“OPUS ROMANO” IN UNA STRADA CHE DAL LITORALE DI VINDICIO PORTA ALLA NUOVA FLACCA A FORMIA.

“OPUS ROMANO” IN UNA STRADA
CHE DAL LITORALE DI VINDICIO PORTA ALLA NUOVA FLACCA A FORMIA.

I tratti di “opus” calcarei sono disposti su entrambi i lati di una stradina senza nome a Vindicio , poco dopo l’Ufficio postale in direzione verso Gaeta.

L’ultima foto presenta anche una porzione di “opus” in materiale tufaceo, ovviamente più consumato dall’azione dei venti e delle brezze di mare.

Non pochi pensano che questa strada possa essere la prosecuzione del tratto selciato, visibile nell’area sepolcrale della Tomba di Cicerone, che punta a sud verso il mare.

Potrebbe essere la strada che imbocco’ Cicerone in lettiga , nel suo ultimo giorno di vita, il 7 dicembre del 43 a.C. ?????

Raffaele Capolino

UNA EPIGRAFE DEDICATA A QUINTO CALPURNIO , DUOVIRO DELLA COLONIA ROMANA DI FORMIA .

UNA EPIGRAFE DEDICATA A QUINTO CALPURNIO , DUOVIRO DELLA COLONIA ROMANA DI FORMIA .fb_img_1487531764518

Questa epigrafe si trova a Gaeta nel ristorante Calpurnio ma fu rinvenuta a Formia come da scheda EDR Epigraphic Database 152569

Si tratta di una base sepolcrale alta cm.135, larga cm. 60,5 e profondità cm. 52,5 .

Un testo leggibile in ogni sua parte con “hedera distinguens” tra le lettere del primo rigo : D (is) M ( anibus).

È una dedica funeraria voluta dalla vedova Calpurnia Irene in omaggio al defunto marito Quinto Calpurnio Geniale che fu duoviro della Colonia Aelia Adrianea di Formiae dal 117 al 120 d.C.
Era uno dei due funzionari che governavano la Colonia di Formia istituita dall’imperatore Adriano.
Morì all’età di 50 anni.

Questo il contenuto del testo dell’epitaffio:

===========

AGLI DEI MANI
A QUINTO CALPURNIO GENIALE
RE DELLE SACRE CERIMONIE
DUOVIRO DELLA COLONIA DI FORMIAE
QUESTORE DEGLI ALIMENTI
E DELL’ERARIO , PREFETTO GIURISDICENTE
VISSE ANNI 50
CALPURNIA IRENE
ALLO SPOSO BEN MERITEVOLE

================

Epigraphic Database – EDR152569
117 d.C./200 d.C.
Luogo di ritrovamento: Formia – luogo ignoto
Luogo di conservazione: Gaeta – Ristorante Calpurnio

Raffaele Capolino

LA RAIA È MEGLIO DELLA PALAIA.

LA RAIA È MEGLIO DELLA PALAIA.
Un detto di Formia sicuramente sconosciuto ai più giovani.

Potremmo dire : Non sei di Formia se ………non ha mai sentito questa frase.

I due termini sono tipici della Campania , nostra regione di appartenenza fino al 1928.
In altre regioni italiane questi pesci erano chiamati differentemente.

Oggi queste due specie di pesci , sono conosciuti con termini diversi.

La raia è detta ” razza” ( foto 1 ) e la palaia è detta “Sogliola ” o ” Solea solea”( foto due).

La raia è un pesce “elettroforo” per le sue capacità di emettere scariche elettriche. La sua carne avvolge elementi cartilaginei facilmente masticabili e digeribili.
È un pesce poco pregiato che si cucina in umido o al forno con patate.

La palaia è invece un pesce pregiato e costoso che ama strisciare sul fondo sabbioso di mari con bassi livelli di salinità come il nostro golfo alimentato da moltissimi corsi e sorgenti di acqua dolce.

Il significato del detto è chiaro.

Anche un pesce poco pregiato e di basso costo , cotto dalle nostre madri poteva competere e superare , in bontà , la più pregiata e costosa palaia.

Ovviamente era una bugia bella e buona!!!!!!!!

Sicuramente era un modo , dovuto anche a periodi di difficoltà economiche, per far capire che non tutto si poteva avere . Ci si preoccupava di trasferire ai giovani il senso del risparmio e, in questo caso, di come ci si poteva egualmente alimentare in modo sano spendendo poco.

Cliccare sulle foto.

