LA TORRE DI CASTELLONE IN DUE FOTO DI UN SECOLO FA

LA TORRE DI CASTELLONE IN DUE FOTO DI UN SECOLO FA

Molti avranno visto queste foto , che credo siano le più antiche riferibili alla Torre di Castellone di Formia. (foto 1 – 4 e particolari in foto 2 – 3 )

A chi e’ del rione non possono sfuggire situazioni diverse dalla realta’ odierna rappresentata dalle ultime due foto che riportano l’immagine attuale della struttura edificata da Onorato I nei primi anni del 1300 .(foto 5 – 6 )

La prima vecchia foto non mostra né le mura poligonali nella base romana , né la porta attuale con le due sovrastanti impronte di arcate a tutto sesto e ogivale.

Al posto delle mura poligonali, sia frontalmente che lateralmente , vediamo un modesto muro e una vecchia ma bella fontana a tre cannelle con flusso che oggi ci appare come una sorta di sfida proposta dai nostri antenati , per aver subito recentemente , la chiusura della Fontana alla Darsena di Mola così chiamata , prima dell’imbonimento di Largo Paone.

Nell’altra antichissima immagine (foto 4) la fontana predetta è attorniata da una ventina di persone , per lo più donne e bambini.
Nei paraggi è parcheggiato un carretto , vecchio mezzo di trasporto e locomozione di quei tempi.

Immagini meravigliose che credo risalgano ai primi anni del ventesimo secolo .

Storicamente sappiamo che l’ingresso a Castellone , con passaggio sotto la Torre ottagonale , fu attivo fino al 1595, come narrato e documentato in un mio post di qualche mese addietro.

Per volontà dei monaci Olivetani, fu chiusa in quell’anno la porta sotto la Torre e fu realizzata una “muraglia con porta ” a fianco della Torre lato ovest.

Quest’ultima porta di accesso durò pochi decenni perché non gradita ai Castellonesi, per cui fu sostituita successivamente da un passaggio, lato est , ricavato nel giardino di proprietà Famiglia Spina e che ancora è in essere.

È forse in questa occasione che furono ricoperte le mura poligonali e l’ingresso sotto la Torre con un muro e una fontana a tre cannelle.

Sarebbe bello capire quando fu eliminata predetta fontana con rimozione del muro che ricopriva le opere poligonali .

Da piccolo ricordo che l’ambiente sotto la Torre era murato con una piccola porta in legno (ved. foto in sezione commenti) , e solo negli anni sessanta , a seguito di un restauro, fu protetto da un cancello come ci appare adesso.

L’ambiente sotto la Torre , eccetto il muro frontale, è di epoca romana e contiene la più antica iscrizione repubblicana di Formiae antica. L’iscrizione degli Edili romani Paccius, Cemoleius e Statius.

Spero che questo articolo sia in grado di stimolare commenti che possano contribuire a stabilire meglio le date dei restauri intervenuti nel secolo scorso.

Raffaele Capolino

DISEGNO DI PASQUALE MATTEJ DI UN REPERTO TROVATO A FORMIA

DISEGNO DI PASQUALE MATTEJ DI UN REPERTO TROVATO A FORMIA

Un disegno straordinario di Pasquale Mattej (foto 1) su cartoncino bianco ,(appena cm 4,4 x cm 6,6) riguarda un reperto trovato in località Olmo, giardino Nocella in Formia.
Si tratta di Testa barbata, con benda che cinge i capelli.Bulbi oculari assenti.
Il disegno in miniatura del nostro illustre concittadino evidenzia il naso e il collo parzialmente frammentati.
Il reperto in qualche modo fu trasferito a Napoli e se ne persero le tracce.

Da un catalogo su Pasquale Mattej (1813-1879) a cura del Centro Storico Culturale di Gaeta viene ipotizzato che il reperto originario che ha dato l’occasione del disegno, possa essere la Testa di Anacreonte conservata al Louvre (opera attribuita a Fidia o Kresilas) (foto 2)

Ritengo invece che il reperto disegnato dal Mattej possa essere stato la Testa barbata conservata al British Museum (foto 3) già descritta nel mio post del 26/11/2015 con il titolo :Altri due reperti archeologici rinvenuti a Formia e attualmente esposti in Musei esteri.

La somiglianza e i particolari del naso e del collo frammentati sono più evidenti e riscontrabili nel reperto conservato al British Museum piuttosto che in quello esposto al
Louvre che manifesta ,tra l’altro,anche bulbi oculari presenti e il naso frantumato quasi totalmente.
Altro elemento significativo è la spartizione centrale sulla fronte dei riccioli perfettamente riprodotta nella miniatura dal nostro Artista.

