LA PORTA DELL’OROLOGIO A CASTELLONE – FORMIA

LA PORTA DELL’OROLOGIO A CASTELLONE – FORMIA
I miei ricordi dei primi anni del dopoguerra

L’opera pittorica è di Antonio Scotto, pittore Formiano che ci delizia con quest’altro acquerello, dopo quello di Via Traiano di qualche giorno fa.

Quanti ricordi alla vista di questo dipinto che ritrae la parte finale di minor quota di Via della Torre.

Nel primo portale a sinistra abitava ” Tore d’ Galise ” , un abilissimo stagnaro e idraulico che per arrotondare diventò in vecchiaia ” portantino ” in un’agenzia di pompe funebri gestita da Francesco Scipione soprannominato ” Sciabbacc “.
Questo suo ultimo lavoro di ” aiuto necroforo” veniva svolto in coppia con Ernesto, un calzolaio che stava più giù sulla destra, esattamente dove nel dipinto è la donna con la brocca in testa.

Proprio di fronte alla bottega di Ernesto c’era un altro calzolaio di nome Pietruccio.

Ma il calzolaio più noto di Castellone era Benedetto Valerio , un mio zio da parte di madre, che svolgeva l’attività in questo tratto di Via della Torre dipinto da Antonio Scotto , di fronte all’attuale locale che funge da biglietteria del Cisternone Romano.

In pratica , nei primi decenni del dopoguerra, in appena una trentina di metri c’erano ben tre calzolai.

Nel primo portale a destra abitavano le due sorelle Purificato , con soprannome ” Pappaagl’ ” , specializzate nella realizzazione e vendita di scope di strame proveniente dalla collina di S.Maria .

La Chiesa di S. Rocco e’ posizionata un po’ più in basso, appena usciti dalla Porta dell’Orologio che veniva chiamata semplicemente: La Porta .

Oltre questo accesso posto a sud, Castellone aveva altre due porte principali :

  • La porta Nord di S. Erasmo sotto la Torre Ottagonale
  • La porta sud-est della Rampa Capo Castello ( di cui non ci è pervenuta alcuna immagine)

Due porte secondarie sono ancora oggi situate ad ovest su Via Gradoni del Duomo.
Una, a scaloni tuttora esistente , si collega a con Via della Torretta ed un’altra , attualmente non in funzione e sempre da Via Gradoni del Duomo, permetteva l’accesso al borgo murato, attraverso il ” Vico della Torre”.

Questi sono i miei ricordi dei luoghi e dei personaggi citati in questo post provocato da un acquerello del Prof. Antonio Scotto, mio coetaneo che conosco da quasi settanta anni.

A lui vanno elogi e ringraziamenti da parte mia e, certamente, anche da voi che leggete le mie storie di Formia.

Raffaele Capolino

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