FURONO DUE LE TESTE RUBATE AL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI FORMIA NEL 1988

FURONO DUE LE TESTE RUBATE AL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI FORMIA NEL 1988

Sappiamo tutto sulla testa di Cicerone che fu rubata nel 1988 dal Museo Archeologico Nazionale di Formia.

Ma pochi sanno che , in quella triste notte del 1988, scomparve anche la testa della statua di Ares – dio della guerra – rinvenuta nel 1950 a Formia in Via Rialto in un’area occupata da un impianto termale pubblico.
La statua è alta m. 1,59.

La figura con clamide attorno al collo, è completamente nuda ed è ancorata ad una corazza appoggiata sulla base.
La testa era sormontata da un elmo e volto con fattezze giovanili.

La Dott. ssa Nicoletta Cassieri ritiene la statua ispirata all’arte classica greca, espressa in questo caso dallo scultore Alkamenes.

Per la verità, il furto della testa di Ares era anche a me sconosciuto fino a quando non mi sono ritrovato davanti agli occhi l’immagine della seconda foto completa di testa rinvenuta nella banca dati dell’Istituto Archeologico Germanico.

Collaborazione di Michele De Santis
Foto di Fausto Forcina

Raffaele Capolino

LA CHIESA DI SAN REMIGIO A FORMIA

LA CHIESA DI SAN REMIGIO A FORMIA

Il dipinto di S. Remigio risale agli inizi del 1800 ma non se ne conosce l’autore.

Sappiamo invece che a commissionare questa tela fu il Cavaliere di Malta, Don Filippo Albito Piccolomini che lo ritroviamo ritratto in basso a destra a ricevere la benedizione dal Santo.

Filippo Albito Piccolomini e la sua consorte, Teresa Postiglione, sono sepolti nella stessa Chiesa, in un ambiente interno che si affaccia su un delizioso cortile recintato da alte mura.

Ringrazio Massimo Patroni Griffi, proprietario dei luoghi, che ha consentito la visita e le foto di questa antica Chiesa situata nei pressi della Monumentale Fontana Romana, detta da sempre anche : Fontana di S. Remigio.

Foto di Fausto Forcina

Raffaele Capolino

ELIANO TATTICO E SESTO GIULIO FRONTINO

ELIANO TATTICO E SESTO GIULIO FRONTINO


Due personaggi che conobbero ” Formiae” romana.
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ELIANO TATTICO è stato uno scrittore greco che visse nel l secolo d.C. sotto gli imperatori Nerva e Traiano.

Lui stesso , nella sua unica opera letteraria , afferma di aver avuto modo di conoscere l’imperatore Nerva che gli commissionò un testo su pratiche e tecniche militari, in particolar modo, riguardanti le famose falangi utilizzate da Alessandro Magno.

Conobbe Lemnio Filostrato, Dione Prusio , Marziale e , soprattutto Sesto Giulio Frontino.

Fu proprio nella villa formiana di Frontino che ebbe un incontro con l’imperatore Nerva per gli ultimi accordi sul trattato che avrebbe dovuto successivamente realizzare.

È lo stesso Eliano che riferisce, nella prefazione della sua opera , di questo importante incontro con i sopradetti personaggi e di aver soggiornato alcuni giorni a Formiae .

La “Tactica Theoria” di Eliano , non ebbe però molto successo essendo stato ritenuto un ampliamento di un precedente trattato di Asclepiodoto.

A noi interessa , comunque , il fatto che ci rende partecipe che Sesto Giulio Frontino ( 40 – 103) abbia avuto una dimora a Formia .

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SESTO GIULIO FRONTINO è stato invece un personaggio di primissimo piano nel mondo romano.
Fu un militare ma fu, soprattutto e proprio per volere di Nerva che aveva potuto conoscere a Formiae , un Curatore Aquarum di Roma dove erano già in essere ben nove acquedotti .

Fu anche l’autore di un celebre trattato ” De aquaeductibus urbis Romae ” che disciplinava , con soli otto semplici articoli , tutti gli aspetti riguardanti la distribuzione delle acque nella ” caput mundi ” di quel periodo.

