L’ INCONTRO E IL COLLOQUIO TRA CESARE E CICERONE A

L’ INCONTRO E IL COLLOQUIO TRA CESARE E CICERONE A
Narrato dallo stesso Oratore

Avvenne 2069 anni fa, esattamente il 28 marzo del 49 a. C.

Nella lettera ( IX, 18), scritta nel Formiano il 28 marzo del 49 a. C. e diretta ad Attico, Cicerone riporta i passaggi più importanti, se non addirittura le stesse frasi dette in questo suo incontro con l’uomo più potente al mondo allora conosciuto.

Cicerone, come tutti i senatori e su consiglio di Pompeo, aveva da tempo lasciato Roma e si era ritirato con i suoi familiari a Formia, dove rimase per più di quattro mesi.

Giulio Cesare, arrivato a Roma dopo aver sottomesso i Galli e i Britanni, aveva invano cercato di inseguire Pompeo che a Brindisi si era già imbarcato per Durazzo.

La visita di Cesare a Cicerone era stata già preannunciata, nei giorni precedenti a mezzo epistole, dai cesariani e amici comuni : Mazio e Trebazio.

Al ritorno da Brindisi, Cesare pernotto’ il 27 a. C. a Sinuessa ( oggi Mondragone) e il giorno dopo, con tutto il suo seguito di generali e legionari, giunse nella Villa di Cicerone, a Formia, con l’intenzione di convincerlo a stare dalla sua parte e a seguirlo a Roma.

Queste le parti più interessanti del colloquio:

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Cesare : Vieni dunque e svolgi la tua opera in favore della pace.

Cicerone : A mio arbitrio?

Cesare : Dovrei forse imbeccarti io?

Cicerone : Ebbene, metterò in chiaro che vanno contro il parere del Senato l’azione offensiva verso la Spagna ed il trasferimento di truppe in Grecia. Avrò di che gemere copiosamente sulla vicenda di Pompeo.

Cesare ( abbastanza urtato) : Non voglio che si dica ciò.

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Cesare capi’ che Cicerone era risoluto a rimanere dalla parte di Pompeo per cui terminò il colloquio invitandolo a pensarci.
Prima di uscire dalla casa di Cicerone , Cesare disse con tono minaccioso:
“Sappi che se non mi è consentito di giovarmi dei tuoi consigli, utilizzerò quelli di coloro con cui è possibile entrare in contatto e ricorrerò a tutti gli espedienti”
Fu così che si lasciarono.

Lo stesso giorno, Cicerone informò, con una lettera spedita da Formia, il suo amico Attico.

In questa lettera, Cicerone riferì al suo amico che le sue parole non erano piaciute a Cesare, ma che si sentiva orgoglioso di aver proferito , senza alcuna esitazione, la sua determinata volontà di non assecondare colui che riteneva un nemico di Roma Repubblicana:

Cicerone in Lett. IX, 18 da Formia (28 marzo 49 a. C.)

“Così ci siamo lasciati. Sono, dunque, del parere che egli non mi veda di buon occhio, ma sono io che mi compiaccio di me stesso; cosa, questa, che non mi capitava da un pezzo”

Cicerone in Lett. IX, 19 da Arpino (1 o 2 aprile 49 a. C.)

“… non esiste in Italia individuo disonesto che non si trovi al seguito di Cesare. Li ho visti con i miei occhi questi ribaldi tutti insieme, a Formia, te lo assicuro, non li ho considerati degni di essere chiamati uomini;eppure li conoscevo tutti, ma non li avevo mai visti imbrancati a torme “

Nei primi giorni di aprile Cicerone lasciò Formia per dirigersi ad Arpino, sua città natale, dove consegnò ” la toga virile” al figlio Marco divenuto maggiorenne.

Il 7 giugno si imbarco’ da Gaeta per Durazzo ,con figlio ,fratello e nipote per congiungersi con le forze militari di Pompeo in Macedonia.
Nella battaglia di Farsalo, avvenuta il 9 agosto del 48 a.C. , Pompeo fu sconfitto da Cesare.

Si narra che alcuni giorni dopo la battaglia, Cicerone vagasse frastornato nel porto di Durazzo tra la folla e i soldati di Cesare. Quest’ultimo lo vide, lo chiamò e gli fece capire che lo aveva già perdonato.

Pompeo riuscì a salvarsi e a raggiungere Alessandria d’Egitto dove trovò la morte su ordine di Tolomeo, fratello di Cleopatra.

Questo incontro a Formia tra Giulio Cesare e Marco Tullio Cicerone e’ ben conosciuto da tutti quelli che amano la storia di Roma.

Ma solo a noi di Formia, il destino ha concesso di poter raccontare, con orgoglio , questo importante e storico incontro avvenuto nei nostri luoghi.
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Fonti: Lett. Cicerone ad Attico IX, 18 – IX, 19
Le foto di resti di una domus formiana, sono di Fausto Forcina

Raffaele Capolino

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