ANTICHE MURA A CASTELLONE DI FORMIA FINORA SCONOSCIUTE

ANTICHE MURA A CASTELLONE DI FORMIA FINORA SCONOSCIUTE

Sembrano appartenere al periodo romano repubblicano , specie per la consistenza del nucleo centrale in perfetto calcestruzzo.

È un tratto di mura nascoste dalla fila di fabbricati che dalla Torre , lato ovest , sono disposti fino all’ingresso del Borsale al confine con la Chiesa-Monastero di S.Erasmo.

In pratica sono a meno di cinquanta metri dalla Torre Ottagonale , ma non visibili da alcun lato.

Potrebbe essere quel tratto di mura chiamato ” Muraglia” , dove fu ricavata una porta in Via Gradoni del Duomo , in sostituzione di quella romana, sotto la Torre, eliminata nel 1595.

Queste ultime informazioni fanno parte di un mio post del 9 ottobre scorso, ricavate da un vecchio manoscritto del Monastero di S. Erasmo di Formia del 26 gennaio del 1595.

Questo tratto di mura è apparso a me e a Jeanpierre, mentre eravamo intenti a fotografare le imponenti mura poligonali del Borsale di Castellone.

Io stesso, pur essendo nativo di questo borgo, non avevo mai visto queste antiche mura , né mi risulta che siano state pubblicate e descritte su qualche testo storico locale.

Un amico che vi abita di fronte ci ha permesso di fotografarle da più vicino , ciò che ci ha fatto notare i contorni in laterizi di una stretta feritoia usata per controllare arrivi indesiderati nel borgo, dal lato nord-ovest.(foto 4)

Si puo’ quindi ipotizzare che si tratti di mura romane repubblicane , riadattate a scopi difensivi nel periodo medievale fino ad rimanere ” affogate ” nelle costruzioni civili del primo dopoguerra.

Raffaele Capolino

QUESTO POST RAPPRESENTA IL PROSIEGUO DELL’ ARTICOLO DEL 9 GENNAIO 2018

QUESTO POST RAPPRESENTA IL PROSIEGUO DELL’ ARTICOLO DEL 9 GENNAIO 2018

In pratica è tutto ciò che videro nel 1931 il Podestà Felice Tonetti, l’Arch. Gustavo Giovannoni e il Comm. Amedeo Maiuri al di sotto del manto stradale dell’Appia Antica, nel tratto sottostante la Fontana Monumentale di S.Remigio a Formia.

È stato possibile per me e per l’amico Jeanpierre Maggiacomo raggiungere il sito e fotografarlo , grazie alla collaborazione dei Sigg. Novelli , proprietari di un fondo sottostante alla Fontana Romana , lato sud.

Si tratta di strutture ipogee , lunghe una ventina di metri e poste a 7/8 metri al di sotto del tratto stradale della Regina Viarum .
Furono realizzate per lo smaltimento delle acque reflue di questa magnifica fontana monumentale che si trova tuttora in località San Remigio a Formia e visibile in una vecchia foto degli anni trenta dello scorso secolo, postata in sezione commenti.

Alcune di queste strutture sotterranee sono pervenute intatte , altre hanno subito opere di manutenzione , sicuramente avvenute nel periodo podestarile prebellico, quando fu ampliato e spostato il tratto dell’Appia Antica per dare una migliore qualificazione al sito romano sopra citato.

In quella occasione e per alcune parti bisognose di restauro , furono utilizzati numerosi ” conci vulcanici” appartenuti all’antico tratto viario .

Questi locali, come ci è stato riferito da più confinanti, furono utilizzati come ” rifugi antiaerei” nel corso dell’ultimo e tragico evento bellico, raggiungibili da una buca posta nel lato est della stessa fontana.

Un altro tassello storico-archeologico della nostra città di Formia .

Un risultato che è stato possibile raggiungere grazie ad un fascicolo conservato nell’Archivio Storico Comunale di Formia ” Franco Miele”.

