RESTI DI UNA DOMUS ROMANA IN LOCALITÀ CASTAGNETO DI FORMIA

RESTI DI UNA DOMUS ROMANA IN LOCALITÀ CASTAGNETO DI FORMIA


Mura possenti e cisterna fuori terra di grandi dimensioni

Trattasi di resti di una Domus di campagna appartenuta di certo a un grande personaggio vissuto nel nostro territorio , confermato dallo spessore delle mura , di oltre cm 150 , che circondano una cisterna fuori terra di mq 100 circa , per un’altezza di almeno tre metri e per una capacità di circa 300.000 litri . La Domus doveva essere posizionata nei pressi di questa cisterna come evidenziato da resti anche se di minor volume.

La cisterna, come è possibile vedere dalle foto, misura cinque metri per venti con mura su tutti i lati , coperte di ” cocciopesto” e con volta a botte quasi totalmente crollata .

La cisterna veniva alimentata dalla sorgente Funno , ora divenuta un fossato di scolo che dalle colline di Maranola si congiunge, molto probabilmente, al fossato di Acqualonga .
È facile che la stessa cisterna fosse dotata di una copertura con ” impluvium ” per la raccolta anche di acque piovane.

Il doppio approvvigionamento ( sorgente e acque piovane) era molto diffuso al tempo dei romani , condizionato da sorgenti con ridotta portata , ed è riscontrabile anche nella Piscina Mirabile di Baia al Capo Miseno, da me visitata diversi anni fa.

Molti fossati attuali, nel passato romano dovevano essere stati formali di sorgenti di acqua potabile.

Una cisterna così grande e il suo luogo di collocazione fanno pensare ad un’attività rurale organizzata dal proprietario della Domus in un vasto appezzamento di terra , ovviamente con l’aiuto di un nutrito stuolo di collaboratori, per la produzione di vino o per l’allevamento di bestiame, o per entrambe le attività.

Lo spessore delle mura che circondano la mastodontica cisterna è di certo giustificato dalla enorme spinta che doveva sprigionare , a completo riempimento, la massa liquida contenuta da questa cisterna che, chiaramente , doveva servire anche agli usi domestici e ad eventuali giochi d’acqua in un giardino che certamente attorniava la Domus.

Solo un ricco patrizio romano poteva permettersi una proprietà terriera con una cisterna di tali dimensioni.

La struttura fuori terra del manufatto , per le sue grandi dimensioni e per la sua collocazione in un’altura rispetto al frontale litorale marino , potrebbe anche aver avuto una funzione pubblica di fornitura idrica per le ville marittime sottostanti .

Questo è quello che , assieme ai miei amici Tommaso Bosco e Luciano Simione , ho avuto il privilegio di vedere e fotografare , autorizzato dal proprietario del fondo privato , e di poterlo raccontare e condividere con voi.

Raffaele Capolino

STORIE LONGOBARDE A FORMIA.

STORIE LONGOBARDE A FORMIA.

Anche una battaglia a Formia tra gli eserciti di Costante II, imperatore Bizantino e di Grimoaldo, re dei Longobardi.

A pochi è noto questo episodio storico avvenuto nel 663 d. C. in un tentativo di Costante II di ripristinare l’impero romano d’Occidente scomparso nel 476 d. C.

Questi i fatti in cui fu protagonista Costante II ( 630 – 668 )
Costante II, detto “Il barbuto” nel 660-661 partì da Costantinopoli via mare e sbarco’ con il suo esercito a Taranto . Risali’ attraverso l’Appia dirigendosi nella zona Benevento per poi proseguire per Roma.

Durante il percorso assedio’ invano Acerenza e distrusse le città di Ortona, Ecana e Lucera.

Cinse d’assedio Benevento governata dal Duca Romualdo I , giovane figlio bastardo di Grimoaldo , re dei Longobardi, che in quel momento si trovava a Pavia.
Romualdo , per guadagnare tempo e salvare Benevento dall’assedio , arrivò ad un patto con Costante concedendogli in ostaggio sua sorella Gisa.

L’ imperatore Bizantino rinunciò all’assedio e si diresse verso Roma lasciando una parte dell’esercito ” sul passo di Formia vicino Gaeta in territorio soggetto al greco” ( forse al vento grecale?)

