UN ANTICO FRANTOIO OLEARIO DI MARANOLA IN VIA DEL PRESEPE

UN ANTICO FRANTOIO OLEARIO DI MARANOLA IN VIA DEL PRESEPE

In questo frantoio sono conservati tutti gli strumenti e le apparecchiature che servivano per la produzione dell’olio.
Di frantoi come questo, ne esistono più di una trentina in tutto il territorio collinare di Maranola ed altri se ne trovano a Trivio e Castellonorato. Ovviamente non sono operanti in quanto superati dalla moderna tecnologia che li ha trasformati però in musei da visitare.

Questa realtà museale si è concretizzata per la volontà di un’associazione di giovani e studiosi del luogo che, senza alcun sostegno economico da parte delle istituzioni , con proprie forze e disponibilità finanziarie hanno prima acquistato i locali trasformandoli, successivamente, in un luogo da visitare anche grazie alle donazioni di attrezzature pervenute da vecchi “frantoisti” del luogo.

Nel Borgo di Maranola , nel passato quasi ogni famiglia aveva il suo frantoio detto “trappeto” per macinare le proprie olive.
Qui ci sono stati periodi storici in cui sicuramente era possibile contare centinaia di frantoi simili, d’uso familiare.
Il frantoio pubblico , aperto a tutti , è sorto solo negli ultimi cinquant’anni.

La campagna olearia iniziava con la faticosa raccolta delle olive agl’inizi di novembre e durava per tutto il periodo invernale fino a marzo.
Le olive venivano poste in un angolo del frantoio a riposare in attesa di essere frantumate sotto una pesante macina di pietra fatta girare da un povero asinello incappucciato.

La pasta così ottenuta dalla frantumazione delle olive veniva stesa nei ” fiscoli ” di strame o di canapa sistemati in un vano di forma cilindrica posto sotto una enorme trave che, manovrata lentamente con un semplicissimo argano di legno e con un sistema di corde, doveva avvicinarsi quanto più possibile al macigno sottostante , dal peso di diversi quintali, fungendo in questo modo da pressa.

È il principio della leva di Archimede che è stata utilizzata per millenni da Fenici, Greci, Romani e per tutto il Medio Evo.

L’olio incominciava a sgorgare per effetto della spremitura della poltiglia pastosa e a raccogliersi in una botola in muratura, dove con un apposito recipiente di stagno a forma di piatto piano , veniva raccolto per trovarsi in superficie sulle acque fredde prodotte dalla lavorazione , in aggiunta a quelle bollenti usate per ammorbidire più facilmente la massa pastosa.

Mi è capitato da bambino assistere a queste operazioni e ho ancora ricordi bellissimi di un mondo contadino fatto di lavoro , famiglia e rapporti di vera amicizia.
Non mancava mai chi offriva gustose bruschette ammorbidite dal prezioso e profumato olio appena prodotto , oltre a salsicce di produzione locale e formaggi di ogni tipo.

Solo con l’invenzione di macine e presse ad aria compressa mosse elettricamente , fu abbandonato l’utilizzo dell’asinello come forza motrice e della trave per la spremitura della pasta . Fino agli anni sessanta era ancora possibile assistere a scene simili sopra descritte.

L’olio è stato e rimane ancora una grande risorsa per questo paese collinare, assieme ad altri prodotti agricoli e della pastorizia.

Maranola, un paese contadino situato tra i Monti Aurunci e il mar Tirreno dove si affaccia in un meraviglioso Golfo davanti ad una schiera di isole pontine e campane e dove, passeggiando tra i vicoli, è facile sentire le piacevoli note di organo di una delle tante Chiese, oppure il suono straordinario di un semplicissimo organetto che qui sono in molti a saper suonare.

E non mancano , girando tra i vicoli del borgo medievale, cose antiche e belle da vedere e apprezzare come antichi portali, bifore, campanili superbi ed eleganti, Chiese ricche di tesori d’arte e persone sorridenti.

Insomma un Borgo Antico che ha il profumo d’altri tempi e che merita di essere visitato e goduto.

