STATUA DI GIOVANETTO Museo Archeologico Nazionale di Formia

STATUA DI GIOVANETTO
Museo Archeologico Nazionale di Formia

Il reperto fu rinvenuto, in vari pezzi, nel 1950 sulla parte alta di Via Rubino in un’area termale pubblica di epoca romana .

Il busto fu esposto per alcuni anni sullo scalone della Biblioteca Comunale in Via Vitruvio, ma fu rimosso e conservato in un magazzino di proprietà comunale nella piazzetta del municipio

Fu poi deciso di restaurarlo e possiamo ora ammirarlo, in tutta la sua bellezza, nel nostro Museo inventariato con il n. 88486. (foto n. 2)

La curiosa foto n. 1, rinvenuta tra i documenti del Fondo Bove presso l’Archivio Storico “Franco Miele”, mi consente di fare una domanda a chi ha proceduto al restauro .

Perché non sono stati utilizzati anche le tre grandi parti dello stesso reperto che appaiono nella foto n. 2 ?

In questa foto si vedono, infatti , due parti di gambe e il braccio sinistro che avrebbero reso ancora più completo il restauro .

Chi tenta, in una giornata di sessant’anni fa, una operazione di ” protesi ” al braccio sinistro della statua è un giovane Giovannino Bove.

Cliccare sulle foto per le didascalie

Raffaele Capolino

IOLANDA DI SAVOIA E LA SUA RESIDENZA DI FORMIA

IOLANDA DI SAVOIA E LA SUA RESIDENZA DI FORMIA

Il Re Vittorio Emanuele III ed Elena di Savoia avevano , fin dal 1937, già a Formia una residenza estiva costituita dalle proprietà odierne del Coni e del complesso del Miramare oggi appartenente alla Famiglia Celletti.
La loro prima figlia , la Principessa Iolanda sposata con il Conte Giorgio Carlo Calvi di Bergolo, decise di acquistare da più proprietari un vastissimo fondo terriero ad Acquatraversa di Formia per farne una dimora e tenuta reale.

Tutto avvenne negli anni ‘ 40 – ’41 – ‘ 42 – ’43 dello scorso secolo .

Il primo acquisto fu di circa 65.000 mq di un terreno appartenuto a diverse società riferibili a tal Monsignor Monteleone Ernesto domiciliato nel New Jersey.

Il terreno fu pagato Lire 400.000 con atto del Notaio Colizzi del 18 giugno del 1940 , nella Real Villa Savoia in Roma Via Salaria tra due procuratori delle parti: Tullio Cavagnaro per Iolanda di Savoia e Pietro d’Ascia per il Monsignore .

Seguirono altri quattro atti di acquisto di terreni confinanti con il primo fondo sopra citato con quattro nostri concittadini di Formia.

L’atto del 23/9/41 riguardante la vendita di “Arturo Rossini fu Francesco Paolo” avvenne a Roma nella Villa Reale dei Savoia , sempre con il procuratore Tullio Cavagnaro. L’atto riguardò un fondo di 5.200 mq venduto per Lire 10.000

Gli altri tre atti notarili avvennero il 2 giugno del 1943 nella sede Comunale di Formia, Notaio rogante Raffaello Napoleone di Roma , con la presenza della Principessa-Contessa Iolanda Calvi di Bergolo di Savoia , come lei amava farsi chiamare e come si firmava.

In questi tre atti la Principessa intervenne qualificata dal Notaio Napoleone:
“Eccellenza e Contessa Iolanda – Calvi di Bergolo, Figlia della Maestà Vittorio Emanuele III, Re e Imperatore , nata a Roma , Principessa di Savoia , domiciliata in Formia”

Giacinto Treglia fu Pasquale , nato a Maranola (Littoria) , domiciliato in Formia Via Abate Tosti n. 5 – possidente cedette un suo terreno di mq. 5.000 per Lire 80.500.