La battaglia di Formia del 663 d. C. si risolse negativamente per i bizantini che, pur disponendo di 20.000 unità al comando di un generale armeno di nome Saburro, furono sopraffatti dall’esercito longobardo agli ordini di Grimoaldo e suo figlio Romualdo .
Considerate le forze in campo deve essere stato un grande scontro militare avvenuto nella piana di Tomba di Cicerone – 25 Ponti , dato che un autore sostiene che nelle vicinanze trovavasi il miliare romano LXXXVII.

Nel luglio del 663, in ogni modo , Costante riuscì ad arrivare a Roma dove fu ricevuto dal Pontefice Vitaliano e vi rimase per meno di un mese durante il quale si impossessò di tutto il bronzo del Pantheon prima di intraprendere il viaggio di ritorno verso il sud arrivando a Siracusa dove, nel 668, fu ucciso nei Bagni di Dafne dal suo cortigiano Andrea figlio di Troilo.

A Costante successe l’usurpatore Mecezio , un patrizio di origini armene autore della congiura appena citata , che fu imperatore fino al 685 quando fu eliminato e l’Impero romano d’Oriente passò nelle mani di Costantino IV figlio di Costante II.

Questi episodi, che meritano ulteriori approfondimenti con altri testi trattandosi di una battaglia avvenuta a Formia, sono narrati da Camillo Minieri-Riccio nel 1844 e da Alesio de Sariis nel 1791 in ” Dell’Istoria del Regno di Napoli”, che menzionano le battaglie di Forino e quella successiva di Formia.

Il resoconto della spedizione di Costante II è contenuto anche nei capitoli 6 – 12 del libro V della Historia Langobardorum di Paolo Diacono che in realtà parla di una sola battaglia nel comune di Forino, in provincia di Avellino, sollevando appunti del Pellegrino e del Capaccio che ritengono il Diacono in errore trattandosi invece di Formia vicino Gaeta e non di Forino.
Ulteriori notizie sono al capitolo 78 del Liber Pontificalis che contiene la vita del Pontefice Vitaliano ( 657 – 672).

Altra narrazione è a cura dello storico bizantino Teofane che stabilì la morte di Costante II nel XXVII anno del suo regno .

Raffaele Capolino

TORRE DELL’OROLOGIO A CASTELLONE – FORMIA

TORRE DELL’OROLOGIO A CASTELLONE – FORMIA

Uno stemma di Gaeta con sottostante iscrizione che attesta lavori di restauro nel 1564.

Sulla stessa targa calcarea si legge:

RES ET AMP 1853

Molto probabilmente riguarda lavori di restauro e di ampliamento fatti eseguire nel 1853 dal Re Ferdinando ll, divenuto proprietario della Real Villa Caposele a Castellone.

Lavori che furono eseguiti da Luigi Capolino di Castellone che, con un ribasso del 10%, vinse una gara d’appalto, con il sistema temporizzato della candela vergine, di originari 14.470 ducati.

Con tale progetto il Re Ferdinando II intese realizzare altresì :
– Quattro fontane a Castellone
– Incanalamento di un flusso sorgivo di S. M. La Noce per le esigenze idriche della sua nuova proprietà della Real Villa Caposele
– Costruzione della cisterna borbonica di S. Teresa.
– Acquedotto sotterraneo per rifornire predetta cisterna di S. Teresa

Queste notizie sono scaturite da una mattinata di ricerche all’Archivio Storico di Caserta, dislocato alla Reggia di Caserta, insieme a:
Aldo Treglia, Gabriele D’Anella, Michele De Santis, Saro Ricca, Jeanpierre Maggiacomo e Antonio Treglia.

Fu, per tutti noi, una mattinata che difficilmente dimenticheremo.

Scoprimmo che la storia dei nostri territori, per tutto il periodo borbonico, è racchiusa in tantissimi faldoni che, necessariamente, dovranno essere consultati e studiati per una più approfondita conoscenza del nostro passato.

Raffaele Capolino

Raffaele Capolino

Un articolo postato da Simone Trano quattro anni fa. È un curioso ma interessante racconto di un viaggiatore che si ferma a FORMIA

Un articolo postato da Simone Trano quattro anni fa. È un curioso ma interessante racconto di un viaggiatore che si ferma a FORMIAFB_IMG_1576563318798.jpg e parla di Camposole e Castiglione (ovviamente si tratta di Caposele e Castellone).

