I TRE SEPOLCRI ROMANI DI PAGNANO (FORMIA ) DISEGNATI DAL MATTEJ NEL 1847 FANNO ANCORA PARTE DEL NOSTRO PATRIMONIO ARCHEOLOGICO

I TRE SEPOLCRI ROMANI DI PAGNANO (FORMIA ) DISEGNATI DAL MATTEJ NEL 1847 FANNO ANCORA PARTE DEL NOSTRO PATRIMONIO ARCHEOLOGICO

I tre sepolcri romani di Pagnano, disegnati da Pasquale Mattej nel marzo del 1847 sono ancora tutti e tre in discrete condizioni e visibili da strada pubblica.

Per caso mi sono apparsi in una salita di Pagnano questi tre bellissimi siti posti in una villa privata , in una zona collinare di Formia e con grande meraviglia li ho immediatamente correlati con il disegno del Mattej.

Nelle zone collinari di Pagnano e S.Maria La Noce , come già scritto , dovevano esserci diversi sepolcri e conserve d’acqua tutte disegnate dal nostro concittadino.

Sarebbe interessante fotografare tutti questi siti, osservati e disegnati dal Mattej, nelle situazioni attuali, ovviamente se ancora in essere.

L’ultima delle foto postate si riferisce a resti di strutture romane , con molta probabilità una conserva d’acqua o un sepolcro nella zona collinare di S.Maria La Noce.

Raffaele Capolino

MURA PREROMANE CON ARCO A TUTTO SESTO IN ZONA PALOMBARA A CASTELLONORATO DI FORMIA

MURA PREROMANE CON ARCO A TUTTO SESTO IN ZONA PALOMBARA A CASTELLONORATO DI FORMIA

Queste mura lunghe circa 40 metri rappresentano il tratto più lungo di antiche opere conservate nel territorio di Formia.
Sono alte 4 metri ed hanno nella parte centrale un accesso ad arco a tutto sesto largo mt 1,25 con altezza di 3 metri e profondità di 6 metri.
Lo spessore del muro è di un metro circa.
Da quanto riferitomi dai residenti del luogo, doveva essere una sorta di sostruzione dei luoghi propedeutica ad una costruzione di una villa di cui esistono tracce nel piano di campagna retrostante e superiore certamente e ovviamente più visibili nel passato.

Come alcuni tratti di mura ciclopiche romane e preromane di Formia , anche queste giacciono in uno stato di abbandono documentato anche dal fatto che con il passare degli anni si ravvisano sempre più cedimenti e smottamenti. La chiave di volta dell’arco-tunnel si è abbassata di trenta centimetri insieme all’elemento affiancato lato Maranola.

Le mura di cui ci interessiamo adesso sono state studiate da un nostro concittadino Arch.Salvatore Ciccone che le classifica di terza maniera e riferibili al V sec. Ac.

Uno studioso romano venuto appositamente da Roma per osservarle ,come riferito da chi è sul posto, le ha posizionate ad un periodo ancora più antico, e riferibili quindi a popoli Volsci, Pelasgi, Aurunci o forse addirittura a popoli Etruschi che hanno trasferito ai Romani la tecnica dell’arco a tutto sesto e senza calce , cosa che avvenne anche in fatto di costruzione di ponti. Ma della presenza di Etruschi a Formia non se n’e’ mai parlato anche se alcune zone più a sud di Formia in realtà sono state interessate da una colonizzazione etrusca.

Molti popoli si sono avvicendati in questo nostro territorio caratterizzato da panorama e clima ineguagliabili. Ma l’elemento che più attirava i popoli che vi vissero fu a mio parere il gran numero di sorgenti di acqua (almeno cinque) cosa difficile da trovare in altri luoghi.

I romani sono stati, fin dai primi anni della loro occupazione del nostro territorio, sempre impressionati dalla grandiosità delle mura megalitiche di Formia e da altre costruzioni sempre in opera poligonale. Ricordiamoci che Tito Livio parlava di “Formiana Saxa” quando i romani speravano di incastrare Annibale nel nostro litorale nel secondo secolo ac.
Tra gli anni 1930 e 1950 gli studiosi Formiani Mario Di Fava e Tommaso Testa localizzarono ventiquattro insediamenti di mura poligonali nel territorio Formiano. Oggi grazie agli approfondimenti e agli studi di Salvatore Ciccone gli insediamenti sono diventati una trentina.

