LA TORRE DI CASTELLONORATO DI FORMIA

LA TORRE DI CASTELLONORATO DI FORMIA

Nella visita odierna organizzata dalla Pro loco e dalla associazione Formiana Saxa e’ stato possibile visitare tutto quel che rimane del Castello fatto costruire nel XIV secolo da Onorato I Caetani.

I numerosi presenti hanno potuto ammirare la Torre , i suoi terrazzi e , soprattutto, un monumento naturale straordinario costituito da due enormi massi sovrapposti ai piedi della stessa Torre.

Un monumento scolpito dalla natura che risultava sconosciuto a tutti noi, e che merita di essere pubblicizzato al massimo.

In altre città sarebbe diventato un simbolo del territorio.

Un ringraziamento va al proprietario di questa struttura divenuta un ” Bed and Breakfast ” ben inserita nel contesto di questo sito che ha avuto origine settecento anni fa.

Il tempo leggermente piovoso ci ha consentito comunque di visitare anche La Chiesa di S . Caterina, Le Mura poligonali con la Porta Aurea di Palombara e La Chiesetta della Madonna della Palomba con le sue preziosità interne ed esterne.

È stata l’occasione per ricostruire una piccola, ma importante , parte della storia di questo antico Borgo di Formia.

Raffaele Capolino

DISEGNO A PENNA DEL SOLDATO TEDESCO HEINZ BOSEL

DISEGNO A PENNA DEL SOLDATO TEDESCO HEINZ BOSEL

Nel retro di questa foto degli anni ’40 dello scorso secolo è scritto:

” Heinz Bosel era un soldato tedesco che ha combattuto a Formia durante la guerra 1943-1944.
Collezione G.Bove ”

Un bel disegno pervenutoci da questo soldato , amante della storia e dell’archeologia della nostra Formia.

Il disegno è particolare anche per l’elemento architettonico in primo piano raramente rappresentato in foto riguardanti il Sepolcro di Marco Tullio Cicerone a Formia.

Un atto che contrasta con le ideologie belliche distruttive che tanto danno e dolore hanno seminato nella nostra Formia in quegli anni.

Foto tratta dalla Sezione fotografica del Fondo G.Bove presso L’Archivio Storico del Comune di Formia.

Raffaele Capolino

LA LASTRA DI MARMO DI SETTIMIO SEVERO TROVATA A FORMIA E DISEGNATA DAL MATTEJ

LA LASTRA DI MARMO DI SETTIMIO SEVERO TROVATA A FORMIA E DISEGNATA DAL MATTEJ

Questa è l’iscrizione in onore dell’imperatore Settimio Severo trovata a Formia e conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Appena trovata fu consegnata a Pasquale Mattej che la riprodusse in un disegno.

In questa iscrizione Settimio Severo si dichiara :

Figlio di Marco Aurelio
Fratello di Commodo
Nipote di Antonino Pio
Pronipote di Adriano
Abnipote di Traiano
Adnipote di Nerva

Abnipote e Adnipote stanno ad indicare parentele in ascendenza di quarto e quinto grado.

La stessa lastra ( alta cm 84 , larga cm 75 , spessore cm 6,5 ) parla di :

Colonia Aelia Adrianea Augusta Formia

Il nostro Mattej solo alla fine del suo disegno, stremato dal lavoro e con grande amarezza, si accorse di aver saltato il rigo in cui è citata la discendenza dall’imperatore Traiano.

Non se la senti’ di rifare il disegno appena eseguito e decise di aggiungere così il rigo saltato sul lato destro dello stesso disegno :

+ Divi Traiani Parth

Ma dimentico’ ancora di aggiungere : Abnipoti

Raffaele Capolino

UNA VILLA ROMANA A FORMIA

UNA VILLA ROMANA A FORMIA


Una Domus Marittima nascosta da recenti costruzioni.

Potrebbe trattarsi dei resti del “Balneum” (appendice marittima) della villa appartenuta ai ” Cocceio Nerva ” situata in zona “Bar Tirreno – Ufficio postale” dove, negli anni ’20 del secolo scorso, fu rinvenuta la piscina natatoria con le Nereidi conservata al Museo archeologico di Napoli e l’architrave in marmo di Marco Cocceio Nerva recentemente restaurato.

Altra ipotesi è un ampliamento successivo del predetto ” balneum ” trasformato in una Villa Marittima con strutture abitative autonome.