Raffaele Capolino

POLIORAMA PITTORESCO – P.MATTEJ TESEO E IL MINOTAURO MOSAICO TROVATO A CASTELLONE DI FORMIA

POLIORAMA PITTORESCO – P.MATTEJ
TESEO E IL MINOTAURO
MOSAICO TROVATO A CASTELLONE DI FORMIA

Il “Poliorama Pittoresco” ( foto 1 e 2), fu un settimanale del Regno delle due Sicilie , nato nel 1836 e pubblicato ininterrottamente fino al 1860, quando scomparve il Regno Borbonico di Francesco II con l’assedio di Gaeta e la resa firmata a Formia nella ex Villa Reale Caposele.

Era un settimanale di notizie di ogni genere e P.Mattej , appena ventiquattrenne , vi collaborò nella sezione storico-archeologica dal 1837 al 1860.

Tra le tante cose scritte pubblicò due articoli sul mosaico policromo ” Teseo e il minotauro ” trovato a Formia ( foto 3) pubblicando ovviamente un suo disegno ( foto 4 ) , non essendo ancora stato inventato il miglior modo per produrre ottime fotografie.

Nel primo articolo pubblicò il suo disegno descrivendo i luoghi e narrando le modalità con cui fu rinvenuto il mosaico policromo tuttora conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli .

Così scrisse il Mattej:

” fu escavato nel recinto di specioso giardino nell’interno di Castellone a poca distanza dalla Villa di Caposele” .

Affermo’ altresì:

” se il ferro non curante del contadino avesse saputo meglio rispettarlo sì che mi fosse pervenuto intero, oh ! quanto mi sarebbe stato più gradito” .

In pratica ad ogni ritrovamento di reperti storici nel nostro territorio , il primo ad essere informato era il nostro Mattej che si preoccupava di disegnarli prontamente e renderli pubblici, seguito spesso dal Principe di Caposele che, se riusciva ad acquistarli, li raccoglieva e li custodiva nella sua Villa Caposele diventata Villa Reale nel 1852.

In un secondo articolo il Mattej si preoccupo’ di fare un confronto tra il mosaico Formiano ed altri due ( foto 5 e 6) con lo stesso tema trovati a Pompei e sempre conservato al Museo di Napoli
Ovviamente poté solo pubblicare il suo disegno ( foto 4 ) non potendo disporre di fotografie di quelli rinvenuti a Pompei e da lui opportunamente visionati al Museo Archeologico di Napoli.

Scrisse il Mattej .

“Il gruppo principale di Teseo col Minotauro in questo mosaico pompejano è similissimo a quello del Formiano, e di più presenta ben conservati i piedi de’ combattenti che sono perduti nell’altro……………..La somiglianza tra esso ed il Formiano li fa credere entrambi copie di un originale celebre.”

” Maggior somiglianza col Formiano ha un mosaico scoverto già in Chieti ( l’antico Teate de’ Marruccini) ( Ved. foto in sezione commenti) e pubblicato dall’Allegranza ”

In realtà il nostro mosaico somiglia moltissimo a quello pompeiano ( foto 5) anche se le immagini sono speculari.

Altra somiglianza è con la foto 6 e, ancor più , alla foto in sezione commenti riguardante un mosaico trovato a Chieti, come riferitoci dal nostro concittadino.

Pertanto sono giuste le parole del Mattej che riconduce il nostro reperto , i due di Pompei e quello di Chieti , ad un originale celebre, forse greco, riprodotto da artigiani mosaicisti in epoche successive.