Simeone Vincenzo fu Michele nato Maranola (Littoria) domiciliato a Maranola – contadino vendette il suo terreno di mq 4.000 per Lire 49.000

Di Fava Salvatore di Luigi nato e domiciliato in Formia – contadino . trasferì alla Principessa Iolanda il suo terreno di 7.000 mq per Lire 96.000 ma ” con riserva e diritto di asportare il motore elettrico che aziona una pompa del pozzo che trovasi in detto fondo” .
Da quanto mi è stato riferito dal figlio Franco trattavasi di una delle prime e costosissime pompe elettriche sommerse utilizzate nel Formiano .

Gli eventi storici e drammatici del 25 luglio e dell’otto settembre del 1943 ne impedirono l’asportazione.

La tenuta Reale Formiana di Acquatraversa per un totale di quasi novantamila metri quadri, attrezzata con numerose scuderie , fu goduta per poco tempo dalla Principessa-Contessa Iolanda e da suo marito Giorgio Calvi di Bergolo.

Lo stesso 8 settembre 1943 tutti i reali , compresa Iolanda di Savoia , lasciarono l’Italia per rifugiarsi in Egitto e stabilirsi nella capitale: Il Cairo.

Nel dopoguerra e tramite il suo procuratore Comm. Umberto Frascati , la Contessa Iolanda di Savoia vendette l’intera tenuta di 89.000 mq alla società ” Lido di Acquatraversa ” amministrata da Ferdinando Giuliani che inizierà una pratica di lottizzazione per la costruzione di 23 villini che si concluse il 21 luglio del 1958, amministratore della soc. ” lido di Acquatraversa” Dott. Franco Zeni.

La lottizzazione prese il nome di “Villaggio del Sole” comprensiva anche della residenza originaria della Principessa Iolanda di Savoia che fu acquisita dalla Famiglia Ranucci che ancora oggi ne è proprietaria.

Sono stato aiutato nelle ricerche dal mio amico Carlo Zuber che ringrazio.

Raffaele Capolino

IN UNA DISCARICA A FORMIA

IN UNA DISCARICA A FORMIA

Tasselli di storia dai ” laterizi” prodotti nel nostro territorio e dintorni:

– Ceramiche D’Agostino Formia

– Fornaci alle Sieci Firenze

– Fornaci Salid Formia

– Guglielmo Capolino Minturno

– Fornaci F.sco Rubino Formia

Il coppo con su scritto FORMIA FORNACI F. RUBINO , mi è stato segnalato da Vincenzo Sparagna, e rappresenta una novità nel comparto della produzione dei laterizi nel territorio formiano.

I mattoni e le tegole delle Sieci di Pontassieve ( FI ) furono utilizzate a Formia per la prima volta , intorno al 1880 , per la costruzione a Vindicio della “‘Villa Claudia Amante ” dopodiché fu aperto in zona lo stabilimento delle Fornaci delle Sieci di Scauri dove operava , sempre nel settore della creta, un altro opificio per laterizi gestito dalla famiglia Capolino.

A Minturnae romana, già la ” Gens Pirana ” – di cui parla Plinio il Vecchio – lavorava la creta per farne anfore da vino ed altri oggetti d’uso corrente.

Gli impianti minturnesi rappresentano , pertanto, una continuazione di un attività già sperimentata nel periodo romano.

Le due fornaci di Formia ( D’Agostino e SALID ) utilizzavano le due cave d’argilla di S.Antonio e della collina di Campese .
Una ventina di anni fa , sotto Via Vitruvio all’altezza della Villa Comunale, fu rinvenuto un collo di anfora del tipo Dressel 1B con il bollo ARTEMAE.
Un’epigrafe conservata nel Lapidario di Villa Rubino ( CIL X 6143 ) riporta nelle ultime due righe:

M – VITRUVIUS – M – L
ARTEMA

Si tratta , molto probabilmente, di un M. Vitruvio Artema , un liberto della Gens Vitruvia che produceva a Formia anfore del tipo Dressel 1B .

Ne furono trovate tante , utilizzate in strutture di drenaggio sempre sotto l’asse viario romano ( decumano ) che i nostri predecessori hanno chiamato , guarda il caso , ” Via Vitruvio”.