Se è come riferito da Eliano, possiamo pensare che Sesto Giulio Frontino possa aver visto in funzione i nostri due acquedotti di Mola e di Vindicio e, soprattutto, il Cisternone di Castellone che, in quel periodo, rappresentava la più grande conserva d’acqua all’interno di una città romana.

Altra notizia è che il manoscritto di quest’ultimo trattato è stato ritrovato nell’Abbazia di Montecassino, nel 1429, da Poggio Bracciolini che fu autore del rinvenimento di numerosi manoscritti di altri autori nonché di diverse e inedite orazioni di Marco Tullio Cicerone.

Raffaele Capolino

IL SOCCORPO DEL DUOMO DI GAETA, OSSIA LA CAPPELLA DEL SANTO ERASMO

IL SOCCORPO DEL DUOMO DI GAETA, OSSIA LA CAPPELLA DEL SANTO ERASMO


Una descrizione meravigliosa di Pasquale Mattej

Le notizie sono prese dal Poliorama Pittoresco anno XV° – 1854

Il Mattej ci riporta la storia di questo luogo sacro risalente ai primi anni del X secolo, ma ristrutturato e migliorato nei secoli successivi.
“”””” A capo delle prodigiose Reliquie che possedeva qual vagheggiato tesoro la Città di Formia, erano gli avanzi del Corpo di S.Erasmo vescovo antiocheno che nella medesima città invitto propugnatore della Fede aveva patito il più cruento de’ martiri, la sviscerazione.””””

Il corpo di S.Erasmo fu sepolto dal Vescovo di Formia Probo nello stesso luogo del martirio , ossia:

“”” l’anfiteatro romano che divenne un Santuario Formiano cui traevano da lungi a visitar devotamente molti nobili personaggi, frà i quali vuolsi rammentar S.Benedetto prima e dopo che le fondamenta gettasse del Cassinese Cenobio “”””

La Basilica di Formia conservò per cinque secoli le sacre reliquie ma il destino volle che le stesse reliquie dovessero essere traslocate a Gaeta nel nono secolo per evitare che divenissero preda dei saraceni.

Nel 1605 iniziarono i primi lavori per dare più lustro alla Cappella ipogea di S.Erasmo che poi sarà chiamata ” Succorpo “, termine oggi in uso.

“””All’alba del 9 aprile 1620 , ai prolungati rintocchi del monumentale campanile del Duomo, per l’inaugurazione della Cappella del Santo con l’esaltazione memorabile delle Reliquie Formiane, rispondeva l’eco gemente delle squille dei discendenti Formiani che avevano sibbene restituita la patria , ma non que’ sacri pegni alla lor Chiesa.
Codesti tesori furono ad essi reclamanti già negati alcun tempo innanzi. Che valevan le pretese di pochi contro fatti secolari, e contro il volere di molti? La gioia fu non pertanto pienissima. “”””””

I restauri più importanti avvennero tra il 1662 e il 1664, grazie al pittore e decoratore Giacinto Brandi(1621 – 1691) allievo del Lanfranco con spese totali che arrivarono a 52 mila ducati. La stessa tela dell’altare principale, riproducente il martirio di S. Erasmo, è opera del Brandi.

Il Mattej riporta con precisi particolari tre episodi di difficoltà che si verificarono a Gaeta e che furono superate per intercessione del S.Erasmo.
Si parla di una carestia di grano nei primi anni del 1600 , poi di una epidemia nel 1656 che nella sola Napoli procurò 285 mila morti ed infine, l’assedio del 1806 che fu particolarmente sanguinoso per gli abitanti di Gaeta.

Nel vestibolo esiste, infatti, una iscrizione del 1666 frutto del voto fatto dalla città di Gaeta per essere scampata all’epidemia di peste del 1656.

Conclude il Mattej :

“””” E così in breve spazio memorabili tre epoche , tre voti pubblici e solenni, e tre tradizioni ricorrono ! …..ed a che penso , mi chiedi ? ——
O Gaeta senza volerlo tu apponesti a’ piedi del Santo Protettore i tre fulmini tremendi di che l’ira divina si arma per umiliare l’umana superbia —- la carestia, la peste e la guerra ! “”””

Il Mattej parla dei ” tre fulmini ” che sarebbero stati apposti ” senza volerlo ” sulla statua d’argento di S. Erasmo.
Statua che, purtroppo, fu trafugata nel 1981 ma un riscontro di questo particolare citato dal Mattej può, comunque, essere eseguito sulle immagini fotografiche del passato, conservate in Curia.