Sarebbe interessante sapere cosa oggi è rimasto di quanto meravigliosamente descritto e qualcosa anche su una sua possibile pubblica fruibilità .

Il testo che segue è la parte più interessante di un particolareggiato articolo pubblicato il 5 dicembre 2012 su Forum News da un autore dotato di uno stile appropriato e in possesso di ottime cognizioni storico-archeologiche

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” Grande complesso della tarda età Repubblicana situato a Formia tra via Colombo e via dell’Unità d’Italia, nei pressi del muro di Nerva. Mi chiederete: “ma in quel punto non c’è nulla, c’è solo una rotonda e la Guardia Costiera, dov’è questo sito?” Ebbene esso è collocato esattamente al di sotto dell’edificio della Guardia Costiera, della strada e forse anche sotto la rotonda! Chi ha qualche anno in più ricorderà l’ex Hotel Ariston…
Nella suddetta zona, nei primi anni Novanta, durante i lavori per una nuova costruzione, furono trovate ingenti strutture romane databili al I sec. a.C. ed un lastricato pertinente ad una strada o ad uno slargo. C’è da dire che lo scavo per la costruzione di una piscina nel 1967 aveva già cancellato vastissima parte degli ambienti del complesso. Ad ogni modo è possibile suddividere la compagine architettonica in due fasi costruttive principali: la prima si compone di murature in opera incerta, di pavimenti in signino (materiale impermeabile) decorati con motivi geometrici e di una poco leggibile decorazione parietale. La seconda fase è collegabile ad un’opera di rifacimento che interessò gran parte della struttura in età augustea e riguarda la muratura in opera reticolata, il pavimento in opus sectile e decorazioni sulle pareti e sul soffitto. La suddivisione e le caratteristiche architettoniche degli ambienti fa presupporre che si tratti di una vasta domus con l’ingresso principale da monte, cioè dal lato dell’attuale strada litoranea, dalla quale si diramavano diversi diverticoli che permettevano l’accesso alle diverse residenze. A questo proposito è importante ricordare che nella primavera del 2008 sono stati ritrovati resti di basolato stradale parallelo al mare tra il limite di confine comunale e la spiaggia di Vindicio. È possibile ipotizzare si tratti di una vasta e ricca villa marittima dell’età tardo-repubblicana che ebbe continuità fino alla prima età imperiale. Non bisogna dimenticare che Formia, insieme a Baia e Pozzuoli, costituiva la meta che i patrizi romani sceglievano per trascorrere le loro oziose e rilassanti vacanze. Le diverse tipologie di mosaici, di decorazioni e la stratigrafia dei piani pavimentali ci spinge ad immaginare quante cose ancora abbia da raccontarci la villa e soprattutto a sperare in nuove campagne di scavo ”
Tratto da Forum News
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Raffaele Capolino

Il “MIGLIONE ” di ITRI e la strada CIVITA-FARNESE.

Il “MIGLIONE ” di ITRI e la strada CIVITA-FARNESE.

Mi sono sempre chiesto cosa fosse quella colonna in pietra locale posta all’ingresso di Itri, forse qualcun altro ha avuto questa stessa curiosità, orbene oggi si può sciogliere questo dilemma grazie all’aiuto del mio amico Raffaele Capolino che mi ha fornito alcune informazioni e accompagnato nei rilievi fotografici fatti ai miliari della “Civita-Farnese”.

La strada fu fatta costruire per volere del Re Ferdinando II di Borbone e realizzata in appena due anni 1854/56, lo scopo era di mettere in comunicazione due importanti vie quali l’Appia e la Casilina – partendo da Itri (LT) passando per Arce (FR).

Il nome di Civita-Farnese fu dato in quanto sul percorso si trova l’omonimo Santuario della “Civita” mentre “Farnese” perché sia Pico che San Giovanni Incarico erano feudi della Casa Farnese, ereditati da Carlo di Borbone dalla di lui madre Elisabetta Farnese.

L’opera è considerata “un gioiello della tecnica ingegneristica napoletana” in quanto la strada pur attraversando territori montani non supera in alcun punto la pendenza del 5%, che era il limite per l’utilizzo della stessa con i carri a trazione animale. Si occupò del progetto l’ingegnere Ferdinando Rocco, direttore delle opere pubbliche dei distretti di Sora e Gaeta, ricompresi nella provincia di Terra di Lavoro (l’attuale Caserta).