Raffaele Capolino

ALCUNE STORIE DELLA FAMIGLIA REALE DEI SAVOIA A FORMIA

ALCUNE STORIE DELLA FAMIGLIA REALE DEI SAVOIA A FORMIA

Le prime tre foto sono state scattate a Formia .

La prima foto riguarda la balia Anna Panetta di Formia che accudiva il Principe Ereditario Vittorio Emanuele IV figlio di Umberto II , il “Re di maggio” a sua volta figlio di Vittorio Emanuele III.

Quest’ultimo , nella seconda foto sempre scattata a Formia, ha sulle gambe il suo nipotino Vittorio Emanuele IV , padre di Emanuele Filiberto di Savoia.

La terza foto scattata sul piccolo molo del porticciolo romano di Gianola ci mostra un pensieroso Re Vittorio Emanuele III appoggiato sulla bitta del molo, la sua consorte Regina Elena e di spalle il Principe Umberto II e un autista impegnati ad agganciare le esche a due canne da pesca.

La quarta foto è la lettera dell ’11 agosto 2002 che il nostro concittadino Giuseppe Marciano inviò a Vittorio Emanuele IV subito dopo l’abolizione del divieto costituzionale di rientrare in Italia , allegandogli le foto da piccolo e ricordandogli che il suo nonno Antonio Forte il 13 giugno 1936 vendette all’allora Re d’Italia Vittorio Emanuele III un villino attualmente inserito nell’albergo Miramare sulla Via Appia e sul mare.

In quella occasione la Regina fece dono alla Sig.ra Flora Forte , madre di Giuseppe, di una spilla in oro bianco e brillantini , con la lettera “E”, corona e nodi sabaudi , visibile nella sesta foto.

La Regina Elena viene spesso ricordata dagli anziani di Formia quando parlano del famoso” Scoglio della Regina ” .
Era uno scoglio a mare sotto la Residenza estiva dei Savoia dove la Regina amava prendere il sole . Così nacque la storia dello Scoglio della Regina sul lungomare di levante a Formia.

La quinta foto è la risposta del Principe Vittorio Emanuele IV che in data 23 settembre 2002 ringrazio’ Giuseppe Marciano per avergli ricordato periodi felici della sua famiglia a Formia.

Da un nipote di Anna Panetta sappiamo che la stessa , fu balia anche di un nipotino di Guglielmo Marconi che , all’incirca in quegli anni , viveva nel nostro territorio.

Sono episodi che solo un territorio così ricco di storia , può permetterci di poter raccontare.

Le annotazioni sulle foto sono di Peppino Marciano che mi consentì di fotografare questi suoi preziosi documenti , autorizzandomi altresì a renderli pubblici tramite la mia pagina di storia Formiana.

Raffaele Capolino

MARCO VITRUVIO POLLIONE ( 80 a. C. – 20 o 15 a. C.)

MARCO VITRUVIO POLLIONE
( 80 a. C. – 20 o 15 a. C.)

È un omaggio a Vitruvio, opera del Prof. Giuseppe Supino, pittore di Formia.

È un suo modo di immaginare il volto del grande architetto con alle spalle il profilo del monte di Gianola in Formia.
I gabbiani stanno a rappresentare la libertà di pensiero di un giovane Vitruvio, legato a questa nostra Città di Formia da otto epigrafi riguardanti la Gens Vitruvia.

In sei di esse è riportato ben chiaro il nome :
M. VITRUVIUS

Particolare che ritroviamo solo in una epigrafe di Thibilis in Numidia che riporta la scritta :
M. Vitruvius Mamurra

È probabile che M. Vitruvio Pollione possa essere stato un congiunto di Mamurra di Formia, forse un nipote che seguì l’amico di Cesare nelle guerre Galliche e in Britannia , entrambi come costruttori di macchine da guerra, baliste, scorpioni, catapulte, ponti e navi.

Sono molti i particolari che ci portano a queste conclusioni.

Non meno importante un reperto con lettere scolpite per 24 centimetri di altezza, parte di una intera epigrafe riportata in sezione commenti. ( foto in sez. commenti).

Nel suo trattato è citato un Murena che è lo stesso personaggio che ospitò nella sua dimora di Formia, Orazio e Mecenate, durante il famoso viaggio da Roma a Brindisi nel 37 a. C.