Insomma, un eccezionale articolo del Mattej che merita di essere pubblicato integralmente per farne dono agli amici di Gaeta.
Una copia sarà messa a disposizione della Commissione di S.Erasmo di Formia per inserirlo nel consueto libricino che sarà stampato quest’anno caratterizzato , guarda caso, da un’altra sciagura di tipo sanitario che, oltre ai numerosi decessi, imporrà a noi tutti un diverso stile di vita .

Questo articolo è stato realizzato grazie alle ricerche storiche di Michele De Santis.

Raffaele Capolino

IL FILOLOGO BURLONE

IL FILOLOGO BURLONE


Così è chiamata l’epigrafe formiana con questa scritta in greco.

Come scritto dal Prof. Heikki Solin sugli ” Studi storico-epigrafici sul Lazio Antico, la Formiae romana ha conservato un pregevole corpus epigrafico antico di circa 335 iscrizioni .

Mommsen pubblico’ nel 1800 , ben 157 iscrizioni latine nel CIL X del Corpus Incriptiones Latinarum , ma successivamente vennero alla luce e pubblicate complessivamente altre 144 , più 30 inedite.

Esistevano anche quattro epigrafi in lingua greca di cui tre sono scomparse e, tra queste tre , anche quella oggetto di questo post.

Fu vista e disegnata , nel 1857 , da Pasquale Mattej nella Real Villa Caposele di Formia appena acquistata dal Re delle Due Sicilie Ferdinando II .

L’epigrafe greca, purtroppo scomparsa , è di contenuto funerario ma con una dedica simpatica.

La traduzione del testo, fatta da una mia amica, è questa :

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Filologo chiacchierone
vecchio parente
rapito sul sentiero
continuerai a raccontare frottole

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È la dedica funeraria ad un Filologo che amava tanto parlare e raccontare storie scherzose e forse anche inventate .

Chi gli ha dedicato l’iscrizione funeraria ha voluto ricordare le sue abitudini e assicurarlo che anche nell’aldilà avrebbe continuato a fare le stesse cose che amava fare nella vita terrena.

Il reperto deve essere stato “mutilo” in più parti per cui il nostro Pasquale Mattej ha potuto, solo in parte, leggere e disegnare alcune parole . Cosa che ha reso più difficoltosa la sua interpretazione.

Grazie a Pasquale Mattej , oggi anche noi possiamo sorridere dopo averne letto il contenuto, allo stesso modo di chi ha potuto conoscere in vita il Filologo che deve aver vissuto , oltre duemila anni fa , nella nostra città .

Raffaele Capolino

GLI ARCHITETTI CONTEMPORANEI DI CICERONE E VITRUVIO

GLI ARCHITETTI CONTEMPORANEI DI CICERONE E VITRUVIO

Marco Tullio Cicerone aveva numerose ville oltre la sua dimora al Palatino, per cui aveva bisogno di ricorrere alle prestazioni di architetti.

Alcune volte i rapporti di Cicerone con gli architetti non sono stati per nulla idilliaci.

Vediamo chi sono stati gli architetti che sono venuti in contatto con Cicerone che li ha utilizzati per le sue ville e, qualche volta, anche per le residenze di suo fratello Quinto.

– CIRUS VETTIUS
Architetto che era stato un liberto di Clodio. Lavorò per Cicerone al Tuscolo. È l’architetto che non si scompose sulla obiezione di Cicerone sulle finestre da lui ritenute troppo piccole.
Dimostrò all’oratore che la misura delle finestre era venuta fuori da un calcolo complicato considerando tanti fattori: esposizione, umidità altitudine, spessore delle mura perimetrali, volumetria dei locali ed altro.
Al che il battagliero oratore non poté che stare zitto. Quando Cirus morì nel 57 a. C., nominò suoi eredi Clodio e Cicerone.

