Mio nonno , con n. 197-21 nella lista degli immigrati, dichiarò di avere 7 $, Gionta ne dichiarò 12 $, Fiumara 5$, Scipione 9 $.

E’ noto che chiunque fosse stato trovato senza dollari , oppure non fosse stato in grado di dare l’indirizzo della sua prima sistemazione, sarebbe stato rinviato al paese di origine.

Mio nonno era atteso dal suo cugino Sorreca Giovanni che aveva lasciato Formia nel 1902 e abitava al n. 780 della 7^ Strada di Philadelfia .

Non so quanti anni mio nonno rimase negli Stati Uniti ma di sicuro nel 1914 era a Formia per aver contratto matrimonio con Maria Scipione figlia di Tommaso.

Ero il suo primo nipote maschio e pochi anni prima di morire mi regalo’ una preziosa moneta di 5$ con testa Indiano coniata nel 1909 .

Moneta conservata da mio nonno come ricordo della sua avventura lavorativa nel cosiddetto “nuovo mondo”.

Raffaele Capolino