STRAORDINARIO SITO ARCHEOLOGICO ROMANO – CHIESA MEDIOEVALE – VECCHIA STRADA – NORIA IN LEGNO IN LOCALITÀ CONCA A GAETA

STRAORDINARIO SITO ARCHEOLOGICO ROMANO – CHIESA MEDIOEVALE – VECCHIA STRADA – NORIA IN LEGNO
IN LOCALITÀ CONCA A GAETA

Credo che, in questa zona di Gaeta, quasi al confine con Formia e facente parte del Formianum romano, tutto ciò che andrò a narrare sia iniziato da una Villa Romana di epoca augustea appartenuta chissà a quale personaggio romano.
L’ampia zona, tra l’altro rimpicciolita dalla strada regionale Flacca costruita nel 1955, è disseminata da mura romane con ottimo “opus reticolato ” come è visibile dalle foto pubblicate.
Sono presenti numerosi ambienti, alcuni con delicati stucchi ancora visibili, quasi tutti in” opus ” perfetto , sia solo a pietre sia a pietre e tufo a file alternate.In una foto è visibile una parte di originaria arcata in tasselli calcarei posti con la massima cura.

La costruzione , apparsa sempre a tutti misteriosa per la difficoltà a determinarne la sua originaria funzione, visibile dalla Flacca sulla destra andando verso il centro di Gaeta , è una parte della villa romana rimaneggiata in epoche successive ed affiancata da una Chiesa ,ancora consacrata e attiva ,costruita su fondamenta e mura romane, dedicata alla SS Maria Bambina di Conca. L’ingresso sotto un ampio arco quadrangolare con funzione di grande ponte è attraversato da quella che io credo sia stata l’unica strada di accesso a Gaeta venendo da Formia nel periodo borbonico e fino all’Unita’ d’Italia. In pratica è stata la strada percorsa dai soldati piemontesi nell’assedio del 1861 e forse anche lo stesso percorso che faceva in lettiga Cicerone per raggiungere da Formia la nave messagli a disposizione dal Senato di Roma su richiesta di Pompeo intorno agli anni 50 ac.
Gaeta non aveva altre strade di entrata-uscita lato Sperlonga fino alla costruzione della Flacca nel 1955. L’unico cordone ombelicale terrestre di Gaeta era quello con Formia .L’amico Michele Maddalena sostiene debba trattarsi di un tratto dell’antica strada romana Flacca che congiungeva Terracina a Formia passando per Gaeta.

In un ambiente circolare e con tetto protetto da vecchi canali è conservata una bellissima Noria in legno di grandi dimensioni costituita da una ruota orizzontale di oltre tre metri di diametro, con dentatura , sempre in legno, incardinata ad una sovrastante altra ruota verticale leggermente più piccola per diametro.
La ruota orizzontale , manovrata da un asino o da un mulo per mezzo di un palo( ved. foto) faceva girare ,con ingranaggi tutti in legno, la ruota verticale che , corredata di appositi meccanismi, serviva a sollevare l’acqua di una sorgente sottostante e visibile in una foto con forte colore verdastro.
L’acqua così sollevata veniva riversata in apposite vasche e da queste tramite una lunga canalizzazione muraria , detta “formale” , serviva alla irrigazione totale dell’ampio giardino.

La noria era conosciuta dai romani , anche se chiamata diversamente, e fu descritta da Vitruvio nel libro X del suo trattato di Architettura.
Fu rimodulata e migliorata, sempre in disegno progettuale, da Leonardo ma con utilizzo di parti ferree.
Tuttavia , dopo la caduta dell’Impero romano e il decadimento successivo, questo strumento di sollevamento acque e il suo utilizzo furono dimenticati negli anni a venire .Ci pensarono gli arabi a reintrodurlo nel territorio italiano, tant’è che il nome noria deriva proprio dalla parola araba “na’ara” che significa “far zampillare “.

Una noria ,al tempo dei romani , era posta anche sulla Fons Artacia e serviva ad alimentare l’acquedotto romano di Vindicio come narrato nel mio post del 25/10/15. .Il Senatore Quinto Aurelio Simmaco ,nel quarto secolo dopo Cristo, si lamentava con un emendamento presentato al Senato di Roma per il cattivo funzionamento della noria di Vindicio. La noria in tempi medioevali fu chiamata anche ” gnegnera” che forse richiama ancor più il suono della parola araba “na’ara”.

Per tutto ciò che non sono riuscito a dire su questo sito, anche perché il post sarebbe stato troppo lungo, saranno le foto a narrare ancor meglio le sue bellezze nascoste ma tenute in uno stato di assurdo abbandono e in balia di chiunque , trattandosi di locali e terreni senza alcuna recinzione , pur confinanti con suoli pubblici per quasi tutto l’intero perimetro.
La noria meriterebbe , da sola e dopo un adeguato restauro conservativo, una meravigliosa sistemazione in una sala circolare di un degno Museo locale.

Queste meraviglie vanno fatte conoscere a tutti perché hanno rappresentato al meglio il nostro passato .

Raffaele Capolino

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