– CRISIPPO VETTIUS
Liberto di Cirus Vettius, fu architetto di Giulio Cesare e fu utilizzato in diverse ville di Cicerone. In un solo caso l’oratore ebbe a lamentarsi con Attico per lavori non fatti bene da Crisippo.

– ERMODORO
Architetto nominato da Cicerone nel “De Oratore”. Definito eccellente nel costruire moli a mare.

– M. VITRUVIO POLLIONE
Cicerone non parla di Vitruvio. È quest’ultimo che parla invece di Cicerone quando tratteggia la figura dell’Artifex

– NUMISIUS o NUMIDIUS
È citato da Vitruvio nel suo trattato. È ritenuto il progettista e costruttore dell’anfiteatro di Ercolano (CIL X 1443)

– C. POSTUMIUS POLLIO
Secondo Pierre Gros, edificò due Templi dedicati a ” Roma e Augusto” , uno a Terracina ( CIL X 6339) e l’altro a Formia ( CILX6126)

-DIPHILOS
Con questo architetto Cicerone ebbe uno scontro pesante.
In un sopralluogo su una villa del fratello Quinto, rilevo’ che le colonne di un porticato non erano allineate, per cui ne ordinò l’immediata demolizione informando con lettera il fratello.
Diphilos è citato anche da Vitruvio con apprezzamenti.

-CLUAZIO
È l’architetto che molto probabilmente lavorò a Formia per costruire il Sepolcro di Tulliola con un preventivo di spese pari a 10 talenti, circa 240.000 sesterzi.
La legge Suntuaria, firmata da Cesare, prevedeva una tassa pari al costo dell’opera funebre, per cui il costo totale del sepolcro di Tulliola sarebbe stato di 480.000 sesterzi.
Ma Cicerone, dichiarando di costruire un Sacellum e non un Sepolcro, riuscì ad aggirare la legge fiscale introdotta da Cesare.

Ce ne saranno stati altri di architetti contemporanei di Cicerone e di Vitruvio, ma questi sono, per il momento, quelli che ho finora individuato nella lettere dell’oratore e nel trattato Vitruviano.

Questi due personaggi hanno avuto un fortissimo legame con il territorio del Formianum.

Raffaele Capolino

TRE EPIGRAFI PARLANO DELL’ANFITEATRO ROMANO DI FORMIA

TRE EPIGRAFI PARLANO DELL’ANFITEATRO ROMANO DI FORMIA

Due già le conosciamo, anche per diversi miei articoli di alcuni anni fa, per cui questo post è riferito, in particolar modo , ad una epigrafe poco conosciuta contrassegnata dal numero CIL X 6090 , il cui contenuto in latino e in italiano è nelle prime due immagini allegate.(foto 1 – 2)

Lucio Villio Atiliano , figlio di Gaio della tribù Tromentina, nel periodo Adrianeo, finanzio’ spettacoli gladiatori nell’ anfiteatro romano di Formia, di cui fu Patrono come lo furono in altri periodi Lucio Varronio Capitone ( CILX 6094) e Quinto Clodio Hermogeniano (CILX 6083).
La dedica onoraria fu opera di Lucio Stertinio Partenopeo, liberto di Lucio e ” amico incomparabile ” di Lucio Villio Atiliano

In pratica successe questo:
Il popolo di Formiae , grazie ad una colletta, aveva donato una biga al suo Patrono –
Villio Atiliano – che , successivamente, restituì in danaro il controvalore del dono ricevuto, per finanziare uno spettacolo gladiatorio all’interno dell’anfiteatro formiano.( foto 1 – 2)

Gli altri due riferimenti agli spettacoli gladiatori di Formia ci provengono dalla base onoraria di Clodio Hilaro Biselliario( foto 3 – 4 ) che sta a Formia, e dalla scritta di Ampliatus su un muro di Pompei il cui contenuto è nella foto 5

Il sito dell’anfiteatro formiano è stato studiato da Marcello Guaitoli , incaricato dall’Istituto di Topografia Antica dell’Università di Roma, per l’opera ” Forma Italiae “.
Annesso al sito lato est, vi era anche una scuola per gladiatori.

Questo articolo è stato realizzato anche grazie alle collaborazioni di Michele De Santis e Gianluca Mandatori.

Raffaele Capolino