Potremmo anche relazionarci alla mitologia greca che riferisce di giganti antropofagi chiamati Lestrigoni che avrebbero stazionato nel nostro territorio.La parola Lestrigone in greco significa “lavoratore e tagliatore di pietre” e questo riferimento mi fa ritornare bambino quando a Castellone, come molti di voi ,ci si divertiva a giocare a “strigola” su un terreno battuto e in piano.
La “strigola” era una pietra liscia da almeno un lato ed è una parola che ha molta assonanza con la parola “Lestrigone” oltre al fatto che entrambi
i termini si riferiscono a pietre lavorate. .Che sia una parola che ci perviene dai nostri antenati nel corso dei millenni?Particolare molto curioso anche perché è un termine popolare esclusivo del nostro ambito territoriale formiano. Pensare che possano essere stati i Lestrigoni a costruire queste mura ed altre , è semplicemente affascinante non solo per noi ma anche per coloro che vengono a visitare i nostri tesori archeologici.
Tutto quanto sopra scritto meriterebbe di essere approfondito da forze giovani con passioni storico-archelogiche-mitologiche.

Mi auguro che i miei semplici e modesti post stimolino altre persone ad amare sempre più la storia e le bellezze naturali di questo meraviglioso territorio nel quale abbiamo avuto la fortuna di nascere e di viverci.

Approfitto di questo post per augurare un Buon Natale a tutti i miei amici fb e a tutti gli amici di “Sei di Formia se ……”.

Raffaele Capolino

L’ISCRIZIONE MURALE DI EPOCA ROMANA IN VIA MAMURRA A CASTELLONE – FORMIA

L’ISCRIZIONE MURALE DI EPOCA ROMANA IN VIA MAMURRA A CASTELLONE – FORMIA

Finalmente possiamo leggere il contenuto di questa iscrizione che ha interessato molti studiosi come Lidio Gasperini, Heikki Solin, Nicoletta Cassieri, Gian Luca Gregori e Mario Chighine.

Grazie a Mario Chighine, che fece un rilievo e, soprattutto, un calco nel 1994, Nicoletta Cassieri e Gian Luca Gregori hanno potuto realizzare uno studio presentato ad un Convegno all’Università di Macerata nel ricordo di Lidio Gasperini interessato allo studio di questa epigrafe che però non ebbe il tempo per completarlo.

Si tratta di un elenco di nomi di una trentina di soldati romani scritti in vernice rossa in una superficie di parete delimitata da una cornice dello stesso colore.

L’iscrizione, che occupa una spazio alto cm 180 e largo cm 85, ha lettere alte tra i 6 e i 5 cm.

Quasi tutti i militi elencati recano il loro grado o la loro specializzazione e curiosamente hanno tutti il gentilizio abbreviato in VAL che sta per Valerius.

Si fanno varie ipotesi tra cui quella di appartenenza ad un contingente situato a Formia con funzioni di controllo, sicurezza e sorveglianza del complesso di ville imperiali presenti fin da età Giulio-Claudia nel comprensorio Fundi – Formiae – Caieta.

Un elenco di nominativi ( con gentilizi e cognomi) che si aggiungono a quelli già conosciuti per altre epigrafi con ulteriore arricchimento della storia romana che ha interessato il territorio del Formianum.

I cognomi sono in prevalenza latini, ma non mancano cognomi grecanici e forse anche barbarici.

Parliamo di legionari centurioni, cornicularius, actarius, tesserarius ed altri.

Sempre sulla mia pagina, è stato pubblicato il link completo di questo meraviglioso studio ad opera di Nicoletta Cassieri e Gian Luca Gregori.

Raffaele Capolino

P. S. Cliccare sulle immagini

FOLCLORE CASTELLONESE NEGLI ANNI 50/60 SECOLO SCORSO

FOLCLORE CASTELLONESE NEGLI ANNI 50/60 SECOLO SCORSOFB_IMG_1545414285792.jpg

Il personaggio sull’asino era vestito completamente di strame/stramma nel lunedì in albis di ogni anno, in queste condizioni , saliva a S. Maria La Noce dove partecipava con gli amici ad un interminabile pranzo innaffiato da abbondante vino.

Il ritorno, con lo stesso abbigliamento, avveniva nel primo pomeriggio per raggiungere piazza S. Ermo , dove diventava giudice unico di una gara tra giovani impegnati sul palo della cuccagna guarnito di prosciutti e salami, ma ben unto di grasso per renderne difficile la salita.

L’organizzatore principale di questi folcloristichi eventi era l’indimenticabile Quintino, il papà di Augusto Ciccolella .

Io stesso ricordo di aver visto più di una volta questo pittoresco personaggio sfilare, sull’asino e in questi abiti inusuali, tra i vicoli di Castellone.