Raffaele Capolino

LA SPIAGGIA DI MARINA DI CASTELLONE CON LE MURA MEGALITICHE E I QUATTRO NINFEI ROMANI CON STUCCHI DEL PRIMO SEC. AC

LA SPIAGGIA DI MARINA DI CASTELLONE CON LE MURA MEGALITICHE E I QUATTRO NINFEI ROMANI CON STUCCHI DEL PRIMO SEC. AC

Al centro di Formia , raggiungibile da Largo Marina, c’è una meravigliosa spiaggia di sabbia finissima per una lunghezza di circa cento metri.
Prima degli anni cinquanta dello scorso secolo erano tre le spiagge al centro di Formia oltre quelle periferiche di Vindicio e del litorale orientale.
Con la costruzione della Flacca , vero e proprio sbarramento sul mare e grave sciagura per Formia , ne abbiamo perse due di spiagge inserite all’interno della nostra città : La spiaggia di Sarinola ( o Salinola ) e la spiaggia di Mola.
È rimasta questa graziosa spiaggetta ora con sabbia ma che nel passato , come ben ricordo , era disseminata di ciottoli e sassolini.
Anche la qualità delle acque sembra buona dopo la immissione della cloaca di Castellone nell’impianto fognario primario che porta al depuratore alla zona ex Enaoli.
L’accesso a questo piccolo litorale è problematico.Occorre passare ,e con pericolo , tra le barche in rimessaggio di un cantiere navale che si avvale di una specifica concessione. Non è chiaro, in questo caso specifico, se i titolari del cantiere sono obbligati o meno a lasciare un varco per l’accesso ad una spiaggia pubblica raggiungibile a piedi ” solo ” da Largo Marina. Come sappiamo , tutti i concessionari di arenili sono tenuti per legge a consentire a chiunque l’accesso alla battigia e al mare.
Sarebbe opportuno che il Comune si occupasse di questo problema e consentisse a chiunque di potersi godere una spiaggia al centro di Formia.
Non credo siano molte le città in Italia ad avere una spiaggia raggiungibile a piedi e a poche decine di metri dal centro urbano.

Sul lato monte è visibile ,e in buono stato, uno splendido muro megalitico con grossi blocchi calcarei e di arenaria collocati senza malta.Alcuni risultano lavorati al fine di consentire tra loro un migliore incastro.(ved. foto)
Anche dalle foto in supporto di questo post sono visibili due massi con due lettere scolpite in modo egregio anche se credo siano state eseguite in tempi a noi vicini. Una ” T ” e una ” P “.
Nella parte orientale e più vicina al muro romano di Nerva , quattro ambienti ,con soffitti a botte, di epoca romana del primo secolo ac, addossati alle mura ciclopiche prima menzionate con evidenti funzioni balneari collegati al mare e all’uso della spiaggia e appartenenti ad una villa marittima che doveva insistere nella parte superiore con evidenti tracce a nord della stessa Flacca e nelle vicinanze del Muro di Nerva. La proprietà di questi ambienti, adesso abbandonati, sembra risalire alla nota Famiglia Colagrosso di Formia.
Uno solo di questi ambienti è provvisto di una volta con meravigliosi stucchi con evidenti e prominenti rilievi floreali e militari .L’intera struttura , utilizzata saltuariamente anche da persone indigenti e senza tetto specie nel periodo estivo, è sottostante ad un’area attualmente adibita a parcheggio pubblico che si affaccia sulla spiaggia.
Chiaramente le condizioni delle mura , e in particolare degli stucchi, risentono delle infiltrazioni di acqua dall’alto , per cui questo tesoro archeologico , per nulla protetto e senza un ‘adeguata manutenzione, sta andando in malora proprio come avvenuto all”Epitaffio medioevale a Rialto e all’acquedotto romano a Mola.

Qualcosa si potrebbe fare rapidamente e con poche spese: Pulire i quattro ambienti romani e custodirli con adeguate chiusure, ma permettendone l’accesso al pubblico almeno in determinate occasioni. Infine impermeabilizzare il manto stradale di copertura degli stessi vani e impedirne l’uso per parcheggio auto.
Ovviamente e preventivamente, permettere,come già detto, un facile e sicuro accesso alla spiaggia e al sito archeologico dalla Piazzetta di Largo Marina di Castellone.

Raffaele Capolino

TORSO GIOVANILE CON CLAMIDE DONATO DAL PITTORE ANTONIO SICUREZZA AL POPOLO DI FORMIA

tmp_26995-fb_img_1486131984646-1176646065TORSO GIOVANILE CON CLAMIDE DONATO DAL PITTORE ANTONIO SICUREZZA AL POPOLO DI FORMIA

È conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Formia inventariato con il n. 88493.

Marmo bianco Italico , h. m. O,95

Privo della testa , delle braccia e degli arti inferiori.

Il reperto presenta dilavamento e abrasioni in molte parti del corpo per essere stato per secoli sepolto in terreno umido.

Non si conoscono né il luogo né le circostanze del ritrovamento.

È stata un’occasione per me citare e ricordare il Maestro Pittore Antonio Sicurezza che ho conosciuto fin da bambino per lavori edili eseguiti da mio padre Angelo, per suo conto nel “Rifugio di S. Maria La Noce ” a Formia.

Nel primo dopoguerra Antonio Sicurezza si preoccupava di raccogliere reperti archeologici ,salvandoli da sicura distruzione, apponendoli sulla facciata della sua “storica ” dimora di S. Maria La Noce dove sono tuttora visibili .
Nella sezione commenti di questo post e’ visibile una edicola romana usata come architrave di una finestra , del tutto simile ad altra conservata nel Museo Archeologico di Formia.
Il reperto , noto e censito dalle autorità locali e museali, lo si trova in foto su molti testi storici locali.

Raffaele Capolino