Murena offrì l’alloggio e Capitone la cena. Così scrisse Orazio nel raccontare la sua spedizione assieme anche a Virgilio, per raggiungere un accordo tra Ottaviano e Marcantonio che si trovava a Brindisi.

Ottaviano, Marcantonio, Cesare, Antonino Pio, Virgilio, Mecenate, Orazio, Mamurra, Vitruvio, Cicerone e tantissimi altri grandi personaggi della storia romana, hanno conosciuto i territori in cui noi oggi viviamo.

Raffaele Capolino

I NOVANTANNI DI ATTIVITÀ DEI ” BARBIERI TROISI” DI FORMIA Da padre in figlio e nipote

I NOVANTANNI DI ATTIVITÀ DEI ” BARBIERI TROISI” DI FORMIA
Da padre in figlio e nipote

Tre generazioni di ” Barbieri ” che tra dieci anni , si augurano di poter festeggiare i cento anni della loro attività.

La loro storia ha inizio il 26 settembre 1929 , con un atto notarile con il quale viene dichiarato che Troisi Errico , fu Fabio e di Marianna Di Paola , alle dipendenze di Amedeo Rossini:

” ……. in sei anni è stato attivissimo al lavoro e ha serbato una condotta esemplare verso tutti i clienti ”

A redigere e sottoscrivere questo singolare atto (foto n.1) fu Annibale Comm. Nucci Notaio in Formia.

Amedeo Rossini aveva il negozio di barbiere a pochi metri dalla Fontana di Mola nel piano terra del palazzo che appartenne a Pasquale Mattej ( foto n. 3). Qui lavorava come aporendistac Errico Troisi.

Papà Errico , in forza di predetta attestazione, nel 1929 poté aprire il primo salone in Via Rubino , angolo Via Ciano nei pressi della Chiesa del Carmine.

Dopo gli ultimi eventi bellici l’attività continuò n in Via Lavagna 115, ove adesso c’è una palestra.

A seguito prematura morte di Errico a soli 58 anni, nel 1966 l’attività proseguì con i figli Fabio e Antonio che , sempre in Via Lavanga ma al n.147 , fu apposta la prima insegna ” Boutique dell’acconciatura Fratelli Troisi” , con intervento delle autorità civili e benedizione da parte di Don Antonio Punzo.

Nel 1978 il salone, in Via Nerva , poteva vantare di avere clienti come Pietro Mennea, Marcello Fiasconaro, Erminio Azzaro coniuge di Sara Simeoni e i giovani tennisti alloggiati al Coni di Formia.

In tutti questi anni i F.lli Troisi hanno servito intere generazioni. Un loro dipendente , con apposito concorso, fu assunto nel salone di uno dei due rami del Parlamento Italiano a Roma.

Nel 1981 Antonio Troisi fu premiato , dalla Camera di Commercio di Latina , con un attestato di Medaglia d’Oro. (Foto n.2)

Alla fine degli anni ’90 i due fratelli si divisero e Fabio aprì un nuovo salone insieme al figlio Enrico.

Con la dipartita di Fabio nel 2018 sussistono tuttora due ” saloni di barbiere ” : Antonio Troisi in Via Rubino ed Enrico Troisi in Via S.Pietro.

Antonio , con i suoi 72 anni , spera vivamente di poter celebrare il centesimo anniversario dell’attività della sua famiglia , insieme al nipote Enrico, nel 2029.

Una storia che potete leggere , con maggiori particolari , nel testo a firma di Antonio Troisi.( foto n. 4 – 5 – 6 ).

Raffaele Capolino

NEREIDI SU PISTRICI Museo Archeologico Nazionale di Napoli

NEREIDI SU PISTRICI
Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Sono i reperti trovati, intorno agli anni venti del secolo scorso, a Formia nella proprietà Di Fava, appartenuti alla Gens Papiria Nerva.

Adornavano una piscina natatoria che fu smontata e trasferita al Museo di Napoli, ma che non mi è stato possibile ammirarla perché conservata , assieme ad altri reperti, nei magazzini.

