COMUNE DI MOLA E CASTELLONE ANNO 1859

COMUNE DI MOLA E CASTELLONE
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Regolamento di Polizia urbana ( 39 articoli ) e rurale ( 9 articoli)

È in pratica lo Statuto che disciplinava la vita e le attività economiche dei nostri avi , stabilendo anche multe ai trasgressori.

Veniva rinnovato e aggiornato ogni cinque anni per adeguarlo alle nuove esigenze di vita .

Questa edizione fu approvata nel 1859 , il giorno ventotto Febbraio, dal Decurionato di Mola e Castellone ” riunitosi nella Casa Comunale , e precisamente nel locale delle sue ordinarie sessioni sotto la presidenza del Sindaco D. Gaetano Albani” .

Alcuni articoli da me ritenuti interessanti:

Art. 3 – È proibito esporre cose nocevoli alla pubblica salute, come del pari è proibito il getto delle acque e di altre materie dall’alto delle case.

Art . 5 – È proibito spandere sulle strade interne letame di stalla , paglia e simili per farne loto, anche quando piove, e lasciarlo nelle strade medesime.

Art. 6 – È proibito buttare lungo le strade e giardini cadaveri di animale di qualunque specie, dovendosi interrare in campagna in competente distanza dall’abitato ed alla profondità non meno di cinque palmi.

Art. 7 – È similmente proibito tenere Trappeti da macinare olivi , senza che nel loro interno vi esiste il corso per le acque luride ……..

Art. 10 – È proibito mandar vagando i ragazzi di tenera età nelle pubbliche strade , esponendoli al rischio di essere danneggiati dagli animali e dalle vetture.

Art. 12 – Tutti gli abitanti del Comune , nessuno escluso di qualsiasi condizione , saranno tenuti a illuminare lo esterno delle case abitate , non meno di quattro lumi per ogni vano.

Art. 13 – È proibito nuotare a corpo nudo nelle vicinanze dell’abitato.

Art. 28 – È proibito far andare per le strade dello abitato i neri i quali non solo sporcano le strade medesime ma arrecano danno alle persone e alle case .

Art. 29 – Nessuno può comprare olive e suscelle dai così detti scraponiatori.

Art. 31 – È proibito ai venditori tutti, negozianti o altre persone, parlando colle Autorità amministrative, tenere il capo coperto, alzare la voce, fare dei gesti di sdegno, ma bensì debbono stare col massimo rispetto.

Art. 33 – È proibito nell’abitato fare caciottelle così dette marzoline, il che reca forte puzzore alle case vicine, come del pari è proibito fare nei terranei sapone o altra industria che reca danno o incomodo al pubblico.

Art. 38 – Non possono buttarsi o tenersi nelle strade e generalmente nell’abitato, letami , immondizie, erbe marcite e ogni altro materiale soggetto a putrefazione e ad insalubri esalazioni. Le stalle vanno pulite ogni quindici giorni.

Firmato da :
Gaetano Albani Sindaco,
Decurioni : Salvatore Buonomo , Leonardo Guerriero, Luigi Sorreca, Giuseppe Gionta, Antonio Colombo, Pasquale Zangrillo, Pasquale Pecorini, Vincenzo Forcina, Basilio Purificato, Luigi Capolino, Vincenzo Nucci primo Eletto.

Per copia conforme , il Decurione Segretario Claudiano Pavese

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Un modo per conoscere qual’era la vita dei nostri antenati circa centocinquant’anni fa e come si scriveva !!!!!

Diverse parole di allora non si usano più oggi:

– Loto ( oggi diremmo liquame/immondizia)
– Puzzore ( cattivo odore )
– Neri ( maiali di razza nera )
– Scraponiatori ( erano coloro che entravano abusivamente o autorizzati in terreni altrui a raccogliere olive e/o carrube sfuggite alla raccolta effettuata dai proprietari del fondo . Ci ricorda la poesia “La spigolatrice di Sapri ” )

Raffaele Capolino

LA COLTIVAZIONE DELLO ZAFFERANO A CASTELLONORATO NEL MEDIOEVO

LA COLTIVAZIONE DELLO ZAFFERANO A CASTELLONORATO NEL MEDIOEVO

È quanto scritto nello Statuto di questo borgo allora autonomo , oggi aggregato dal 1928 alla Città di Formia.

Lo riferisce Angelo De Santis nel ” Nuovo Giornale Botanico Italiano ” del 1952, anche se una copia autentica dello Statuto non è stata , finora, ritrovata.
Ciò fa pensare che le notizie pubblicate dal De Santis , siano state di seconda mano .

I settantatre capitoli dello Statuto, tutti scritti in latino, deriverebbero in gran parte da quello di Maranola . In entrambi è usato il termine. ” pastinare ” che sta per ” coltivare – piantare ” determinati ortaggi .