Raffaele Capolino

UN FORMIANO CON GIULIO CESARE NELLA BATTAGLIA DI ALESIA IN GALLIA NEL 52 AC

UN FORMIANO CON GIULIO CESARE NELLA BATTAGLIA DI ALESIA IN GALLIA NEL 52 ACFB_IMG_1584518432182
Fonte : “La guerra gallica” di Vito Antonio Sirago

Si tratta di Marco Vitruvio Mamurra ( chiamato da altri Lucio oppure Claudio) nato a Formia nel 90 AC morto nel 45 AC come si evince da una lettera di Cicerone.
Appartenente al ceto equestre seguì CESARE in Gallia rivestendo il ruolo di Praefectus Fabrum ( Prefetto degli ingegneri) . Insomma era l’ingegnere capo al quale CESARE si era affidato.
Fu Mamurra che progettò ,e seguì i lavori tramite i suoi ingegneri subalterni , le due palizzate alla città di Alesia, posta su un piano collinare e dove si era asserragliato Vercingetorige , capo di tutte le tribù galliche.
La prima palizzata era lunga 15 km. La seconda palizzata( necessaria per difendersi dai Galli chiamati da Vercingetorige) era lunga 21 km.
Totale 36 km di palizzate con circa 1.000 torri di guardia e una infinità di accorgimenti difensivi e offensivi ( torri mobili con o senza ariete, balestre e altre strumentazioni inventate o proposte dal Mamurra)
Il tutto costruito in un mese.
Cesare aveva il comando di 10 legioni per circa 50.000 uomini. I Galli assediati in Alesia circa 65.000 mentre i Galli dall’esterno per dare aiuto al loro capo 250.000 circa.
Vercingetorige si arrese dopo 50 giorni di assedio. Fu portato a Roma, rinchiuso nel carcere Mamertino sul Campidoglio e dopo 6 anni fu strangolato dalla folla in una sfilata in onore di Cesare .
Mamurra , anche grazie a questo episodio si arricchì tantissimo.Fu il primo romano ad avere una domus ornata di marmi e colonne marmoree sul Celio come riporta Cornelio Nipote.
Il poeta Catullo era il suo più acerrimo nemico.Nei suoi scritti e poesie spesso sbeffeggiava ” il romano Cesare e il formiano Mamurra “.
Quest’ultimo fu appellato addirittura come ” il bancarottiere di Formia”.
Cesare e Mamurra furono accusati, sempre da Catullo, di avere tra loro un rapporto omosessuale e arrivò anche a sostenere che Mamurra si era arricchito con i soldi che gli dava Cesare.
Quando Cesare fu eletto Dictator ( in pratica è stato il primo imperatore di Roma), per porre fine a queste dicerie su di lui e su Mamurra, invitò Catullo ad una cena a casa sua con altri commensali. Durante il festino Cesare non rivolse mai parola a Catullo.
Da quella sera Catullo non scrisse più offese né su Cesare, né su Mamurra.
Era finalmente riuscito a salire sul carro del vincitore come si fa ancora oggi.
Catullo morì a soli trenta anni nel 54 AC.
Mamurra fu , sempre con Cesare , protagonista di altri episodi di grande rilevanza storica.

Raffaele Capolino

EDIFICI MONUMENTALI DI FORMIA RILEVATI NEL 1917

EDIFICI MONUMENTALI DI FORMIA RILEVATI NEL 1917

La notizia mi perviene dall’amico Michele De Santis che sul web ha rintracciato una pubblicazione a cura di un settore del Ministero della Pubblica Istruzione, che si identifica ora con il Ministero per i beni e le attività culturali ( MIBACT ):

ELENCO DEGLI EDIFICI MONUMENTALI DI TUTTA LA PROVINCIA DI CASERTA – 1917

Per quanto riguarda la città di Formia , oltre ai siti già noti , sono descritte alcune realtà archeologiche su cui è stato finora scritto poco o nulla :

1 – Resti di grande costruzione romana presso il mare , nella spiaggia di Vindicio.

2 – Resti di edifici romani, di epoca imperiale , nel giardino Paone presso la Via Tullia.

3 – Resti di pavimento a mosaico di marmo colorati, in un giardino di fronte alla Villa ex Reale di Castellone.

4 – Resti di villa romana ( oltre 12 camere ) , nei giardini presso l’Albergo Cicerone.

Per il punto 1 potremmo pensare alla Villa Lamberti o alla grande platea in calcestruzzo di epoca romana sulla spiaggia di fronte all’attuale ufficio postale, ora non più visibile perché sovrastata da una struttura balneare.

Nel punto 2 si parla di giardino Paone ( ora proprietà Costa) dove sono ancora visibili tracce di mura di epoca romana nonché criptoportici che si insinuano, ad ovest , sotto il giardino della Villa Rubino.

Al punto 3 si cita un pavimento a mosaico che , molto probabilmente, è riferibile ai resti delle Terme pubbliche tuttora sepolte nell’area delle scuole elementari di Rialto.