Raffaele Capolino

ANATEMA DEL CENOBIO DEI MONACI OLIVETANI DI S. ERASMO IN CASTELLONE DI FORMIA

ANATEMA DEL CENOBIO DEI MONACI OLIVETANI DI S. ERASMO IN CASTELLONE DI FORMIA

ANATEMA – PAPA GREGORIO XI
NON RISORGA NEL GIUDIZIO – INFELICE MUOIA DANNATO COME L’INIQUO GIUDA CHIUNQUE OSI VIOLARE IN QUALSIASI MODO QUESTO CENOBIO – AD 1621

Questo anatema non è altro che una maledizione per chi profana un luogo sacro così come gli anatemi scritti dagli Egiziani all’ingresso delle Tombe dei Faraoni per scoraggiare i tombaroli.
Si tratta della traduzione di uno scritto in latino su una lastra marmorea posta sul magnifico portale dell’ingresso del Cenobio di S.Erasmo a Castellone, comprovante i numerosi atti di saccheggio avvenuti nei vari secoli a danno del monastero.

Sulla efficienza dissuasiva di questa scritta in latino nei confronti di popoli barbari e/o mussulmani personalmente ho seri dubbi.
La stessa posizione della lastra marmorea così in alto da non consentirne la lettura, è alquanto curiosa.

Il reperto in marmo riporta anche l’autore di questo anatema che risale al 1300 ed è riferibile al Papa Gregorio XI ed è all’ ingresso di quasi tutti i Cenobi Olivetani compreso anche quello di S.Magno in Fondi da me spesso frequentato.

Gregorio XI Papa tra il 1370 e il 1378 fu l’ultimo Papa eletto ad Avignone e fu lui , nel 1377, pur di origine francese e un anno prima della sua morte, a riportare , dopo settanta anni, la Sede Papale da Avignone a Roma.
Questo evento ,osteggiato in particolare dal clero francese, determinò lo Scisma d’Occidente che durò quaranta anni nei quali ci furono quattro Papi eletti a Roma e quattro Papi eletti a Fondi e Avignone.
Le nazioni cattoliche del mondo occidentale si divisero in due a seguito di questo evento che interessò la Chiesa di Roma.

In particolare questi furono i fatti, consequenziali alla spaccatura, che si verificarono nella Chiesa Cattolica Cristiana
in quegli anni:

Dopo la morte nel 1378 del Papa Gregorio XI , autore del suddetto anatema, fu eletto a Roma Papa Urbano VI mentre negli stessi giorni a Fondi , appartenente assieme a Castellone e Mola al Ducato di Gaeta, diversi Cardinali per lo più francesi, elessero il primo Antipapa Clemente VII che provvide subito a ristabilire la propria corte ad Avignone. Un cliente della Filiale di una Banca di Fondi ,di cui ero Direttore , mi offrì la possibilità di visitare l’Aula del Conclave , in quel periodo e credo anche adesso, di proprieta’ privata, dove avvenne questo evento storico.

Per quarant’anni , quindi, Roma eleggeva i suoi Papi ed Avignone faceva altrettanto fino a quando, nel 1417, con il Concilio di Costanza furono dichiarati eretici gli antipapi Clemente VII (eletto a Fondi) , Bonifacio XIII, Alessandro V e Giovanni XXIII (eletti ad Avignone).

Particolare curioso si verificò quando Mons. Angelo Roncalli fu eletto nel 1958( il Papa buono) e decise di chiamarsi Papa Giovanni.Gli fu assegnato ovviamente lo stesso numero XXIII appartenuto all’Antipapa dichiarato eretico nel 1417 dal Concilio di Costanza.

Al racconto di questo grande evento storico siamo pervenuti partendo dall’Anatema del Cenobio Olivetano di S.Erasmo in Castellone di Formia.

Raffaele Capolino

ALTRI CINQUE REPERTI TROVATI A GIANOLA DI FORMIA MA NON ANCORA PRESENTATI AL PUBBLICO

ALTRI CINQUE REPERTI TROVATI A GIANOLA DI FORMIA MA NON ANCORA PRESENTATI AL PUBBLICO

Furono trovati assieme ai cinque bellissimi ” volti svelati” ( così sono stati chiamati ), sono stati restaurati anch’essi ma non hanno avuto lo stesso destino delle cinque teste.