ALMANACCO BOLOGNESE – 1844
<<Il Buon Capo D’anno>>
“LA TOMBA DI CICERONE A GAETA”
(dal giornale di un viaggiatore)

INTERESSANTE E RARO RACCONTO DI UN VIAGGIATORE
Sonnecchiando giunsi a Mola di Gaeta,che erasi già fatto buio serrato.Mi risvegliai all’arrestarsi della vettura, e sfumavansi alcune fantasie, che avevano leggermente colorito il mio sonno.
[…]Ma i sogni finivano: e mi trovai in un vasto albergo di Castiglione, già palazzo di campagna del principe di Camposole, e mi pungeva l’animo che la notte avvolgesse nel mistero dell’ombre i resti dell’antica Formia ivi esistente.[…] deliberai di trattenermi a Mola di Gaeta un giorno, per visitare que’ luoghi sacri alla memoria del massimo oratore latino. Formia, detta anche Hormiae, dal sicurissimo di lei porto, fu edificata da Lami, re dei Lestrigoni, e di qui anche il nome di Lestrigonia le provenne. Stava a mezzo miglio poco più dal mare, e Vellejo ci assicura che gli abitanti di Formia, al pari di que’ di Fondi, avevano diritto alla cittadinanza romana, all’epoca in cui si fabbricò Alessandria, cioè molti anni dopo la seconda guerra punica. Omero ivi condusse l’epico suo viaggiatore, e ci vien narrando come agitata dai venti la di lui flotta, per l’imprudenza de’compagni, che sciolsero dagli otri i venti rinchiusi da Eolo, furono sospinti, dopo molti errori, al lido di Formia, ed incontraronvi fiera guerra coi lestrigoni, ai quali stava a re Antifate. Ulisse perdette allora undici delle sue navi, e coll’unica rimastagli andò a ricoverarsi presso la maga Circe.
[…]La villa del sommo Tullio sorgeva appunto nei contorni di Castiglione; e come trovarsi a mezzo fra Formia e Gaeta, venne sovente dallo stesso possessore scambiato il nome di Formione con quello di Gaeta, come egli ne scriveva all’amicissimo suo Attico[…] Io dunque nel dì seguente mi levai di bonissimo tempo per recarmi sul luogo ove ci danno le storie che seguisse la morte dell’Arpinate, e quest’è sotto il monte Acerbara,poco discosto dall’Appia via. A man diritta venendo da Fondi a Mola di Gaeta sulla via medesima sorge fra rovi ed un minuzzame di rovine una torre d’opera reticolare antica, rassodata da scaglioni di marmo. L’edera e le ortiche vi si abbarbicano attorno,e l’upupa ed i barbagianni v’annidano imperturbati. A quella torre sino dai più remoti tempi venne il nome di Tomba di Cicerone, e lo stesso eruditissimo abate Chaupy, che di quelle antichità dottamente scrisse, porta tale opinione, ed afferma che gli fu edificata da’ suoi liberti a perpetua memoria del tristo fine ivi incontrato.
[…]Restituitomi a Castiglione per amenissimi viottoli, di contra al mare, mi furon mostre partitamente le molte e preziosissime iscrizioni e reliquie d’antichi edifici dissepolte nelle circostanti campagne, ed ivi raccolte dal Principe di Camposele, già primario possidente di quel paesello[…]

<<Un incisione del 1861 che rappresenta l’immagine della Tomba di #Cicerone quando venne usata come deposito delle ambulanze dei piemontesi durante l’assedio di Gaeta>>
#Formia #collezionesimonetrano

VINCENZO MORRICONE ( 1855 – 1922 ) Autore della statua del Redentore

VINCENZO MORRICONE ( 1855 – 1922 )
Autore della statua del Redentore

Una preziosa ricerca di Gerardo De Meo ha consentito di individuare l’autore della statua del Cristo Redentore collocata nel 1901 su una spalla del Monte Altino a metri 1258 di altitudine.

La collocazione della Statua del Redentore fu il risultato di un lungo e paziente lavoro di diplomazia svolto da un grande Parroco di Maranola : Don Vincenzo Ruggiero.

In quel periodo, predetta cima ricadeva nel territorio del Comune di Maranola annesso, dal 1928, al Comune di Formia.

