IL GENERALE DI CORPO D’ARMATA : MARIO TIBERIO CARACCIOLO E IL VILLINO “ORTENSIA” A FORMIA.

IL GENERALE DI CORPO D’ARMATA : MARIO TIBERIO CARACCIOLO E IL VILLINO “ORTENSIA” A FORMIA.

Il

Generale Mario Tiberio Caracciolo, Barone di Feroleto , fu un personaggio che visse a Formia per diversi anni in una villa che si costruì a Vindicio, intorno agli anni ’20 dello scorso secolo, e che chiamò ” Villino Ortensia” in omaggio alla sua consorte Ortensia Lumbroso ( 1901 – 1977).

Predetta dimora, ancora oggi, è conosciuta sia come Villa Caracciolo, sia come Villa Ortensia.

Ecco brevemente una sua biografia e un episodio curioso venuto fuori da un carteggio conservato all’Archivio Storico di Formia.

Mario Tiberio Caracciolo ( Napoli 1880 – Roma 1954) generale di Corpo d’armata, partecipò a diverse campagne di guerra durante il periodo fascista,

Dopo l’8 settembre del 1943, non solo non aderì alla Repubblica di Salò ma assunse il Comando delle Forze Clandestine operanti nell’Italia.
In pratica, con la sua esperienza militare, combatté le forze tedesche che avevano invaso l’Italia.

Nel 1944 fu fatto prigioniero dai nazifascisti , rinchiuso nel carcere di Verona e condannato a morte dal Tribunale Speciale Fascista.

Condanna che fu poi tramutata in 15 anni di reclusione, per il fatto di essere mutilato di guerra.

Fu liberato dai partigiani il 25 aprile del 1945 e visse fino al 1954.

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Tra gli anni 1938 e 1940 ebbe con il Comune di Formia uno scambio epistolare per una semplice richiesta di una lampada su un palo da apporre nelle vicinanze della sua Villa Ortensia in prossimità di Via Caposele, subito dopo lo Stabilimento Gaslini.

Nella lettera del settembre del ’38 lamentava che l’illuminazione pubblica finiva con l’ ultima lampada davanti alla Gaslini mentre la sua dimora era nel buio più assoluto a pochi metri di distanza.

Il Comune di Formia si rivolse più volte al gestore, Società Elettrica della Campania, ma in due anni e fino al gennaio del 1941, quest’ ultima società, per lungaggini burocratiche, non riuscì a collocare un palo con luce di fronte all’abitazione del Generale che, alquanto sdegnato, in una delle sue lettere scrisse testualmente :

” Si tratta, in sostanza, d’una lampada solamente. Posso sperarla ? ”

Un episodio e un personaggio che molti ignoravano, ma che costituiscono, pur sempre, tasselli di storia della nostra Città.

Fonti: Archivio Storico Comune di Formia
X fasc. 323

Raffaele Capolino

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