STUCCHI DI UN SOFFITTO DI UN NINFEO O DI UNA PISCINA ROMANA A FORMIA.

STUCCHI DI UN SOFFITTO DI UN NINFEO O DI UNA PISCINA ROMANA A FORMIA.


Una ricerca con risultati assolutamente inediti

La notizia viene da un testo in lingua francese, digitalizzato da Google, riguardante frammenti di antiche sculture etrusche, greche e romane.

Riporto le parole esatte per queste formelle trovate verso la fine del ‘700 a Mola di Gaeta, ossia l’antica città di Formia.
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” I bassorilievi realizzati su questa lastra adornavano le casse del soffitto di una conserva d’acqua abbandonata andata in rovina, vicino a Mola di Gaeta, nel regno di Napoli, da dove le avevo prese.
Queste figure, formate da una specie di stucco o terreno argilloso leggero, mescolate con sabbia e cemento molto indurito, sono state lavorate sul posto e sono ritoccate con così tanto spirito nel punto della sgrossatura, che l’artista che li ha eseguiti doveva avere molto talento e una grande abitudine di questo lavoro.
Il combattente è alto sette pollici.
Il leone alato misura dalla testa alla coda, poco più di sei pollici.
L’ornamento n. IV faceva da cornice a qualche altro disegno. “””
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L’autore di questi disegni è Gian Giacomo Macchiavelli ( 1766 – 1811), collezionista di reperti antichi e pittore-incisore di 101 tavole per una splendida edizione della Divina Commedia curata nel 1806 dall’abate Filippo Macchiavelli.

L’autore dei testi è invece lo storico d’arte e collezionista francese Jean Baptiste Seroux d’Agincourt ( 1730 – 1814) che nella sua opera ” Recuil de fragmens de sculpture antique “, pubblicata pochi mesi prima della sua morte, afferma che i numerosissimi reperti disegnati fanno parte sia della sua collezione, sia di quella del Macchiavelli.

Nel 1778, il Séroux D’Agincourt venne in Italia , dove trascorse gli ultimi trentasei anni della sua vita , sempre alla ricerca di frammenti di stucchi, mosaici, bassorilievi e fregi da disegnare .

Nella introduzione della sua opera di 212 pagine, parla del suo mentore , l’ archeologo e storico dell’arte Johann Joachim Winkelmann ( 1717 – 1768), a cui in pratica dedica l’opera.

Quest’ultimo in un suo viaggio da Roma a Napoli si fermò a Mola e, forse, anch’egli vide questo ninfeo o piscina natatoria con questi eccezionali ornamenti.

La collezione dei numerosi reperti del Macchiavelli fu acquisita , nei primi anni dell’800, dal Museo Archeologico di Milano, mentre i disegni e le incisioni di Seroux D’Agincourt si trovano nella Bibloteca Apostolica Vaticana.

In merito alla individuazione dei luoghi formiani , è probabile che gli ornamenti, oggetto di questo articolo, si riferiscano ad uno dei tanti ninfei di domus private oppure a un ” balneum” , se non addirittura alla “Piscina Dulcis-Nerva ” i cui resti — Nereidi , statua di Apollo e la stessa struttura di base — furono rinvenuti due secoli dopo .

Tutto è venuto fuori da un proficuo lavoro di gruppo , con l’aiuto straordinario di Michele De Santis e la traduzione dei testi francesi da parte di Jeanpierre Maggiacomo.

Raffaele Capolino

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