CICERONE E I SUOI ” SERVI LIBRARI”

CICERONE E I SUOI ” SERVI LIBRARI”

Nel 59 a. C. , Cicerone aveva già molte ville, e ogni villa era provvista di biblioteca , per cui erano diversi i servi adibiti alla cura delle raccolte librarie.
Per questi specifici compiti, fin dal 59 a. C , Cicerone utilizzava un liberto di nome Teofrasto, soprannominato Tirannione( avuto in dono da Murena che ne era divenuto proprietario dopo l’assedio di Amiso),al quale volle aggiungere altri due servi librari avuti in prestito da Attico che nella lettera (IV, 5) riceve questi ringraziamenti dal suo amico oratore :
” I tuoi esperti mi hanno abbellito la biblioteca creando scomparti ordinati e aggiungendo etichette che recano i titoli. Vorrei che tu dessi loro una parola di elogio”

I due servi inviati da Attico furono Dionisio e Menofilo, che restarono al servizio di Cicerone per diversi anni.

Dionisio, di sicure origini slave , dopo un inizio di collaborazione positiva e soddisfacente, si rese, successivamente, protagonista di episodi che procurarono non poche preoccupazioni all’oratore.

Nella lettera ad Attico VIII, 5, scritta dal Formiano il 22 febbraio del 49, Cicerone fa sapere al suo amico che Dionisio
“…. si è abbandonato a qualche stranezza per effetto della follia”
“.. non è stato mai più pazzoide come in questa faccenda “
“.. in preda alla collera iniziò a sferrare nell’aria cornate su cornate, aveva vomitato e mandava maledizioni a iosa”

Sempre da Formia, il 24 febbraio del 49 ( lett. VIII, 10) Cicerone comunica ad Attico di aver congedato l’ingrato e inaffidabile Dionisio dal ruolo di insegnante di suo figlio e di suo nipote, pur utilizzandolo ancora come bibliotecario :
” ho voluto metterti al corrente della faccenda e del mio giudizio sull’operato di quell’individuo”

Dionisio si dimostrò così infedele che arrivò finanche a sottrarre a Cicerone molti importanti libri, dandosi alla fuga nella sua terra della Illiria.

Ciò che costrinse Cicerone a scrivere nel 46 a. C. al Governatore Publio Sulpicio Rufo per rintracciare il fuggiasco nella sua provincia Illirica, precisamente a Narona dove era stato segnalato , per il recupero dei libri e per la giusta e sonora punizione al servo fuggitivo.

Nel 45 Cicerone si rivolse anche al console Publio Vatinio che era subentrato a Publio Sulpicio Rufo, come governatore in Dalmazia, detta anche Illiria.

Nella lett. ad fam. V, 11, è scritto :

“….. fallo prigioniero e conducilo nel tuo trionfo. Al diavolo i Dalmati, che ti danno tanti grattacapi “

Vatinio, nel 44 a. C. ( lett. V, 10a) , da Narona in Dalmazia comunica a Cicerone di non essere ancora riuscito ad arrestare Dionisio pur promettendo :
” Ma stai tranquillo che non mi darò per vinto prima o poi riuscirò a stanarlo.Ogni tuo desiderio è per me un ordine “

Con la morte di Cicerone a Formia, avvenuta il 7 dicembre del 43 a. C., di Dionisio, servo infedele che conobbe anche i nostri luoghi, non si seppe più nulla.

(FONTI lett.: Ad Attico IV, 4a – IV, 5 – IV, 8 – VIII,5 – VIII, 4 – VIII,1O. = Ad fam. V, 1Oa – V, 11-XIII, 77)

Raffaele Capolino

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