In questa meravigliosa residenza “Villa Torlonia “

In questa meravigliosa residenza “Villa Torlonia ”

poi divenuta Villa Leonetti e poi ancora Villa Maria Teresa dimorò dal 1920 al 1923 il drammaturgo Sem Benelli (Prato 1877 – Zoagli 1949).
La sua opera più famosa è “La cena delle beffe” trasmessa più volte in TV con Amedeo Nazzari che pronunciava la famosa frase scritta da Sem Benelli :”

Chi non beve con me, peste lo colga”

Fu ostacolato e censurato nel periodo fascista e fu con lui che il nostro Remigio Paone iniziò la sua carriera di impresario teatrale nel 1929.
Nella targa dietro al cancello e coperta da una pianta ornamentale si legge con qualche difficoltà:
Sem Benelli
PoetaSoldato italianissimo
Dimorò in questa casa
Dal 1920 al 1923

Ci sono altre due righe quasi illeggibili in quanto la iscrizione su marmo di pietra serena e’ molto sbiadita e consumata dal tempo.
Riporto anche un elemento di “Formianita’” a me caro per averlo sentito più volte da mia madre quando veniva a crearsi una situazione di baldoria e confusione tra fratelli e sorelle in famiglia, mia madre diceva: Questo è il teatro di Sem Benelli.
Ma Lei di Sem Benelli nulla poteva sapere se non cose sentite da altre persone . Sono curioso di sapere qualcuno che , come me

, ha sentito questa espressione ,anche in forma dialettale, che io udivo da mia madre negli anni 50/60.

Scritto velocemente.

Raffaele Capolino

I TRE SEPOLCRI ROMANI DI PAGNANO (FORMIA ) DISEGNATI DAL MATTEJ NEL 1847 FANNO ANCORA PARTE DEL NOSTRO PATRIMONIO ARCHEOLOGICO

I TRE SEPOLCRI ROMANI DI PAGNANO (FORMIA ) DISEGNATI DAL MATTEJ NEL 1847 FANNO ANCORA PARTE DEL NOSTRO PATRIMONIO ARCHEOLOGICO

Contrariamente a quanto scritto nel mio post del 16 settembre scorso i tre sepolcri romani di Pagnano, disegnati da Pasquale Mattej nel marzo del 1847 sono ancora tutti e tre in discrete condizioni e visibili da strada pubblica.

Per caso mi sono apparsi in una salita di Pagnano questi tre bellissimi siti posti in una villa privata , in una zona collinare di Formia e con grande meraviglia li ho immediatamente connessi con il disegno del Mattej.

Nelle zone collinari di Pagnano e S.Maria La Noce , come già scritto , dovevano esserci diversi sepolcri e conserve d’acqua tutte disegnate dal nostro concittadino.

Sarebbe interessante fotografare tutti questi siti, osservati e disegnati dal Mattej, nelle situazioni attuali, ovviamente se ancora in essere.

Due delle foto postate si riferiscono a resti di edifici romani , con molta probabilità a conserve d’acqua o sepolcri nella zona collinare di S.Maria La Noce.

Raffaele Capolino

STRUTTURE MARITTIME DI FORMIA FINO ALLA PRIMA METÀ DEL SECOLO SCORSO

STRUTTURE MARITTIME DI FORMIA FINO ALLA PRIMA METÀ DEL SECOLO SCORSOFB_IMG_1506278468678

Questa foto ci fa capire quale movimentazione commerciale via mare avveniva tra la costa Formiana e il territorio circostante.

Da questi semplici pontili, anche dotati di binari, partiva : argilla, laterizi di ogni tipo, acqua, vino , olio , olive , frutta , agrumi, pasta , farina ed ogni ben di Dio prodotto dalle nostre terre.

I velieri , i motovelieri e le tartane ritornavano quasi sempre con pozzolana e pietre tufacee da Pozzuoli, Baia e Miseno e grano da macinare da altre parti.. Solo di ciò avevamo bisogno.

Finché Formia fu parte della Provincia di Lavoro , la nostra economia commerciale e produttiva era in uno stato di salute ottimale .