Nel raffronto va considerato che nel disegno del Mattej il volto è leggermente girato a sinistra mentre la foto del reperto esposto al British Museum è perfettamente frontale.
Altro elemento che va soppesato è che , ovviamente e con tutte le difficoltà di raffronto inerenti, si confrontano un disegno e una fotografia.
Infine sappiamo che la Testa barbata del British Museum, per indicazione da parte dello stesso Museo, è stata trovata a Formia e,pertanto, può essere che sia stata visionata dal Mattej prima di scomparire dal nostro territorio.
Non risulta invece che la testa di Anacreonte sia stata rinvenuta nel nostro territorio e,come sappiamo, il Mattej disegnava tutto ciò che trovava, vedeva o che gli veniva portato in visione dai suoi concittadini di Formia.

Ho voluto sottoporre questo confronto ed enigma anche al giudizio di chi legge questo post per poterne valutare eventuali commenti.

Ci sono altri disegni del Mattej di reperti scomparsi e riapparsi in quanto esposti in altri musei esteri . Saranno trattati in un prossimo post.

Raffaele Capolino

FU , PER QUESTI ” DUE GIOVANOTTI” , IL LORO PRIMO SERVIZIO FOTOGRAFICO

FU , PER QUESTI ” DUE GIOVANOTTI” , IL LORO PRIMO SERVIZIO FOTOGRAFICO

Accadde nel secolo scorso , precisamente nel 1920 su ordine di Salvatore Aurigemma (Ispettore del Museo Archeologico di Napoli) e senza il loro consenso, pochi minuti dopo essere stati entrambi dissotterrati dal giardino Nardone-Sorreca presso l’odierna Piazza” Mattej.

Non fu dato loro neppure il tempo per una preventiva e necessaria doccia !!!!!!

Possiamo ammirarli oggi , al Museo Archeologico Nazionale di Formia, in tutta la loro eleganza e bellezza , in dimensioni superiori al vero e in nudità eroica.

Il primo, in due foto, è stato individuato in Gaio Cesare, nipote ed erede designato da Augusto, ma prematuramente scomparso nel 4 d.C.

Il secondo, in tre foto, secondo alcuni avrebbe somiglianze che lo farebbero appartenere alla Gens Aelia Lamia, un’antica e nobile famiglia formiana che fu molto legata a Cicerone.
Un antenato di questo secondo personaggio, forse il padre, si preoccupò di dare degna sepoltura , a Formia, al corpo mutilato del grande Oratore.

Si ritiene che le due opere, in marmo bianco italico, siano ascrivibili alla tarda eta’ augustea per l’iconografia e le acconciature.

E’ anche molto probabile che questi due baldi giovani siano stati, per diversi anni , “ospiti silenziosi ” di più di un imperatore romano , in una delle imponenti e lussuose ville marittime del formiano.

Una bella storia che ci appartiene, raccontata con foto prese dall’Archivio Storico di Formia presso la Torre di Mola.

Raffaele Capolino

LUCIO VARRONIO CAPITONI “Curator aquarum” di Formiae romana

LUCIO VARRONIO CAPITONI
“Curator aquarum” di Formiae romana

È il personaggio della Formiae romana che è stato premiato con il maggior numero di basi onorarie , statue ed epigrafi.

Certamente è stato anche il ” curator aquarum ” con il maggior consenso pubblico . È l’unico di sicuro ad aver gestito il Cisternone di Castellone , elemento principale per la distribuzione delle acque pubbliche.

La prima base è conservata nel lapidario di Villa Rubino ex Villa Real Caposele appartenuta, come bene personale, alla famiglia reale dei Borbone.(foto 1)

L’ultimo re borbonico che pote’ godersi i piaceri di questa villa a mare, forse appartenuta anche M.Tullio Cicerone, fu Francesco II che la possedette per un periodo inferiore ai due anni.

Torniamo al nostro Curatore delle acque, di cui abbiamo molte notizie.
Innanzitutto apparteneva alla Gens Palatina e sappiamo anche il nome della consorte Gavia Eugenia , da una base onoraria esposta sotto il Palazzo Comunale di Formia, lato Via Vitruvio.(foto 2)

La sua qualifica di ” patronus colonia ” ci induce a pensare che abbia operato non prima del secondo sec. d.C.
Formiae rimase municipio fino all’età di Adriano, quando fu da quest’ultimo elevata al rango di colonia.