Si tratta di una testina di cavallo, un’altra di Apollo, due testine maschili di cui una ancora “imprigionata ” nel marmo , e una testa di donnina che si pettina.

È interessante la quinta foto che rappresenta un’opera in corso per un risultato finale simile al reperto riprodotto nella terza foto.
Uno scultore specializzato per una specifica riproduzione marmorea.

Ritengo e spero che siano in qualche deposito del Museo di Formia e che non vengano rinvenuti in altro museo come successo con ” l’urna cineraria” tuttora esposta al Museo di Sermoneta.

A proposito di quest’ultimo reperto, trovato in quello che è considerato il sepolcro di Marco Vitruvio Pollione, nessuno ha pensato di darci una risposta in merito ad un probabile prestito non rientrato o non ancora scaduto.

Questi reperti sono di proprietà pubblica e non c’è cosa più bella, per chi fa ricerche e tratta di reperti archeologici , di condividere subito con tutti il piacere di una scoperta e di trasferire il proprio entusiasmo con una pronta informazione.

Mi si può dire che lo spazio nel Museo è ormai insufficiente per altri ingressi, ma poteva esserci almeno una esposizione temporanea dei reperti subito dopo il loro restauro.

Eppoi i reperti archeologici non vanno solo custoditi. Vanno anche fatti amare dal pubblico che, inevitabilmente , li ricollega ai propri antenati e alla storia dei luoghi da quest’ultimi vissuti.

Si spera, comunque, che qualcosa si faccia dopo questo appello che sento di fare anche a nome di tanti che la pensano come me.

Raffaele Capolino

cartolina , risalente agli anni 1930/1940, fornitami dall’amico Giacinto Mastrogiovanni,

Questa cartolina , risalente agli anni 1930/1940, fornitami dall’amico Giacinto Mastrogiovanni, FB_IMG_1516904995010.jpgdocumenta ed evidenzia ancor meglio la presenza di un acquedotto alle spalle , lato monte , di via della Conca a Formia.

Su questo sito antico e poco noto, ho scritto più di un post nei mesi scorsi con immagini meno chiare tratte da altre cartoline d’epoca.

La splendida visione che scaturisce da questo documento venuto fuori recentemente, mi ha fatto ritornare sull’argomento.

Come già scritto l’acquedotto serviva a dare energia motoria alle ruote della Gualchiera e a quelle di un vicino mulino nel quartiere di Caposelice.

Raffaele Capolino

QUESTI RESTI APPARTENGONO AD UN EPITAFFIO CHE RITROVIAMO IN UNA INCISIONE DEL VASI

QUESTI RESTI APPARTENGONO AD UN EPITAFFIO CHE RITROVIAMO IN UNA INCISIONE DEL VASI

Giuseppe Vasi realizzo’ l’incisione di cui alla foto 5 utilizzando un’opera di Sebastiano Conca commissionatagli da Erasmo Gesualdo nel 1754.

Nel disegno l’epitaffio è segnalato con la lettera F ed è posizionato sul lato opposto dell’Appia rispetto al Sepolcro di Cicerone , lato Itri.

Tutti gli elementi del disegno sono riferiti al Sepolcro di Cicerone per cui è da supporre che anche l’epitaffio fu realizzato per accogliere epigrafi riguardanti il Mausoleo dell’Oratore con probabile narrazione del tragico evento.

A noi è pervenuto solo il corpo in calcestruzzo romano di questo epitaffio, sporgente un mezzo metro circa ma con un’ampia base di appoggio.

Originariamente doveva essere rivestito in marmi e , forse , la sua epigrafe descriveva l’ultimo episodio della vita del Grande Oratore.