I danni prodotti dall’ultimo evento bellico hanno fortemente indebolito il tessuto economico della nostra città , nè la ripresa del dopoguerra , pur sostenuta dal comparto edilizio, ha saputo contrapporsi ad un inesorabile ” trend negativo ” .

Quello che , secondo me, è venuto meno è stato il mancato rimpiazzo delle attività produttive-commerciali con le attività turistiche che non hanno avuto il giusto e opportuno appoggio dagli amministratori locali del dopoguerra.

Molti nostri amministratori non si sono accorti che Formia ha spiagge e strutture portuali per quasi dieci chilometri oltre a colline e monti con altezze fino a millecinquecento metri, facilmente raggiungibili.
Neppure si sono accorti che abbiamo di fronte una schiera di isole che non ha nessun golfo italiano e che ancora aspettano chi riesce a collegarle con mezzi veloci ai nostri moli.

Altre città limitrofe hanno saputo investire sul turismo mentre da noi abbiamo assistito alla quasi scomparsa delle strutture alberghiere di cui Formia era ben dotata fino agli anni sessanta.

Non abbiamo mai avuto la forza di impedire altrui iniziative che non dovevano nascere nel Golfo dove Formia ne occupa quasi tutto il centro.

Mi riferisco all’impianto di Raffineria divenuto poi pericoloso e inquinante stoccaggio di prodotti petroliferi, agl’impianti di allevamento di cozze e di pesci che sta di fronte alle nostre spiagge, alla Centrale Nucleare che ancora possiede scorie pericolose , alla movimentazione di materiali come il petcoke e scorie ferrose , ad aver acconsentito alla costruzione della Nuova Flacca e altro ancora .

Che queste attività non fossero compatibili con uno sviluppo turistico che pur ci spetta per le ricchezze naturali che abbiamo, non era molto difficile da capire.

Chissà quanti compromessi e quante carriere politiche sono scivolate sulla pelle di coloro che hanno vissuto e vivono tuttora in questa maltrattata, ma ancor bella , città di Formia.

Raffaele Capolino

EPISODIO ATROCE A FORMIA ROMANA Narrato da Plinio il Giovane

EPISODIO ATROCE A FORMIA ROMANA Narrato da Plinio il Giovane

Questa è la traduzione di un suo brano. Nella sezione foto riporto il testo originale spesso usato, nelle scuole pubbliche , come prova d’esame per traduzione dal latino.

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” Larcio di Macedonia ( Larcius Macedo), ex pretore, padrone superbo e severo che ricordava , poco o forse troppo , che suo padre era stato servo, subì dai suoi servi un affronto atroce .

Si stava lavando nella sua villa di Formia; improvvisamente gli schiavi lo circondarono ; uno lo afferrò per il collo, un altro gli picchiò la testa, un altro ancora ferì il petto e il ventre, e quando lo ritennero morto, lo buttarono su un pavimento bollente ( così funzionavano allora i riscaldamenti) , per sapere se era vivo.

Quello, o perché non sentiva, o perché fingeva di non sentire , immobile e sdraiato, diede piena certezza di essere morto.

Allora infine quasi come se fosse stato soffocato è portato via; lo presero i servi più fedeli e le donne accorsero con urla e clamore.

Così, sia svegliato dalle voci, sia rianimato dalla frescura del luogo, fa capire di essere vivo. I servi fuggirono; gran parte di loro fu presa, gli altri furono cercati.

Lui stesso tornato a stento in vita per pochi giorni, morì non senza vendetta. ”
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Questo fatto di cronaca nera di quasi duemila anni fa , che riguarda la nostra città nel periodo romano, ci è pervenuto in una “Epistula ” scritta in latino da Plinio il Giovane.

Bellissima l’espressione:

” Lavabatur in Villa Formiana ”

Raffaele Capolino

IL CARTOGRAFO FIAMMINGO ABRAMO ORTELIO ( 1528 – 1598 )

IL CARTOGRAFO FIAMMINGO ABRAMO ORTELIO ( 1528 – 1598 )

In una sua cartografia del nostro territorio, redatta nel 1595, riporta contemporaneamente sia il ” Formianus Sinus” che il ” Caietanus Sinus”.

