ANTONIO GRAMSCI (ALES 22/1/1891 – Roma 27/4/1937)

I QUATTRO GRANDI UOMINI POLITICI CHE VISSERO A FORMIA NEL SECOLO SCORSO

AMADEO BORDIGA. ANTONIO GRAMSCI. PIETRO NENNI. VITTORIO FOA

ANTONIO GRAMSCI (ALES 22/1/1891 – Roma 27/4/1937)

Il suo cognome è l’ italianizzazione di Gramshi, piccola cittadina Albanese da dove i suoi antenati si trasferirono in Italia nel sec. XV .
Tra gli antenati c’è un legame con Gaeta, dove il nonno di Antonio Gramsci, Gennaro aveva famiglia in quanto militare del Regno di Napoli.
A Gaeta nacque il padre Francesco che poi si trasferì ad Ales , in Sardegna, dove venne alla luce il personaggio di cui oggi ci occupiamo.
Il padre Francesco fu processato in Sardegna per reati comuni e condannato a 5 anni e 8 mesi scontati, ironia della sorte, proprio nelle carceri di Gaeta , sua città natale.
Ovviamente questo evento segnò moltissimo la psiche del piccolo Antonio che, fattosi giovincello riuscì ad aggiudicarsi una borsa di studio che gli permise di iscriversi alla Facoltà di Lettere a Torino dove entro’ nel 1913 nel PSI avendo modo di conoscere Mussolini, Tasca, Togliatti, Terracini e Bordiga.
Con questi ultimi quattro suoi compagni di partito fu uno dei fondatori del PCI nel 1921 a Livorno , per distacco dal PSI . Sempre nel 1921, per impegni politici, partì per Mosca dove si ritrovò , appena arrivato, ricoverato in un sanatorio dove conobbe Julia Schucht , una donna bellissima che poi sposò nel 1923.
Fu il primo direttore del giornale L’Unita’ da lui stesso fondato nel 1924.
È il caso di precisare che l’attuale direttore di questo storico giornale è oggi un nostro concittadino Formiano, in quanto nato a Castellone : Erasmo D’Angelis.

Antonio Gramsci fu eletto deputato il 6/4/24 e fu arrestato subito dopo il rapimento e uccisione del Deputato Socialista Giacomo Matteotti.
Inizia così il suo calvario da prigioniero politico, aggravato peraltro dalle sue precarie condizioni fisiche.
Confinato prima a Ustica , dove incontra per la seconda volta Bordiga, fu poi trasferito nel carcere di S.Vittore a Milano.
Nel processo del 28/5/28, fu pronunciata dal PM Isgro’ la seguente frase diventata storica: ” Per venti anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare”.
Condannato proprio a 20 anni e incarcerato a Turi ,vicino Bari, ebbe qui occasione di conoscere Sandro Pertini.
Il 7/12/33 fu trasferito a Formia, presso la Clinica di Cusumano ( confinante con la residenza estiva dei Savoia), sorvegliato all’interno e all’esterno durante le sue sporadiche uscite giornaliere .In qualcuna di queste incontrò per la terza volta il suo compagno Bordiga, libero , ma sempre sotto sorveglianza , anche lui, degli agenti segreti del fascismo.
Causa aggravamento della sua malattia, il 24/8/35 fu trasferito all’Ospedale Quisisana di Roma dove morì il 27/4/1937 per emorragia cerebrale a soli 47 anni. Il suo corpo fu cremato quasi subito.
Si dice che la bellissima moglie fosse stata una spia russa voluta da Stalin, come pure si dice che la morte sia avvenuta per suicidio oppure per omicidio voluto dal regime fascista o addirittura dai servizi segreti sovietici.
La Città di Formia ha dedicato a questo personaggio politico una Via e un Parco dove e’ collocata una grande scultura in pietra di Coreno, rappresentante solo la testa del Politico . Questa scultura è opera di un giovane scultore Formiano : Raffaele Mollo.
Il Parco, ex Villa Tosti di Valminuta, è quasi di fronte alla Clinica Cusumano, dove fu tenuto prigioniero malato, per otto mesi circa, Antonio Gramsci.

Raffaele Capolino

(Continua)

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