Da due capitoli dello Statuto di Castellonorato riservati alla caccia , apprendiamo la presenza di caprioli nel territorio dove veniva disciplinato anche l’allevamento di oche e delle api.

Sempre in quest’ultimo Statuto , che risale al 1507, sarebbe stato possibile leggere ” pastinare croco o zafferano” , una singolare consuetudine agraria tipica solo di questo borgo in tutto il territorio degli Aurunci, da Fondi al Garigliano.
Sembra che l’area maggiormente interessata e adatta a questa specifica coltivazione, fosse stata la piana di S. Croce e la contrada Vaglio , entrambe appartenenti al Comune di Castellonorato.

L’autorità baronale era rappresentata dal Capitano, ma chi decideva era il Governo presieduto dai Giudici, dal Consiglio e dal Sopraconsiglio.

Altre figure erano: il Baglivo per i danni campestri, gli Agattapani preposti all’annona, due Secreti per il controllo del suolo pubblico, gli Apprezzatori per la verifica dei danni alle proprietà private, e il Mandatario con funzione di banditore.

I proprietari e i fittuari di terreni avevano l’obbligo di ” pastinare ” tre centinaia di cavoli a maggio e due centinaia di spicchi d’aglio a gennaio, pena un tari.

La coltivazione del croco, ossia dello zafferano, era previsto, come detto, solo dallo Statuto di Castellonorato che, evidentemente , aveva zone adatte a tal tipo di coltura.

La moneta era l’augustale pari a sette tari e mezzo ( cioè 150 grana ) , il tari era pari a due carlini e un Ducato = a 5 tari.

Il taglio di un ulivo era punito con un’ammenda di due tari . Nelle fontane e nei piloni era vietato lavare barili , botti e panni sporchi.

Si racconta che quando il Conte Onorato fu sepolto , la sua corazza fu coperta tutta di zafferano che , come si sa, ha un colore aureo.

Forse da qui la leggenda della corazza d’oro , da tutti invano ricercata ?

Raffaele Capolino

I CINQUE CRIPTOPORTICI DEL CAPOSELE TAPPATI DA UN MURO DI RECENTE COSTRUZIONE

I CINQUE CRIPTOPORTICI DEL CAPOSELE TAPPATI DA UN MURO DI RECENTE COSTRUZIONE

Purtroppo , questo è successo con i restauri , di circa tre anni fa , coperti da un finanziamento europeo di un milione e mezzo di euro che ha interessato un’area comunale posta a ridosso della darsena del Porto Caposele a Formia.

Due foto dei luoghi e antecedenti ai restauri, ci mostrano quanto sia avvenuto in questo sito utilizzato in precedenza come rimessaggio di barche da un privato e poi ritornato di uso pubblico.

Sarebbe bastato pulire i cinque ambienti voltati esattamente come è stato fatto per quelli lato ovest e sarebbero nati locali ad uso spogliatoi ed altro per ” l’Anfiteatro Caposele” appositamente progettato.
Al limite sarebbe stato opportuno realizzare un semplice paravento mobile e smontabile .

La visione dei criptoportici di epoca romana avrebbe dato, senza alcun dubbio , maggior pregio rispetto ad una massiccia opera muraria di recente costruzione a ” falso opus ” ed esecuzione discutibile.

Non ci sono parole per questa errata progettazione ed esecuzione sfuggite ai pur numerosi dirigenti e addetti ai lavori.

Accadrebbe la stessa situazione se, ad esempio, pensassimo di voler proteggere dalle onde marine i Criptoportici delle cosiddette Grotte di S.Erasmo con la costruzione di un muro che ne impedisca per sempre l’accesso e la vista dal mare.
Sarebbe anche questo un progetto folle !!!!!

Aggiungiamoci che i soldi, anche se di provenienza europea , sono sempre usciti dalle nostre tasche.

Come sia successo e come nessuno ne abbia finora parlato è semplice.

Il sito , sempre inaccessibile perché ad uso privato, divenuto comunale, continuò a rimanere chiuso per diversi anni per cui non fu possibile fotografarlo.
Finiti i lavori di restauro non è stato possibile, per i ” comuni cittadini ” , rendersi conto delle modifiche apportate.

Solo il ritrovamento da parte mia delle due foto precedenti ai restauri e realizzate dall’amico Rocco Pio (che mi ha autorizzato a pubblicarle per questo post) hanno consentito di capire cosa sia veramente accaduto.

Chi ha procurato quanto sopra detto , forse non sa che il patrimonio archeologico non appartiene solo alla nostra generazione.
Appartiene , anche e soprattutto, a chi verrà dopo di noi !!!!!!!

(Cliccare sulle foto per leggere le didascalie.)

Raffaele Capolino