Siamo nella seconda metà del sedicesimo secolo, la città di Formia appare indicata come pure, nel suo specchio di mare, il Sinus Formianus.

Il Sinus Caietanus è invece posizionato tra Gaeta e Terracina ad ovest di Punta Stendardo.

Tempo fa in un mio post facevo rilevare che , in sei sue rappresentazioni cartografiche del 1500, Ortelio ha evidenziato solo il Sinus Formianus.

Nella prima foto di questo post, allargando l’immagine, si può leggere chiaramente :
– Mole Formiane
– Formianis mons
– Formia – Hormiae
nonché la data 1595

Possibile che il più grande cartografo di tutti i tempi abbia preso un abbaglio?

Questa eccezionale cartografia conferma ancora una volta che , nonostante tutto, il nome di Formia è rimasto almeno fino al 1595 .

Ricordo il mio post di pochi giorni fa sul “Sonetto dedicato a Formia” ad opera del poeta e scrittore Benedetto Dell’Uva che visse nel sedicesimo secolo.

Dobbiamo quindi desumere che il nome ” Formia ” non era stato per nulla dimenticato né dai nostri antenati , né da poeti , ne’ dal più celebre dei cartografi : Abramo Ortelio, definito il cartografo che “mappo’ il mondo”.

Una parte della storia di Formia forse è da riscrivere ?

Raffaele Capolino

IL DOCUMENTO INDIRIZZATO DAI SAVOIA AI CITTADINI DI MOLA E CASTELLONE IL 6 NOVEMBRE 1860 DOPO LA BATTAGLIA DI MOLA E PRIMA DELL’INIZIO DELL’ASSEDIO DI GAETA.

IL DOCUMENTO INDIRIZZATO DAI SAVOIA AI CITTADINI DI MOLA E CASTELLONE IL 6 NOVEMBRE 1860 DOPO LA BATTAGLIA DI MOLA E PRIMA DELL’INIZIO DELL’ASSEDIO DI GAETA.

Riporto il testo del documento per una lettura più facile.

AI CITTADINI DEL MUNICIPIO DI MOLA E CASTELLONE

” Il più gran dono che la Provvidenza può impartire ad un popolo si è conseguito= Noi viviamo sotto l’Impero del Re Vittorio Emmanuele e fidente in Dio, e nelle leggi che saranno pubblicate ci renderemo degni di appartenere alla grande ed Eroica famiglia Italiana.

Finora siamo vissuti gementi , i nostri voti erano repressi e nel nostro cuore solamente racchiudeansi le speranze di questo lieto avvenire.

Le privazioni di ogni genere, le contribuzioni, le tasse, l’abbandono di ogni diritto, e di ogni legalità, sono stati finora le norme che hanno governate le nostre contrade; un avvenire migliore ed il giorno quattro Novembre 1860 è per Noi il giorno della liberazione, del Risorgimento.

Da questo di’ principia un’era novella , che trasmetterà alle generazioni venture i sentimenti di gratitudine e devozione per un principe che sa governare su i cuori dei popoli: questi sentimenti unanimi dobbiamo tutti noi cittadini dimostrare per renderci degni della stima dei nostri fratelli d’Italia , ed in tal modo operando saremo annoverati tra i sudditi devoti del Re Vittorio Emmanuele Nostro Augusto Sovrano.

Dal Palazzo Municipale li 6 novembre 1860

Il Cancelliere La Commissione

Francesco Zizzi. Giuseppe Perrone

Firma illeggibile

Giuseppe Capolino ”

Il testo fu firmato da rappresentanti del Comune di Castellone e Mola ( il Sindaco Gaetano Albani si era reso irreperibile) , ma molto probabilmente fu preparato e imposto dai Funzionari dei Savoia man mano che si procedeva all’occupazione militare delle città fino ad allora parte del Regno delle due Sicilie.