Vincenzo Morricone, scultore e pittore nato nella Città di Arpino, è autore di numerose opere conservate in chiese e luoghi pubblici della sua città, nonché in altre città italiane.

Ad Arpino, Gerardo De Meo ha potuto visionare le sue opere a completamento della sua specifica ricerca iniziata diversi anni fa da un articolo su un rarissimo numero della Campania, un giornale stampato, nei primi anni del ventesimo secolo, a Maranola su iniziativa di Don Vincenzo Ruggiero.

La notizia, con ampia documentazione fotografica, ci è stata riferita, in data 15 dicembre scorso, dallo stesso Gerardo De Meo, scultore e pittore, in occasione della presentazione della 45.ma edizione del Presepe Vivente di Maranola.

Raffaele Capolino

LA DIVA PAULINA E L’IMPERATORE MASSIMINO IL TRACE IN UNA BASE ONORARIA DI FORMIA

LA DIVA PAULINA E L’IMPERATORE MASSIMINO IL TRACE IN UNA BASE ONORARIA DI FORMIA

La base onoraria in Piazza della Vittoria sotto il Palazzo Comunale risulta abrasa e solo all’ultimo rigo e’ possibile leggere la scritta :

FORMIANI PUBLICE

Eppure da alcune lettere appena visibili esperti epigrafisti hanno potuto leggere quanto appare nella foto tre.

Si tratta di una dedica del popolo Formiano alla Diva Cecilia Paulina Pia Augusta , moglie di Massimino il Trace ( 173 – 238 ) che fu imperatore di Roma dal 235 al 238. d.C. subentrato ad Alessandro Severo .

In una nota tratta dagli Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei rinvenuta tra i documenti del Fondo Bove presso l’Archivio Storico di Formia, Umberto Cozzoli scrive :

” Non è da escludere che Paulina , come è riferito da Ammiano, abbia effettivamente esercitato un’azione moderatrice , e il fatto che le tre dediche finora note , di Atina, di Formiae e di Paestum, provengano da una zona geograficamente ben circoscritta, fa pensare che in questa parte d’Italia si avesse qualche motivo di gratitudine nei confronti dell’imperatrice ”

In buona sostanza questa dedica a Paulina dal popolo Formiano ha importanza storica per smentire le accuse di una presunta attività persecutoria del marito Imperatore Massimino contro i Cristiani.
Erodiano riporta che Massimino spogliò i templi degli dei pagani e non parla mai di persecuzioni contro i cristiani.

Alcuni storici antichi riportano anche che Paolina fu uccisa dall’ imperatore ma come dice Umberto Cozzoli :

” il testo Formiano fa cadere tali ipotesi , mostrando che ella , essendo ricordata come diva , fu consacrata quando Massimino era ancora in vita , riconosciuto quale imperatore, e il suo nome , come quelli del marito e del figlio, fu colpito dalla abolitio memoriae. ”

Particolare curioso è anche che Massimino il Trace, alto cm. 241 come ricorda Erodiano nella sua Historia Augusta , è passato alla storia per essere stato il più alto degli imperatori romani .

Fu pastore di greggi e poi soldato sotto Settimio Severo. Per le sue doti di lottatore, fu scelto come guardia del corpo Imperiale fino a succedere ad Alessandro Severo.
Quest’ultimo fu assassinato nel 235 a seguito di congiura organizzata dallo stesso Massimino.

Altro particolare è che Massimino non mise mai piedi a Roma e fu assassinato, per questioni militari, il 10 maggio 238 dai suoi legionari presso Aquileia , insieme a suo figlio Gaio Giulio Vero Massimo. Durò tre anni il regno del ciclope arrivato dalla Tracia che dette i natali anche al gladiatore ribelle Spartaco.
Fu uno degli uomini più alti della storia umana.

Il reperto Formiano misura cm. 116 , larghezza cm. 71 , spessore cm. 58 ed è quasi all’ingresso del Palazzo comunale.

La lettura dell’iscrizione , per quanto non agevole , è indubbia . Si tratta , come già detto, di una dedica da parte della città di Formia a una Diva Paulina , ricordata quale moglie dell’imperatore Massimino il Trace e madre di Giulio Vero Massimo, tutti e tre menzionati nell’iscrizione .

Credo che pochi sapessero quanto sopra scritto , contenuto in un marmo apparentemente ” muto ” , di cui non si sa il luogo e la data del rinvenimento.