Altro particolare è quello contrassegnato dalla lettera E – Conserve di acque, che al momento non sono visibili ma che potrebbero essere nascoste tra la vegetazione o tra le numerose baracche poste alla base della collina di Acervara.

Erasmo Gesualdo e il Principe Carlo Ligny erano convinti che il sepolcro di Cicerone coincidesse con quello che oggi riteniamo sia il sepolcro di Tulliola , figlia di Cicerone , morta prematuramente a seguito di un parto.

Già nel 1754 si era a conoscenza di un reperto recante la scritta ” ACERBA ARA” che non può che essere riferita al Sepolcro di Tulliola morta all’età di trentatre’ anni nel 45 a.C.

Raffaele Capolino

PASQUALE MATTEJ ( nato a Castellone di Formia il 29/1/1813- morto a Napoli il 17/1/1879)

PASQUALE MATTEJ ( nato a Castellone di Formia il 29/1/1813- morto a Napoli il 17/1/1879)FB_IMG_1516629258777.jpg

Esattamente 139 anni fa, il 17 gennaio del 1879, Pasquale Mattej , sicuramente il più grande nostro concittadino Artista in tutto e fortemente innamorato di Formia, moriva a Napoli nella sua dimora in Largo della Carità.

Nei prossimi giorni continueremo a parlare dei suoi disegni di reperti archeologici trovati a Formia , in particolare di quelli spariti dal nostro territorio e ritrovati esposti nei più grandi Musei del Mondo grazie alle riproduzioni grafiche che questo Artista ci ha lasciato in dono.

Per chi volesse approfondire maggiormente la figura e la vita di Pasquale Mattej un altro nostro concittadino Giorgio Ottaviani del centro Studi Archeologici P.Mattej ( di cui anch’io faccio parte) , ha pubblicato nel 2006 un meraviglioso testo con titolo “Pasquale Mattej” – Editore Caramanica.

Non possiamo esimerci dal rendere a Pasquale Mattej tutto l’ Onore che si merita.

Raffaele Capolino

L’ODISSEA DI UN DIPINTO DI PASQUALE MATTEJ ( Formia 1813 – Napoli 1879) Ritornò in Italia, dal continente asiatico, dopo oltre un secolo.

L’ODISSEA DI UN DIPINTO DI PASQUALE MATTEJ ( Formia 1813 – Napoli 1879)
Ritornò in Italia, dal continente asiatico, dopo oltre un secolo.FB_IMG_1516628985254.jpg

Agli inizi del 1900 questo dipinto fu acquistato in una galleria di Firenze da una nobildonna francese che , qualche anno dopo , promessa in sposa al Presidente del Bali , partì da Parigi portando con sé, tra le altre cose, questo dipinto dal quale non volle separarsi.

A nozze avvenute il prezioso quadro fu sistemato nel Palazzo Presidenziale di Bali , in Indonesia, dove rimase per oltre cento anni.

Con la morte della nobildonna e del suo coniuge, il dipinto fu venduto da un loro figlio ad un mercante d’arte di Bali che , avendo letto sul dipinto il nome dell’autore , si mise in contatto via ” internet ” , pochi anni fa, con un collezionista italiano estimatore delle opere del Mattej.

Il mercante di Bali aveva individuato la strada giusta perché la trattativa instaurata arrivò a conclusione con soddisfazione reciproca dei contraenti.

Fu così che questo dipinto, olio su tela di 68 x 90 cm con titolo ” Rebecca incontra Eliezer al pozzo di Nacor ” firmato “Mattej 1850″, finì di andare in giro per il mondo e poté ritornare in Italia e far parte di una collezione privata .

Si tratta di un’opera interessante e rara per il suo contenuto biblico, a noi sconosciuta fino a qualche anno fa , e prodotta dal pittore Formiano nel suo periodo più fecondo.

Raffigura l’incontro di Rebecca , figlia di Rachele e promessa in sposa ad Isacco , con un servo di Abramo ” Eliezer ” incaricato di condurre la donna nella dimora del suo futuro sposo.