Vi posto le fotografie delle pietre miliari, alcune di esse sono andate perse o distrutte, altre sono state spostate anche nella gareggiata opposta (meglio così che scomparse), altre sono poco visibili o addirittura presumibilmente riutilizzate per fare dei monumenti. Sembra il caso del miglio nr. 59 sito sul passo di San Nicola svincolo per Campello, che risulta scardinato e forse riadoperato per il ricordo commemorativo di un restauro fatto eseguire, a fine 800, da un benefattore della zona, in occasione del centenario della Madonna della Civita .

Il sopralluogo fotografico è iniziato dal “Miglione” di Itri che reca inciso la dicitura “Inizio Strada Civita-Farnese” fino al “Miglione” posto sul tratto di strada tra Pico e San Giovanni Incarico che reca incisa la dicitura “Da Napoli per Itri o per Arce sono miglia 71 e 3/7” (non facile l’interpretazione di tale epigrafe). Un terzo “Miglione” si trova nella cittadina di Arce con incisa la stessa dicitura di Itri – tutti e tre sono di altezza superiore a due metri.

La prima foto della pietra miliare reca il nr. 54 con la dicitura “da NAPOLI” questo perché la via Civita-Farnese prosegue la numerazione dell’Appia, infatti su quest’ultima si trova un altro cippo con lo stesso numero 54 (pertanto Itri ha due miliari recanti i numeri 54 – curiosità non da poco). Di miliare ne abbiamo fotografati altri 12 fino al Miglione di Pico.
A titolo di cronaca il miglio borbonico, in vigore con decreto del 1840, misurava 1851,8519 metri.

Il servizio fotografico è contornato da un episodio simpatico riferito ad un miliare posto nei pressi di una villa, praticamente siamo stati inseguiti dal proprietario che ci ha contestato lo scatto di alcune foto, a suo dire, fatte alla propria abitazione vantando diritti sulla Privacy ed altro. Solo dopo avergli mostrato che le foto ritraevano solo le diverse pietre miliari e non anche la di lui dimora, si è scusato del malinteso elogiando la nostra iniziativa.

Spero che tale iniziativa sia apprezzata non solo dal “contestatore solitario” ma anche da persone sensibili all’arte e alla cultura, che possano aiutarci a preservare tali beni.

Jeanpierre Maggiacomo

UNA STORIA CHE APPARTIENE A FORMIA CON L’IMPERATORE ROMANO MARCO AURELIO, FAUSTINA, COMMODO, AVIDIO CASSIO E ALTRI

UNA STORIA CHE APPARTIENE A FORMIA CON L’IMPERATORE ROMANO MARCO AURELIO, FAUSTINA, COMMODO, AVIDIO CASSIO E ALTRI

Il territorio del Formianum era esteso dal torrente S.Croce a est fino al territorio dell’attuale città di Sperlonga a nord,-ovest , comprendendo quindi Gaeta, che rappresentava il suo porto piu’ grande , e Itri.

Nella seconda cartina è rappresentato il Sinus Formianus con i principali monumenti romani estesi in tutto l’arco del golfo dove erano disposte le numerose ville patrizie e diverse proprietà imperiali appartenute ad Augusto ( attuale villa Irlanda) e a tutti gli imperatori della dinastia degli Antonini detti anche ” imperatori adottivi “.

Il capostipite di questa dinastia fu Marco Cocceio Nerva che adottò Traiano .Poi vennero Adriano , Antonino Pio e Marco Aurelio tutti adottati
dai precedenti imperatori che non avevano avuto figli maschi naturali dalle loro consorti.

Marco Aurelio, sposato con Faustina Minore figlia di Antonino Pio, ebbe tredici figli con la stessa consorte , ma solo cinque raggiunsero la maggiore età, tra cui l’unico maschio e pretendente al trono Commodo .

Quest’ultimo , conosciuto per le sue stranezze e per la sua passione per i giochi gladiatori e lotta libera , in età giovanile voleva punire un servo pretendendo di volerlo infilare nel forno perché responsabile di aver riscaldato troppo la Domus in cui dimorava.

Questo episodio, di cui non conosciamo l’esito finale, potrebbe essere avvenuto proprio nel Formiano e precisamente a Gaeta, dove Commodo dimorava con sua madre Faustina Minore mentre Marco Aurelio era impegnato nelle sue numerose campagne militari in Germania e in Pannonia.

Insomma Marco Aurelio , per giunta in non perfetta salute e con questo figlio naturale per niente equilibrato , non poté adottare un suo successore come fecero i precedenti imperatori della dinastia degli Antonini.

