L’ANDATA AL CALVARIO DI FORMIA Raffronto con il dipinto attribuito a Raffaello (Seconda parte)

L’ANDATA AL CALVARIO DI FORMIA
Raffronto con il dipinto attribuito a Raffaello

(Seconda parte)

Questo dipinto del ‘500 conservato nella Chiesa di S.Erasmo a Formia, come già detto nel post del 26/3/16 è considerato un’opera manierista che deriva dal celebre” Spasimo” dipinto da Raffaello e da un altro capolavoro eseguito da un artista anch’egli formatosi alla bottega raffaellesca : l’Andata al Calvario di Polidoro da Caravaggio.

Sono in molti a ritenere che l’opera di Formia sia il risultato nato dalla visione dei due dipinti sopra menzionati destinati il primo alla Chiesa di Santa Maria dello Spasimo di Palermo e il secondo alla Chiesa Annunziata dei Catalani di Messina.
L’opera attribuita a Raffaello si trova ora al Museo del Prado di Madrid mentre il dipinto di Polidoro da Caravaggio è conservato al Museo Capodimonte a Napoli.

In particolare , le affinità del capolavoro formiano , realizzato dal 1515 al 1517 , sono più inerenti all ‘opera attribuita dalla maggioranza dei critici a Raffaello, reinterpretato però in modo meno classico ma con toni più espressivi.

Lo Spasimo di Sicilia è un dipinto a realizzato nel 1516 a Roma da Raffaello e firmato su una pietra in primo piano “RAPHAEL URBINAS” .Fu spedito via mare alla committente Chiesa dello Spasimo di Palermo , dove non arrivò mai causa un naufragio che lo fece ritrovare integro sulle coste genovesi.Fu acquistato dal Vicere’ spagnolo Ferrando de Fonseca per il re Filippo IV e fu oggetto di spoliazione napoleonica nel 1813 = Ritorno’ nel 1822 in Spagna dove è tuttora conservato al Museo del Prado di Madrid.

In merito allo Spasimo del Prado non mancano critici che ritengono l’opera , benché firmata dall’Urbinate, solo un’ idea di Raffaello che avrebbe dipinto esclusivamente Giuseppe d’Arimatea, il personaggio centrale che aiuta Gesù a sollevare la pesante croce. Tutto il resto , secondo questi critici, sarebbe opera di due suoi allievi : Giulio Romano e Giovanni Francesco Penni.

Dal numero di copie pittoriche in circolazione e da alcuni autori noti, si ritiene che sia stata l’opera di Raffaello a determinare una corrente di “copisti” con medesima disposizione dei personaggi dipinti , anche se con un minor numero di figure presenti come nel caso del
dipinto su tavola di Formia.I personaggi in primo piano nel dipinto di Formia sono dieci contro i sedici dipinti da Raffaello.
Diverse sono anche le misure delle due opere : 194 x 130 quella custodita a Formia e 318 x 229 quella esposta al Prado di Madrid.

Giovanna Grumo nel testo pubblicato sul restauro del nostro dipinto afferma:

“Il modello del maestro urbinate fu per la tavola di Formia fonte di libera ispirazione……… La differenza più rilevante tra le due opere è però nel numero dei personaggi, inferiore nella tavola di Formia , dove in primo piano mancano Giovanni e una delle Marie, quella inginocchiata accanto alla Vergine in atto di sostenerla………….La figura centrale , Cristo caduto sotto la croce , perno di tutta la composizione, è ripresa piuttosto fedelmente dell’andata al Calvario di Polidoro da Caravaggio, così come da questa è desunta l’ambientazione paesaggistica. ”

In pratica la Grumo sostiene che i paesaggi della tavola Formiana si riferiscono alla città di Gerusalemme e al lago di Tiberiade così come appare nel dipinto del Polidoro che , in ogni caso è anch’egli considerato un manierista ispirato fortemente dallo stile di Raffaello.

Da profano potrei dire che la pubblicizzazione dei dipinti , a quei tempi ,non era cosa facile come oggi, per cui è possibile supporre che queste cinque o sei opere molto simili tra di loro e visibili nel mio post del 26/3/16 , possano essere state realizzate ,se non addirittura nella stessa bottega dell’urbinate, sicuramente da artisti che , in qualche modo, ruotavano attorno al grande Raffaello Sanzio da Urbino e che potevano visionare facilmente l’opera raffaellesca.

Come già preannunciato nel post del 26/3/16 la terza parte sarà dedicata alle delicate operazioni di restauro di questo capolavoro conservato nella Chiesa di S. Erasmo di Castellone a Formia in una teca con protezione di cristallo come si addice a opere di alto livello e da preservare accuratamente.

Raffaele Capolino

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