L’abbigliamento, cucito dalla moglie e interamente in strame, era un ” completo ” di pantaloni, giacca, cappello e scarpe da far morire d’invidia i migliori sarti dell’epoca.

Non credo sapesse leggere, eppure in questa foto lo si vede con un giornale davanti agli occhi.

Alcuni mi riferiscono che questi eventi si siano ripetuti per più di una decina d’anni per cui sono sicuro che molti lo ricordano e sapranno
riferirne anche il soprannome.

L’immagine è proveniente dal reparto foto del ” Fondo Bove” presso Archivio Storico Comunale di Formia.

Raffaele Capolino

RESTI DI UNA DOMUS ROMANA IN LOCALITÀ CASTAGNETO DI FORMIA

RESTI DI UNA DOMUS ROMANA IN LOCALITÀ CASTAGNETO DI FORMIA


Mura possenti e cisterna fuori terra di grandi dimensioni

Trattasi di resti di una Domus di campagna appartenuta di certo a un grande personaggio vissuto nel nostro territorio , confermato dallo spessore delle mura , di oltre cm 150 , che circondano una cisterna fuori terra di mq 100 circa , per un’altezza di almeno tre metri e per una capacità di circa 300.000 litri . La Domus doveva essere posizionata nei pressi di questa cisterna come evidenziato da resti anche se di minor volume.

La cisterna, come è possibile vedere dalle foto, misura cinque metri per venti con mura su tutti i lati , coperte di ” cocciopesto” e con volta a botte quasi totalmente crollata .

La cisterna veniva alimentata dalla sorgente Funno , ora divenuta un fossato di scolo che dalle colline di Maranola si congiunge, molto probabilmente, al fossato di Acqualonga .
È facile che la stessa cisterna fosse dotata di una copertura con ” impluvium ” per la raccolta anche di acque piovane.

Il doppio approvvigionamento ( sorgente e acque piovane) era molto diffuso al tempo dei romani , condizionato da sorgenti con ridotta portata , ed è riscontrabile anche nella Piscina Mirabile di Baia al Capo Miseno, da me visitata diversi anni fa.

Molti fossati attuali, nel passato romano dovevano essere stati formali di sorgenti di acqua potabile.

Una cisterna così grande e il suo luogo di collocazione fanno pensare ad un’attività rurale organizzata dal proprietario della Domus in un vasto appezzamento di terra , ovviamente con l’aiuto di un nutrito stuolo di collaboratori, per la produzione di vino o per l’allevamento di bestiame, o per entrambe le attività.

Lo spessore delle mura che circondano la mastodontica cisterna è di certo giustificato dalla enorme spinta che doveva sprigionare , a completo riempimento, la massa liquida contenuta da questa cisterna che, chiaramente , doveva servire anche agli usi domestici e ad eventuali giochi d’acqua in un giardino che certamente attorniava la Domus.

Solo un ricco patrizio romano poteva permettersi una proprietà terriera con una cisterna di tali dimensioni.

La struttura fuori terra del manufatto , per le sue grandi dimensioni e per la sua collocazione in un’altura rispetto al frontale litorale marino , potrebbe anche aver avuto una funzione pubblica di fornitura idrica per le ville marittime sottostanti .

Questo è quello che , assieme ai miei amici Tommaso Bosco e Luciano Simione , ho avuto il privilegio di vedere e fotografare , autorizzato dal proprietario del fondo privato , e di poterlo raccontare e condividere con voi.

Raffaele Capolino

STORIE LONGOBARDE A FORMIA.

STORIE LONGOBARDE A FORMIA.

Anche una battaglia a Formia tra gli eserciti di Costante II, imperatore Bizantino e di Grimoaldo, re dei Longobardi.

A pochi è noto questo episodio storico avvenuto nel 663 d. C. in un tentativo di Costante II di ripristinare l’impero romano d’Occidente scomparso nel 476 d. C.

Questi i fatti in cui fu protagonista Costante II ( 630 – 668 )
Costante II, detto “Il barbuto” nel 660-661 partì da Costantinopoli via mare e sbarco’ con il suo esercito a Taranto . Risali’ attraverso l’Appia dirigendosi nella zona Benevento per poi proseguire per Roma.

Durante il percorso assedio’ invano Acerenza e distrusse le città di Ortona, Ecana e Lucera.

Cinse d’assedio Benevento governata dal Duca Romualdo I , giovane figlio bastardo di Grimoaldo , re dei Longobardi, che in quel momento si trovava a Pavia.
Romualdo , per guadagnare tempo e salvare Benevento dall’assedio , arrivò ad un patto con Costante concedendogli in ostaggio sua sorella Gisa.