Tra l’altro Faustina Minore era ritenuta dagli storici una libertina poco fedele al marito avendo avuto molti approcci con ” marinai di Gaeta e un gladiatore di Formia “.Secondo gli storici del momento da un rapporto con predetto gladiatore , nacque una coppia di gemelli maschi ma solo Commodo sopravvisse , ereditando i geni del padre naturale per avere una passione esagerata per i giochi gladiatori .
La straordinaria somiglianza di Commodo a Marco Aurelio fa cadere queste dicerie da ” gossip ” dell’epoca romana.

La madre di Commodo, Faustina Minore figlia di Faustina Maggiore, era preoccupata, con una improvvisa morte del marito, di perdere il suo status di ” Augusta ” pervenutale dal padre Antonino Pio. Il figlio Commodo, ancora troppo giovane, non sarebbe stato pronto per un incarico di imperatore.
Furono questi i motivi per conoscere Avidio Cassio , un valido generale di suo marito, sperando di sposarsi con quest’ultimo in caso di una morte precoce di Marco Aurelio . In questo modo avrebbe salvato la sua posizione di Augusta e conservato il ruolo futuro di imperatore a Commodo.

Per far piacere a Faustina , Marco Aurelio affidò al pur bravo suo generale Avidio Cassio” l’imperium maius” cioè un comando superiore a tutti i governatori delle province africane e orientali dall’Egitto alla Turchia , con l’aiuto di cinque legioni adibite al controllo di questo vasto territorio.
Per giunta Avidio Cassio aveva in Pannonia tre legioni che gli erano rimaste fedeli per esserne stato il loro comandante, per cui aveva in totale un appoggio militare di circa 40.000 soldati.

Quando, nel 175 d.C., si sparse la falsa notizia della morte di Marco Aurelio , Avidio Cassio si autoproclamò imperatore di Roma acclamato dai suoi legionari.
Questo situazione si prolungò per tre mesi , anche dopo che si seppe che Marco Aurelio era invece vivo e vegeto. Avidio Cassio in breve tempo conquistò tutti i territori a Sud del Tauro e si preparava a conquistare il potere anche con con la guerra civile contro Marco Aurelio.
Questi ultimi fatti costrinsero il Senato a ritenerlo ” hostis pubblicus ” cioè ” nemico di Roma ” .

Tutto si risolse con l’assassinio di Avidio Cassio ad opera di un centurione di nome Antonio fedele a Marco Aurelio che , stando a Formia , si vide ricevere la testa mozzata del generale usurpatore come era d’uso comune a quei tempi.

Morto Avidio, Faustina cercò di salvare se stessa dalle critiche, spedendo da Formia due lettere a Marco Aurelio per invitarlo ad essere inflessibile con i familiari e i responsabili del tentativo di usurpazione del trono imperiale.
Marco Aurelio rispose con due lettere affermando che sarebbe stato invece clemente e avrebbe perdonato chi aveva appoggiato Avidio Cassio sostenendo:

” la clemenza è l’occasione per rendere piu’ grande un imperatore come successe a Cesare, ad Augusto e a tuo padre che fu appellato dal Senato : Pio ”

In queste quattro lettere il nome di Formia è citato tre volte ed è bellissimo il testo della lettera conclusiva di Marco Aurelio che pensò bene di organizzare prontamente un viaggio con Faustina e Commodo nelle province africane-orientali che si erano rivoltate mettendosi dalla parte dell’usurpatore.

In suddetto viaggio del 175 d.C. , Faustina morì ad Halala, un paesino della Cappadocia in Turchia, che fu fatta Colonia da Marco Aurelio dopo avervi fatto prima costruire un Tempio dedicato a sua moglie per poi essere successivamente riutilizzato dall’imperatore Eliogabalo della dinastia dei Severi.

Nel 180 d.C. morì Marco Aurelio per aver contratto la peste. Divenne unico imperatore Commodo che già dal 177 d.C. , all’età di 17 anni , fu co-imperatore insieme a suo padre Marco Aurelio.

Fu l’unico errore di questo grande imperatore, quasi nostro concittadino di duemila anni fa , che lasciò l’Impero di Roma nelle mani di un incapace che fu osteggiato anche da sua sorella Lucilla che, ritenuta responsabile di una congiura contro il fratello, fu da quest’ultimo relegata per sempre nell’isola di Capri insieme ad un’altra vittima di Commodo: sua moglie Bruttia Crispina.