Raffaele Capolino

IL REGNO DELLE DUE SICILIE . SUA NASCITA CON EPISODI DELLA PRIMA INFANZIA DI PASQUALE MATTEJ

IL REGNO DELLE DUE SICILIE

IL REGNO DELLE DUE SICILIE .
SUA NASCITA CON EPISODI DELLA PRIMA INFANZIA DI PASQUALE MATTEJ

Un giorno del 1815 un Re Borbone che governava sia il Regno di Napoli con il nome di Ferdinando IV, sia il Regno di Sicilia con il nome di Ferdinando III, per recarsi al Congresso di Vienna, si fermò a Mola di Gaeta , ospitato dal Barone Giovanni Simone Mattej ( 1775 – 1819), in un antico Palazzo al centro della Spiaggia di Mola (attuale Largo Paone), arredato sontuosamente per l’occasione.
Fu in questo modo che il Barone fece conoscere al Re Borbone il proprio figlio Pasquale di appena due anni.
A questo palazzo dove soggiornò il Re fu concesso un privilegio riservato solo alle dimore reali .Nessun militare del Regno poteva accedervi forzatamente senza la preventiva autorizzazione del Re in persona.
Veniva chiamato il Privilegio della catena che determinava una immunità del fabbricato e degli occupanti per aver concesso ospitalità al Re.Con una Ordinanza Reale veniva concesso di apporre sul portone di ingresso, oppure di murare, una catena fornita da strutture amministrative alle dirette dipendenze del Re.

Il Barone Giovanni Simone era il padre di Pasquale Mattej, nato il 29 gennaio 1813 a Castellone in un palazzo di proprietà paterna , situato all’incrocio tra Via Mamurra e Via Gradoni del Duomo . Il palazzo non è più visibile perché distrutto da eventi dell’ultima guerra.

Dopo il Congresso di Vienna e il Trattato di Casalanza (vicino Capua) del 1815 , il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia furono accorpati e nacque così, dall’8 dicembre 1816, Regno delle due Sicilie con Re lo stesso “Borbone” che si fermò a Mola di Gaeta e che governò con il nome di Ferdinando I.
Quest’ultimo Re fu il padre di Francesco I , il nonno di Ferdinando II ( che acquistò l’attuale Villa Rubino dal Principe Ligny di Caposele) e bisnonno di Francesco II che, come sappiamo perse il Regno con la caduta di Gaeta e la firma di resa proprio nella sua stessa Villa Formiana ereditata meno di due anni prima dal padre .

In pratica Ferdinando IV re di Napoli, Ferdinando III re di Sicilia e Ferdinando I re del Regno delle due Sicilie, erano la stessa persona nata nel 1751 e deceduta nel 1825.
Nessun mio professore di storia fu mai capace di spiegare questo particolare che, non conosciuto bene, determinava per noi studenti una confusione pazzesca nell’apprendimento di come fosse nato il Regno delle due Sicilie.
Il Regno delle due Sicilie ebbe come Capitale Napoli , anche per motivi di centralità geografica peninsulare , ma con Palermo come “Città con dignità di Capitale”.

Ritorniamo a Pasquale Mattej che perse il padre all’età di sei anni e la madre quando non aveva ancora compiuto i quindici anni.
Quando il Re delle due Sicilie seppe della morte del Barone , padre di Pasquale Mattej, pensò bene di regalare al piccolo ” Pasqualino” ( come lui era solito chiamarlo) due borse di studio, la prima per il Real Collegio Educandato dei Miracoli e la seconda per il Real Liceo del Salvatore entrambi situati in Napoli.

Con la perdita della madre Carolina Merola nel 1828 , “Pasqualino” fu affidato alle cure di Lucia Merola, sorella della madre e sposata con Nicola Maltese di Castellone ma senza prole, che lo crebbe con tanto amore assieme a quattro sue sorelle adottate anch’esse.

Nella Chiesa di S.Erasmo di Castellone , fin dal 1837, è visibile nella navata a destra, una lapide il cui testo e disegno fu ideato dallo stesso Pasquale Mattej in ricordo e in omaggio di Lucia Merola , sua zia e madre adottiva straordinaria.