La scheda delle Nereidi riferisce di originali greci del Peloponneso. Reperti del quarto secolo a. C. utilizzati per abbellire dimore importanti della Formiae romana.

Particolare da notare è la leggerezza e la trasparenza del velo delle Nereidi, che gli scultori greci di 2.400 anni fa già erano in grado di realizzare.

Per chi volesse vederle direttamente, si trovano in esposizione in un cortile coperto al piano terra, tra i reperti greco-romani.

Al nostro Museo di Formia abbiamo una copia in gesso di una delle due Nereidi ed è posizionata in un corridoio a lato della corte comunale.

Raffaele Capolino

ANFITEATRO ROMANO DI FORMIA DEL PRIMO SECOLO d. C.

ANFITEATRO ROMANO DI FORMIA DEL PRIMO SECOLO d. C.

Dopo tante speranze e tanto denaro consumato piange il cuore a vederlo trasformato in un parcheggio privato e in un luogo di accatastamento di bidoni per i rifiuti, di un privato.

I cittadini hanno ben diritto di conoscere i termini di un eventuale titolo che ha trasformato in privato ciò che appartiene invece a noi tutti, visto che da sempre fa parte della nostra storia.

Dopo i lavori appaltati dall’amministrazione provinciale un nostro consigliere regionale scrisse:

“Sugli scavi all’Anfiteatro romano lavorano in sinergia Regione, Provincia, Comune e Soprintendenza ai Beni archeologici. In particolare, grazie ai finanziamenti regionali alla Provincia è stato possibile acquistare l’area, metterla in sicurezza e dare il via ai lavori, che hanno dato alla luce i primi resti dell’anfiteatro che si trovano “in uno stato di conservazione inaspettato”. ”

Oggi invece il sito è l’immagine della nostra impotenza dinanzi a situazioni che si formano senza la nostra volontà.

Continuare a pensare che le cose possano aggiustarsi con il trascorrere del tempo è come decidere di voler andare verso il baratro.

Raffaele Capolino

IL BASOLATO ROMANO DEL TUNNEL DEL PONTE DI TALIENTE A FORMIA

IL BASOLATO ROMANO DEL TUNNEL DEL PONTE DI TALIENTE A FORMIA

Ne ho già parlato qualche mese fa assieme al Ponte romano di Taliente.

Ho avuto modo di visitarlo due volte, la prima volta da solo , la seconda volta in compagnia di Tommaso Bosco.

Ho pescato nel mio cellulare queste quattro foto da me scattate all’interno di questo tunnel conservato in modo eccezionale insieme allo stesso Ponte di Taliente.

La funzione di questo tunnel , credo sia stata quella di convogliare le acque piovane della zona di Acerbara facendole scorrere sotto il Ponte di Taliente per sfociare sulla spiaggia di Vindicio , a fianco della Villa Danese , di fronte allo stabilimento balneare ex “Frungillo” .

Un sepolcro romano a fianco di predetto Ponte è invece a noi pervenuto in solo due linee di grandi pietre calcaree opportunamente lavorate.
Abbiamo ,comunque, un disegno del Mattej che lo riproduce in tutto il suo splendore. ( foto nella sezione commenti)

Anche queste mie scoperte , come altre, sono state rese piu facili nella loro ricerca , dai disegni di Pasquale Mattej.

In questa zona resta da individuare ancora un altro Ponte romano disegnato dal Mattej e chiamato :
Ponte sul fossato delle conche .(foto in sezione commenti )

Fossato che credo sia localizzato tra Clinica Costa e via Acerbara, avendo consultato una mappa militare che ho già postato a suo tempo e che riporta appunto un: Canale delle conche.

Spero, assieme ai miei amici, di rintracciare anche questo sito che ritengo sia nascosto in un ambiente di fitta vegetazione, alle spalle di una proprietà che appartenne all’artista Pino Daniele deceduto alcuni anni fa.

Il cattivo tempo degli ultimi giorni ha impedito le nostre programmate perlustrazioni in questa zona, ma dovrà pure arrivare il momento opportuno per una prossima camminata archeologica.

Raffaele Capolino