Infine al punto 4 sono citati resti romani relativi a circa dodici ambienti che erano nel giardino circostante l’albergo Cicerone, area ora occupata da due palazzi costruiti negli anni
’70/’ 80 dello scorso secolo.

Ulteriori particolari potranno pervenire da chi legge questo post.

Raffaele Capolino

CICERONE E I SUOI ” SERVI LIBRARI”

CICERONE E I SUOI ” SERVI LIBRARI”

Nel 59 a. C. , Cicerone aveva già molte ville, e ogni villa era provvista di biblioteca , per cui erano diversi i servi adibiti alla cura delle raccolte librarie.
Per questi specifici compiti, fin dal 59 a. C , Cicerone utilizzava un liberto di nome Teofrasto, soprannominato Tirannione, al quale volle aggiungere altri due servi librari avuti in prestito da Attico che nella lettera (IV, 5) riceve questi ringraziamenti dal suo amico oratore :
” I tuoi esperti mi hanno abbellito la biblioteca creando scomparti ordinati e aggiungendo etichette che recano i titoli. Vorrei che tu dessi loro una parola di elogio”

I due servi inviati da Attico furono Dionisio e Menofilo, che restarono al servizio di Cicerone per diversi anni.

Dionisio, di sicure origini slave , dopo un inizio di collaborazione positiva e soddisfacente, si rese, successivamente, protagonista di episodi che procurarono non poche preoccupazioni all’oratore.

Nella lettera ad Attico VIII, 5, scritta dal Formiano il 22 febbraio del 49, Cicerone fa sapere al suo amico che Dionisio
“…. si è abbandonato a qualche stranezza per effetto della follia”
“.. non è stato mai più pazzoide come in questa faccenda ”
“.. in preda alla collera iniziò a sferrare nell’aria cornate su cornate, aveva vomitato e mandava maledizioni a iosa”

Sempre da Formia, il 24 febbraio del 49 ( lett. VIII, 10) Cicerone comunica ad Attico di aver congedato l’ingrato e inaffidabile Dionisio dal ruolo di insegnante di suo figlio e di suo nipote, pur utilizzandolo ancora come bibliotecario :
” ho voluto metterti al corrente della faccenda e del mio giudizio sull’operato di quell’individuo”

Dionisio si dimostrò così infedele che arrivò finanche a sottrarre a Cicerone molti importanti libri, dandosi alla fuga nella sua terra della Illiria.

Ciò che costrinse Cicerone a scrivere nel 46 a. C. al Governatore Publio Sulpicio Rufo per rintracciare il fuggiasco nella sua provincia Illirica, precisamente a Narona dove era stato segnalato , per il recupero dei libri e per la giusta e sonora punizione al servo fuggitivo.

Nel 45 Cicerone si rivolse anche al console Publio Vatinio che era subentrato a Publio Sulpicio Rufo, come governatore in Dalmazia, detta anche Illiria.

Nella lett. ad fam. V, 11, è scritto :

“….. fallo prigioniero e conducilo nel tuo trionfo. Al diavolo i Dalmati, che ti danno tanti grattacapi ”

Vatinio, nel 44 a. C. ( lett. V, 10a) , da Narona in Dalmazia comunica a Cicerone di non essere ancora riuscito ad arrestare Dionisio pur promettendo :
” Ma stai tranquillo che non mi darò per vinto prima o poi riuscirò a stanarlo.Ogni tuo desiderio è per me un ordine ”

Con la morte di Cicerone a Formia, avvenuta il 7 dicembre del 43 a. C., di Dionisio, servo infedele che conobbe anche i nostri luoghi, non si seppe più nulla.

(FONTI lett.: Ad Attico IV, 4a – IV, 5 – IV, 8 – VIII,5 – VIII, 4 – VIII,1O. = Ad fam. V, 1Oa – V, 11-XIII, 77)

Raffaele Capolino

LA PICCOLA FONTANA ALL’INTERNO DELLA STAZIONE FERROVIARIA DI FORMIA

LA PICCOLA FONTANA ALL’INTERNO DELLA STAZIONE FERROVIARIA DI FORMIA

Si trova nel lato ovest ed è facile capire che fu costruita utilizzando sei conci di colonna in travertino, appartenuti alla più grande e più bella Fontana del Capitello Piacentini che era situata al centro del piazzale della stazione di Formia, fino ad una quindicina di anni fa.

La delibera di Giunta del Comune di Formia numero 165 del 10 maggio 1955 , ci fa sapere che fu il Comune di Formia ad aver acquistato dal Compartimento delle Ferrovie dello Stato di Roma, al prezzo di lire 44.000 , ” un capitello di marmo bianco di Carrara e 12 conci di colonna in travertino “.