L’ imperatore Bizantino rinunciò all’assedio e si diresse verso Roma lasciando una parte dell’esercito ” sul passo di Formia vicino Gaeta in territorio soggetto al greco” ( forse al vento grecale?)

La battaglia di Formia del 663 d. C. si risolse negativamente per i bizantini che, pur disponendo di 20.000 unità al comando di un generale armeno di nome Saburro, furono sopraffatti dall’esercito longobardo agli ordini di Grimoaldo e suo figlio Romualdo .
Considerate le forze in campo deve essere stato un grande scontro militare avvenuto nella piana di Tomba di Cicerone – 25 Ponti , dato che un autore sostiene che nelle vicinanze trovavasi il miliare romano LXXXVII.

Nel luglio del 663, in ogni modo , Costante riuscì ad arrivare a Roma dove fu ricevuto dal Pontefice Vitaliano e vi rimase per meno di un mese durante il quale si impossessò di tutto il bronzo del Pantheon prima di intraprendere il viaggio di ritorno verso il sud arrivando a Siracusa dove, nel 668, fu ucciso nei Bagni di Dafne dal suo cortigiano Andrea figlio di Troilo.

A Costante successe l’usurpatore Mecezio , un patrizio di origini armene autore della congiura appena citata , che fu imperatore fino al 685 quando fu eliminato e l’Impero romano d’Oriente passò nelle mani di Costantino IV figlio di Costante II.

Questi episodi, che meritano ulteriori approfondimenti con altri testi trattandosi di una battaglia avvenuta a Formia, sono narrati da Camillo Minieri-Riccio nel 1844 e da Alesio de Sariis nel 1791 in ” Dell’Istoria del Regno di Napoli”, che menzionano le battaglie di Forino e quella successiva di Formia.

Il resoconto della spedizione di Costante II è contenuto anche nei capitoli 6 – 12 del libro V della Historia Langobardorum di Paolo Diacono che in realtà parla di una sola battaglia nel comune di Forino, in provincia di Avellino, sollevando appunti del Pellegrino e del Capaccio che ritengono il Diacono in errore trattandosi invece di Formia vicino Gaeta e non di Forino.
Ulteriori notizie sono al capitolo 78 del Liber Pontificalis che contiene la vita del Pontefice Vitaliano ( 657 – 672).

Altra narrazione è a cura dello storico bizantino Teofane che stabilì la morte di Costante II nel XXVII anno del suo regno .

La presenza a Formia della occupazione Longobarda è testimoniata dai numerosi reperti trovati ed esposti negli scavi di S. Erasmo, ad opera di Antonio G. Miele con la supervisione di Don Antonio Punzo.

Raffaele Capolino

UN DISGUIDO POSTALE CHE FECE ARRABBIARE MARCO TULLIO CICERONE NELLA SUA VILLA DI FORMIA

UN DISGUIDO POSTALE CHE FECE ARRABBIARE MARCO TULLIO CICERONE NELLA SUA VILLA DI FORMIA

Così scrisse Cicerone il 24 aprile del 59 a.C. al suo amico Attico dalla sua villa di Formia.

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” Che azione volgare ! Nessuno ti ha recapitato la missiva che da Tre Taverne ti avevo scritto immediatamente in risposta alle tue graditissime lettere ! Ma mi preme che tu sappia che il plico nel quale l’avevo inserita è stato portato , lo stesso giorno in cui l’ho consegnato, a casa mia a Roma e di lì mi è stato fatto ritornare nella mia villa di Formia.
Pertanto ho dato ordine che ti sia di nuovo recapitata la missiva a te diretta ……………………….”
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In buona sostanza è successo questo:

Il 19 aprile del 59 a.C., mentre era in viaggio da Roma a Formia , da Tre Taverne Cicerone scrisse una lettera indirizzata ad Attico e la consegno’ al vettore perché la facesse recapitare al destinatario che in quel momento si trovava a Roma .

Accadde invece che , nella stessa giornata del 19 aprile il plico fu recapitato per disguido alla dimora romana di Cicerone e da Roma, sempre per errore, fu poi prontamente fatta pervenire a Cicerone nella sua Villa di Formia.

In pratica la lettera non fu recapitata al destinatario bensì allo stesso Cicerone che ne era invece il mittente.

Il 24 di aprile Cicerone informò Attico del disguido , assicurandolo che da Formia aveva dato ulteriore ordine al vettore di recapitarla alla dimora romana di Attico.

Quello che fa meraviglia è che duemila e più anni fa, in un solo giorno un plico da Tre Taverne , arrivò a Roma e da Roma ritornò a Formia.