Le altre due iscrizioni su imponenti basi onorarie le troviamo ancora sotto il palazzo comunale .(foto 2 e 3)

Dalla lettura delle tre epigrafi sappiamo che L. Varronio Capitoni fu anche uno ” scriba aedilicius ” ( un magistrato ) e ” duoviro quinquennalis” .

Due di queste basi onorarie con statue furono poste a sue spese ( Pec sua ) .

In alcuni testi storici Formiae e’ chiamata la città dei Capiti o dei Capito , evidentemente per la diffusione di questo “cognomen” .

Ad averlo ancora oggi come curatore delle acque del nostro territorio ci avrebbe evitato di subire una infinità di disservizi e di mortificazioni inenarrabili !!!!!!!!!!!

Raffaele Capolino

UNA SPALLA DI UN ACQUEDOTTO ROMANO A VIA PONTONE – FORMIA

UNA SPALLA DI UN ACQUEDOTTO ROMANO A VIA PONTONE – FORMIA

Da oltre vent’anni è in queste condizioni !!!!!!!!

E ci sono altri monumenti con situazioni simili come l’Epitaffio di Ponte Rialto, la Garitta Borbonica del Caposele, l’ingresso del Teatro Romano di Castellone e l’Acquedotto Romano di Mola.

Realtà che ci mettono in difficoltà fino ad apparire ridicoli, nel momento in cui proviamo a vantarci del glorioso passato della nostra città !!!!

Raffaele Capolino

UNA CISTERNA ROMANA TUTTA RIVESTITA IN COCCIOPESTO A S.MARIA LA NOCE – FORMIA

UNA CISTERNA ROMANA TUTTA RIVESTITA IN COCCIOPESTO A S.MARIA LA NOCE – FORMIA

È stata individuata recentemente assieme all’amico Jeanpierre Maggiacomo in un terreno collinare non recintato ed incolto .

È a pochi metri dal sito descritto nel post del 6 gennaio scorso riferibile a costruzioni del periodo romano repubblicano.

Questa cisterna rispetto alle altre finora individuate ha due particolarità.
È perfettamente tonda con diametro di sei metri circa e ha il fondo inclinato che ad ovest è a cm 50 dal bordo superiore contro i quattro metri ad est.

Come già detto è tutta rivestita in cocciopesto pervenutoci in ottimo stato e per le sue caratteristiche può essere un ” unicum ” nel mondo archeologico.

Non sembra abbia avuto una volta di copertura per cui l’alimentazione deve essere stata esclusivamente meteorica.

Ripulirla e fare un percorso che consenta di raggiungerla agevolmente assieme all’altro sito quasi affiancato , non sarebbe una cattiva idea.

Raffaele Capolino

NOTIZIE DI UN PONTE ROMANO NEL TRATTO DI APPIA IN ZONA S. REMIGIO A FORMIA.

NOTIZIE DI UN PONTE ROMANO NEL TRATTO DI APPIA IN ZONA S. REMIGIO A FORMIA.


Visto da Tonetti, Giovannoni e Maiuri

Sappiamo che in località Fontana S. Remigio – Formia , l’ Appia attualmente disegna un’ansa che lascia uno spazio che serve ad evidenziare e a maggiormente valorizzare il monumento pervenutoci dal periodo romano.

Fino al 1931 , come appare dalla foto n. 3 , la strada Appia oltre a sembrare sterrata , rasentava la base della fontana sopra citata con una pericolosa doppia curva in poche decine di metri.

In realtà successe che il Podestà di Formia Felice Tonetti nel far eseguire :

” alcuni movimenti di terra necessari alla sistemazione della zona antistante la fontana di Vendicio sulla Via Appia secondo il progetto redatto da S. E. il Prof. Gustavo Giovannoni furono ritrovati tratti del primitivo tracciato ed un ponte antico intatto , di tale importanza da richiedere l’intervento sul posto del Sovrintendente dei Monumenti e Scavi competente Prof. Comm. Amedeo Maiuri il quale dopo parecchi sopralluoghi , anche insieme con il sullodato Prof. Giovannoni , ha ritenuto necessario abbandonare l’antico progetto e compilarne un altro che lasci largamente visibili le parti più interessanti del monumento scoperto”

Così scrive Il Podestà F. Tonetti all’ A.A.S.S. il 31/1/1935 , affermando che con le modifiche richieste

” la Fontana di S. Remigio, con il monumento antistante nuovamente scoperto , acquista una tale importanza storica ed artistica da fare di quel luogo uno dei più interessanti e suggestivi della intiera statale ” .