Ricordo che la battaglia di Mola del 4 novembre 1860 provocò la morte di 150 persone tra civili e militari e numerosi danni ai fabbricati di Formia, bombardati dal mare dall’ammiraglio sabaudo Persano.
Quindi nei giorni immediatamente successivi erano tanti i problemi da affrontare e risolvere che non credo ci fosse stato né il tempo né le condizioni, per i nostri amministratori, di pensare a scrivere un testo simile.

Curioso è il timbro apposto che reca la dicitura : Comune Mola di Gaeta

Per la precisione il timbro avrebbe dovuto recare la dicitura: Comune di Castellone e Mola in quanto Mola ,singolarmente, non fu mai un municipio a se stante.

Raffaele Capolino

CICERONE ASSASSINATO A FORMIA IL 7 DICEMRE DEL 43 AC

CICERONE ASSASSINATO A FORMIA IL 7 DICEMRE DEL 43 AC


(Le narrazioni precedenti sono state postate il 12/9 e il 14/9 )
Elenco gli episodi più importanti accaduti tra il 54 ac e il 43 ac in quanto servono a delineare il contesto storico in cui vengono a verificarsi i fatti ultimi della vita di Cicerone.
Poiché nel 54 ac, a soli 22 anni, muore Giulia, unica figlia di Cesare e moglie di Pompeo che la sposò appena sedicenne e nell’anno successivo muore Marco Licinio Crasso , è chiaro che viene a cadere il Triumvirato Cesare-Pompeo-Crasso.
Quest’ultimo, Crasso , è noto per un suo grande risultato militare nel 71 ac quando sconfisse Spartaco nei pressi di Capua facendo 6.000 prigionieri che, per suo preciso ordine, furono crocifissi nudi lungo la Via Appia da Capua a Roma “a distanza regolare in modo che fosse sempre visibile almeno uno di loro”. Praticamente uno ogni trenta metri circa scaturito dalla divisione di 6.000 per 200 km.
Nel solo tratto di Formia, i nostri antenati potettero vedere e contare circa 300 persone crocifisse che rimasero in quella posizione per 4/5 giorni e per le quali solo Catone Uticense manifestò scandalo in Senato.
Nel 49 Cesare torna a Roma dalla Gallia, si impadronisce del tesoro della Repubblica custodito sul Campidoglio e sconfigge a Farsalo in Grecia il suo avversario politico Pompeo che, impaurito aveva lasciato Roma indifesa nonostante l’incarico militare ottenuto dal Senato.
Caio Giulio Cesare diventa così unico padrone del mondo allora conosciuto.
Andiamo ora ai fatti che riguardano il nostro Cicerone.
Nel 47 Dolabella, genero dell’oratore, si innamora di Cecilia Metella Celere, figlia di Clodia ” la quadrantaria” e nipote di Fulvia vedova di Clodio.Finisce così il matrimonio di Dolabella con Tullia, figlia di Cicerone, che muore di li a poco all’età di 31 anni dopo un parto per un figlio non di Dolabella e fu sepolta sulla collina di Acerbara a Formia, nella stessa proprietà del padre.
Intanto Marcantonio, nel 46 sposa Fulvia ( sì proprio la vedova di Clodio) e due anni dopo, il 15 marzo del 44 ac Cesare viene ammazzato in Senato con 23 coltellate.
Nel 43 Marcantonio offre in sposa a Ottaviano la sua figliastra Clodia Pulcra , figlia di Fulvia per cui quest’ultima dal 43 al 40 AC fu ,contemporaneamente moglie di Marcantonio e suocera di Ottaviano, i due più accreditati eredi di Cesare.
In pratica Fulvia divenne in quel momento la donna più potente del mondo.
In questa situazione, non certa favorevole, venne a trovarsi Cicerone che, tra l’altro, dopo aver divorziato da Terenzia lasciò anche la giovane Publilia sposata nel 46ac.
Si schierò , comunque dalla parte di Ottaviano e incominciò a scrivere invettive contro Marcantonio.In tutto scrisse 14 “Filippiche” lette dai Rostri nel Foro romano.
Ottaviano, che pure avrebbe voluto salvare Cicerone si trovò in minoranza in quanto pressato dalla moglie Clodia Pulcra ,da sua suocera Fulvia e da Marcantonio.
La condanna di Cicerone fu decisa il 27/11/43 vicino Bologna in occasione della nascita del Triumvirato Ottaviano-Marcantonio-Lepido.
Dopo 10 giorni il 7/12/43 AC si presentarono a Formia Erennio e Popilio che tagliarono all’oratore testa e mani inviati come trofei prima a casa di Fulvia che” più volte infilzò la lingua di Cicerone con uno spillone ” per poi essere appesi ai Rostri nel foro dove erano state lette le Filippiche.
Cicerone si trovò in un tritacarne dove a decidere tutto fu Fulvia che riuscì a portare a termine il suo piano vendicativo per tutto quello che era successo tra la sua famiglia e quella di Cicerone.
Così ebbe fine la vita di Cicerone,venutosi a scontrare prima con Clodio,considerato uno dei personaggi romani più malvagi, e poi con sua moglie Fulvia, considerata la più potente donna romana dopo Livia Drusilla, moglie del primo imperatore di Roma Ottaviano Augusto.