Raffaele Capolino

UNA STORIA DI FORMIA RACCONTATAMI DA PEPPINO MARCIANO

UNA STORIA DI FORMIA RACCONTATAMI DA PEPPINO MARCIANO

Suo nonno materno Antonio Forte, il 13 giugno 1936, vendette alla signora Elena Petrovich Niegoch, un terreno con villino di cinque stanze al piano terra e cinque stanze al primo piano.

Sembrerebbe un normale atto di vendita tra privati, ma in questo caso si tratta di una vendita alla Regina Elena di origine Montenegrina, moglie di Vittorio Emanuele lll re d’Italia.

La regina aveva delegato il suo procuratore Tullio Cavagnaro, affinché firmasse per suo conto l’atto di acquisto del suddetto terreno con villino dove, successivamente, fu realizzata dai Reali Savoia Villa Guia a Formia, all’interno di una struttura oggi conosciuta come Grande Albergo Miramare.

Antonio Forte non avrebbe voluto vendere, ma fu forzato dalla figura dell’acquirente che, dopo la firma sull’atto di acquisto, mandò in dono alla moglie del venditore una spilla in oro bianco e diamanti con corona e lettera E, come in foto.

Peppino Marciano mi raccontò anche che si era rammaricato perché nel quarto volume di Storia Illustrata di Formia, tra gli atti avvenuti tra la Regina Elena e i vari venditori, non era stata citata la cessione di suo nonno Antonio Forte.

Per cui si senti obbligato a scrivere all’editore Elio Sellino e all’articolista Pier Giacomo Sottoriva per avere almeno una citazione di integrazione nel quinto e ultimo volume, cosa che avvenne regolarmente.

Ho ancora forte il ricordo di quel pomeriggio a colloquio con Peppino Marciano che, in questo momento, ci sta osservando da un mondo diverso.
Grazie Peppino !!!

Raffaele Capolino

TERENZIA E TERENTILLA Due nobildonne della Formia romana del 1 sec. a. C.

TERENZIA E TERENTILLA
Due nobildonne della Formia romana del 1 sec. a. C.

Entrambe appartenevano alla Gens Terenzia con ” cognomen ” Varrone

Di Terenzia non si hanno notizie molto precise sulle sue origini.
Sappiamo che era ricca , per aver portato un’altissima dote matrimoniale quando andò in sposa a Marco Tullio Cicerone.
L’oratore negli ultimi due anni della sua vita, la lasciò per sposare la giovanissima Publilia, anch’essa titolare di un consistente patrimonio.

Terenzia , dopo la morte di Cicerone nel 43 a. C. , si sposò con Vibio Rufo e visse fino a 103 anni.

Del passato di Terentilla sappiamo invece che fu la figlia di Marco Terenzio Varrone ( 116 – 27 a. C.) e fu adottata assieme ad un suo fratello, da Lucio Licinio Murena, proprio colui che ospitò, nel 37 a. C. nella sua casa di Formia, il poeta Orazio e Mecenate.

Orazio scrisse infatti ” in Mamurrarum lassi deinde manemus , Murena praebente domum , Capitone culinam “. (Nella città di Mamurra, Murena offrì l’alloggio e Capitone il vitto)

Forse Terentilla conobbe Gaio Cilnio Mecenate proprio in predetta occasione, se ne innamorò fino a sposarlo e ad esserne la prima ed unica moglie, caso molto raro nelle storie coniugali di personaggi romani di alto rango.

Sappiamo che Mecenate aveva una villa a Formia come ci vien riferito da molti storici. Forse l’acquisto’ per stare vicino alla sua amata Terentilla.

Terentilla era quindi una sorella d’adozione del giovane Aulo Terenzio Varrone detto Murena che divenne console nel 62 a. C. assieme a Decimo Giunio Silano.

In quella occasione fu accusato di brogli elettorali dal suo concorrente Servio Sulpicio.
Pur colpevole, fu però assolto per essere stato difeso da tre grandi avvocati : Crasso, Ortensio e Cicerone che per lui scrisse l’orazione Pro-Murena.

Dopo la morte di Cicerone, Aulo Terenzio Varrone Murena, fu protagonista di un episodio ancora più grave . Cospirò , assieme ad altri, contro l’imperatore Augusto.