Da quel che mi è dato capire , negli anni trenta dello scorso secolo sarebbe stato trovato a S. Remigio un ponte romano ,sottostante l’Appia all’altezza della Fontana di S. Remigio , che probabilmente serviva per convogliare il surplus delle acque sorgive e immettersi in qualche condotta sottostante per arrivare sul mare di Vindicio.

Ho avuto modo recentemente di raccogliere una testimonianza di una anziana signora che abita da sempre nei luoghi sopra menzionati.
Predetta persona ricorda che durante l’ultimo evento bellico una grande e profonda botola che fiancheggiava la fontana lato est, fungeva da via di fuga per sfuggire a bombardamenti aerei.
Da questa botola , camminando in posizione eretta, era possibile raggiungere un’area , sottostante al piano stradale , che diventava un rifugio per le persone del luogo.

Pertanto ritengo che il ponte oggetto di questo articolo si trovi ancora sotto il manto stradale, quello con i basoli , ampliato nel secolo scorso.

Come già detto , questo ponte avrà avuto, fino a poche decine di anni fa , funzioni di canalizzazione di acque reflue provenienti dalla fontana e dai terreni retrostanti esistenti. L’accesso non può che avvenire attraverso le proprietà sottostanti lato mare.

Bisognerebbe consultare l’Archivio dell’ANAS per arricchire quanto più possibile le nostre conoscenze attuali che ci pervengono da un fascicolo dell’archivio storico Comunale di Formia .

Potremmo recuperare un altro monumento pervenutoci dal mondo romano.

Raffaele Capolino

S. MARIA LA NOCE – FORMIA

S. MARIA LA NOCE – FORMIA

Una roccia ( foto 2) che per la sua conformazione deve essere stata un rifugio per una famiglia in tempo di guerra , riproduce il muso di un coniglio o di una tartaruga da una parte ( foto 1) e una maschera umana terrificante dall’altra ( foto 3 ).

Ovviamente sempre che si dia spazio ad un minimo di fantasia !!!!!!

Raffaele Capolino

RESTI DI UNA CISTERNA ROMANA DI EPOCA REPUBBLICANA A S.MARIA LA NOCE – FORMIA

RESTI DI UNA CISTERNA ROMANA DI EPOCA REPUBBLICANA A S.MARIA LA NOCE – FORMIA

Insieme all’amico Jeanpierre Maggiacomo è stato possibile raggiungere e visionare , su un’altura di S.Maria La Noce e in terreno incolto non recintato , una conserva d’acqua lunga una ventina di metri e larga dieci circa.

La difficoltà di individuazione del sito, per la folta vegetazione che lo ricopre, deve aver creato problemi anche a Pasquale Mattej che ,intorno al 1847 ,ha disegnato siti di minore ampiezza ma non questo ben nascosto dalla vegetazione.

Si tratta in realtà di un complesso di due cisterne intercomunicanti alimentate da un imbocco verticale che raccoglieva le acque piovane da un ” impluvium ” , comprovato da numerosi resti di tegoloni di terracotta sparsi nell’area circostante.

La cisterna lato ovest deve aver avuto , fin dall’inizio, problemi di staticità.Cio’ che constrinse immediatamente i proprietari a raddoppiare una parete e a rinforzarla finanche con quattro contrafforti ,tuttora in piedi , di fattura sempre del periodo repubblicano.

La struttura è dotata sia di rivestimento in cocciopesto sia da un originario sistema di troppo pieno .

In un solo lato è presente un bel tratto di mura poligonali ” bugnate” in stile terza maniera e ben conservate , che potrebbero anche far pensare ad una base di un tempio con straordinaria veduta sul golfo.

Altra ipotesi è che la cisterna sia nata per servire una domus disposta più a valle , i cui resti potrebbero essere stati ricoperti da materiale scivolato, in aggiunta ad una folta vegetazione che rende invisibile il sito anche a chi vi abita di fronte dall’altra parte della vallata.

Da gente del luogo abbiamo saputo che anticamente il fronte della cisterna era conosciuto dai loro avi con il termine: Muraglia.Negli ultimi decenni scomparve alla vista sepolto da una fitta vegetazione.

Come per altri ritrovamenti , abbiamo provveduto a darne comunicazione alle autorità preposte alla tutela che , in uno spirito di collaborazione , ci invitano a procedere alla mappatura minuziosa di tutto ciò che è stato rinvenuto negli ultimi tre anni in campo archeologico nell’area appartenuta alla ” Formiae romana”.

Impegno che ha visto gia’ dare vita ai primi e propedeutici adempimenti.

Raffaele Capolino