La posta di quei tempi, pur se incappava in qualche disguido come in questo caso, aveva una rapidità di consegna che neppure oggi noi abbiamo. !!!

Mi viene , comunque , da pensare che Cicerone , molto probabilmente, abbia indicato erroneamente come destinatario se stesso e ad Attico non ha voluto dire la verità, incolpando i vettori !!!!!!
Chissà che le cose non siano andate proprio in questo modo !!!!

È proprio il caso di dire:

Errare humanum est !!!!!! Vale per tutti ! !! Anche per Marco Tullio Cicerone !!!

A me è piaciuto tantissimo leggere, scrivere e analizzare questo curioso episodio capitato a Cicerone mentre dimorava nel suo Formianum !!!!

Spero che sia piaciuto anche a voi !

(La lettera del 24 aprile del 59 a. C. contiene altri particolari e riferimenti a Formia romana che saranno trattati in altro articolo)

Raffaele Capolino

LA DIVA PAULINA E L’IMPERATORE MASSIMINO IL TRACE IN UNA BASE ONORARIA DI FORMIA

LA DIVA PAULINA E L’IMPERATORE MASSIMINO IL TRACE IN UNA BASE ONORARIA DI FORMIA

La base onoraria in Piazza della Vittoria sotto il Palazzo Comunale risulta abrasa e solo all’ultimo rigo e’ possibile leggere la scritta :

FORMIANI PUBLICE

Eppure da alcune lettere appena visibili esperti epigrafisti hanno potuto leggere quanto appare nella foto tre.

Si tratta di una dedica del popolo Formiano alla Diva Cecilia Paulina Pia Augusta , moglie di Massimino il Trace ( 173 – 238 ) che fu imperatore di Roma dal 235 al 238. d.C. subentrato ad Alessandro Severo .

In una nota tratta dagli Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei rinvenuta tra i documenti del Fondo Bove presso l’Archivio Storico di Formia, Umberto Cozzoli scrive :

” Non è da escludere che Paulina , come è riferito da Ammiano, abbia effettivamente esercitato un’azione moderatrice , e il fatto che le tre dediche finora note , di Atina, di Formiae e di Paestum, provengano da una zona geograficamente ben circoscritta, fa pensare che in questa parte d’Italia si avesse qualche motivo di gratitudine nei confronti dell’imperatrice ”

In buona sostanza questa dedica a Paulina dal popolo Formiano ha importanza storica per smentire le accuse di una presunta attività persecutoria del marito Imperatore Massimino contro i Cristiani.
Erodiano riporta che Massimino spogliò i templi degli dei pagani e non parla mai di persecuzioni contro i cristiani.

Alcuni storici antichi riportano anche che Paolina fu uccisa dall’ imperatore ma come dice Umberto Cozzoli :

” il testo Formiano fa cadere tali ipotesi , mostrando che ella , essendo ricordata come diva , fu consacrata quando Massimino era ancora in vita , riconosciuto quale imperatore, e il suo nome , come quelli del marito e del figlio, fu colpito dalla abolitio memoriae. ”

Particolare curioso è anche che Massimino il Trace, alto cm. 241 come ricorda Erodiano nella sua Historia Augusta , è passato alla storia per essere stato il più alto degli imperatori romani .

Fu pastore di greggi e poi soldato sotto Settimio Severo. Per le sue doti di lottatore, fu scelto come guardia del corpo Imperiale fino a succedere ad Alessandro Severo.
Quest’ultimo fu assassinato nel 235 a seguito di congiura organizzata dallo stesso Massimino.

Altro particolare è che Massimino non mise mai piedi a Roma e fu assassinato, per questioni militari, il 10 maggio 238 dai suoi legionari presso Aquileia , insieme a suo figlio Gaio Giulio Vero Massimo. Durò tre anni il regno del ciclope arrivato dalla Tracia che dette i natali anche al gladiatore ribelle Spartaco.
Fu uno degli uomini più alti della storia umana.

Il reperto Formiano misura cm. 116 , larghezza cm. 71 , spessore cm. 58 ed è quasi all’ingresso del Palazzo comunale.

La lettura dell’iscrizione , per quanto non agevole , è indubbia . Si tratta , come già detto, di una dedica da parte della città di Formia a una Diva Paulina , ricordata quale moglie dell’imperatore Massimino il Trace e madre di Giulio Vero Massimo, tutti e tre menzionati nell’iscrizione .

Credo che pochi sapessero quanto sopra scritto , contenuto in un marmo apparentemente ” muto ” , di cui non si sa il luogo e la data del rinvenimento.

Raffaele Capolino