Raffaele Capolino

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SUA NASCITA CON EPISODI DELLA PRIMA INFANZIA DI PASQUALE MATTEJ

Un giorno del 1815 un Re Borbone che governava sia il Regno di Napoli con il nome di Ferdinando IV, sia il Regno di Sicilia con il nome di Ferdinando III, per recarsi al Congresso di Vienna, si fermò a Mola di Gaeta , ospitato dal Barone Giovanni Simone Mattej ( 1775 – 1819), in un antico Palazzo al centro della Spiaggia di Mola (attuale Largo Paone), arredato sontuosamente per l’occasione.
Fu in questo modo che il Barone fece conoscere al Re Borbone il proprio figlio Pasquale di appena due anni.
A questo palazzo dove soggiornò il Re fu concesso un privilegio riservato solo alle dimore reali .Nessun militare del Regno poteva accedervi forzatamente senza la preventiva autorizzazione del Re in persona.
Veniva chiamato il Privilegio della catena che determinava una immunità del fabbricato e degli occupanti per aver concesso ospitalità al Re.Con una Ordinanza Reale veniva concesso di apporre sul portone di ingresso, oppure di murare, una catena fornita da strutture amministrative alle dirette dipendenze del Re.

Il Barone Giovanni Simone era il padre di Pasquale Mattej, nato il 29 gennaio 1813 a Castellone in un palazzo di proprietà paterna , situato all’incrocio tra Via Mamurra e Via Gradoni del Duomo . Il palazzo non è più visibile perché distrutto da eventi dell’ultima guerra.

Dopo il Congresso di Vienna e il Trattato di Casalanza (vicino Capua) del 1815 , il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia furono accorpati e nacque così, dall’8 dicembre 1816, Regno delle due Sicilie con Re lo stesso “Borbone” che si fermò a Mola di Gaeta e che governò con il nome di Ferdinando I.
Quest’ultimo Re fu il padre di Francesco I , il nonno di Ferdinando II ( che acquistò l’attuale Villa Rubino dal Principe Ligny di Caposele) e bisnonno di Francesco II che, come sappiamo perse il Regno con la caduta di Gaeta e la firma di resa proprio nella sua stessa Villa Formiana ereditata meno di due anni prima dal padre .

In pratica Ferdinando IV re di Napoli, Ferdinando III re di Sicilia e Ferdinando I re del Regno delle due Sicilie, erano la stessa persona nata nel 1751 e deceduta nel 1825.
Nessun mio professore di storia fu mai capace di spiegare questo particolare che, non conosciuto bene, determinava per noi studenti una confusione pazzesca nell’apprendimento di come fosse nato il Regno delle due Sicilie.
Il Regno delle due Sicilie ebbe come Capitale Napoli , anche per motivi di centralità geografica peninsulare , ma con Palermo come “Città con dignità di Capitale”.

Ritorniamo a Pasquale Mattej che perse il padre all’età di sei anni e la madre quando non aveva ancora compiuto i quindici anni.
Quando il Re delle due Sicilie seppe della morte del Barone , padre di Pasquale Mattej, pensò bene di regalare al piccolo ” Pasqualino” ( come lui era solito chiamarlo) due borse di studio, la prima per il Real Collegio Educandato dei Miracoli e la seconda per il Real Liceo del Salvatore entrambi situati in Napoli.

Con la perdita della madre Carolina Merola nel 1828 , “Pasqualino” fu affidato alle cure di Lucia Merola, sorella della madre e sposata con Nicola Maltese di Castellone ma senza prole, che lo crebbe con tanto amore assieme a quattro sue sorelle adottate anch’esse.

Nella Chiesa di S.Erasmo di Castellone , fin dal 1837, è visibile nella navata a destra, una lapide il cui testo e disegno fu ideato dallo stesso Pasquale Mattej in ricordo e in omaggio di Lucia Merola , sua zia e madre adottiva straordinaria.

Raffaele Capolino