Fu lo stesso comune a installarla nel 1956 con un costo di lire 290.000 ( vedi foto 6)

Questi due documenti , rinvenuti nel locale Archivio Storico Comunale, sono importanti perché conferiscono al Comune di Formia la proprietà di tutti gli elementi della monumentale e storica fontana a suo tempo dismessa.

Pertanto, visto che il capitello è conservato smontato nel piazzale ora adibito a parcheggio, occorre trovare ancora dove sono i restanti 6 conci di travertino .

Si spera, quindi, che anche questi ultimi ” conci” vengano rintracciati oppure riprodotti, e che la Fontana Piacentini possa ritornare al suo posto originario.

Raffaele Capolino

158°ANNIVERSARIO DEL RITORNO AL NOME DI FORMIA

158°ANNIVERSARIO DEL RITORNO AL NOME
DI FORMIA

Dopo mille anni circa, nel 1862, ritornò il nome di Formia a contraddistinguere le popolazioni dei due borghi di Castellone e Mola.

Il ” Comune di Castellone e Mola”, costituito nel 1819, divenne :

COMUNE DI FORMIA

Fu necessario emettere il Regio Decreto n. 507 del 13 marzo 1862 del Regno d’Italia .

Predetto decreto, in accoglimento della ” Deliberazione del Consiglio comunale di Mola e Castellone ” del 12 dicembre 1861 , in un unico articolo stabiliva ”

AL NOME ATTUALE DEL COMUNE DI MOLA E CASTELLONE ( TERRA DI LAVORO ) È SOSTITUITO QUELLO DI FORMIA
Dato in Torino addì 13 marzo 1862

VITTORIO EMANUELE II

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L’artefice principale fu, senza alcun dubbio,
il nostro illustre concittadino:

PASQUALE MATTEJ
( 1813 – 1879)

Sarà ancora lui, in data successiva , a disegnare lo stemma di Formia con il simbolo dell’araba fenice che rinasce dalle sue ceneri , con la scritta:

POST FATA RESURGO

Il 6 gennaio 1866 il nuovo Comune poté fregiarsi del titolo di:

CITTÀ DI FORMIA

Fonte: Archivio Storico Comunale di Formia

Raffaele Capolino

STATUA VIRILE CLAMIDATA Da una guida dell’Antiquarium di Formia del 1978

STATUA VIRILE CLAMIDATA
Da una guida dell’Antiquarium di Formia del 1978

La statua( h m.2.00) trovata nel 1970 in Piazza Mattej, durante la costruzione del palazzo Papa, subì un colpo di piccone al volto .
Il restauro fu eseguito da Carlo Casalese, che è famoso per aver ricomposto a Sperlonga il gruppo scultoreo di ” Ulisse che acceca Polifemo”, esposto al locale Museo Archeologico.
In precedenza, i numerosi frammenti marmorei trovati all’interno della Grotta di Tiberio a Sperlonga , erano stati assemblati da altro restauratore che, erroneamente, pensava trattarsi del gruppo di ” Laocoonte”.

Nel nostro caso di Formia, purtroppo, nel 1988 la nostra testa restaurata fu trafugata e solo dopo il furto alcuni archeologi e professori di storia romana ( Coarelli e Zanker) ritennero trattarsi del volto di Cicerone, negli ultimi anni della sua vita.

Cicerone fu ucciso a Formia , per ordine dei triumviri, Antonio-Ottaviano-Lepido, il 7 dicembre del 43 a. C.

Il reperto , per essere datato l sec.d.C., deve essere stato un’opera realizzata in memoria del grande oratore vissuto nel secolo precedente.

Fonte : Archivio Storico Comunale di Formia – Fondo Bove.

Raffaele Capolino

CAJETA NUTRICE DI ENEA

CAJETA NUTRICE DI ENEA

Un lavoro in terracotta di Gerardo De Meo, pittore e scultore di Maranola – Formia.

Nel suo studio ho potuto ammirare questa sua opera dedicata a Cajeta, la nutrice di Enea, da cui deriverebbe il nome della città del Golfo.

L’immagine, riprodotta a grandezza naturale , è stupenda.

L’ artista vi ha immortalato, al centro del petto, il profilo all’orizzonte della parte estrema del promontorio di Gaeta, visto da Formia.

Ha ideato altresì ” ex voto” per questa immagine, a forma di piccoli seni, sistemati alcuni anche intorno al collo.

Raffaele Capolino