FELICE TONETTI, NEL 1930 , DESCRIVE IL CISTERNONE ROMANO DI CASTELLONE APPENA SCOPERTO

FELICE TONETTI, NEL 1930 , DESCRIVE IL CISTERNONE ROMANO DI CASTELLONE APPENA SCOPERTO

Il Podestà di Formia, Felice Tonetti, fu il primo a poter visitare il nostro Cisternone, assieme all’ingegnere Carlo Chiota. Questa sua descrizione ci fa capire quanto sia stato grande il suo amore per questa nostra Città.
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La conserva d’acqua di Castellone

La saggezza dei nostri padri, come aveva approvvigionato di acqua la parte bassa di Formia, con l’acquedotto di Mola, così aveva provveduto per la parte alta, la rocca, oggi Castellone. Anzi lo aveva fatto con maggiore premura, data la importanza militare della località.

Parecchie persone di grave età e degne di fede mi avevano riferito che nell’alto del Castellone esistevano dei grandi vuoti sotterranei. Naturalmente la fantasia popolare faceva del borgo un paese addirittura pensile, con cunicoli che riuscivano a lontananze incredibili.
La realtà non è stata molto minore dei sogni.

Restaurandosi una fognatura presso la Chiesa di S. Anna, gli operai si imbatterono in una antica bocca di pozzo, piena di terriccio. L’ingegnere comunale signor Chiota, me ne avvertì, come sempre in casi simili; e detti disposizioni perché se ne incominciasse lo sgombero: il che fu fatto.

La mattina appresso era aperto un tramite sufficiente a permettere la discesa anche a me.
Discesi infatti, e mi trovai di fronte ad uno spettacolo di una enorme grandiosità.

Una lunghissima triplice serie di pilastri in pietra e coccio pisto, ancora come nuovi, si stendeva a vista d’occhio, e reggeva quattro serie di volte a botte di metri 2,90 di larghezza.
I pilastri hanno 0,90 di lato. L’ enorme sotterraneo è in parte riempito di terriccio che i muratori più anziani ricordano essere stato tolto dal cavo eseguito per la fogna grande di Castellone.Dove non giunge il terriccio, il sotterraneo è pieno di acqua limpida. Esso non è stato ancora potuto esplorare compiutamente. Si può dire che la sua lunghezza massima sia di m. 64,60 ; l’altezza del piano di fondo al centro degli archi , di circa m. 6,45 , lo spessore della volta è di m. O,70 ; la profondità attuale dell’acqua è quasi di 4 metri. La superficie , per quanto può vedersi oggi, è di 1200 metri quadrati; la capacità di circa 7000 mc.

Ho dato disposizioni perché l’insigne e grandioso monumento sia liberato dal terriccio e vuotato dall’acqua, in modo da poterlo completamente studiare.

Esso fu costruito appoggiando il lato più lungo all’interno delle mura poligonali. È tanto vasto e robusto che un discreto tratto del paese , quattro strade e undici case, sono state costruite sulle sue ciclopiche volte . Alcune di queste case ne han fatto il pozzo, altre lo smaltimento delle materie putride.

L’ amministrazione, come ho detto, ne curerà il ripristino: forse potrà ancora tornare ad uso simile a quello per cui fu costruito, a serbatoio di acqua per innaffiamento , cioè , se non fu acqua potabile.
Esso doveva essere riempito con l’acqua proveniente dalla regione a nord di Formia, forse dalla sorgente che si trovava presso la chiesetta rurale di S. Maria la Noce. Tale sorgente ora, di estate, è ridotta ad uno stillicidio, e neanche è abbondante nell’inverno. Ma un tempo doveva essere abbondantissima, come dimostrano le proporzioni di un acquedotto certamente romano, che ne conduceva le acque forse alla conserva oggi scoperta, e quelle di un acquedotto borbonico, che le adduceva alla cisterna sottostante la piazza di S. Teresa, per uso del popolo e della caserma di cavalleria ivi stanziata.

Tali sono le ultime scoperte di antichità formiana , ma altre indubbiamente ne daranno le costruzioni nuove che si prevedono numerose. Ogni punto di Formia nasconde monumenti .
Essa era la più cara , la più ricca delle villeggiature marittime romane: le grandi famiglie ambivano possedere una villa sul “+dulce temperatae Formiae litus ” di Marziale, la incomparabile spiaggia di Vendicio.
Felice Tonetti

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Questo studio fu presentato , nel 1930, al II° Congresso Nazionale di Studi Romani.

Felice Tonetti, Podestà di Formia in provincia di Roma dal 1927 al 1936 , al predetto congresso parlò anche di numerose altre realtà archeologiche di Formia.

Sarà mia cura renderle a voi note nei prossimi giorni.

(Foto di Fausto Forcina)

Raffaele Capolino

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