Mecenate, che era un consigliere influente ed amico di Augusto, non se la sentì di rispettare il segreto d’ufficio per cui riferì a Terentilla che Augusto aveva individuato gli autori della cospirazione e che aveva dato ordine di far uccidere suo fratello Murena ovunque si trovasse.
Cosa che effettivamente avvenne senza alcun processo nel 22 a.C.

Quest’ultimo episodio, che incrino’ i rapporti tra Augusto e Mecenate, si aggiunse a quanto mormorato dal popolo sulla infedeltà di Terentilla che, come scrisse Dione Cassio, ” accoglieva sull’adultero letto fin lo stesso Augusto “.

Ciò che fece cadere in depressione Mecenate sempre innamorato della sua Terentilla .

Cosa curiosa fu’ che Mecenate , prima di morire, lasciò volontà testamentarie nominando erede di tutti i suoi beni Augusto, il suo amico di sempre divenuto imperatore di Roma.

Cicerone , nelle sue lettere cita più volte il formiano Murena. Allo stesso modo Vitruvio parla di Murena e Varrone.

A Formia abbiamo tre basi onorarie dedicate a : Lucio Varronio Capitone che fu Patrono e Curatore Aquarum di Formiae romana nel periodo imperiale.

Forse questa epigrafe formiana fa capire che Fonteio Capitone possa essere stato imparentato con i Licini Varrone Murena di Formia.

Per il momento possiamo solo essere certi che, in aggiunta a tutti i personaggi che già conosciamo, anche Terenzia e Terentilla conobbero la Civitas Formiae dove in alcuni periodi vissero rispettivamente assieme a Cicerone ( 106 – 43 a. C.) e a Mecenate (68 – 8 a. C.) , due grandissimi personaggi del mondo romano.

Raffaele Capolino

MARCO VITRUVIO POLLIONE La figura di Fra’ Giocondo da Verona

MARCO VITRUVIO POLLIONE
La figura di Fra’ Giocondo da Verona

Il 5 dicembre scorso mi è capitato di vedere questo bellissimo ritratto di Vitruvio, con sottostanti due ambienti di epoca romana presenti nella Villa Caposele, nel salone d’ingresso del Liceo Classico di Formia.

È stato curiosamente realizzato nel 2014, da Claudio Capuano, sullo sportello di un vano per contatori acqua o luce.
Claudio Capuano e ‘ un collaboratore scolastico attualmente in servizio presso il Liceo Linguistico Cicerone.

Sotto il ritratto di Vitruvio sono riprodotti i due ninfei di Villa Caposele a Formia
Quello stesso ninfeo maggiore, a sinistra nel ritratto , che fu osservato e studiato da Fra’ Giovanni Giocondo da Verona.

Quest’ultimo venne a Mola nel 1489 , accompagnato da Jacopo Sannazzaro, per visionare esclusivamente questo ninfeo con volta a botte cassettonata, realizzato secondo le regole architettoniche esposte da Marco Vitruvio Pollione nel suo Trattato.

Con buona probabilità, Fra’ Giocondo ( 1433 – 1515) fu uno dei primi, dopo il Petrarca e il Boccaccio, ad aver posseduto una copia del ” De Architettura” di cui curò una edizione del 1511, dopo oltre venti anni di studi.

Fra’ Giocondo era un architetto che progettò il Ponte di Notre Dame e ne diresse i lavori per quattro anni. Era affascinato dalla figura di Marco Vitruvio Pollione e sembra sia stato uno dei primi a convincersi della sua formianita’.

In altre visite a Formia Fra’ Giocondo si interessò della “noria”, della “Rosa dei Venti”, del Castello di Mola e di una epigrafe formiana di ” C. Postumius Pollio architectus”.

Devo ringraziare Claudio Capuano che mi ha dato l’opportunità di scrivere questi fatti mai narrati prima, e per aver realizzato magnificamente questo ritratto di Vitruvio su resti archeologici della nostra città.

Forse sapeva anche lui qualcosa sulla figura di Fra’ Giocondo da Verona?

In ogni caso Claudio Capuano, con questa sua opera, ha voluto ribadire un legame tra i luoghi formiani e Marco Vitruvio Pollione” che lui definisce magnificamente ” Architectonum rex”, ossia ” Il Principe dell’architettura”.

Raffaele Capolino