Dichiarato dal Senato “nemico pubblico” e oggetto di ” damnatio memoriae” , Commodo fu ucciso dal suo stesso ” trainer personale” Narcisso aiutato da una concubina dell’imperatore , entrambi assoldati dal Senato nel supremo interesse di Roma.

Con la morte di Commodo nel 31 dicembre del 192 d.C. , Roma visse in modo disastroso l’anno 193 d.C. , in cui si alternarono ben cinque imperatori: Pertinace, Didio Giuliano, Clodio Albino , Pescennio Nigro e Settimio Severo.

Quest’ultimo con il suo carattere forte , riuscì ad imporre al Senato la riabilitazione di Commodo. Dette in pasto a due leoni Narcisso e fece condannare e giustiziare una trentina di Senatori che avevano appoggiato, contro se stesso , l’usurpatore Clodio Albino.

Settimio Severo, in una dedica bellissima della Colonia Aelia Adrianea di Formia, per farsi ritenere un discendente degli Antonini, si autoproclama, curiosamente e con grande fantasia, figlio adottivo di Marco Aurelio, fratello di Commodo, nipote di Antonino Pio , pronipote di Adriano, abnipote di Traiano e adnipote di Nerva. I rarissimi termini ” adnepote e abnepote” sono usati per una presunta ascendenza di quarta e quinta generazione.

L’originale in marmo di questo importante reperto è conservato nel Museo ArchelogicoNazionale di Napoli . A noi è rimasto un disegno del Mattej che ebbe la possibilità di vederlo e di riprodurlo in disegno fin nei minimi particolari , ma commettendo l’errore di saltare il rigo in cui era citato Traiano che fu aggiunto solo in ultimo a lato del disegno con il segno ” + “.

Questa è la storia familiare di Marco Aurelio che è stata oggetto anche di una mia relazione il 16 ottobre 2016 al Porticciolo Caposele di Formia.

Una storia che ci appartiene perché vissuta da personaggi che hanno dimorato nel nostro stesso territorio e che, per questo fatto e con tanto orgoglio, dobbiamo tener viva e trasmetterla alle generazioni future.

Su questa storia realmente accaduta si sono cimentati gli storici e senatori contemporanei dei protagonisti : Cassio Dione con la Historia Augusta e Mario Massimo con la vita di Marco Aurelio. Ancora oggi molti storici cercano di capire le reali colpe e infedeltà di Faustina Minore.

Sia Marco Aurelio sia Commodo si adoperarono per cancellare ogni prova e testimonianza che potessero documentare sia le infedeltà coniugali sia le colpe di Faustina Minore nella usurpazione messa in piedi da Avidio Cassio.

Questa, nel rispetto della storia, doveva essere la trama del film ” Il gladiatore ” completamente romanzato e con l’unica reale protagonista : Lucilla , nel suo ruolo di contrapposizione a suo fratello Commodo.

Cliccare sulle immagini per leggerne le didascalie.

Raffaele Capolino

Oggi con il mio amico Raffaele Capolino

Oggi con il mio amico Raffaele Capolino

ed altri Indiana Jones abbiamo camminato sull’antica via Flacca aperta nel 184 a.C., dal censore L. Valerio Flacco.

E’ una strada per lo più litoranea, nata per mettere in collegamento Anxur (Terracina) con Fomiae, è considerata una variante dell’Appia, parte del suo percorso si inerpica a mezzacosta con punte di altezza che arrivava a 60 metri dal piano di campagna e alla sua base, in molti tratti, ci sono imponenti massi megalitici, secondo una collaudata tecnica costruttiva romana.

Il tratto visto da noi è un pezzo che da Gaeta (LT) località Sant’Agostino arriva a Sperlonga (LT) vicino la Grotta di Tiberio, presenta un panorama mozzafiato in un tratto di costa straordinario, che oserei dire uno dei più belli d’Italia.

Lungo il sentiero abbiamo incontrato alcuni elementi tipici della macchia mediterranea tra cui il Pino d’Aleppo, aggrappato alle rocce a picco sul mare.

Sul percorso, che non è stato ancora posto in sicurezza, si incontra una grotta naturale che fu adattata dai Romani a Tunnel.

Recatevi di persona perché l’incanto è assicurato, le foto che ho postato non rendono onore alla bellezza dei luoghi.

Jean Pierre Maggiacomo un Vostro affezionato SPQR.