Raffaele Capolino

CONOSCIAMO SOLO UNA PICCOLA PARTE DELLA FORMIA ROMANA VISTA DAL MATTEJ .

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Questa mia convinzione scaturisce dal semplice fatto che noi conosciamo l’esistenza di appena cinque sepolcri romani : Tomba di Cicerone, Tomba di Tulliola, Sepolcro ottagonale a S . Remigio , La Torricella e la struttura di Mergataro che non sappiamo ancora se è un sepolcro o altra cosa.

Eppure Pasquale Mattej nel 1847 , in aggiunta a questi sopracitati siti archeologici , rappresentò in dodici altri disegni ben quattordici diversi sepolcri o resti di sepolcri.

Quindi i sepolcri romani a Formia , intorno alla metà del 1800, dovevano essere almeno una ventina sparsi in tutto il territorio.

Non credo ci siano molte città ad avere un numero così elevato di sepolcri romani come li ha potuto vedere e disegnare Mattej a Formia nel 1850.

Ricostruire anche con foto questa situazione vissuta dal Mattej, sarebbe un bel fiore all’occhiello per la nostra città di Formia.

In più, il Mattej disegnò almeno altri quindici luoghi , con reperti romani di notevoli dimensioni per far conoscere alle generazioni successive , conserve d’acqua , ruderi romani e depositi di antiche costruzioni che sono di difficili , ma non impossibili, localizzazioni nel nostro attuale territorio.

Cosa che ci permetterebbe di conoscere ancor più il nostro passato di città romana.

In una delle due foto è raffigurata una conserva d’acqua romana di grandi dimensioni e nell’altra ben tre Sepolcri romani a Pagnano ancora ben conservati anche se in proprietà privata.

Disegnò ancora altri due sepolcri a Santa Maria, e ancora altri due diversi a Pagnano , ed altri a Vindicio , sul fossato di Taliente e sulla Via Appia ed altri ancora.

Dobbiamo essere a lui grati per tutte le riproduzioni di statue , reperti ed epigrafi che venivano proposti alla sua maestria pittorica che noi tutti conosciamo e apprezziamo.

Tutto questo prezioso materiale elaborato dal nostro artista , nel 1927 fu venduto dagli eredi Mattej alla Biblioteca Vallicelliana di Roma con la mediazione del Ministro della istruzione Pietro Fedele originario di Minturno ed è conservato nel faldone contrassegnato dalla lettera T e dal numero 122 (T 122).

Il Fondo Mattej raccoglie studi su Formia, Gaeta e diverse carte geografiche della zona, insieme ad albums con disegni su Ponza, Ventotene, Ischia , nonché costumi femminili e monili del Basso Lazio.

La triste realtà è che la maggior parte di queste importanti tracce del nostro passato romano è andata dispersa negli ultimi centocinquanta anni.

A noi , purtroppo , non è stata data la possibilità di poterle visionare, come è accaduto al Mattej, ma credo si possa fare qualcosa in più oltre che ammirarle attraverso i suoi straordinari disegni .

Raffaele Capolino